Marino Faliero (streaming)

Una nuova produzione di Marino Faliero inaugura il Festival Donizetti di Bergamo 2020, manifestazione che, date le note restrizioni anti-Covid, si tiene per intero via streaming.

Bergamo, che ha dato i natali al celebre compositore Gaetano Donizetti, è tristemente conosciuta in questo 2020 come una delle città più colpite dalla pandemia. Tra tanta sofferenza e dolore la città ha mostrato una tempra e una resistenza invidiabili su tanti fronti, anche su quello della cultura. In un anno così complesso, infatti, sono stati portati a termine i lavori di restauro del Teatro Donizetti che dopo un triennio ha potuto così tornare ad ospitare l’annuale manifestazione musicale dedicata al genius loci, che fino allo scorso anno si svolgeva nel Teatro Sociale, sito nella città alta. Questa edizione del Festival viene ad assumere una rilevanza simbolica senza precedenti: è la vibrante testimonianza di come la cultura non si fermi, nonostante tutte le difficoltà e di quanto la musica sia capace di dare conforto nel dolore di questo momento. 

Le ben note restrizioni governative contenute nell’ultimo Dpcm hanno disposto tra l’altro la chiusura dei teatri, ma le istituzioni cittadine hanno voluto mantenere fede alla programmazione già annunciata e con grande tenacia hanno realizzato una kermesse fruibile per intero in streaming. Gli spettacoli possono essere visti (a pagamento) attraverso il canale Donizetti Tv Web dove sono presenti anche numerosi contenuti di approfondimento ed intrattenimento con format accattivanti e ottimamente realizzati.

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Michele Pertusi

Per l’inaugurazione del festival è stata scelto Marino Faliero, in una nuova produzione affidata, per la parte creativa alla coppia di registi Stefano Ricci e Gianni Forte. Come dichiarato dagli stessi registi, l’idea alla base del progetto creativo è quella di rappresentare una società retta da false certezze, che sta per collassare, una realtà borghese che acquisisce la consapevolezza di non essere eterna; un mondo estinto che non capisce perché lo è diventato e che non esiste più se non negli sguardi degli altri. L’idea è pregevole ed è efficace l’interazione tra i singoli personaggi, attento lo studio della gestualità che rispetta con estrema naturalezza le esigenze di distanziamento sociale imposte dalle restrizioni sanitarie. Nel complesso però, il progetto registico, (assistente alla regia Liliana Laera) non risulta sempre perfettamente e chiaramente intelligibile nel suo scopo ultimo. La scena fissa, progettata da Marco Rossi (assistente alla scenografia Francesca Sgariboldi), occupa la platea: un groviglio di passerelle e di scale di ferro che si intersecano secondo un disegno che sembra non avere razionalità, come nei mondi evocati nella stampe delle “Carceri” di Giovanni Battista Piranesi, un luogo dove i personaggi si muovono sul nulla, senza meta e senza certezze. Inefficaci risultano però i costumi a cura di Gianluca Sbicca, che se da una parte fanno sorridere nel loro ammiccare ad una dimensione kitsch, dall’altra sfiorano troppo spesso il grottesco e appaiono involontariamente (?) trash. Ottimo il progetto luci firmato da Alessandro Carletti (insieme al suo assistente Ludovico Gobbi) che sanno mantenere la vicenda in una dimensione cupa e notturna. Poco riuscite e prive di senso logico appaiono le coreografie di Marta Bevilacqua con il ripetersi, alla lunga noioso, per tutto lo spettacolo di acrobazie dei mimi lungo la struttura che occupa la scena.

Il versante musicale, per quanto ascoltato, e giudicabile, attraverso lo streaming, si mostra di buon livello. Il Maestro Riccardo Frizza, direttore musicale del Festival Donizetti, si conferma un buon conoscitore del repertorio belcantistico. 

Per l’occasione viene adottata la versione critica dell’opera andata in scena a Parigi nel 1835 a cura di Maria Chiara Bertieri i cui principali punti di attenzione sono rappresentati dal nuovo profilo di alcune cabalette e nel coro che apre il secondo atto “Siam figli della notte” che intersecandosi con la barcarola del gondoliere crea un numero musicale di grande suggestione. Il Maestro Frizza offre una lettura della partitura che mette in evidenza soprattutto i colori più cupi del dramma e le atmosfere notturne e misteriose dove si celano i complotti politici della Venezia Trecentesca. Il gesto è sicuro e composto riuscendo a mantenere un costante equilibrio tra i momenti più concitati, come le cabalette ben differenziate nelle loro ripetizioni, e quelli più distesi, quali ad esempio alcune arie dei personaggi. In buona forma è parsa l’Orchestra Donizetti Opera, posta sul palcoscenico, che ben asseconda le intenzioni del Maestro. 

