Adriana Lecouvreur

Adriana Lecouvreur, capolavoro di Francesco Cilea arriva finalmente sul palco del Teatro Comunale di Bologna.

Nel marzo scorso il Teatro Comunale di Bologna ha prodotto, insieme a Rai 5, un film-opera della Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, oggi, a teatri finalmente aperti questo progetto arriva nel suo spazio naturale, il palcoscenico, in una versione ripensata e resa maggiormente adatta alla fruizione dal vivo.

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Kristine Opolais e Veronica Simeoni

“No, la mia fronte, che pensier non muta, regale insegna non sapria portar: la mia corona è sol d’erbe intessuta, ed è un palco il mio trono e un falso altar… “ È la stessa Adriana, intonando questi versi nel quarto atto, a suggerirci quanto la sua figura sia una sorta di allegoria dell’arte scenica, un frammento di pura passione per il teatro capace di attraversare i secoli ed incarnarsi in epoche e donne differenti, accomunate dalla volontà, come scriveva D’Annunzio, di “(…)fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte. “. Da questi presupposti parte la regista Rosetta Cucchi che, insieme allo scenografo Tiziano Santi, abbina ogni atto ad un’epoca differente, mondi diversi, accomunati però dalla presenza di un palco al centro della scena dove vive l’arte di Adriana Lecouvreur. Partiamo da una ambientazione settecentesca, caratterizzata dagli splendidi costumi di Claudia Pernigotti, siamo nel retro di un palco, mentre nel secondo atto ci troviamo in una piccola dimora ottocentesca. Il terzo atto è sicuramente uno dei più riusciti, ambientato nella Parigi del 1930, in un locale alla moda dove si esibiscono ballerini e acrobati (bravissimo nel suo numero di equilibrismo con le corde Davide Riminucci), qui domina il colore nero, su cui risaltano le proiezioni di filmati d’epoca a cura di Roberto Recchia. Alla fine di questo lungo viaggio arriviamo agli anni 60 del Novecento, in un piccolo teatro di provincia o in uno studio televisivo e gli elementi presenti in scena restano solo i proiettori che illuminano la diva, l’immortale Adriana. Particolare la scelta di fare spirare la protagonista nelle braccia di Michonnet e di farla avanzare poi, solitaria, verso il fondo del palco in una sorta di assunzione divina. Un allestimento riuscito ed evocativo che riesce a non annoiare il pubblico con questo continuo cambio scenico, sempre ben supportato dalle belle luci di Daniele Naldi.   

La parte musicale ripropone, pur con qualche eccezione, il cast già visto e ascoltato in occasione della messa in onda del film realizzato a porte chiuse in teatro.

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Kristine Opolais

Grande era l’attesa per il debutto al Comunale del soprano Kristine Opolais, artista tra le più acclamate e in vista dell’attuale scena lirica internazionale. Il ruolo, si sa, richiede una grande primadonna, consumata interprete ancor prima che abile vocalista. Il soprano lettone, complice la sua oggettiva bellezza, unitamente ad una innata raffinatezza nel portamento, disegna, soprattutto nei primi due atti, un personaggio algido ed imperioso che, al progredire del dramma, viene dilaniato da uno struggimento e un malessere interiori che ne segneranno il tragico destino. La gestualità dell’artista, pur ridotta ai minimi termini anche per effetto, specialmente nei primi due atti, degli ingombranti costumi, appare efficace e pertinente e viene valorizzata da sguardi penetranti. Il suo personaggio convince soprattutto nella seconda parte dello spettacolo, dove prevale un fraseggio asciutto e al limite del declamato, particolarmente incisivo sotto il profilo emotivo. Dotata di una voce lirica, non particolarmente suadente ad un primo ascolto, la Opolais non brilla per armonici o sfumature, ma riesce ad infondere al mezzo una tinta di straziata malinconia che rende la sua Adriana carismatica e magnetica. Il registro acuto, poi, è saldo e penetrante e si espande raggiante nella sala del Bibbiena.

