Voci in Barcaccia – Serata Finale

Il prestigioso concorso Voci in Barcaccia, largo ai giovani, indetto dalla Rai e organizzato dalla ben nota trasmissione radiofonica La Barcaccia, volge al termine. Il concerto si è svolto nella bellissima sala A della sede di Via Asiago, in occasione della festa della musica e ha visto la partecipazione di sei giovani finalisti, vincitori di ciascuna serata della fase intermedia trasmessa in diretta ogni mese, a partire dal 15 dicembre. Dopo due anni in cui il settore dell’arte è stato più di tutti penalizzato e i giovani artisti ne hanno risentito, questo concorso, sostenuto da un’autorevole e prestigiosa istituzione come la Rai, è stato fin da subito salutato con entusiasmo, speranza e positività. Il celeberrimo quotidiano/varietà operistico La Barcaccia, in onda ogni giorno su Radio3 è sempre stato fervente sostenitore dei giovani cantanti che si fossero nel tempo distinti e su cui scommettere e aver fiducia. Fin dall’inizio della trasmissione nel mese di novembre, i conservatori italiani sono stati informati della grande novità rappresentata dal concorso, affinché si adoperassero nella ricerca di talenti dai 15 ai 31 anni, affiancati da studenti o giovani laureati che, in ogni serata, avrebbero avuto l’onere e l’onore di offrire al pubblico brani tratti dal repertorio strumentale. Le nostre istituzioni hanno fin da subito risposto massicciamente all’iniziativa e in questi mesi si è avuto modo di ascoltare giovani promesse della lirica, spesso non di nazionalità italiana, ma che nel nostro paese hanno scelto di vivere, innamorati dell’Opera e della nostra lingua, di cui i ragazzi hanno dimostrato un’ampia e sicura padronanza in questo anno, ospiti in Barcaccia. Per ciascuna serata del concorso la giuria era formata da prestigiosi nomi del mondo operistico e dagli stessi conduttori del programma, Enrico Stinchelli e Michele Suozzo. Oltre a loro, il 21 giugno la giuria della finalissima era composta da Cecilia Gasdia, sovrintendente della fondazione Arena di Verona e già presente in giuria nella serata di apertura, da Francesco Giambrone, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, e da Alessandro Galoppìni, responsabile delle compagnie di canto del teatro alla Scala. L’ingresso della prima candidata è stato preceduto dall’esibizione di Andrea Di Marzio, allievo del conservatorio di Santa Cecilia, il quale ha eseguito con grande eleganza ed espressività lo splendido Moment Musical di Sergej Rachmaninov. A salire per prima sul palco è stata Goar Faradzhiam, soprano armeno che ha eseguito il Walzer di Monica dalla Medium di Menotti. Il giovane soprano possiede un mezzo di qualità, da lirico leggero, la vocalità è apparsa luminosa, l’emissione sicura, la sua voce si espande in sala, grazie a un buon volume. Rompere il ghiaccio non è mai facile e la Faradzhiam è infatti apparsa leggermente prudente nella sua esecuzione. Sarebbe stato certamente interessante ascoltarla in italiano, come pure nel caso di altri suoi colleghi dopo di lei. 

È il turno del secondo concorrente, Alessandro Fiocchetti, dall’Italia, con l’aria Ah! Fuyez douce image, dalla Manon di Jules Massenet. Il giovane artista possiede una voce di splendido colore pastoso, qualità oggi non scontata. Tuttavia, il sostegno dimostrato in zona centrale e che gli permette di cantare sul fiato, lasciando che la voce si esprima liberamente, viene meno negli acuti, sfortunatamente spesso oscillanti, il suono è spinto e opacizzato, caratteristica che si era già evinta ascoltandolo per radio. Gli si augura di aver modo di migliorare la sua tecnica in futuro, in virtù della sua giovane età. Le intenzioni interpretative non mancano e il fraseggio è di buona qualità.  È la volta della terza concorrente, Maria Novella Malfatti, soprano italiano che, come gli altri suoi colleghi, ha eseguito l’aria che l’ha laureata vincitrice della prima serata, Ah non credea mirarti, dalla Sonnambula di Vincenzo Bellini. La giovane artista lucchese possiede un ottimo controllo vocale, la vocalità è squisitamente lirica, rotonda, il suo strumento è levigato, il colore è seducente, di pregevole velluto, e il soprano ha qui modo di esibire uno straordinario, elegiaco e morbido legato. Tecnicamente completa, il fraseggio è di altissimo livello, nel suo canto è presente il duolo provato dalla giovane sonnambula, qui incarnata da un soprano finalmente lirico, peculiarità che oggi è raro ascoltare nelle interpreti di questo ruolo, erroneamente affidato a soprani leggeri. Maria Novella Malfatti, di bellissima presenza scenica, sublima l’amore romantico espresso nella musica belliniana, al punto da far commuovere l’ascoltatore immedesimato nel dramma di Amina. Il fraseggio è elegantemente cesellato, l’artista, musicalissima, ricama il bellissimo finale con espressivi crescendo e pianissimo, i trilli sono emessi con morbidezza, le agilità della difficile cabaletta sicure e gli acuti svettano con importante squillo. Il pubblico la premia con un giusto e lungo applauso.

