Un ballo in maschera (Gustavo III)

Parma, 24 settembre 2021. Il Teatro Regio di Parma inaugura il Festival Verdi 2021 con “Un ballo in maschera” nella versione originale “Gustavo III”.

Il ventunesimo Festival Verdi è dedicato al regista Graham Vick, scomparso lo scorso luglio, artista visionario, non sempre apprezzato da tutti: il suo percorso è sempre stato contraddistinto dal tentativo di fare del teatro un luogo di dibattito e da una regia quasi mai conservativa ma sempre propositiva, nel tentativo di smuovere l’opinione pubblica. Si mantiene su questa linea lo spettacolo che il regista ha consegnato come suo testamento spirituale al Teatro Regio di Parma, una regia a lungo pensata, condivisa con Jacopo Spirei, suo storico assistente, che tecnicamente firma lo spettacolo, ma che parla nel libretto di sala di una creazione frutto della “conversazione” protratta idealmente nei venti anni di conoscenza con Vick. Un ultimo tentativo di creare un “teatro d’opera (…) strumento di cambiamento individuale e sociale.” 

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Anna Pirozzi, Piero Pretti, Amartuvshin Enkhbat.

Come si traduce tutto questo sul palco? 
Lo spettacolo è caratterizzato da pulizia visiva, eleganza e rigore registico: sulla scena, firmata da Richard Hudson, un grande catafalco funebre, sormontato dalla statua di un angelo, compaiono poi tendaggi, sedie e pochi elementi sempre rigorosamente neri che staccano splendidamente sullo sfondo verde chiaro; due soli colori: il nero legato alla morte e il verde che spesso è considerato un colore di speranza ma che qui, virando in tonalità gialla, pare alludere ad un destino illusorio e beffardo. Nell’elegante minimalismo scenico spiccando ancora di più le luci, curatissime ed efficaci di Giuseppe di Iorio. I costumi, andando incontro alla visione complessiva, alternano uno stile rigoroso, severo e ottocentesco per i grandi abiti neri dei protagonisti a sprazzi di trasgressività per Ulrica e la sua corte. I movimenti coreografici, spesso spiazzanti e stranianti sono a cura di Virgina Spallarossa.  La regia dello spettacolo vuole parlare di diversità, della morale comune che impone spesso una maschera sociale: l’antro di Ulrica è popolato da uomini en travesti, da tutti coloro che i benpensanti marchierebbero come diversi, che ritroviamo poi nel ballo del terzo atto in una colorata discoteca anni settanta. Un progetto coraggioso che ha suscitato inevitabili polemiche, anche in sala seppur moderate; apprezzabile nell’idea ma forse lontano dal titolo, dal mondo verdiano, un caso in cui la regia sovrasta un po’ con il suo messaggio che non necessariamente corre nello stesso verso dell’opera: interessante ma dissonante. 

Anna Maria Chiuri

L’aspirazione alla libertà ,cosi sentita dalla regia,è ben riconoscibile nella scelta operata, per questo Festival, della prima versione del libretto pensato per l’opera verdiana, quel Gustavo III che suscitò all’epoca tanto scandalo per il regicidio sul palco e che fu duramente colpito dalla censura. 

Sul versante musicale trionfa la direzione del Maestro Roberto Abbado alla guida dell’ Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini. La lettura del Maestro, frutto di un metodico studio filologico, risulta perfettamente in linea con il progetto registico: viene così disegnata un’atmosfera sonora cupa e fosca, dominata da pennellate vivide e chiaroscurate, nonché da squarci passionali, mai troppo esasperati, dove non sono permessi eccessi di romanticismo. Come dichiarato dallo stesso Maestro, quest’opera riflette l’ammirazione che Verdi nutriva per il teatro Shakespeariano, i cui pilastri fondativi erano commedia e tragedia, esattamente come in quest’opera dove l’ironia lascia spazio alla tragedia e al dramma in una continua alternanza. Le intenzioni del Maestro vengono perfettamente raccolte dalla compagine orchestrale che realizza così una sonorità compatta, pulita, segnata da tempi puntuali, mai esagitati, in  perfetta aderenza con lo stile di Verdi.

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Un ballo in maschera (Gustavo III), Parma, Festival Verdi, 2021.

