Mozart Ex Mantova – Sala delle Capriate, Mantova
Inaugurazione della rassegna Mozart ex Mantova che apre l’attività 2026 dell’orchestra da Camera di Mantova con un Aperitivo d’arte, dal titolo Mozart – In fuga dal posto fisso.
C’è un modo, forse il più onesto, per avvicinare Mozart oggi: smettere di trattarlo come un’icona e riportarlo al suo mestiere. il dialogo sonoro dell’aperitivo d’arte “In fuga dal posto fisso” sceglie proprio questa strada: non la celebrazione dell’opera compiuta, non la rassegna dei capolavori più noti, ma un viaggio nei primi passi – anzi, nelle prime K. – del musicista salisburghese, quei lampi iniziali di genio che i programmi delle sale da concerto, spesso concentrati sui lavori della maturità e sulle pagine più “di repertorio”, tendono a lasciare in penombra.
Oficina OCM e OCM ci accompagnano così in un percorso biografico e musicale tenuto insieme con un dispositivo semplice ed efficace: la parola che guida, il pianoforte che mostra. Alfredo Bruno conduce l’ascolto “per mano”, mentre Laura Sebastiani costruisce con lo strumento una sorta di tessuto vivo: non un commento, ma un contrappunto emotivo e narrativo. È una formula che funziona perché non chiede allo spettatore di “capire tutto”, bensì di entrare dentro un racconto: Mozart non come statua, ma come giovane artista che cerca una posizione nel mondo.
E qui sta la chiave più riuscita dello spettacolo: l’umanizzazione.
Il Mozart che emerge non è soltanto l’autore miracoloso, è una persona che lavora, che subisce dinamiche di potere, che attraversa un ambiente che oggi non esiteremmo a definire “tossico”. Il racconto insiste sul nodo della scelta professionale – la fuga, appunto, dal “posto fisso” – e la figura di Leopold Mozart, più che un semplice padre-tutore, diventa una presenza concreta, lamentosa, con le sue aspettative e le sue resistenze, di fronte a un figlio che “rassegna le dimissioni” o meglio si fa licenziare per affrancarsi.
In questa prospettiva, AmaDeus exMantova mostra bene perché Mantova non sia soltanto un fondale celebrativo: la rassegna nasce per rinnovare la memoria del soggiorno mantovano di Mozart, arrivato il 10 gennaio 1770, rimasto nove giorni, con il concerto del 16 gennaio al Teatro Bibiena, e il concerto-dialogo del 14 gennaio si inserisce coerentemente in questa idea di “memoria viva”, fatta non solo di date ma di domande.
Il taglio scelto è contemporaneo senza forzature. Lo si sente, per esempio, nel gioco teatrale del “colloquio di lavoro” tra W.A. Mozart e una consulente di staffspa agenzia per il lavoro (con tanto di domande da selezione: perché finiscono certi rapporti di lavoro? come si immagina il futuro? quale stipendio ci si aspetta?). È un’invenzione ironica, certo, ma anche rivelatrice: rende immediatamente percepibile che dietro il mito c’è un lavoratore dell’arte, con contratti, compensi, riduzioni, trattative. Il dettaglio, persino spietato, del compenso ridotto rispetto a Gluck come compositore di corte imperiale non è un semplice aneddoto: è la misura di un sistema che pesa anche sui giganti.

E poi c’è la parte forse più felicemente “mozartiana” del concerto-dialogo: la leggerezza intelligente, l’idea che il genio non sia solo profondità tragica ma anche gioco. Il momento del gioco dei dadi – creare un minuetto in base ai lanci (un 2, un 3, un 9…) – è il punto in cui lo spettacolo diventa quasi laboratoriale: il pubblico vede formarsi un piccolo meccanismo compositivo, sente la musica nascere non come miracolo astratto, ma come combinazione, invenzione, prontezza. È un gesto che, paradossalmente, avvicina Mozart più di mille discorsi: perché mostra la sua mente al lavoro, e insieme il piacere infantile del costruire.
Il percorso viene raccontato come un arco che va dalla K1 alla K626, non per esibire un’enciclopedia, ma per fissare una traiettoria: la ricerca di emancipazione. Ed è qui che il concerto-dialogo lascia un segno più ampio della singola serata: Mozart come primo grande modello di artista, libero professionista, figura moderna che apre per scelta, per necessità, per carattere, una strada che dopo di lui percorreranno altri: Beethoven, Schubert, Mendelssohn, ciascuno a modo proprio, ciascuno pagando un prezzo diverso.
Alla fine, “In fuga dal posto fisso” riesce perché unisce due cose che raramente convivono: da un lato la divulgazione (chiara, accessibile, mai pedante), dall’altro un’idea precisa di Mozart, non addolcita, non santificata. Nel contesto degli Aperitivi d’arte, tra “musica, parole, sapori e atmosfere”, l’inaugurazione della rassegna Mozart ex Mantova non si limita a “fare cornice” alla rassegna: la accende, la orienta, la rende attuale.
E in quel titolo, apparentemente leggero, resta la domanda più seria: cosa significa davvero, oggi come allora, scegliere la libertà? Mozart non ci dà una risposta morale. Ci mostra, semmai, che la libertà è un lavoro: un percorso di affrancamento, una fatica, una scommessa. E che persino il genio, prima di essere leggenda, è stato un giovane uomo che ha dovuto imparare a “cavarsela”.
