Spettacoli

Carmen – Firenze, Teatro del Maggio

Una Carmen senza Spagna che ci introduce nel nucleo profondo del dramma, tanto negli aspetti tragici quanto in quelli vitalistici. Questo potremmo dire dell’allestimento andato in scena in questi giorni al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con la regia di Matthias Hartmann e la direzione di Zubin Metha. Una produzione ripresa dall’Operahaus Zurich che ci porta a constatare fattivamente con quanta freschezza ed incisività questo capolavoro possa dialogare con la sensibilità contemporanea.

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Francesco Meli e Clémentine Margaine

L’allestimento di Volker Hintermeier è quanto mai essenziale, tant’è che il sipario si apre su un grande schermo concavo, come se fossimo nella sala di un cinema, con un pavimento a forma ellittica, in lieve pendenza verso la platea. Uno spazio dunque per la proiezione, dove tutto appare in bilico, anche se impercettibilmente. Pochissimi elementi definiscono gli ambienti o piuttosto li evocano, come l’ombrellone con la scritta Polizia per il quadro iniziale, la porta per la fabbrica di tabacco o il palo della luce con ghirlanda di lumini per la taverna di Lillas Pastia. Un oggetto è posto sempre in primo piano, sulla ribalta, come cifra emblematica dell’episodio. Al terzo atto vi è poi un’enorme luna a dominare il suggestivo notturno, mentre la piazza della corrida è raffigurata soltanto da un paio di corna ed un ulivo tra luci grigie e rosate. Le scene, benché siano estremamente spoglie, risultano tuttavia animatissime grazie ai movimenti complessi e ordinati delle masse dei personaggi e alle luci di Valerio Tiberi, modulate con estrema perizia, ora terse e delicate come su di una spiaggia, ora vermiglie e pastose, per farsi poi scure e bluastre tra le montagne e tornare infine ariose e zenitali nel quadro conclusivo. Davvero originali e ben organizzati i momenti corali come quello dei bambini che imitano il cambio della guardia e l’arrivo della quadriglia prima della corrida; altrettanto efficace la gestualità degli sguaiati poliziotti con Micaela e le movenze seducenti delle sigaraie. Riducendo veramente al minimo ogni aspetto puramente descrittivo – eccezion fatta per i costumi, comunque di taglio semplice, da Italia di metà Novecento, ideati da Su Bühler – tutto concorre alla creazione di un linguaggio visivo lineare e trasparente, eppure estremamente articolato e di straordinaria forza nel rappresentare la tragedia della passione.

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Xenia Tziouvaras, Clémentine Margaine e Aitana Sanz Pérez

Una regia così essenziale e pulita ha lasciato libero ed amplissimo spazio alle interpretazioni dei cantanti, che si sono dimostrati assai validi e ben assortiti.
Magnifica Clémentine Margaine nel ruolo della protagonista, con un’emissione di straordinaria omogeneità ed una linea sinuosa e continua. La sua è una Carmen di una carnalità prorompente, che trabocca di sensualità senza mai essere volgare, financo nei gesti più marcatamente provocanti.  E’ agile e morbida nell’habanera, con una splendida tenuta delle note e disinvolti passaggi dal grave all’acuto. Travolgente nella chanson bohemien con Frasquita e Mercedes e di intenso erotismo negli eleganti vocalizzi con Don José. Esibisce uno spiccato vigore drammatico nel dialogo finale, quasi a raccontarci che la vicenda si stia tragicamente avviando verso la sua unica possibile conclusione.

In una forma davvero smagliante Francesco Meli nella parte di Don Josè. Il fraseggio è sbalzato e curatissimo, con una linea rotonda e flessuosa e con minuziose variazioni d’intensità. Di grande saldezza nel grave e nel registro centrale mentre alcuni acuti risultano particolarmente ben proiettati, vigorosi e senza forzature. Meli delinea con efficacia l’evoluzione del personaggio, da giovane semplice, quasi indifferente alla seduzione, ad innamorato che brucia di passione e di gelosia. La sua interpretazione si fa quindi man mano più intensa fino al finale dove dipinge in maniera tagliente il mutarsi dell’eros in pulsione di morte.

Valentina Nafornita è una Micaela fresca ed aggraziata, con una vocalità chiara e voluminosa. E’ assai dolce nel duetto iniziale ed in tutta la prima parte, sicura ed accurata, anche se parca di accenti e con poca gradualità nelle transizioni. Ci offre invece un canto maggiormente modulato ed espressivo nell’aria al terzo atto e nel dialogo con Don José.

