I puritani – Teatro Regio, Torino
Prosegue con I Puritani la stagione 2025-2026 del Teatro Regio di Torino. L’ultimo capolavoro di Vincenzo Bellini torna al Regio dopo undici anni con un cast di specialisti del repertorio ed un allestimento a tratti spiazzante di Pierre-Emmanuel Rousseau, di nuovo al Regio dopo i successi con La Rondine e Il Barbiere di Siviglia delle scorse stagioni.
Si è scelto di eseguire l’opera quasi integralmente, preservando la labile coerenza del libretto di Pepoli, e Rousseau ne fa “l’analisi di una follia”. La vicenda viene spostata dall’Inghilterra di Cromwell all’epoca della composizione dell’opera, gli anni 30 dell’800, in un’ambiente alto-borghese. Le atmosfere ricreate ricordano “La caduta della casa degli Usher” o “I misteri di Udolpho”. Si assiste scena dopo scena al deterioramento della ricca abitazione e degli splendidi abiti così come della mente di Elvira. Le opulente, elegantissime scenografie dalle tinte scure e dai richiami naturali si trasformano via via in un ambiente sempre più tetro e angosciante; i lampadari sono coperti da veli e i muri scrostati. La “follia” di Elvira è un retaggio infantile secondo Rousseau, si assiste prima dell’attacco dell’orchestra ad un momento di gioco tra Elvira e la madre che termina in tragedia. Elvira trova infatti la madre impiccata nella propria stanza e ne segue poi il feretro durante il funerale. La morte della madre dà origine ad una forte sindrome dell’abbandono. Nel momento in cui anche Arturo sembra abbandonarla, lei che in lui – e nello zio, suo altro unico confidente e difensore vista l’assenza del padre o di altre amiche – aveva riposto ogni affetto crolla completamente.

Ecco che assistiamo a scene in cui le vengono effettuate delle iniezioni, piuttosto brutali, per sedarla, a lei che dipinge il nome dell’amato sul muro o scaglia al suolo crocifissi. La solitudine di Elvira è ben simboleggiata dal suo essere l’unica ad indossare un colore – il blu – prima di indossare l’abito da sposa. Quell’abito bianco ed il velo, simbolo del suo trauma in questo allestimento, la accompagneranno poi fino al termine dell’opera e vedremo anch’essi sporcarsi e deteriorarsi. Proprio l’abito da sposa è infatti l’icona di quel ruolo di moglie e madre che è l’unico concessole ma che in un’unione d’amore le darebbe una parvenza di agentività. Perdendo e l’amore di Arturo e il ruolo derivato dal matrimonio, Elvira si vede sottratta una parte della propria stessa identità ed ecco che si infrange completamente il suo equilibrio psicologico.

L’allestimento ha quindi il pregio, pur mancando della compostezza e del tono elegiaco della musica o del carattere cavalleresco del libretto, di portare veramente in primo piano l’interiorità della sfortunata Elvira, nonché di rappresentare egregiamente il decadimento della sua mente negli ambienti che la circondano. Vi sono alcune ottime intuizioni come il rendere il sudario della madre di Elvira il suo velo nuziale o un Arturo più sensibile verso la fragilità dell’amata di quanto il libretto faccia trasparire; lascia dunque perplessi la scelta di far sparare alla schiena ad Arturo da Riccardo prima di “Credeasi misera” e di farlo stramazzare al suolo sulle note conclusive dell’opera, andando contro musica e libretto, con una scelta invasiva e non chiaramente comprensibile oltre che ingiustificata dal percorso tracciato dalla regia stessa fino a quel momento. Sono poi davvero confusi tutti i movimenti delle masse, in particolare durante “Suoni la tromba e intrepido” dove varie comparse vagano in maniera caotica per il palcoscenico brandendo fucili mentre le luci di Gilles Gentner, altrimenti davvero azzeccate per le atmosfere volute, vengono mosse disordinatamente.

Alla guida musicale Francesco Lanzillotta porta vigore e slancio in una lettura brillante e piuttosto convincente nel coniugare l’anima più riflessiva e quella più energica della partitura. Gioverebbe talora un tocco più delicato, più riguardo verso i volumi, ma è certosina l’attenzione all’accompagnamento dei momenti solistici; particolarmente riusciti risultano infatti il cantabile e la cabaletta di Elvira del secondo atto, ad esempio, e la romanza di Arturo del terzo atto. Si fa onore anche in questa occasione il Coro, preparato da Gea Garatti Ansini. Ottimo è il cast solistico, con punte di eccellenza, a partire da Gilda Fiume, che dà splendida prova di tutte le qualità del suo strumento e della sua tecnica. Il legato è impeccabile, sono preziosi i filati, le mezzevoci, le agilità sono sgranate con immacolata precisione e sul fiato essa ha un dominio assoluto. Una precisione ed una perizia mai fini a sé stesse ma sempre al servizio della costruzione di una veridicità della parola e del sentire espressi in totale comunione.

John Osborn è un Arturo di rara eleganza; anche nel suo caso l’innegabile prodezza tecnica si unisce ad un fraseggio morbido e sentito, mai lacrimevole o al contrario eccessivamente aggressivo ma partecipe e sensibile. Splendido è anche il Giorgio Valton di Nicola Ulivieri, perfettamente a suo agio nella cantabilità di un dolente “Cinta di fiori” così come nella veemenza di “Suoni la tromba e intrepido”. Fa discretamente bene anche Simone del Savio, pur con qualche riserva sull’omogeneità tra i registri, con una prova decisamente in crescendo. Ottima prova seppur nella brevità del ruolo quella di Chiara Tirotta nei panni della Regina Enrichetta, anch’essa già apprezzata in altre produzioni del Regio. Completano il cast l’incisivo Gualtiero Valton di Andrea Pellegrini e lo squillante Bruno Roberton di Saverio Fiore. Calorosi gli applausi per tutti gli interpreti al termine della rappresentazione di questo penultimo titolo di una splendida stagione per il Teatro Regio che si concluderà il mese prossimo con un nuovo allestimento di Tosca.
I PURITANI
Opera seria in tre atti
Libretto di Carlo Pepoli
Musica di Vincenzo Bellini
Elvira Gilda Fiume
Lord Arturo Talbo John Osborn
Sir Giorgio Valton Nicola Ulivieri
Sir Riccardo Forth Simone Del Savio
Lord Gualtiero Valton Andrea Pellegrini
Enrichetta di Francia Chiara Tirotta
Sir Bruno Roberton Saverio Fiore
Orchestra e Coro del Teatro del Teatro Regio Torino
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Regia, scene e costumi Pierre-Emmanuel Rousseau
Coreografia Carlo D’Abramo
Luci Gilles Gentner
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino
Fot di Mattia Gaido e Daniele Ratti cortesia del Teatro Regio
