Le nozze di Figaro

Va in scena al Teatro alla Scala di Milano “Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart, nel collaudato allestimento firmato da Giorgio Strehler.

Il Teatro alla Scala ha ripreso gli spettacoli in presenza di pubblico a partire dallo scorso 10 maggio con una serie di concerti sinfonici, recital di canto e serate dedicate alla danza. Il ritorno della produzione operistica era previsto per il 25 maggio con la ripresa de “L’italiana in Algeri” di Gioachino Rossini in un’unica data riservata al pubblico under 30; un caso di positività ai test anti-Covid ha tuttavia bloccato la messa in scena dello spettacolo che è stato poi trasmesso solo in streaming, grazie alla registrazione della prova generale del 22 maggio.

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Rosa Feola e Luca Micheletti

La produzione de “Le nozze di Figaro”, in scena nei giorni scorsi per sole tre recite viene dunque a rappresentare il tanto atteso ritorno nella sala del Piermarini dello spettacolo dal vivo in presenza di pubblico. Per l’occasione viene ripreso il celebre allestimento, che ha visto la luce proprio in questo teatro nel 1981 (nel corso delle stagioni operistiche successive si annoverano circa otto riprese di questo spettacolo), firmato dal grande regista Giorgio Strehler del quale ricorre proprio quest’anno il centenario dalla nascita. Sobrietà ed eleganza, gestualità misurata e composta, un racconto lineare e quasi in “punta di piedi”: son questi gli ingredienti principali di questo progetto registico dove si intrecciano i piani narrativi della morale, della politica e dell’estetica. Alcune scene, a distanza di quarant’anni, risultano particolarmente efficaci: ad esempio quando Figaro, cantando l’aria “Se vuol ballare signor contino”, batte gli abiti appesi del padrone oppure quando alla fine di terzo atto i contadini intervenuti alla festa nuziale, una volta ritiratisi il Conte e la Contessa, rovesciano strumenti e spartiti dal fortepiano ove poco prima si erano assisi i “padroni”. Suscita sempre emozione, inoltre, il finale cantato con il teatro completamente illuminato, come se la “morale” finale intonata dai personaggi appartenesse anche al pubblico presente. Le scene, firmate da Ezio Frigerio, appagano l’occhio nel loro rigore: le quinte sono le mura, spoglie e dipinte con tonalità ocra, degli ambienti ove di volta in volta si svolge “la folle giornata” della vicenda. Pochi elementi scenici in stile settecentesco: poltrone, strumenti musicali, un paravento, un tavolo e lo splendido letto a baldacchino della Contessa in secondo atto. Magnifici i costumi, a cura di Franca Squarciapino, curati meticolosamente in ogni dettaglio, ideati con cromie straordinariamente accostate tra loro e come sbalzati da cartoline dell’epoca. Altrettanto efficaci risultano le luci di Marco Filibeck, suggestive nel loro taglio obliquo, come se l’illuminazione entrasse in scena direttamente dalle finestre del palazzo del Conte. Nell’ultimo atto, quello notturno, risulta godibilissimo il gioco di chiaroscuri che accompagna le schermaglie amorose e di seduzione di tutti i personaggi presenti sulla scena.

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Julia Kleiter, Rosa Feola e Svetlina Stoyanova

Uno spettacolo, questo di Strehler, entrato nella storia del teatro per innumerevoli ed indiscussi meriti, ma che, ad un contempo, comincia ad accusare la distanza tra la sensibilità dello spettatore moderno e quello del pubblico che frequentava il teatro negli anni ottanta del Novecento.

Marina Bianchi riprende la regia attenendosi fedelmente alle indicazioni dell’originale e mantenendo quello spirito di sobrietà ed eleganza di cui era ammantato lo spettacolo di Strehler sin dalla sua prima rappresentazione.

Il Maestro Daniel Harding, direttore tra i più in vista della sua generazione, è chiamato al cimento di questa meravigliosa partitura; l’esito, tuttavia, non convince del tutto. La sua lettura presenta scelte ritmiche incostanti alternando momenti, ad avviso di chi scrive, inspiegabilmente letargici (su tutti il duettino tra Susanna e Cherubino in secondo atto che dovrebbe essere al contrario rapinoso) ad altri dove viene impresso un eccesso di velocità. Non mancano senza dubbio alcuni guizzi, specialmente la capacità di cogliere contrappunti sonori e sfumature particolarmente affascinanti (nei concertati, ad esempio, dove l’atmosfera sonora diviene impalpabile), ma non si avverte l’unione di intenti rispetto al cuore del progetto registico. La sua lettura, in sostanza, predilige una visione malinconica della vicenda e, più in generale sulla riflessione sul genere umano che è la vera natura del capolavoro mozartiano. Encomiabile, sulla scorta delle intenzioni del direttore, la prova di James Vaughan, maestro al fortepiano. L’Orchestra del Teatro alla Scala, inoltre, è qui apparsa in buona forma ed è riuscita ad assecondare la lettura di Harding restituendo sonorità in linea con le intenzioni dell’autore.

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Julia Kleiter e Rosa Feola

Di buon livello con la compagnia di canto con alcune punte di eccellenza.

Luca Micheletti, al suo debutto sul palcoscenico scaligero, regala una prova magistrale. Le sue esperienze in qualità di attore del teatro di prosa e di regista, probabilmente, hanno contribuito ad acquisire una disinvoltura nei movimenti sulla scena e una naturalezza tali da rendere credibile ogni suo gesto. Carismatico e dotato di immediata empatia, padroneggia totalmente il personaggio; il fraseggio è eccellente, ogni inflessione, ogni accento viene valorizzato e risulta ricco di mille sfumature espressive. Di ottima fattura è poi il materiale vocale: il colore della voce è ambrato e seducente e la linea melodica suadente. L’esecuzione dei suoi momenti solistici, variati sotto il profilo espressivo con gusto e adeguato piglio drammaturgico, resta tra i momenti più alti della serata.

