La rondine

Ultimo titolo del 68° Festival Puccini va in scena La Rondine con la direzione di Robert Trevino e la regia di Denis Krief. L’allestimento è una ripresa della produzione del 2017 del Maggio Musicale Fiorentino in occasione del centenario della prima rappresentazione di Montecarlo. L’opera era stata infatti commissionata già nel 1913 dal Karltheater di Vienna, specializzato nel genere dell’operetta, ma poi, a causa dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, fu data in campo neutrale nel 1917. Puccini non ebbe però mai l’intenzione di comporre una vera e propria operetta, ma tenne piuttosto come riferimento l’opera comica o meglio comique, nell’accezione francese. “A volte penso ad una cosa come Boheme, il tragico e sentimentale mescolati al comico (e credo che questo genere sarebbe ancora da rifarsi)” così scrive in una lettera a Soldani. Dietro la vicenda di Magda, tra sogno d’amore e desiderio di libertà, Puccini conduce una riflessione sui capisaldi della propria poetica e, pur con una certa nostalgia, già si slancia, come la rondine, verso i nuovi esperimenti della tarda maturità.

La regia di Dennis Krief, benchè sia piuttosto statica e realizzata con pochi semplici elementi, efficace ma talora fin troppo essenziale, si dimostra comunque allineata con le caratteristiche della partitura, anche se non interamente con la sua complessità e le sue innumerevoli finezze, e sa muoversi tra sentimentalismo ed ironia, idealità e disincanto, nella consapevolezza di avere a che fare con una delle poche commedie liriche autentiche dell’ultima stagione del melodramma. La vicenda è trasposta dal secondo impero napoleonico previsto dal libretto alla Parigi del secondo Novecento, un po’ anni ’50 e un po’ anni ’60, con riferimenti alla contemporaneità come le architetture e le sedie Kartell. Lo spazio-tempo delineato da Krief, autore anche delle scene, delle luci e dei costumi, è quindi in definitiva astratto e conferisce all’azione un carattere simbolico ed emblematico. Il primo ambiente ci si presenta come allegro ma annoiato ed anche nella forma pare la gabbia della rondine; per questo, la scena del paravento, in cui il destino si rivela, si svolge in altro luogo del palcoscenico. Le strutture della casa si dilatano poi per creare il locale di Bullier , un po’ Caffè Momus un po’ festa del Fledermaus. Meno appropriata la scelta dell’abito di Magda rispetto all’edizione fiorentina: la protagonista, sostanzialmente la stessa del I Atto, è elegantissima e leggiadra in chiffon e chioma raccolta e sembra davvero un uccello che sta per spiccare il volo; non ha tuttavia nulla della ragazza comune ed ingenua, inebriata dal ricordo del primo amore, come a Firenze, in abitino corto e capelli sciolti. Infantile la casetta in Costa Azzurra, da gioco delle bambole, ben esprime l’idea di un luogo dal quale ci si deve congedare. Anche le luci, sebbene poco variate, connotano in modo appropriato i tre diversi ambienti: chiare ma un po’ fredde a casa di Magda, rosa-arancio da Bullier, bianche e zenitali sulla spiaggia.

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Ivan Ayon Rovase e Jacquelyn Wagner

Robert Trevino dirige con fermezza appassionata, con equilibrio e senza cedimenti. L’attacco è spigliato tra impennate e parentesi di tenerezza, morbido ed accurato l’utilizzo della tavolozza timbrica nel corso di tutta l’opera. L’accompagnamento dei cantanti è sicuro e valida la realizzazione dei momenti d’insieme, per lo più assai poetici ed intensi. Forse qualche incertezza all’inizio del II Atto nella definizione della melodia e nel raccordo dei tanti numerosi e differenti interventi di coro e cantanti, brillantemente superata nella resa dei ritmi di danza, in primis il valzer delle illusioni ma anche il tango ed il foxtrot. Molto ben eseguiti i finali con le sfumature in piano ed in pianissimo.
Consistente e definito il suono dell’Orchestra del Festival Puccini, forte nelle parti corali, vivace nei fiati e nelle percussioni, delicato nell’introduzione al III Atto e nei finali.
Omogeneo e corretto il Coro del Festival Puccini diretto da Roberto Ardigò, un pochino smarrito all’inizio, dà poi forma ad un momento di suggestiva e preziosa bellezza nel grande concertato del II Atto.

