Luigi Arditi, un giramondo dimenticato troppo presto

Il nome di Luigi Arditi forse non dirà molto, ma questo compositore piemontese ha una storia e una biografia che vanno approfondite. Non si diventa amici personali di Gioachino Rossini, di Giuseppe Verdi e Richard Wagner per caso: chi era dunque Luigi Arditi? Tutto quello che gli accadde in vita si può ripercorrere grazie a un libro di memorie intitolato “My reminescences“, dato alle stampe nel 1896 e ricco di aneddoti e racconti relativi ai suoi cinquanta anni di carriera artistica, da lui stesso definita “avventurosa e fortunata”. In realtà, di Arditi si ricordano appena quattro opere liriche, di cui una, Gulnara (casualmente lo stesso nome di uno dei personaggi del Corsaro verdiano) dovrebbe essere la seconda versione di un suo precedente lavoro. Oltre al teatro, compose anche una ouverture, numerose canzoni e valzer e un apprezzato Inno Turco. Nato a Crescentino, provincia di Vercelli, nel 1822, Arditi ebbe i primi rudimenti musicali nel suo paese e riuscì a diventare il direttore della piccola orchestra di dilettanti già a dodici anni. Gli studi furono poi completati al Conservatorio di Milano, grazie a maestri come Rolla, Ferrara e Vaccai.

Ed è proprio a questo punto che si situa la prima rappresentazione operistica. È il 1841 e come atto propedeutico al diploma c’è da mettere in scena la sua opera in un atto I briganti presso il piccolo teatro del conservatorio. La strada che seguì in seguito fu però quella del direttore d’orchestra ed è proprio per questo motivo che il musicista vercellese tentò la strada del “nuovo mondo”. Nel 1846 decide infatti di partire per Cuba, L’Avana per la precisione, insieme all’amico Giovanni Bottesini, anch’egli direttore d’orchestra, grande contrabbassista e futuro direttore della prima assoluta dell’Aida di Verdi al Cairo nel 1871. I ricordi del libro citato in precedenza cominciano da qui. Le intenzioni iniziali di Arditi erano quelle di muoversi verso l’Inghilterra, ma il destino volle diversamente. L’approdo a Cuba, dopo giorni e giorni di traversata via mare, è un vero sollievo.

Bottesini e Arditi curano l’allestimento della prima opera in programma, Ernani di Giuseppe Verdi, e il successo viene definito considerevole. Proprio a Cuba ha luogo la rappresentazione della sua seconda opera, Il corsaro: paradossalmente, le memorie del compositore non fanno grandi menzioni di questo evento, anzi ci si limita a bollare l’esperienza cubana con gli apprezzamenti del pubblico alle sue danze creole, la più famosa delle quali fu L’incendio e los tamburos. Nel 1852, poi, la residenza si sposta a New York. È negli Stati Uniti che Arditi trova l’occasione per rappresentare un’altra opera, La spia. Le buone premesse c’erano davvero tutte: il libretto era stato tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore americano James Fenimore Cooper e il cast comprendeva un soprano affermato come Anne-Caroline de Lagrange, ma tutto questo non evitò il fiasco.

Arditi fu un vero e proprio giramondo e ne sono una chiara conferma tutti gli spostamenti di cui fu protagonista nel corso della vita. Dopo le avventure americane fu il momento del ritorno in Europa, con le direzioni d’orchestra a Costantinopoli e in Russia, ma anche Dublino e soprattutto Londra (la quale divenne la sua fissa dimora) lo ospitarono. Si devono proprio a lui la diffusione dell’opera italiana all’estero, con una predilezione piuttosto netta per le composizioni di Rossini. Ma non bisogna limitarsi soltanto a simili aneddoti, in quanto il nome è strettamente legato a della musica di estremo pregio.

Ne è un chiaro esempio il valzer Il bacio. I versi del testo sono di Gottardo Aldighieri e la scrittura della musica risale al 1860, note pensate appositamente per la cantante Marietta Piccolomini, tra le più popolari dell’epoca: ancora oggi, non sono pochi i soprani che ne hanno fatto un cavallo di battaglia, grazie alla sua eleganza e magnificenza. Tra l’altro, proprio per questo valzer l’autore riuscì a guadagnare la bellezza di 1.300 lire, con gli editori che furono in grado di incamerare profitti altrettanto cospicui. Arditi divenne ricco e molto ammirato ovunque, ma si era stabilito in pianta stabile in Inghilterra. Sposò l’americana Virginia Warwick e dettò i suoi ricordi e appunto le sue reminescenze alla baronessa Von Zedlitz. Fu proprio in territorio inglese, a Hove per la precisione (siamo non lontani dalla città di Brighton) che lo colse la morte, nella primavera del 1903 a ottantuno anni.