Magnetico ed affascinante l’Escamillo di Mattia Olivieri, con una presenza scenica di formidabile rilievo. La voce è sempre morbida e calda, salda e robusta nei centri ma perde consistenza nel grave e riesce poco controllata nelle note più acute. Domina con forza ed eleganza il couplets del toreador ed esprime un forte senso drammatico tra le montagne e nel duello.

Delineate con carattere la Fraquita di Aitana Sanz Pérez e la Mercedes di Xenia Tziouvaras, la prima estesa e squillante, la seconda come al solito di buon corpo vocale e articolata espressività. Ben realizzato il duetto al terzo atto come anche il quintetto nella taverna con Carmen e i due bravi contrabbandieri, il melodico incisivo Remendado di Oronzo D’Urso e il Dancaïre di William Hernandez.

Interpretati con efficacia anche il Lillas Pastia di Stefano Mascalchi, la venditrice di arance di Amanda Ferri e il bohèmien diNicolò Ayroldi.

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Francesco Meli e Mattia Olivieri

La direzione di Zubin Metha crea un flusso turgido e screziato, nella definizione fortemente sbalzata delle melodie e nella ricerca minuziosa di preziosi effetti cromatici. Il suono dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino riesce in ogni parte morbido ed amalgamato, nell’esattezza delle percussioni e degli ottoni. I tempi sono distesi, senza essere mai allentati, e conferiscono vivacità al racconto musicale, anche se con un’imbarazzante battuta d’arresto nell’attacco del coro iniziale del terzo atto: forse un problema con una pagina dello spartito o un vuoto di memoria getta il palcoscenico nello sconcerto. La musica però riprende senza cali, anche se dopo almeno un paio di minuti, con il medesimo fascino e la medesima pienezza. Da rilevare l’esecuzione davvero incantevole dei quattro preludi: scolpito il primo nella varietà dei ritmi e dei temi e ricchissimo di colori il secondo, mentre il terzo realizza un’onda che dall’arpa e dal flauto si propaga con forza a tutta l’orchestra. Brillantissima poi l’introduzione all’ultimo atto, con aspetti esotici e venature d’inquietudine.

Energico e compatto ogni intervento del Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Lorenzo Fratini, da quello iniziale dei poliziotti a quello delle sigaraie con un dialogo ricco di sfumature tra le voci maschili e femminili. Di grande vitalità e bellezza melodica “Avec la garde montante” e “Les voici!” dove il Coro delle voci bianche dell’Accademia del Maggio, sotto la guida di Sara Matteucci, dà forma a dei luminosi e scoppiettanti tableau vivant.

Grande entusiasmo da parte del pubblico, con particolari tributi a Margaine, Meli e al maestro Metha.
Si conclude così l’originalissima stagione del Festival di Carnevale, un esperimento che ci ha regalato molte emozioni e spettacoli di altissima qualità. E con una certa preoccupazione ci chiediamo che cosa ci sarà al di là di un Festival del Maggio ormai imminente e pesantemente segnato dai tagli di bilancio.

CARMEN

Opéra-comique en quatre actes
Tiré de la nouvelle de Prosper Mérimée
Paroles de Henri Meilhac et Ludovic Halévy

Musique de Georges Bizet

Maestro concertatore e direttore Zubin Mehta 

Regia Matthias Hartmann
Allestimento Volker Hintermeier
Costumi Su Bühler
Luci Valerio Tiberi

Carmen, bohémienne  Clémentine Margaine
Don José, brigadier  Francesco Meli
Micaëla, paysanne  Valentina Naforniţă
Escamillo, toréador  Mattia Olivieri
Moralès, brigadier  Lodovico Filippo Ravizza
Zuniga, lieutenant  Volodymyr Morozov
Lillas Pastia, aubergiste  Stefano Mascalchi
Le Dancaïre, contrebandier  William Hernandez
Le Remendado, contrebandier  Oronzo D’Urso
Frasquita, bohémienne  Aitana Sanz Pérez
Mercédès, bohémienne  Xenia Tziouvaras
Un Bohèmien  Nicolò Ayroldi
Une marchande des oranges  Amanda Ferri

Coro, Coro di voci bianche e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Maestro del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Sara Matteucci 

Foto: © Michele Monasta-Maggio Musicale Fiorentino