Nel ruolo del titolo, il tenore Piero Pretti offre una lettura appassionata e, ad un contempo, malinconica del personaggio. La voce è caratterizzata da un bel colore caldo e limpido, risulta espressiva e “corre” con naturalezza nella vasta sala del Regio. Di ottimo livello l’interprete, sempre partecipe, grazie ad un fraseggio curato e ricco di sfumature. Pretti affronta con grande professionalità i tanti (stupendi) momenti solistici che il Cigno di Busseto scrive per il suo Gustavo e arrivato alla grande aria di terzo atto sigla un’esecuzione notevole per controllo del fiato e intensità di fraseggio. 

Amelia è uno dei ruoli più temibili, ma anche affascinanti, tra quelli presenti nella lunga galleria dei personaggi femminili verdiani. Arrivata a pochi giorni dalla prima in sostituzione dell’annunciata Maria Teresa Leva, Anna Pirozzi affronta la parte con grande professionalità ed innegabile partecipazione emotiva. Anche in questa occasione troviamo conferma del valore del mezzo vocale posseduto dal soprano partenopeo: grande estensione e volume, colore ambrato e schiettamente lirico. Amelia è un personaggio sfaccettato, una donna schiacciata tra il desiderio d’amore e il rimorso per il dovere coniugale; il soprano esibisce per tutto lo spettacolo una grande attenzione per il fraseggio e la sua è una prestazione complessivamente convincente.

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Un ballo in maschera (Gustavo III), Parma, Festival Verdi, 2021.

Nel ruolo del Conte Anckastrom ritroviamo il baritono Amartuvshin Enkhbat che dispone di un materiale vocale veramente prezioso. La voce, dal colore brunito e vellutato, è solida ed omogenea tra i registri, ricca di armonici, salda e squillante in acuto. L’interprete è dotato di ottima dizione e, ad onta di un fraseggio talvolta non particolarmente vario ed appassionato, esce vincitore dall’impervia scrittura. Degna di nota l’esecuzione dell’aria di terzo atto che gli vale un caloroso applauso a scena aperta.

Ottima impressione suscita l’Oscar interpretato da Giuliana Gianfaldoni; una voce, la sua, dotata di grande ed innata musicalità, precisa nelle agilità, squillante e ben appoggiata in acuto. Disinvolta sulla scena (a proprio agio in abiti maschili come come in quelli femminili), mostra un fraseggio sempre curato e pertinente. 

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Piero Pretti e Amartuvshin Enkhbat.

Magnifica Anna Maria Chiuri nel ruolo di Ulrica: bastano poche parole, le prime dell’aria “Re dell’abisso”, per apprezzare l’intensità di un fraseggio scolpito, la qualità di un mezzo dal colore scuro e lussureggiante, la sicurezza di una linea vocale compatta e ben tornita su tutta la linea. Il mezzosoprano, altoatesina d’origine, ma piacentina d’adozione, disegna un personaggio enigmatico ed affascinante in una prova eccellente, di quelle da ricordare. 

Completano la locandina Fabrizio Beggi, Ribbing, Carlo Cigni, Dehorn, Cristiano Olivieri, il Ministro di Giustizia, Fabio Previati, Cristiano e Federico Veltri, un servo del Conte.

Encomiabile, come sempre, il Coro del Teatro Regio di Parma, posizionato sul fondo del palcoscenico in una sorta di loggione. I coristi agiscono come spettatori della vicenda, spesso anche con passi danzati e gestualità ben studiata. A livello vocale, il lavoro del sempre ottimo Martino Faggiani porta a sonorità e colori brillanti e variegati. 

Al termine dello spettacolo, il pubblico presente, che esauriva la magnifica sala del Regio, secondo la capienza permessa, festeggia tutti gli interpreti, il Maestro Abbado e, come da copione, applausi frammisti a dissensò per il team creativo.

Si prosegue ora con il fitto calendario del Festival Verdi, mentre questo spettacolo sarà in replica nelle date del primo, otto e quindici ottobre.

Parma, 1 ottobre 2021.

A pochi giorni dalla prima, siamo tornati al Teatro Regio di Parma per assistere alla seconda rappresentazione di “Un ballo in maschera (Gustavo III)” di Giuseppe Verdi.