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Kristine Opolais

Ottima la prova di Sergio Vitale, nel ruolo di Michonnet, unico elemento di novità nel cast rispetto alla ripresa video dello scorso marzo. Il baritono è in possesso di un mezzo suadente e di invidiabile morbidezza. La linea vocale si espande sonora con ragguardevole facilità superando così tutte le asperità del ruolo. Il fraseggio, meticolosamente curato, risulta toccante ed emozionante; coerentemente con la visione della regista questo Michonnet è l’amico più fedele di Adriana, il suo sostegno e supporto morale anche negli ultimi istanti, quasi una sublimazione tra la figura dell’impresario e quella della diva.

Luciano Ganci affronta l’impegnativo ruolo del conte di Sassonia con slancio e grande intensità emotiva. Il tenore mette in luce anche in questa occasione la preziosità di un timbro dal bel colore solare, uno strumento malleabile e ben rifinito, un registro acuto solido ed ampio. Il suo Maurizio trabocca di passionalità grazie ad un fraseggio ricco di colori che rende alla perfezione i diversi stati d’animo del personaggio: l’uomo innamorato e conteso tra le due eroine, ma anche l’eroe che affronta impavido la battaglia.

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Kristine Opolais e Luciano Ganci

Nel ruolo della Principessa di Bouillon, il mezzosoprano Veronica Simeoni offre una prova convincente. Il caratteristico timbro chiaro della cantante, tipicamente sopranile, conferisce al personaggio il giusto alloure aristocratico, l’accento è penetrante ed insinuante, il fraseggio sfumato ed espressivo. L’artista sfoggia inoltre un registro centrale tornito e ben appoggiato, una linea vocale musicale e composta. La sua principessa, scenicamente elegante, riesce ad essere volitiva e passionale senza scadere in eccessi veristici.

Ben a fuoco, sia vocalmente che scenicamente, il Principe di Bouillon interpretato da Romano dal Zovo, in possesso di un timbro sonoro e vellutato.

Caricaturale ed insinuante quanto basta l’Abate di Chazeuil impersonato da Gianluca Sorrentino.

Puntuali e ben tratteggiati i quattro commedianti, Elena Borini, Madamigella Jouvenot, Aloisa Aisemberg, Madamigella Dangeville, Luca Gallo, Quinault e Stefano Consolini, Poisson.

Alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna il Maestro Asher Fisch imprime alla partitura una lettura energica, caratterizzata da ritmo brillante e spedito, che lascia poco spazio a compiacimenti sentimentali. Assumono quindi il giusto risalto lo stile di conversazione, di cui abbonda questo capolavoro, così come i molteplici cromatismi sonori, messi ben in evidenza dalla buona partecipazione della compagine orchestrale.

Ottima anche la prova del Coro del Teatro Comunale di Bologna diretto da Gea Garatti Ansini.

Il pubblico, che purtroppo lasciava ampi vuoti in sala, saluta tutta la compagnia al termine con applausi calorosi, particolarmente intensi per il quartetto dei protagonisti.

ADRIANA LECOUVREUR
Commedia-dramma di Eugene Scribe e Ernest Legouvé,
ridotta in quattro atti per la scena lirica da Arturo Colautti
Musica di Francesco Cilea

Il principe di Bouillon Romano Dal Zovo
L’Abate di Chazeuil Gianluca Sorrentino
Maurizio Luciano Ganci
Michonnet Sergio Vitale
Adriana Lecouvreur Kristine Opolais
La principessa di Bouillon Veronica Simeoni
Mad.lla Jouvenot Elena Borin
Mad.lla Dangeville Aloisa Aisemberg
Quinault Luca Gallo
Poisson Stefano Consolini

Direttore Asher Fisch
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Scene Tiziano Santi
Costumi Claudia Pernigotti
Luci Daniele Naldi
Regia Rosetta Cucchi
Coreografie Luisa Baldinetti
Video Roberto Recchia

Produzione del Teatro Comunale di Bologna con Fundación Ópera de Oviedo e Opera Australia.

FOTO ANDREA RANZI (CASALUCI-RANZI)