Adriana Lecouvreur

Adriana_Lecouvreur_Firenze

Martedì 27 aprile anche il Maggio Musicale di Firenze ripropone al suo pubblico, dopo quasi un anno e mezzo di sofferta chiusura se si escludono comunque i pregevoli e tenaci streaming offerti, l’opera in presenza. L’atmosfera è giocosa, l’elegante ed esperto spettatore tipico fiorentino perde la sua naturale compostezza per lasciare spazio a emozioni ed entusiasmi genuini. In scena il capolavoro di Francesco Cilea, Adriana Lecouvreur, che già di suo esalta sentimenti e prende l’anima. Il gioco del teatro nel teatro, la vita degli artisti, i loro sentimenti più intimi e profondi dispiegati in arie ricche di slanci o in tappeti musicali seducenti e avvolgenti prendono forma in questo melodramma così coinvolgente. E ben lo rende il direttore Daniel Harding, maestro soprattutto nel tratteggiare con colori soavi e vivi l’intimo e sofferto momento dell’espressione totale dei sentimenti manifestati dai personaggi in scena. Magistrale l’onda di suono nello strumentale del secondo atto prima del duetto tra soprano e mezzosoprano dopo la frase in pianissimo della protagonista “La promessa terrò”. E memorabile il vitreo e dolente, quasi sovrumano finale ascendente degli archi e dell’arpa dopo il “Morta “ dei due interpreti maschili. L’Orchestra del Maggio Musicale asseconda con un suono unico, poetico e incisivo il maestro concertatore, donando momenti di autentica poesia.

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Alla tragica attrice francese dà voce e figura il soprano uruguayano Maria Josè Siri. Tratteggia una donna di una grande e semplice dolcezza, lontana da divismi, “umile ancella” come tale si presenta nella prima aria d’entrata Adriana, ma proprio per questo di grande fascino, tale da conquistare il cuore di chi ascolta. La voce è di una gran bellezza, molto a suo agio nella parte, morbida, svettante negli acuti lanciati con sicurezza e sublime nei pianissimi fatati. L’interprete è ben presente, da rivedere solo un po’ il declamato, soprattutto nella parte del monologo di Fedra, troppo poco attoriale.
Il suo fedifrago amore, Maurizio di Sassonia, ha la voce bellissima e maschia del tenore Martin Muehle, musicalissimo e di sicura emissione. Addirittura se chiudiamo gli occhi possiamo sentire quasi un Corelli giovane. Voce da tenere ben presente e che ci darà molte sorprese nel panorama lirico attuale. Gli manca solo un po’ d’intraprendenza scenica per raggiungere la perfezione.

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Altra grande sorpresa positiva il mezzosoprano Ksenia Dudnikova, finalmente una vera vocalità da mezzo, con note brunite e intense, voluminose e piene di suggestione. Anche in questo caso ne sentiremo delle belle! L’interprete manca un po’ di smalto e di cattiveria, richiesti dal ruolo, e l’espressività è generica, ma l’opulenza della voce e il suo fascino fanno passare in secondo piano tutto questo. Simpatico, ben caratterizzato e molto ben cantato il Michonnet di Nicola Alaimo, che ci dona un personaggio vivo, sofferente e dalla splendida vocalità ben dispiegata. Una garanzia di bravura e di musicalità per questo cantante siciliano molto professionista che regala sempre momenti di grande intensità artistica a chi assiste alle opere in cui è presente. Molto affiatati anche musicalmente il principe di Bouillon cui dà vita Alessandro Spina, elegante e fascinoso, e l’Abate di Chazeuil Paolo Antognetti che ha il grande merito, oltre a possedere una gradevolissima voce da tenore, di togliere pesantezza da macchietta al suo personaggio, rendendolo molto fine e insinuante.

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Il quartetto dei comici della Comedie è molto corretto e con ottime voci da ascoltare in ruoli più importanti. Sono Chiara Mogini (Jouvenot), Valentina Corò (Dangeville), Davide Piva (Quinault), Antonio Garès (Poisson).
Sempre ottimo e importante l’apporto offerto dal Coro del Maggio Musicale diretto dal Maestro Lorenzo Fratini.
Il regista Frederic Wake-Walker ci offre uno spaccato interessante e neoclassico del mondo teatrale francese, spostando in Belle Epoque l’azione scenica e rendendola quasi un sogno giocoso, anche nel momento del dramma, forse esagerando con ballettini e movenze da avanspettacolo non proprio inerenti allo stile dell’opera. Le belle scene, pulite ed essenziali, con tempietti greci e natura accennata sono di Polina Liefers mentre i costumi accurati e suggestivi portano la firma di Julia Katharina Berndt. Importanti e ben delineate le luci di Marco Faustini. Di rilevo e con sciolta sicurezza tecnica i danzatori istruiti dalla coreografa Anna Olkhovaya.
Uno spettacolo bello, godibilissimo che festeggia in degna maniera il ritorno alla vita dei nostri teatri, un sogno che per fortuna sta diventando realtà.

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Adriana Lecouvreur
Commedia-dramma di Eugène Scribe ed Ernest-Wilfrid Legouvé
Ridotta in quattro atti per la scena lirica da Arturo Colautti
Musica di Francesco Cilea

Direttore Daniel Harding
Regia Frederic Wake-Walker
Scene Polina Liefers
Costumi Julia Katharina Berndt
Luci Marco Faustini
Coreografia Anna Olkhovaya

Adriana Lecouvreur María José Siri
Maurizio, Conte di Sassonia Martin Muehle
La principessa di Bouillon Ksenia Dudnikova
Michonnet Nicola Alaimo
L’abate di Chazeuil Paolo Antognetti
Il principe di Bouillon Alessandro Spina
M.lle Jouvenot Chiara Mogini
M.lle Dangeville Valentina Corò
Quinault Davide Piva
Poisson Antonio Garès
Un maggiordomo Michele Gianquinto
Danzatori
Anna Olkhovaya, Chiara Ferrara, Erika Rombaldoni, Giulia Mostacchi, Sebastiano Marino, Matteo Zorzoli
Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Foto di scena: Michele Monasta