Nel ruolo del titolo Michele Pertusi che torna, a quasi vent’anni di distanza, a ricoprire i panni del Doge veneziano Marino Faliero. Il basso parmigiano conferma anche in questa occasione le eccellenti doti tecnico-stilistiche che lo rendono particolarmente apprezzato in questo repertorio: ottimo controllo del fiato ben appoggiato, precisione e pulizia nelle agilità, morbidezza ed omogeneità tra i registri. Interpretativamente magistrale grazie ad un dominio assoluto della parola, accento tornito e fraseggio nobile e penetrante. La sua rimane senza dubbio una prova encomiabile. 

La parte di Elena è affidata a Francesca Dotto, giovane soprano di origine trevigiana tra i più promettenti della sua generazione, risultando un personaggio convincente. Del soprano si apprezzano particolarmente le mezze voci flautate e il bel colore luminoso della voce specialmente nel registro centrale; sulla scena si muove con eleganza e anche l’accento risulta adeguato prediligendo soprattutto l’aspetto dolente, pur non compassato, del personaggio. Pur con qualche leggero affanno, riesce a superare con buoni risultati la tremenda aria di terzo atto.

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Francesca Dotto

La parte di Fernando rappresenta uno dei vertici di difficoltà assoluta della vocalità tenorile e purtroppo Michele Angelini soccombe davanti a così impervio cimento. Pur con l’attenuante di essere stato chiamato a sostituire l’annunciato Javier Camarena e pur non essendo in condizioni di salute ottimali (nell’intervallo lo stesso Francesco Micheli, direttore artistico del Festival parla della sua indisposizione), il tenore presenta un’intonazione a tratti deficitaria, la linea risulta a volte troppo esile e il registro acuto accusa un eccessivo sforzo, oltre il non sempre elegante effetto legato all’utilizzo del falsetto. Anche sotto il profilo interpretativo denota una non sempre convincente incisività.

Positiva la prova di Bogdan Baciu, dotato di un buon materiale, tecnica e colore adeguati e ricerca di intenzioni pertinenti, cui manca forse quella solennità e ieraticità nell’accento richieste dal ruolo di Israele Bertucci. 

Spicca Dave Monaco, che interpreta Leoni con intonazione ragguardevole e buona proiezione del registro acuto. 

Tonante e insinuante lo Steno impersonato da Christian Federici.  

Degno di nota anche Giorgio Misseri, un gondoliere, apprezzabile per intonazione e squillo. 

Vocalmente non sempre a fuoco l’Irene di Anäis Mejias che pur convince sulla scena. 

Completano la lunga locandina Stefano Gentili, Beltrame, Diego Savini, Pietro, Vassily Solodkyy, Strozzi, Daniele Lettieri, Vincenzo, Enrico Pertile, Giovanni Dragano  e Angelo Lodetti, i figli d’Israele, Piermarco Viňas Mazzoleni, Voce di dentro, artisti tutti convincenti nei rispettivi ruoli. 

In grande spolvero il Coro Donizetti Opera, diretto dal Maestro Fabio Tartari, collocato sul palcoscenico alle spalle dell’Orchestra e che grazie alla diretta streaming appare ben amalgamato rispetto alle melodie orchestrali e dei singoli protagonisti. 

La regia televisiva, a cura di Arnaldo Canali, rende particolarmente godibile lo spettacolo focalizzandosi soprattutto sui primi piani dei protagonisti. Si perde talvolta la visione d’insieme della scena, specialmente laddove vi sia la costante presenza di figuranti spesso impegnati in controscene in parti diverse dello spazio riservato all’azione.

Al termine dello spettacolo i protagonisti sfilano nel consueto rituale degli applausi come se fosse una normalissima serata alla presenza del pubblico; particolarmente toccante è l’inquadratura sul viso di Francesca Dotto che trattiene a stento le lacrime per l’emozione e subito dopo il silenzio assordante viene rotto dagli applausi scroscianti che la compagnia si rivolge reciprocamente.

Donizetti Opera 2020
MARINO FALIERO
Tragedia lirica in tre atti di Giovanni Emanuele Bidéra
tratto dalla tragedia di Casimir Delavigne
Musica di Gaetano Donizetti

Marino Faliero Michele Pertusi
Israele Bertucci Bogdan Baciu
Fernando Michele Angelini
Elena Francesca Dotto
Steno Christian Federici
Leoni Dave Monaco
Irene Anaïs Mejías
Un gondoliere Giorgio Misseri
Beltrame Stefano Gentili
Pietro Diego Savini
Strozzi Vassily Solodkyy
Vincenzo Daniele Lettieri
Figli d’Israele Enrico PertileGiovanni DraganoAngelo Lodetti
Voce di dentro Piermarco Viñas Mazzoleni
Performer Lucia CinquegranaAlessandro Hartmann,
Pierre-Etienne MorilleLuca ParolinSara PaternesiAlessio UrzettaEmma Zani

Orchestra Donizetti Opera
Coro Donizetti Opera

Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro Fabio Tartari
Regia Stefano Ricci – Gianni Forte
Scene Marco Rossi
Costumi Gianluca Sbicca
Luci Alessandro Carletti
Coreografie Marta Bevilacqua
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti
Bergamo, Teatro Donizetti, 20 novembre 2020

FOTO GIANFRANCO ROTA