Manon Lescaut

Il cartellone d’opera 2022 del Teatro Carlo Felice, prosegue con Manon Lescaut di Giacomo Puccini, produzione dedicata alla memoria di Renata Tebaldi nel centenario della nascita.

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Monica Zanettin

Una Manon migrante, una storia quasi totalmente ambientata nel luogo, indefinito ed indefinibile, del grande salone di Ellis Island: questa è la visione del capolavoro di Puccini secondo Davide Livermore. Una coproduzione importante, che coinvolge il Carlo Felice, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Liceu di Barcellona e il Palau de les Arts di Valencia. L’idea del regista, (ripresa qui da Alessandra Premoli) con le scene di Giò Forma e dello stesso Davide Livermore, è quella di trasportare la vicenda nel primo Novecento. Tutto ciò che vediamo è il ricordo di un anziano Des Grieux, interpretato dal bravissimo Roberto Alinghieri, che, tornato ad Ellis Island,  rivive nella sua mente la storia d’amore con Manon. Le grandi volte del salone degli arrivi dell’isola americana, dove il destino di tanti migranti era impietosamente deciso, diventano nelle varie scene una stazione ferroviaria nel primo atto, la casa di Geronte, il porto di Le Havre ed infine l’ospedale di Ellis. In molti frangenti, e soprattutto per quanto riguarda le proiezioni a cura di D-Wok che sfruttano foto d’epoca, l’estetica complessiva ci ha ricordato il progetto Unframed di Jr ed il suo bellissimo cortometraggio “Ellis”, che racconta con delicatezza un luogo così difficile, dove le speranze e i drammi dell’esistenza vivevano in parallelo. Una scena, nel complesso, dotata di una certa eleganza, che regala colpi d’occhio notevoli, come la locomotiva che entra in scena nel primo atto. Ricchi i costumi novecenteschi di Giusi Giustino, particolarmente riusciti quelli per i cortigiani di Geronte. Sempre corrette le luci di Nicolas Bovey. Insomma potremmo dire che per Livermore “Sola, perduta, abbandonata” non è solo una condizione fisica o geografica ma può anche essere un luogo sperduto della mente e del dolore. 

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Riccardo Massi e Roberto Alinghieri

Il versante musicale dello spettacolo è dominato dall’ottima direzione del Maestro Donato Renzetti, profondo conoscitore del grande repertorio italiano. La lettura del Maestro coglie alla perfezione le intenzioni pucciniane: l’innocenza della gioventù in primo atto, l’erotismo in secondo atto, la disperazione in terzo atto e la desolazione della morte nel finale. Una prova maiuscola, che sa raccontare la storia d’amore di Manon con ricchezza di colori, di sonorità morbide e sfumate, che si dispiegano, in un substrato unitario ed omogeneo, in molteplici sfaccettature e declinazioni. L’Orchestra del Teatro Carlo Felice asseconda perfettamente il gesto di Renzetti e mantiene costante la tensione drammaturgica insita nella partitura, senza sbavature. Particolarmente apprezzabile l’esecuzione del celebre Intermezzo tra secondo e terzo atto, nel quale i complessi genovesi riescono ad infondere un fraseggio toccante e, ad un contempo, straziante.

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Roberto Alinghieri

Nel ruolo della protagonista, Monica Zanettin viene promossa da secondo a primo cast dopo l’indisposizione della titolare Maria Josè Siri. Il soprano possiede un mezzo tipicamente da lirico, dal colore scuro e di volume ragguardevole. Una prova che in primo atto parte un po’ in difesa, mentre a partire dall’atto successivo si colgono un maggior abbandono vocale e coinvolgimento emotivo che contribuiscono a creare un personaggio del tutto credibile. La linea vocale sa piegarsi, ove richiesto, a suggestive mezzevoci, risulta sonora e corposa nei centri, squillante in acuto. Grazie al fraseggio, adeguatamente sfumato e sempre partecipato, e alla presenza scenica aggraziata, l’artista coglie alla perfezione l’evoluzione psicologica del personaggio nel corso del dramma.

Riccardo Massi veste i panni del Cavaliere Des Grieux e si avvale di bella presenza scenica e di una gestualità naturale e disinvolta. La linea vocale, caratterizzata da un timbro schiettamente lirico, si dispiega tra le note dello spartito con slancio e duttilità. Il cantante mostra una buona compattezza tra i registri e, ad onta di una certa velatura nei centri, una salita all’acuto facile e sicura. Accorato ed appassionato il fraseggio, soprattutto nella seconda parte dell’opera dove il tenore ha saputo far vibrare la corda della disperazione e dell’impotenza di fronte alla morte dell’amata.

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Matteo Peirone

Ottimo il Leascaut di Massimo Cavalletti, dotato di un mezzo solido, ben proiettato in acuto e sempre musicale. Il fraseggio, intenso e sfumato, unitamente a buone doti attoriali, concorrono nel tratteggiare un personaggio efficace e ben sbalzato nella sua evoluzione attraverso i diversi atti.

Matteo Peirone, nel ruolo di Geronte, regala un vero e proprio cameo di interpretazione teatrale in virtù di un fraseggio curatissimo e di una presenza scenica sempre di sicuro effetto. Sonora la linea vocale che può ancora vantare una certa potenza nell’emissione.

Note positive per Giuseppe Infantino che conferisce, al pur breve ruolo di Edmondo, freschezza vocale ed accenti scanzonati.

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Massimo Cavalletti e Matteo Peirone

Impegnato nel duplice ruolo del maestro di ballo e del lampionaio, Didier Pieri sfoggia una bella voce tenorile, dal colore limpido, una linea molto musicale ed espressiva capace di trovare sempre la giusta morbidezza.

Un plauso anche per Sandra Pastrana, il  musico, vocalmente ben a fuoco e scenicamente irresistibile.

Completano la locandina il sonoro Claudio Ottino, l’oste, i puntuali Matteo Armanino e Loris Purpura, nei rispettivi ruoli de il sergente degli arcieri e di un comandante di marina.

Una menzione, infine, per il frizzante e caricaturale parrucchiere interpretato da Simone Tudda.

Il Coro del Teatro Carlo Felice di Genova, diretto con grande perizia dal Maestro Francesco Aliberti, affronta i propri interventi con sicurezza e la giusta intensità sonora.

Grande successo al termine per tutta la compagnia, con particolari apprezzamenti per i protagonisti e il direttore d’orchestra, da parte di un pubblico forse non troppo numeroso ma partecipe ed emozionato. 

MANON LESCAUT
Dramma lirico in quattro atti di Giacomo Puccini
Libretto di Domenico Oliva e Luigi Illica

Manon Lescaut Monica Zanettin
Renato Des Grieux Riccardo Massi
Lescaut Massimo Cavalletti
Geronte di Revoir Matteo Peirone
Edmondo Giuseppe Infantino
L’oste Claudio Ottino
Il maestro di ballo Didier Pieri
Il musico Sandra Pastrana
Il sergente degli arcieri Matteo Armanino
Il lampionario Didier Pieri
Un Comandante di Marina Loris Purpura

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Direttore Donato Renzetti
Maestro del coro Francesco Aliberti
Regia Davide Livermore ripresa da Alessandra Premoli
Scene Giò Forma e Davide Livermore
Costumi Giusi Giustino
Luci Nicolas Bovey
Videodesign D-Wok

FOTO: TEATRO CARLO FELICE – GENOVA