Spettacoli

La Bohème

Con una straordinaria esecuzione, in forma di concerto, il Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania regala al suo affezionato pubblico La Bohème di Ruggero Leoncavallo a pochi giorni dalla conclusione delle recite della più celebre e amata gemella pucciniana, che ha inaugurato la stagione lirica 2022-2023. Sul podio a guidare l’orchestra ritorna l’autorevole bacchetta del maestro Fabrizio Maria Carminati, direttore artistico del Bellini dal 2020, che offre l’opportunità di ascoltare dal vivo la partitura del compositore napoletano, da sempre meno conosciuta e rappresentata rispetto al capolavoro di Giacomo Puccini. Eppure la storia delle due opere s’intreccia fin dalla loro genesi e dalla condivisione della medesima fonte letteraria, il romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger.

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Inizialmente Leoncavallo propone questo soggetto a Puccini, che in prima battuta lo rifiuta poiché sta prendendo in seria considerazione La Lupa di Giovanni Verga per ispirarsi nella composizione di una nuova opera dopo i successi di Manon Lescaut. L’argomento verghiano, verso il quale lo spinge l’editore Giulio Ricordi nell’intento di sfruttare la fortuna ottenuta da Mascagni con Cavalleria rusticana, non convince però Puccini. Leoncavallo si accinge dunque a comporre l’opera, curando anche la stesura del libretto, quando viene a sapere che il musicista lucchese si è infine entusiasmato del soggetto e sta lavorando alla sua Bohème con i librettisti Giacosa e Illica. Sorge di qui un contrasto ed una pubblica polemica tra i due compositori in un clima di discrezione e riserbo che già caratterizza l’ambiente musicale milanese di questi anni, dove ogni idea è considerata un valore da preservare mantenendo un rigoroso segreto. L’onore della prima rappresentazione spetta all’opera pucciniana che, con la direzione di Arturo Toscanini, debutta al Teatro Regio di Torino il primo febbraio 1896, precedendo di quindici mesi l’altra Bohème, quella di Leoncavallo, che vede aprirsi il sipario per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia il 6 maggio 1897. Per quello che potrebbe sembrare uno strano scherzo del destino e a dispetto della tiepida accoglienza riservata al debutto, La Bohème diventa e resta nel tempo l’opera più popolare di Puccini, mentre l’omonima partitura del musicista partenopeo riscuote un grande successo al debutto assoluto a Venezia, ma poi faticherà ad imporsi nei cartelloni dei maggiori teatri nazionali ed internazionali. 

Grazie ad una scelta di sicuro risalto artistico e culturale il Teatro Massimo Bellini ha programmato entrambe le opere, riscuotendo grande apprezzamento da parte della città di Catania. Il lavoro di Leoncavallo mette in scena pressappoco gli stessi personaggi del rivale toscano, ma ripresi con più fedeltà dal romanzo originale, quasi trascritto passo passo nella verseggiatura, come notato dalla critica del tempo. L’azione si svolge in quattro atti e l’autore ci dà una collocazione temporale precisa, dalla vigilia di Natale del 1837 a quella dell’anno successivo. Rispetto alla versione pucciniana, Leoncavallo sceglie una vocalità invertita dei due protagonisti maschili, Rodolfo è baritono e Marcello è tenore; inoltre la coppia Marcello-Musette sembra rivestire un ruolo più centrale nello svolgimento della storia, che si apre al Caffè Momus, dove i quattro artisti squattrinati Marcello, Schaunard, Rodolfo e Colline festeggiano e brindano allegramente in compagnia di Mimì, Eufemia e Musette. L’atmosfera goliardica e gioiosa caratterizza i primi due atti, che ci dilettano con arie leggere e gioconde quasi da operetta e motivi danzanti come il valzer del secondo atto. Tra i tanti riferimenti musicali ci sembra di aver riconosciuto echi del finale di Falstaff a metà del secondo atto e nella sua parte conclusiva anche una parodia di certe arie d’opera della prima metà dell’Ottocento. 

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Nel terzo e quarto atto cambia il clima e la situazione; coerentemente muta anche la tessitura musicale, spariscono i temi allegri per lasciare il posto a temi più ampi e drammatici, con maggiore influenza del repertorio sinfonico, che conducono gli spettatori verso il tragico epilogo della morte di Mimì. Sia guardando ai dettagli che alla musicalità d’insieme della creazione di Leoncavallo, a nostro avviso la sua Bohème merita di essere ascoltata e rivalutata poiché non priva di pagine melodiose che possono dar luogo a grandi interpretazioni, come è accaduto al Teatro Bellini di Catania domenica 11 e martedì 13 dicembre, nell’ambito della stagione di concerti. Il cast dei solisti vocali è di altissima qualità ed esprime un perfetto affiatamento timbrico durante l’esecuzione; le due giovani coppie protagoniste dell’opera rivivono attraverso le voci di Selene Zanetti (Mimì), Gaston Rivero (Marcello), Elena Belfiore (Musette), Luca Bruno (Rodolfo). Completano la compagnia: Domenico Balzani (Schaunard), Roberto Lorenzi (Colline), Gianni Luca Giuga (Barbemouche), Blagoj Nacoski (un becero, un signore), Monica Minarelli (Eufemia), Saverio Pugliese (Gaudenzio, Durand), Paolo Ciavarelli (Visconte Paolo). Di chiara fama anche il maestro del coro Luigi Petrozziello che, in perfetta sinergia con il direttore Fabrizio Maria Carminati, guida la compagine corale ai massimi risultati esecutivi. Singolare ed apprezzabile è la scelta di collocare l’orchestra in buca, come accade durante gli allestimenti scenici della stagione operistica, anziché disporla sul palco secondo la consuetudine della stagione sinfonica. Ciò lascia maggiore spazio ai cantanti solisti che si esibiscono a leggio sul proscenio e accompagnano l’esecuzione vocale con la gestualità e l’interpretazione attoriale propria della messa in scena tradizionale. Di notevole effetto a questo proposito è il duetto Mimì-Musette nel terzo atto, in cui le due cantanti, Selene Zanetti ed Elena Belfiore, sono riuscite a raggiungere vette altissime di emozionante armonia. Degna di nota è anche l’interpretazione di Domenico Balzani nei panni del musicista Schaunard, quasi un alter ego dello stesso Leoncavallo, che forse attribuisce al suo personaggio tratti ed episodi legati alla sua vita di pianista bohémien a Parigi.

Il Bellini di Catania riprende  con La Bohème di Leoncavallo una tradizione che, accanto agli allestimenti, prevede anche l’esecuzione di titoli in forma di concerto. Si apre così il ciclo “Il teatro musicale in concerto”, che proseguirà con Sub tutela Dei. Per il giudice Livatino, musica di Matteo Musumeci, libretto di Vincenzo Vitale, opera espressamente commissionata dal Teatro Massimo Bellini per commemorare il giovane magistrato barbaramente assassinato dalla mafia.

La Bohème
Musica e libretto di Ruggero Leoncavallo

Mimì Selene Zanetti
Marcello Gaston Rivero
Musette Elena Belfiore
Schaunard Domenico Balzani
Colline Roberto Lorenzi
Gaudenzio / Durand Saverio Pugliese
Rodolfo Luca Bruno
Barbemouche Gianni Luca Giuga
Visconte Paolo Paolo Ciavarelli
Un becero / un signore Blagoj Nacoski
Eufemia Monica Minarelli

Direttore Fabrizio Maria Carminati
Maestro del Coro Luigi Petrozziello
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Massimo Bellini di Catania