Don Giovanni

uno scatto dal finale II

Grande attesa e fermento a Torino per il ritorno di Riccardo Muti al Teatro Regio. Il direttore, a poco più di un anno di distanza dal suo felicissimo debutto alla direzione di un’opera nel teatro della capitale subalpina con Così Fan Tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, tiene infatti fede alla promessa fatta allora di ritrovare le maestranze ed il pubblico piemontese che ha occasione di riascoltarlo in un altro capolavoro del duo Mozart Da Ponte, l’intenso Don Giovanni. Seconda collaborazione tra il vivace sacerdote poeta trevigiano, in quel momento impiegato presso la Corte imperiale di Vienna, ed il sommo compositore austriaco, Don Giovanni ebbe la sua prima a Praga nell’ottobre del 1787 e approdò a Vienna nel marzo dell’anno successivo con modifiche ed aggiunte per accomodare i gusti più conservatori della capitale dell’impero. Il soggetto, tratto dalla letteratura spagnola e da un precedente libretto di Giovanni Bertati, “Don Giovanni Tenorio”, narra come noto le picaresche e profondamente libertine avventure di un nobiluomo instancabilmente dedito alla seduzione ed ai piaceri della vita; un personaggio che sfocia nel mito, una celebrazione della vitalità e del libero arbitrio dal retrogusto faustiano ed essendo una tra le opere più eseguite e più conosciute, nonché giustamente amate, raccontare qualcosa di nuovo su questi personaggi non è compito da poco. In coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo il Teatro Regio ha però dalla sua per questo nuovo allestimento un’incredibile pletora di professionisti, sulla scena e dietro le quinte, con al timone due grandi artisti quali Riccardo e Chiara Muti. Abbiamo avuto modo di assistere allo spettacolo durante una affollatissima anteprima dedicata ai giovani, parte del rinnovato impegno del Teatro Regio verso il pubblico under 30 a cui per la nuova stagione è stato anche dedicato un abbonamento a prezzo agevolato e per i quali il teatro propone, prima e dopo le anteprime, promettenti momenti di aggregazione e confronto. I fondi raccolti tramite la vendita dei biglietti sono inoltre devoluti in questo caso all’ineguagliabile Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro di Candiolo.  

Alessandro Luongo

Le tinte forti del dramma giocoso di Mozart si rispecchiano fin dal primo sguardo nell’impianto visivo grigio e buio concepito da Alessandro Camera e sapientemente illuminato da Vincent Longuemare. Contornato da un rigido boccascena teatrale lo spazio scenico è occupato da una piattaforma, dipinta con la facciata di un palazzo (e nasconde al di sotto un enorme cimitero di burattini visibile solo nella parte finale del secondo atto) cosparsa di botole da cui emergono i personaggi. L’azione è delimitata verticalmente solo da morbidi teli sui quali sono riprodotti a stampa alcuni esterni cittadini neoclassici. Intenso e interessante anche il lavoro di regia: se Don Giovanni è il mito immortale, il Re Sole (suo travestimento per la festa del finale I) attorno al quale girano le vite di tutti gli altri personaggi, ecco che ognuno senza di lui è un po’ in cerca d’autore, privo di scopo, come una marionetta senza il proprio manovratore. Mentre Don Giovanni è l’unico a muoversi liberamente e a mantenere questa libertà fino alla scomparsa rimanendo eternamente fedele a se stesso e sprezzando giudizi e pericoli da parte degli altri personaggi o dall’invisibile deus ex machina, ecco che alla sua caduta negli inferi ogni altro ripone i propri abiti di scena sulle grucce dai quali li avevano inizialmente presi, calati dall’alto uno ad uno; trovandosi così spogliati delle personalità ed identità acquisite in funzione di Don Giovanni sono mossi a ricercare un nuovo ruolo nel grande teatro della vita. Il protagonista funge da cartina di tornasole del bene e del male contenuto in ognuno dei caratteri con cui si interfaccia portando alla luce le loro debolezze in un vertiginoso moto perpetuo e seppur perno della propria vicenda ecco che una sua vera definizione può avvenire solo tramite i rapporti con le protagoniste femminili. Il suo stesso nome dipende dalle sue conquiste. Anna, Elvira e Zerlina sono tratteggiate registicamente con grande cura, risultano vivide e multidimensionali. Interagiscono spesso tra loro, giudicano e soppesano gli uomini che le circondano. Indimenticabili anche le apparizioni delle comparse femminili durante l’aria del catalogo di Leporello che rendono tangibile il dolore sparso dal non curante protagonista che corre verso l’autodistruzione. Questi i cardini dello spettacolo di grande fascino concettuale ed estetico concepito da Chiara Muti (splendidi anche i costumi di Tommaso Lagattolla che attraversano le epoche ancora a sottolineare l’eternità di Don Giovanni). Un vero simposio di suggestioni teatrali e cinematografiche, da Molière a Pasolini, da Losey a Shakespeare.  