Tocca ora al rapper Lorenzo Cappadone, in arte KD:One, vincitore del Verdi rap 2019, autore della sigla del Voci in Barcaccia e del suo spot, il quale si esibisce con brani riadattati per narrare la storia di Rigoletto e Traviata in stile rap: Suona il mio piano nella mia testa con cui hai vinto il Verdi rap e Non ci penso più. L’esperimento risulta essere divertentissimo e privo di alcuna intenzione provocatoria verso il melodramma. Il mezzosoprano Magdalena Urbanowicz dalla Polonia si esibisce in un’aria assolutamente inusuale: Oh! Tinozza ambulante dal Falstaff di Salieri. La cantante sfoggia una voce doviziosa, dal colore ambrato e caldo e la dizione è ben scandita. Si procede con Ronja Weyhenmeyer, soprano tedesco, che canta l’aria di Adele dal Pipistrello di Johan Strauss, Spiel ich die Unschuld vom Lande. Il personaggio le calza perfettamente, la giovane artista dimostra di essere a suo agio in questo repertorio, ma sfortunatamente il timbro non è dalla sua, in zona acuta il suono si fa aspro, mancante di rotondità. Il carattere tuttavia c’è e la brillantezza non le manca. Le si augura senz’altro di maturare e migliorare in futuro, non può dirsi la stessa cosa per la sesta concorrente Golda Zahra, Stati Uniti d’America, giunta per sostituire la candidata prevista e che con lei aveva cantato e vinto in una delle recenti serate della fase intermedia del concorso. Il soprano sceglie di esibirsi nella complessa aria di Violetta, Addio del passato, preceduta dalla lettura della lettera. La concorrente più giovane non convince. La vocalità è insufficiente, il vibrato è stretto, la voce è vuota, priva di corpo, l’immascheramento dei suoni è totalmente assente. Prima di dare inizio ad un’ulteriore esibizione dei concorrenti con una seconda aria preparata appositamente per la finalissima, il tenore Celso Albelo, ospite della serata, regala al pubblico arie dal Don Gil de Alcala, Tente! Deten tu alado paso. Ascoltare il tenore spagnolo è sempre una lezione di tecnica vocale e intelligenza nella scelta del repertorio. Nato come tenore belcantista, il volume di Albelo sembra essersi raddoppiato, pur non forzando mai il suo strumento vocale per piegarlo ad altri repertori che possano danneggiarlo. La musica del repertorio operistico spagnolo si conferma irresistibilmente seducente e bella.