Jacquelyn Wagner è un’ ottima Magda. Agile e sicura nella proiezione, in “Chi il bel sogno di Doretta” ben controlla i passaggi di registro e d’intensità ed interpreta con buona estensione e fraseggio melodico “Ore dolci e divine”. Ci appare nel principio come una prigioniera disillusa che sa però aprirsi al ricordo e al sogno; è poi fresca e spensierata da Bullier, con un canto diverso, più leggiero ed ondeggiante, nell’intento di delineare un personaggio differente. Per certi versi somiglia a Mimì, per altri a Violetta, coraggiosa e romantica, nell’amara consapevolezza dei vincoli sociali; infine si rivela a pieno nella contraddittorietà dei propri desideri e nella tragicità del proprio destino, che rimane socialmente irredento. Volo libero, sì, ma di cui non si intravede l’approdo.

Ruggero è interpretato da Ivan Ayon Rivas, voce potente e ben impostata, calda e bronzata. Intona con rigore e passione le belle melodie di “Fanciulla, è sbocciato l’amore” e “Bevo al tuo fresco sorriso”. Un po’ troppo uniforme negli scambi del II Atto, è invece più articolato nel III, dove sa narrare il dolore con struggimento e lirismo. Considerata la buona qualità dello strumento, il tenore peruviano avrà certamente modo di affinare l’espressività del canto e della recitazione.

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Didier Pieri e Mirjam Mesak

Spiritosa e sensuale è Mirjam Mesak nelle vesti di Lisetta, sorta di alter ego della protagonista. Con un timbro squillante ed un’emissione omogenea, ha un canto flessibile e modulato, morbido e preciso nella definizione della frase. La Mesak delinea il personaggio con estremo rilievo: cameriera sfrontata e impertinente ma timida innamorata dinanzi all’amato intellettuale ed esteta, Lisetta si afferma nel finale come donna consapevole di sé e dei propri limiti. Momento davvero delizioso il duettino con Prunier, incantevole gioco tra litigio ed affetti.

Didier Pieri esprime con bravura la complessità del personaggio di Prunier: artista infatuato ed idealista ma innamorato comune ed affettuoso, uomo di mondo che ha toni sprezzanti ma che sa anche divertirsi con gusto. La voce è chiara e moderatamente estesa, fresca la linea e ordinato il fraseggio, in una costante varietà di accenti e modulazioni.

Signorile ed elegante il Rambaldo di Vincenzo Neri, con un suono profondo e compatto ed una declamazione scolpita e rotonda. Altro polo della vicenda, è rappresentato nella solida esteriorità del denaro e delle convenzioni mondane. Tutto d’un pezzo ma pur con qualcosa di vibrante.

Ben assortite ed affiatate le tre amiche di Magda con i loro gustosi siparietti: melodica e luminosa la Ivette di Ginevra Gentile, vivace e trasparente la Bianca di Ayaka Kiwada, profonda e maliziosa la Susy di Eva Maria Ruggeri.

Validi i contributi dei numerosi comprimari tanto a casa di Magda quanto da Bullier. Di grande suggestione l’intervento della voce fuori scena, forse da collocarsi più vicino per la dispersione all’aperto.

Molto apprezzata dal pubblico la direzione di Trevino, assai applauditi coro, orchestra e cantanti, particolarmente i primari.

La Rondine, come quella del bel manifesto di quest’anno seduta tra Butterfly e Tosca, vola così sulle acque del lago e il Maestro, che tanto amava questi luoghi, ci dà appuntamento al prossimo anno.

LA RONDINE
Commedia lirica in tre atti su libretto di Giuseppe Adami
Musica di Giacomo Puccini

Orchestra e Coro del Festival Puccini

Maestro concertatore e direttore Robert Trevino
Maestro del Coro Roberto Ardigò

Magda Jacquelyn Wagner
Lisette Mirjam Mesak
Ruggero Ivan Ayon Rivas
Prunier Didier Pieri
Rambaldo Vincenzo Neri
Ivette Ginevra Gentile
Bianca Ayaka Kiwada
Susy Eva Maria Ruggieri
Périchaud/Rabbonier Zihao Ying
Gobin Franceso Lucii
Crebillon Davide Battiniello
Un Maggiordomo Ivan Carminati
Un Cantore Goar Faradzhian
Adolfo Dario Zavatta
Una Grisette Shiori Kuroda
Una Donnina Valentina Pernozzoli
Un’altra Donnina Taisiia Gureva
Danzatrici Chiara Cinquini e Maya Quattrini

Regia, scene , lucie costumi Denis Krief
Assistente alla regia Pia di Bitonto
Sound designer Luca Bimbi


Foto: Festival Puccini 2022- Lorenzo Montanelli