Ernani

Alla ricerca del primo Verdi. Cimentarsi con “Ernani” non è mai un’impresa semplice, sia per il cast vocale che per le scelte registiche. L’obiettivo da non perdere mai di vista è quello di valorizzare la baldanza di un Cigno di Busseto 32enne e con ancora poca esperienza alle spalle, ma tanta voglia di raccontare in musica. La quinta fatica verdiana ha caratterizzato l’ultimo titolo del cartellone del Teatro dell’Opera di Roma prima della stagione estiva a Caracalla. L’opera mancava dal Costanzi da nove anni e per l’occasione ci si è affidati a un allestimento in coproduzione con la Sydney Opera House. Questa recensione si riferisce alla terza recita in programma, quella di martedì 7 giugno 2022.

La regia, le scene e i costumi di Hugo de Ana sono apparsi in tutta la loro sontuosità: si tratta di un’idea partorita dal regista argentino per l’inaugurazione della stagione 2013-2014 dello stesso Costanzi, dunque il più classico degli “usati sicuri”. Tutta la scena è apparsa gremita di mobili, anche se disseminati un po’ alla rinfusa. I lastroni del proscenio hanno racchiuso idealmente l’azione, l’impressione è stata quella di una scelta senza troppi fronzoli e senza voler esagerare, con un richiamo evidente all’architettura figurativa spagnola. Una maggiore spinta ottica è stata data dai costumi, davvero convincenti.

I protagonisti dell’opera e tutto il coro sono apparsi in abiti storici, con una foggia sgargiante e di qualità apparentemente elevata. In questo modo la scena è stata caratterizzata anche da “schizzi” di colore che hanno privato gli spettatori della monotonia cupa del fondale. Apprezzabili, poi, sono stati i piccoli dettagli che hanno arricchito la storia, quelle piccole cose che magari sfuggono agli occhi meno attenti, come possono essere un guanto, un anello, una lettera o un monile. Le proiezioni prima dell’inizio dei quattro atti hanno completato questa regia che forse non avrebbe scontentato il burbero e mai soddisfatto Giuseppe Verdi.

Il cast vocale è sempre una selezione complicata quando si affronta qualsiasi “Ernani”, servono quattro fuoriclasse per i ruoli principali e l’Opera di Roma non ha badato al sottile. Come avvenuto nel 2013, Francesco Meli ha nuovamente interpretato il bandito che dà il nome all’opera verdiana. Ha affrontato questa difficile sfida con coraggio, fin dal suo esordio con una Come rugiada al cespite ben cesellata, a cui ha fatto seguito un piccolo inciampo. La voce solida e rigogliosa del tenore genovese ha fatto breccia nel cuore del pubblico romano, pur senza conquistarlo definitivamente.

Un’accoglienza più calorosa è stata riservata Ludovico Tézier, un Don Carlo convincente e appassionato, capace di emozionare con una interpretazione di Oh, de’ verd’anni miei ai limiti della perfezione. Le salite verso gli acuti non sono mai apparse affaticate, senza dimenticare l’emissione efficace per quel che riguarda il registro grave. Non è stato da meno il Silva di Evgeny Stavinsky, la cui voce è risuonata in maniera decisa in ogni momento dell’opera, con un’adesione importante alle esigenze drammatiche del suo personaggio. Di grande effetto anche la prova di Angela Meade

Il soprano americano ha reso giustizia alla scrittura verdiana del ruolo di Elvira, spesso impervio per molte cantanti. Il suo strumento vocale è decisamente importante, oltre che piegato in maniera agevole a seconda della necessità di un tono più morbido oppure di un momento di abbandono lirico. “È impossibile cantare più stonato di quanto ha fatto ieri sera la Loewe”: così Giuseppe Verdi parlò della prima Elvira della storia a poche ore dal debutto, di sicuro la Meade ha superato in scioltezza la collega ottocentesca. A completare il cast ci hanno pensato i tre allievi del progetto “Fabbrica” Young Artist, garanzia di affidabilità quando bisogna puntare sui cosiddetti ruoli secondari. L’elegante e raffinata Giovanna di Marianna Mappa, il preciso Don Riccardo di Rodrigo Ortiz e il valido Alessandro Della Morte (Jago) hanno contribuito a rendere ancora più scorrevole il racconto musicale.

Come già sottolineato, ogni volta che si propone “Ernani”, deve emergere il Belcanto più puro. Marco Armiliato ha preso molto sul serio questa “missione” e la guida dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è apparsa sicura e brillante. Il pubblico è stato avaro di applausi nei suoi confronti, nonostante slanci importanti come quello del coro Si ridesti il Leon di Castiglia, accolto dagli spettatori con un discreto scroscio di mani. Buona infine la prova del coro del Costanzi, diretto da Roberto Gabbiani, il classico “personaggio aggiuntivo” che impreziosisce qualsiasi opera. 

ERNANI

Dramma lirico in 4 parti

Musica di Giuseppe Verdi

Libretto di Francesco Maria Piave

Direttore: Marco Armiliato 

Regia, scene e costumi: Hugo de Ana

Maestro del coro: Roberto Gabbiani

Luci: Pasquale Mari

Riprese da Valerio Alfieri

Movimenti mimici: Michele Cosentino

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ernani Francesco Meli

Don Carlo Ludovic Tézier 

Don Ruy Gomez de Silva Evgeny Stavinsky

Elvira Angela Meade

Giovanna Marianna Mappa

Don Riccardo Rodrigo Ortiz

Jago Alessandro Della Morte

Orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma in coproduzione con Sydney Opera House

Foto Fabrizio Sansoni (Teatro Opera Roma)