Accanto a un Figaro di siffatto carisma, brilla la Susanna interpretata da Rosa Feola. Artista di razza, dotata di timbro dolcissimo e dal suadente colore chiaro, il soprano sigla una prova maiuscola. La sua è una Susanna le cui doti principali sembrano essere l’astuzia (forse è lei il vero deus ex machina della vicenda?), la furbizia e l’intelligenza. Vocalmente sfoggia una linea morbidissima, ottima intonazione e sicurezza su tutta la linea. Particolarmente riuscita l’esecuzione dell’aria di quarto atto “Deh vieni non tardar”, dove la Feola riesce ad esibire una tavolozza di colori con cui cesella le singole frasi e comunica l’afflato romantico del personaggio.

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Le Nozze di Figaro, Teatro alla Scala, 2021.

La Contessa di Julia Kleiter risulta elegantissima nel fraseggio e nella linea melodica. La padronanza del canto sul fiato e un registro acuto sicuro e ben timbrato le consentono di padroneggiare con disinvoltura le due impegnative arie “Porgi amor” di secondo atto e “Dove sono i bei momenti” di terzo atto. L’interprete risulta, tuttavia, a tratti inerte e tende a disegnare una Contessa di fatto regale, ma alla lunga un tantino monocorde nel carattere.

Simon Keenlyside è un artista eccezionale: l’incedere maestoso sulla scena, la disinvoltura nei movimenti e la padronanza assoluta dell’accento e del fraseggio sono il retaggio di una lunga frequentazione del ruolo e dei principali palcoscenici internazionali dove ha ottenuto importanti successi di pubblico e di critica. Questa produzione però non lo coglie, forse, al meglio delle sue potenzialità: la linea vocale suona a tratti affaticata, specie nell’aria di terzo atto, e anche nel declamato siamo, a volte, al limite dello sconfinamento nel parlato.

Buone impressioni desta la giovane Svetlina Stoyanova, irresistibile scenicamente e perfettamente a suo agio nei panni del giovane paggio; il suo Cherubino è impacciato, ardente di desiderio amoroso, smaliziato e al tempo stesso ingenuo. Vocalmente colpisce per il bel timbro chiaro, quasi da soprano corto, la linea vocale è interessante e caratterizzata da buona intonazione. Della sua prestazione ricorderemo soprattutto la seconda aria, “Voi che sapete” affrontata nella ripetizione in piano con gustose variazioni (per altro questo è l’unico momento della serata nel quale il direttore concede variazioni nelle riprese delle arie).

Anna-Doris Capitelli dona a Marcellina freschezza vocale disegnando così un personaggio raffinato e non caricaturale. Ben riuscita l’esecuzione dell’aria di quarto atto dove la cantante fa sfoggio del bel timbro chiaro e della linea melodica dalla pregevole intonazione.

Andrea Concetti, grazie all’esperienza maturata in anni di prestigiosa carriera, conferisce a Bartolo eleganza ed autorevolezza risultando così particolarmente efficace nel fraseggio.

Invero positiva la prestazione di Matteo Falcier nel ruolo di Don Basilio: l’artista disegna un personaggio ben a fuoco e convince senza riserve nell’aria da sorbetto di quarto atto.

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Le Nozze di Figaro, Teatro alla Scala, 2021.

Di buon livello anche la prova di Caterina Sala che interpreta una Barbarina deliziosa, smaliziata al punto giusto, una ragazza piena di tenerezza ma la cui innocenza è già stata violata dalle continue ed insistenti attenzioni del Conte.

Completano la locandina con ottimi risultati Carlo Cigni, il giardiniere Antonio, Silvia Spruzzola e Romina Tomasoni, due contadine.

Si conferma encomiabile, infine, il Coro del Teatro Alla Scala diretto dall’inossidabile Bruno Casoni, accolto al suo apparire in proscenio da un’autentica ovazione, un abbraccio ideale da parte del pubblico che commiata così il bravissimo Maestro dopo circa vent’anni alla guida della compagine scaligera (rimarrà in ogni caso alla guida del Coro di Voci Bianche che già segue dal 1993).

La serata viene salutata da tributi festosi a tutto il cast, Harding compreso, da parte del numeroso (per quanto permesso dalle disposizioni anti-Covid) pubblico riservando un trionfo personale, meritatissimo, a Luca Micheletti e a Rosa Feola.

LE NOZZE DI FIGARO
Commedia per musica in quattro atti K. 492
Libretto di Lorenzo da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Il Conte d’Almaviva Simon Keenlyside
La Contessa di Almaviva Julia Kleiter
Susanna Rosa Feola
Figaro Luca Micheletti
Cherubino Svetlina Stoyanova
Marcellina Anna-Doris Capitelli
Don Bartolo Andrea Concetti
Don Basilio Matteo Falcier
Don Curzio Paolo Nevi 
Barbarina Caterina Sala
Antonio Carlo Cigni

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Daniel Harding
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia Giorgio Strehler
Ripresa della regia Marina Bianchi
Scene Ezio Frigerio
Costumi Franca Squarciapino
Luci Marco Filibeck
Allestimento del Teatro alla Scala

FOTO BRESCIA-AMISANO TEATRO ALLA SCALA