il sestetto finale

Non meno sontuoso è il lato musicale dello spettacolo. Don Giovanni è interpretato dal carismatico Luca Micheletti che con sonora e vellutata voce di baritono e uno spiccato physique du rôle ritrae alla perfezione un Don Giovanni sensazionale per resa musicale e drammatica. Micheletti si muove con sicurezza nella parte e sul palco, l’emissione è omogenea in ogni registro e dalle suadenti lusinghe, alle minacce, alla crassa volgarità della scena della cena non una nota o un gesto sono fuori posto. Suo complice Leporello è un notevolissimo Alessandro Luongo e l’amalgama tra i due funziona alla perfezione. Eccellente la resa dell’aria del catalogo ma anche il sestetto del secondo atto. Le tre protagoniste femminili sono interpretate magistralmente: Jacquelyn Wagner è una eterea e perlacea Donna Anna. Il soprano affronta con rigore le due arie a lei affidate, non la scompongono i passaggi più impervi del ruolo e sgrana con perizia ogni nota. Mariangela Sicilia è una intensa e dolente Donna Elvira. Forte l’accento e vigorosa l’emissione ma sempre con gusto e massima attenzione al fraseggio. Francesca di Sauro è Zerlina, finalmente ritratta come una giovane ragazza certo un poco furbetta ma meno disinvolta e consapevole di quanto solitamente avvenga, e mostra un notevolissimo legato e destrezza nel registro più acuto. Anche nel suo caso lo scavo del personaggio è percepibile in ogni accento. Pregevole anche il soave Don Ottavio di Giovanni Sala, il tenore ha squillo e al contempo morbidezza quali frecce al suo arco il che rende molto interessante l’ascolto delle due arie di grazia affidate al personaggio che acquista così umanità. Molto azzeccato e tenero il Masetto di Leon Košavić, dà ottima prova di sé in “Ho capito, signor sì” e nei momenti d’assieme. Terrificante il giusto il tonante Commendatore di Riccardo Zanellato

Luca MIcheletti, Alessandro Luongo

Alla guida della compagine del Regio in ottima forma, la solida bacchetta di Riccardo Muti che naviga la partitura senza fretta esplorando ogni dettaglio ed ogni pausa. Sublime la musicalità impressa alla creazione del genio salisburghese che con Muti trova un nocchiero in grado di traghettare ogni elemento con grazia, intensità e massima attenzione drammaturgica; e i risultati sono superlativi. Chissà se al Teatro Regio di Torino si riuscirà a godere anche del titolo mancante della trilogia di collaborazioni tra Mozart e Da Ponte ovvero Le nozze di Figaro, la prima delle loro fatiche comuni. Ce lo auguriamo, nel frattempo a farla da padrona è la gratitudine per aver potuto esperire di tanta bellezza e le ovazioni tributate dal pubblico al termine dello spettacolo ne sono la dimostrazione.  

DON GIOVANNI
Dramma giocoso in due atti
musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Lorenzo da Ponte

Personaggi e interpreti
Don Giovanni Luca Micheletti
Donna Anna Jacquelyn Wagner
Donna Elvira Mariangela Sicilia
Don Ottavio Giovanni Sala
Leporello Alessandro Luongo
Zerlina Francesca di Sauro
Masetto Leon Košavić
Il Commendatore Riccardo Zanellato

Riccardo Muti direttore d’orchestra

Chiara Muti regia
Alessandro Camera scene
Tommaso Lagattolla costumi
Vincent Longuemare luci
Paolo Vettori assistente alla regia
Andrea Gregori assistente alle scene
Francesco Ceo assistente ai costumi
Andrea Secchi maestro del coro
Alessandro Benigni maestro al fortepiano
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino
In coproduzione con Teatro Massimo di Palermo

Foto di Andrea Macchia cortesia del Teatro Regio