Concerti

Kent Nagano – Auditorium Paganini, Parma

Il concerto del 19 novembre all’Auditorium Paganini ha rappresentato molto più di un appuntamento di stagione: è stato il primo vero incontro tra la Filarmonica Toscanini e Kent Nagano nel suo nuovo ruolo di Principal Artistic Partner. Un debutto carico di curiosità e di aspettative, costruito su un programma che alternava il grande repertorio classico a una scelta iniziale più audace, capace di ampliare subito la prospettiva d’ascolto.

L’idea di Nagano di aprire la serata con due Sequenze di Luciano Berio, affidate al violino di Mihaela Costea e al flauto di Sandu Nagy, ha portato sul palco un tipo di esperienza rara e preziosa. Entrambi i solisti hanno rivelato non soltanto la loro individualità tecnica, ma anche il loro legame interno con l’orchestra, come voci che emergono da un organismo collettivo senza staccarsene mai del tutto. La Sequenza per violino ha offerto un’esplorazione fisica e totale dello strumento: passaggi estremi in ultima posizione, pizzicati con la mano sinistra, rapidi mutamenti di colore e timbro che creavano una vera geografia sonora. La Sequenza per flauto, dal canto suo, ha messo in luce la versatilità e la corporeità dello strumento: non solo suono pieno, ma anche soffio, respiro, movimento delle chiavi — quegli elementi che di solito restano nascosti e che qui diventavano parte integrante della materia musicale.

Con il Concerto per pianoforte n. 27 di Mozart il concerto è rientrato in una dimensione più lirica e raccolta. L’orchestra ha mantenuto un colore uniforme e misurato, ma proprio grazie a questa scelta ha costruito per Gabriele Strata un fondale sonoro ideale: uno sfondo dolce, quasi sospeso, su cui il giovane pianista ha potuto delineare con naturalezza le evoluzioni mozartiane del concerto. Strata ha proposto una lettura chiara ed elegante, attenta alla purezza della linea e alla cantabilità del fraseggio, senza mai forzare il discorso musicale. Nel secondo movimento, dove Mozart sembra già intuire un presagio di romanticismo futuro, il pianista ha saputo cogliere quel velo di malinconia luminosa, lasciando emergere un’emotività trattenuta ma profonda. Dopo l’entusiastico applauso del pubblico, Strata ha regalato due bis molto apprezzati: un Notturno di Chopin e una versione per pianoforte solo di Alla sera di Schumann. E non è un caso che sia proprio con Schumann che Strata sembri esprimere la parte più intima della sua voce artistica, quella capace di dare forma alle oscillazioni emotive irregolari e affascinanti della scrittura romantica.

La seconda parte del concerto era dedicata alla Quinta Sinfonia di Beethoven, prova cruciale per ogni orchestra. Nagano non è nuovo alla collaborazione con la Toscanini, e il loro rapporto appare solido e naturale. Come afferma Watzlawick nei suoi assiomi della comunicazione, la relazione influenza il contenuto: e qui la relazione, effettivamente, permette al direttore di costruire un discorso condiviso, raffinato, sempre rispettoso della partitura. Tuttavia, in questa occasione, la Quinta è rimasta in una dimensione più equilibrata che visionaria. La gestualità di Nagano, elegante e leggera, sembra privilegiare la trasparenza e il controllo, ma forse un brano come la Quinta richiederebbe un gesto più incisivo, capace di scolpire più nettamente i piani sonori e di dare maggiore slancio drammatico alle tensioni emotive della sinfonia.

L’esecuzione è risultata compatta, coerente e ben costruita, ma meno generosa nei contrasti e nelle trasformazioni di colore che avrebbero potuto far emergere con più forza il dramma beethoveniano. La celebre dialettica tra buio e luce, tra turbamento e liberazione, tendeva talvolta ad appiattirsi su un suono omogeneo, smussando parte della tensione romantica che è il cuore emotivo di questa musica.

Nonostante ciò, il concerto ha tracciato un’immagine chiara della direzione artistica che Nagano sembra voler intraprendere con la Filarmonica Toscanini: un percorso basato sull’ascolto reciproco, sulla precisione, sulla cura dei dettagli e sulla qualità del suono. Una relazione in crescita, che lascia prevedere sviluppi interessanti e profondi nelle prossime tappe della stagione.