Macbeth – Teatro Verdi, Pisa
Al via la stagione lirica pisana, anche quest’anno con un’inaugurazione in grande stile con la partecipazione delle autorità cittadine, salutate dall’Inno nazionale in un teatro tirato a lucido nella sua consueta eleganza. Il titolo scelto per aprire il nuovo ed originale cartellone è Macbeth di Giuseppe Verdi, nell’allestimento nato dalla feconda collaborazione di un nutrito gruppo di teatri dell’Italia centro-settentrionale e che a Pisa va in scena in prima assoluta. A differenza di quanto spesso accade per quest’opera, la regia di Fabio Ceresa non opta per una rappresentazione tenebrosa e indefinita, riferibile in qualche misura ad un immaginario allucinato di derivazione tardo-romantico, ma nelle scenografie di Tiziano Santi la visione è nitida eppure enigmatica, in un simbolismo che ci appare tanto surreale quanto metafisico. I quadrati concentrici che incorniciano lo sfondo definiscono l’architettura di un universo governato da una triade oscura, in molto simile alle Parche, che si muovono secondo gli schemi geometrizzanti delle coreografie di Mattia Agatiello; pressoché immobili stanno invece le streghe, che ci si mostrano né deformi né mostruose, ma piuttosto come ieratiche sacerdotesse di un grande rito cosmico.

I costumi di Giuseppe Palella hanno fogge solenni e dettagli preziosi che ricordano il tempo delle Crociate, evocando un Medioevo fantastico tra Oriente e Occidente. Le luci di Cristian Zucaro alternano atmosfere notturne a quadri di zenitale luminosità, che conferiscono alla visione un carattere metafisico ed arcano. Benché l’ambiente disegnato dalle due porte a neon non sia particolarmente significativo ed originale, è di notevole efficacia drammatica la continuità della voce di Macbeth e quella della Lady, seduti uno di fronte all’altro, durante la lettura della lettera. Leggermente posticcio l’arrivo di re Duncan, ma funziona la trovata della corona pesante e sono assai suggestivi l’assassinio di Banco e soprattutto il convito, con uno spazio scenico strutturato con eloquente profondità e movimenti accuratamente organizzati. Abbagliante è la sfilata dei re, seguita da una strage che introduce con originalità “Patria oppressa” in apertura del quarto atto.
L’ambizione e le sue potenti seduzioni prendono dunque forma in una cornice da tragedia classica, dove pare sovrana la necessità e il male sta nell’ordine del mondo. C’è da chiedersi al riguardo quanto questa prospettiva sia effettivamente in linea con Verdi e con il Bardo. E tuttavia nel finale, Macbeth sconfitto e distruttore, a differenza del re Duncan che si getta nell’abisso e al di là della lettura grecizzante che Ceresa intende dare del dramma shakespeariano, rimane come una sagoma sul fondo, quasi a simboleggiare ciascuno di noi, fragilmente sospeso tra una cieca impersonale volontà di potenza e la possibilità della scelta.
Il racconto tracciato dalla direzione di Giuseppe Finzi si snoda con tempi sovente spediti che rappresentano validamente l’inquietudine della scena, ma manca nel complesso di ritmo e fluidità, con certuni quadri segmentati e debolmente raccordati tra di loro. Procede però con grande compattezza il quarto atto, assai incisivo e coinvolgente in ogni sua sezione. Il suono si mantiene costantemente di ottimo volume e screziato dai timbri dell’Orchestra della Toscana, con accordi precisi e vigorosi ma con una dinamica che in generale viene moderatamente differenziata.

Franco Vassallo, nel ruolo del protagonista, è un Macbeth che ha tratti di nobiltà ma che viene progressivamente irretito dalle fascinazioni del potere e corroso nel suo valore cavalleresco. Nelle parti iniziali perde un po’ di volume nei gravi ma è saldo e luminoso nei centri e nelle note più alte, con una puntuale espressività che si fa più scavata al terzo atto. Traccia “Pietà, rispetto, amore” in una forma melodica e vibrante e si avvia verso il finale con un’intenzione disperata ma composta.
Lady Macbeth è Vittoria Yeo, voce piena e rigogliosa, sicura in ogni registro, e di buona agilità nei vocalizzi. Ha un fraseggio vario ed articolato nella cavatina come in “La luce langue” e caratterizza la scena del sonnambulismo con un canto languido e spezzato che ben descrive l’inabissarsi del personaggio.
Di notevole rilievo il Banco di Roberto Scandiuzzi, la cui dizione rotonda e tonante sbalza con forza ogni passaggio. Molto incisiva “Come dal precipita”, resa con originali effetti di forte e di piano e varietà degli accenti.
Chiaro e melodico il Macduff di Matteo Falcier, che canta “Ah, la paterna mano” con uno stile appassionato e avvolgente.
Di spiccata autorevolezza il Malcom di Francesco Pittari, che esibisce una vocalità potente e rigogliosa.
Fresca e precisa la Dama di Barbara Massaro, alquanto drammatica nel dialogo con Alin Anca che con voce profonda e scolpita interpreta il medico e le altre parti di basso dell’Araldo, del Domestico e del Sicario.
Trasparenti e dirette le Apparizioni di Ludovico Ulivelli e Sofia Ristori.
Il Coro Arché diretto da Marco Bragagna ci appare poco numeroso nei due gruppi delle streghe, ben amalgamate ma un po’ discontinue al primo atto ma più fluide e avvolgenti al terzo. Omogeneo e accuratamente modulato il coro dei sicari ed è compatto e di buon volume “Patria oppressa”, anche se piuttosto uniforme nella dinamica. Molto energici gli interventi conclusivi.
Applausi fragorosi nel finale per tutti gli interpreti, con particolare entusiasmo per Scandiuzzi, la Yeo e Vassallo.
MACBETH
Melodramma in quattro atti
Libretto di Francesco Maria Piave dalla omonima tragedia di William Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi
Personaggi e InterpretiMACBETH Franco Vassallo
BANCO Roberto Scandiuzzi
LADY MACBETH Vittoria Yeo
DAMA DI LADY MACBETH Barbara Massaro
MACDUFF Matteo Falcier
MALCOLM Francesco Pittari
MEDICO/DOMESTICO Alin Anca
SICARIO/ARALDO Alin Anca
SECONDA APPARIZIONE Ludovico Ulivelli*
TERZA APPARIZIONE Sofia Ristori*
*solisti del Coro Voci Bianche Scuola di Musica G. Bonamici
Direttore Giuseppe Finzi
Regia Fabio Ceresa
Scene Tiziano Santi
Costumi Giuseppe Palella
Lighting Designer Cristian Zucaro
Coreografia Mattia Agatiello
ORT – Orchestra della Toscana
(bande di palcoscenico a cura di Orchestra Giovanile Toscana )
Compagnia di danza Fattoria Vittadini
Coro Arché
Maestro del coro Marco Bargagna
Nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa
in coproduzione con Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Amintore Galli di Rimini, Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro Pavarotti-Freni di Modena, Teatro Valli di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Goldoni di Livorno.
Foto: Kiwi Official