La serata dunque procede ancora una volta con Goar Faradzhiam che canta dalla Zaide di Mozart: Tiger, wetze nur die Klauen. Superata in parte la tensione della prima aria, l’esibizione della giovane cantante risulta senz’altro migliore, a quest’aria complessa e impegnativa, la Faradzhiam riesce anche a conferire piglio e temperamento drammatico, ma si avverte la mancanza del legato che indubbiamente potrà acquistare con esperienza e studio. Alessandro Fiocchetti sceglie come seconda aria Ella mi fu rapita… Parmi veder le lagrime dal Rigoletto. L’aria è risolta bene nel complesso, la linea di canto è molto bella e il fraseggio partecipe. Problemi di natura tecnica tuttavia, legati alla posizione di alcuni suoni come l’attacco dell’aria, gli pregiudicano inevitabilmente gli acuti che, come già detto, tendono a opacizzarsi, con conseguente perdita di squillo e qualità dello smalto vocale. È un peccato, perché il colore del mezzo in suo possesso è meraviglioso.  Maria Novella Malfatti esegue un’aria tra le più impegnative del repertorio verdiano e, più in generale, operistico: E’ strano… Sempre libera dalla Traviata, un brano con cui certamente la Malfatti sfida se stessa e le sue capacità vocali e interpretative. Il colore le si addice perfettamente per Violetta, un altro ruolo che sembra essere stato consacrato esclusivamente ai soprani lirico leggeri. La Malfatti risponde alle caratteristiche che questo complesso ruolo richiede. Il timbro è rotondo, il fraseggio e l’interpretazione raffinatissimi, al servizio delle indicazioni del maestro di Busseto. Obiettivamente si registra qualche incertezza, qualche nota non è perfettamente intonata e il mi bemolle che conclude la cabaletta è indietro. Si consideri che Maria Novella Malfatti ha eseguito questa difficilissima aria per la prima volta in questa occasione, come lei stessa dichiara nella breve intervista che le viene fatta successivamente, l’emozione gioca spesso a sfavore di una piena e netta resa vocale. Detto ciò, l’augurio per questo meraviglioso soprano è quello di maturare il ruolo studiandolo approfonditamente e con intelligenza. La prestazione si conferma nel complesso di ottimo livello.  A seguito dell’esibizione del soprano, ospite della serata è il violinista danese Niklas Walentin. Insieme a Sabrina Troise regala al pubblico due brani, nell’ordine Il tango della gelosia di J. Gade e la splendida Meditazione da Thaïs di Massenet. La dolcezza del suo violino pervade gli ascoltatori, soggiogati in un magico silenzio, l’artista fa vibrare ogni nota della sublime melodia, fondendosi perfettamente con il pianoforte. La commozione è tangibile, qualche lacrima scende di fronte a tanta disarmante bellezza. Il pianissimo che conclude lo struggente brano è etereo, quasi impalpabile e si perde nel silenzio della sala. Il pubblico applaude dopo qualche secondo, come trasognato. La perfetta intesa mediante il solo linguaggio della musica viene confermato dal duo in una breve intervista che viene loro fatta subito dopo da Enrico e Michele. Magdalena Urbanowicz si esibisce nella bellissima aria di Giovanna Seymour Per questa fiamma indomita, dall’Anna Bolena di Donizetti. La scelta del brano è senza dubbio più condivisibile rispetto alla prima aria. Il belcanto mette infatti in luce il brunito e seducente colore del mezzosoprano polacco, la cui gamma è omogenea e sorretta da un ottimo fiato. Tuttavia l’artista sembra essere ancora in parte lontana dal far suo questo ruolo, qualche errore di pronuncia è presente a un attento ascolto, ma, come già detto per altri concorrenti, con lo studio e un’oculata scelta del repertorio anche lei avrà modo di migliorare tecnicamente e interpretativamente, qualche acuto è piuttosto forzato e difficile. Sul palco ritorna Ronja Weyhenmeyer con l’aria di Zerbinetta dall’Ariadne auf Naxos, Als ein Gott. L’aria è estremamente complessa, irta di difficoltà che richiedono un rodato bagaglio tecnico. Il soprano tedesco ha coraggio e la sua prova risulta certamente perfettibile, i sovracuti le creano molte difficoltà e al termine la stanchezza è purtroppo tangibile. Probabilmente, almeno per il momento, quest’aria sembra essere al di sopra delle sue possibilità

Conclude la serata la statunitense Golda Zahra con l’aria dal Herodiade di Massenet, Il est doux, il est bon. Per lei vale quanto già detto sopra, con l’aggiunta che il solo gesto e la mimica non sono sufficienti in una prestazione peraltro complessa come nel caso di quest’aria scritta per una tessitura più bassa e destinata a una vocalità importante. La gara è terminata e, mentre viene fatto lo spoglio dei voti, il quartetto Sax del conservatorio Giuseppe Verdi di Torino si esibisce nella Fuga in sol minore di Bach e in un divertentissimo brano, Rossini… per quattro: una raccolta di temi da celebri opere del genio pesarese quali Il barbiere di Siviglia, la Gazza Ladra, l’Italiana in Algeri, La Danza e la Semiramide. La vincitrice della prima edizione del concorso Voci in Barcaccia è Maria Novella Malfatti che a buon diritto, porta a casa una meritata vittoria, avendo dimostrato rispetto agli altri un’indubbia maturità e completezza sia tecnica che vocale. La serata si conclude con gli impagabili ringraziamenti di Michele Suozzo con un accompagnamento rap della pianista Sabrina Troise e con l’intervento del direttore di Radio3, Andrea Montanari, il quale ribadisce il sostegno della rete ai giovani e viene ufficialmente detto che il prossimo anno il concorso avrà una seconda edizione. La serata è adornata e conclusa dagli applausi. Una menzione particolare alla bravissima e infaticabile pianista Sabrina Troise che ha seguito e supportato i ragazzi con competenza e professionalità. Qualche considerazione: il concerto è stato complessivamente di buon livello, con nuove voci interessanti, a cui augurare ogni bene. Si auspicherebbe da parte dei concorrenti una maggior attenzione nella scelta del repertorio e delle arie da portare in concorso. Due arie afferenti a repertori diversi e lontani tra loro nel tempo e nello stile potrebbero nuocere al risultato e alla resa vocale di un giovane talento. Si attende con entusiasmo e curiosità la seconda edizione, con un plauso particolare agli instancabili conduttori della celeberrima Barcaccia Enrico e Michele, nonché alla bravura, passione e solerzia della regista e curatrice del programma Roberta Vespa, organizzatrice del concorso stesso.

Sulla nostra pagina Facebook è possibile seguire la breve intervista con la vincitrice Maria Novella Malfatti.