Spettacoli

Salome – Teatro Petruzzelli, Bari

Il teatro Petruzzelli, al tutto esaurito, accoglie il secondo titolo della stagione operistica: Salome, capolavoro di Richard Strauss, su libretto basato sulla traduzione tedesca di Hedwig Lachmann dell’omonimo dramma francese di Oscar Wilde. La prima assoluta ebbe luogo al Königliches Opernhaus di Dresda, il nove dicembre del 1905. La leggenda dell’antica principessa giudea ci viene tramandata nei secoli, ma una testimonianza a noi più diretta e relativamente recente la si ritrova nei vangeli. L’allestimento è del teatro alla Scala, per la regia di Damiano Michieletto, i costumi di Carla Teti e le scene di Paolo Fantin. La regia di Michieletto è estremamente interessante perché introspettiva della complessa psicologia della bellissima principessa, vittima del suo vissuto e della madre Erodiade, la quale la usa per veder realizzati i suoi desideri. L’oscura cisterna, già a suo tempo prigione del padre di Salome ucciso da Erode, è l’oscuro abisso in cui la stessa Salome viene trascinata. Quando, nell’agghiacciante e macabro finale, la principessa, regredita a uno stato bestiale, bacia la bocca di Jochanaan, compie un ritorno alle origini: nella sua ossessione per il profeta, la giovane Salome rivede suo padre. La notte è illuminata da fiaccole e dall’alto cala una luna rivestita di nero, inquieto simbolo di un mistero irrisolto. Jochanaan emerge dalla cisterna scavando nella terra che si sparge per il palcoscenico e con angeli dalle ali nere, la danza dei sette veli rappresenta il sacrificio della figlia di Erodiade, vergine, inscenando la metafora del desiderio, da parte del tetrarca, di possedere Salome. Una bambina, vestita come la principessa, viene rapita da Erode che indossa una maschera tribale. Salome come Elettra, figure provenienti da un mondo antico, entrambe animate dal desiderio di vendetta e voglia di riscatto.

Sul fronte musicale la nutrita compagine orchestrale del teatro barese è in splendida forma, guidata dal maestro Hartmut Haenchen. Egli delinea una lettura di grande effetto e suggestione, conducendo il pubblico in un viaggio nella complessa partitura straussiana, non priva di paesaggi sonori dissonanti, come accordi di quarta eccedente perfettamente udibili. Le sonorità terribili e cupe descrittive dell’animo della perversa principessa giudea si accompagnano a ampie aperture melodiche affidate agli archi, in special modo nell’intenso finale. Non manca l’irresistibile sensualità, ben espressa nella celebre danza dei sette veli. Il gesto è sicuro e in perfetto dialogo con i cantanti. Il ruolo del titolo è interpretato dal soprano Yane Archibald, la quale è chiamata ad affrontare uno dei ruoli più impegnativi per la propria vocalità, quasi due ore in scena. La voce è da soprano lirico, di bel colore, ma priva degli slanci in acuto e del tagliente registro grave, necessari per superare l’imponente muro sonoro orchestrale. Il volume è medio e spiace sentirla molto spesso in difficoltà nel superare l’orchestra.

Come interprete è perfettamente in parte e offre una Salome determinata, perversa e irriducibile. Il fraseggio è intenso e partecipe, così come nitida e chiara è la pronuncia del testo. Andreas Conrad è Erode, tenore dal timbro piuttosto chiaro, contrariamente a quanto si immaginerebbe per questo ruolo, impersonato da tenori drammatici e di ben altro squillo. L’artista è degno di lode quale interprete di un personaggio dalla complessa psicologia, in eterno contrasto con la moglie e vittima del suo perverso desiderio di possesso di Salome, più che convincente e partecipe nello scambio con la figliastra e sempre più concitato nel prometterle di donarle il suo regno e i gioielli più belli, purché non ottenga la testa del Battista. Vocalmente il tenore non possiede particolare squillo e volume, lo stesso dicasi per Yoel Prieto come Narraboth, la cui parte è breve, ma significativa. Tra le voci più sonore e voluminose del cast spicca quella del mezzosoprano Elena Gabouri nei panni di Erodiade. L’artista possiede un bel timbro caldo e rotondo e di buon volume. Il suo personaggio è intenso, tagliente e deciso nei dialoghi col marito Erode, in sostegno alla figlia Salome, insidiata e turbata dal tetrarca.

Di grande effetto è il baritono Samuel Yoon come Jochanaan, il cui canto si ammanta di ulteriore effetto suggestivo, in quanto quasi sempre rinchiuso nella cisterna. L’artista è in possesso di un pregevole squillo e sfoggia un ampio volume. Come interprete convince senza riserve: implacabile accusatore di erodiade così come di salome, dalla cui irresistibile bellezza non si lascia scalfire e ieratico profeta, il timbro è pregevole e la linea di canto ampia e morbida. Bene anche Natalia Gavrilan, nella visione di Michieletto come una donna e non un personaggio en travesti. In parte, interpretativamente e vocalmente i cinque ebrei impersonati da Gregory Bonfatti, Saverio Fiore, Patrik Vogel, Andrea Schifaudo e Horst Lamnek. Corretto anche il primo nazareno di William Hernandez, il secondo nazareno di Alessandro Fantoni, il primo soldato di Alexander Milev, il secondo soldato di In Sung Sim. Completano la locandina anche Alberto Comes come Un uomo della Cappadocia e Uno schiavo interpretato da Vincenzo Mandarino. Applausi convinti per tutti. L’opera si replica fino al 2 marzo.

SALOMÈ
di Richard Strauss

Dramma lirico in un atto e un balletto,
su libretto basato sulla traduzione in tedesco di Hedwig Lachmann
dell’omonimo dramma in francese di Oscar Wilde, del 1891

INTERPRETATO DA
Erode
Andreas Conrad

Erodiade
Elena Gabouri

Salomè
Jane Archibald

Jochanaan
Samuel Youn

Narraboth
Joel Prieto

Un paggio di Erodiade
Natalia Gavrilan

Primo ebreo
Gregory Bonfatti

Secondo ebreo
Saverio Fiore

Terzo ebreo
Patrik Vogel

Quarto ebreo
Andrea Schifaudo

Quinto ebreo
Horst Lamnek

Primo nazareno
William Hernandez

Secondo nazareno
Alessandro Fantoni

Primo soldato
Alexander Milev

Secondo soldato
In Sung Sim

Un uomo della Cappadocia
Alberto Comes

Uno schiavo
Vincenzo Mandarino

direttore Hartmut Haenchen
regia Damiano Michieletto
regia ripresa da Tamara Heimbrock
scene Paolo Fantin
scene riprese da Francesca Amato
costumi Carla Teti
costumi ripresi da Francesca Sartorio
disegno luci Alessandro Carletti
disegno luci ripreso da Fabio Rossi
coreografia Thomas Wilhelm
coreografia ripresa da Erika Rombaldoni

ORCHESTRA DEL TEATRO PETRUZZELLI

Allestimento scenico realizzato dal Teatro alla Scala di Milano

Foto di Clarissa Lapolla cortesia della Fondazione Teatro Petruzzelli