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Maria Teresa Leva

Trovano conferma i giudizi e le considerazioni già espressi sul progetto che il regista Jacopo Spirei sviluppa partendo dall’idea di Graham Vick. Come spesso accade, tuttavia, con il susseguirsi delle recite, la macchina scenica dello spettacolo sembra funzionare meglio, gli artisti e le masse coinvolte mostrano sempre maggiore confidenza e soprattutto immedesimazione nelle linee guida della produzione che diventa così sempre più completa, emozionate e coinvolgente. Si acquisisce quindi maggiore consapevolezza dei messaggi che il regista vuole fare arrivare al suo pubblico: l’ipocrisia delle convenzioni, il tentativo, a volte vano, di dominare le proprie pulsioni, la vita come un sottile filo legato con beffarda ironia a doppia mandata tra la morte e la speranza.

Una conferma di assoluta eccellenza arriva anche dalla parte musicale.
Il Maestro Abbado, alla guida dei complessi dell’Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini, offre ancora una volta il racconto di un dramma dalle tinte fosche, dominato da un’aura di morte sempre presente e che non lascia spazio alla beatitudine amorosa. La compagnia di canto, vinta l’emozione, comprensibile, della prima, appare più rilassata e quindi maggiormente coinvolta da un punto di vista emotivo.

Ritroviamo in Piero Pretti un Gustavo malinconico e nostalgico, ma anche desideroso di rivivere, anche se solo per pochi istanti, l’amore impossibile per Amelia. Vocalmente conferma una prova riuscita a tutto tondo, con una linea vocale morbida e rifinita ed un fraseggio sfumato.

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Maria Teresa Leva e Piero Pretti

La novità del cast è rappresentata da Maria Teresa Leva, che rientra ora quale titolare del ruolo di Amelia per tutte le recite previste. Il soprano è caratterizzato da un timbro lirico solare e prezioso. La voce si espande facilmente, salda e sicura, in acuto. Vinta la comprensibile emozione del suo ingresso in scena in primo atto, l’aria di secondo atto, cesellata con gradevolissimi effetti chiaroscurali, conquista il pubblico. Anche “Morrò ma prima in grazia”, la celebre aria di terzo atto, risulta particolarmente efficace grazie ad un abile contrasto tra forte e piano, nonché un buon dominio del canto in tutti i registri. L’interprete appare totalmente coinvolta e in perfetta sintonia con la visione del regista: una donna in preda contrasti interiori, impossibilitata nel seguire liberamente il suo sogno d’amore, una moglie oppressa dalle convenienze imposte dalla società.
In ottima forma è parso Amartuvshin Enkhbat che, oltre a confermare lo splendore e la potenza di un mezzo sicuro ed omogeneo, sembra ora essere più coinvolto sotto il profilo interpretativo sfoggiando un fraseggio più convincente e trascinate.
Giuliana Gianfaldoni ripropone il suo Oscar effervescente e musicalissimo grazie ad un controllo tecnico encomiabile.
Sugli scudi Anna Maria Chiuri, trascinante nel fraseggio, scenicamente magnetica, vocalmente travolgente.

Magnifico il Coro del Teatro Regio di Parma, diretto da Martino Faggiani, in grado di sviscerare dalla partitura accenti sempre nuovi ed emotivamente trascinanti.
Pieno successo al termine.

Festival Verdi 2021
UN BALLO IN MASCHERA (GUSTAVO III)
Melodramma in tre atti su libretto di Antonio Somma
da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe
Musica di Giuseppe Verdi
Edizione critica della partitura a cura di Ilaria Narici
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Gustavo III Piero Pretti
Amelia Anna Pirozzi (24.9) Maria Teresa Leva
Conte Gian Giacomo Anckastrom Amartuvshin Enkhbat
Ulrica Anna Maria Chiuri
Oscar Giuliana Gianfaldoni
Cristiano Fabio Previati
Ribbing Fabrizio Beggi
Dehorn Carlo Cigni
Il Ministro di Giustizia Cristiano Olivieri
Un Servo del Conte Federico Veltri

Filarmonica Arturo Toscanini
Orchestra Rapsody
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Roberto Abbado
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Jacopo Spirei
dal progetto di Graham Vick
Scene e costumi Richard Hudson
Luci Giuseppe Di Iorio
Movimenti coreografici Virginia Spallarossa

FOTO ROBERTO RICCI