Trame Sonore 10 – Serata Inaugurale

Il festival di musica da camera arriva alla decima edizione, un versione post COVID con sale al 100% seppur ancora con le mascherina al chiuso. Serata inaugurale di questa decima edizione con un parterre di autorità cittadine a Mantova; la parola di apertura è affidata al padrone di casa a Palazzo Ducale, il direttore Stefano L’occaso.

“Per giungere qui questa sera abbiamo dovuto passare intorno ad una gru, sotto dei ponteggi così come la realizzazione di questa edizione speciale che ha affrontato una quantità inenarrabile di difficoltà Nella non sono mancate occasioni di proporre, di costruire, di poggiare per la realizzazione di questa iniziativa, è la risposta della città che viene coinvolta. Queste trame, di fili che ci portano in un percorso cittadino, e come un arazzo fatto di una trama e ordito, dove l’ordito resta nascosto e lascia emergere la trama, e qui la trama sono i musicisti.”

Segue poi il saluto del sindaco Palazzi alle autorità presenti: prefetto, sovrintendente, onorevole Baroni.

“Come diceva il direttore L’occaso parlando di slalom tra i lavori sono poco simpatici ma ci permetteranno di vedere tutto più bello e meraviglioso.
Stiamo festeggiando un compleanno, ma non possiamo stappare una bottiglia o fare un brindisi, stiano tenendo ancora la mascherina quindi chiedo un applauso.
Un grazie a non aver interrotto dopo due anni di pandemia, e sempre di più abbiamo bisogno di quelle occasioni che ci danno spirito, respiro. Anche essere informale, questo è un festival che da del tu, dove cadono le formalità e c’è reciprocità tra pubblico ed esecutori” Carlo Fabiano direttore artistico del festival interviene con una voce comunque visibilmente commossa e contenuta. Arrivato anche il saluto video del ministro dell’istruzione Bianchi citando l’importanza del coinvolgimento dei giovani in un festival così diffuso e partecipato, ennesima occasione persa invece per il ministro Franceschini, il più longevo ministro della cultura della Repubblica Italiana a quanto pare poco coinvolto nella presenza al di fuori della prima alla Scala. Toccante il messaggio inviato da Ian Bostridge definitosi preda del COVID fiaccato oltre che nel fisico anche nelle emozioni che gli hanno impedito di tornare nella città di Mantova, che tanto l’ha lasciato stupito per la sua bellezza, nei suoi viaggi da turista.

A palazzo Ducale nella sala di Manto, dedicata al nume tutelare della città, l’incantatrice Manto decantata da Dante nel canto XX della prima cantica,
non poteva che essere un’ espressione femminile, a dare avvio a questa decima edizione di Trame Sonore, Danusha Waskiewicz e Naomi Berril che con viola e violoncello intrecciano strumento e voci sulle note delle variazioni Goldberg di Bach. Rievocando non a caso forse il quadro di Raffaello, maestro di Giulio Romano, che raffigura Santa Cecilia con gli strumenti musicali a terra infranti lasciando solo la voce come unico vero strumento. A Santa Cecilia è dedicato poi il grande vero concerto di apertura nel cortile della basilica di Santa Barbara con il ricercare Ensemble Orchestra da Camera di Mantova. Tra i solisti il mantovano Leonardo Cortellazzi, di ritorno dall’Operá Garnier di Parigi, il soprano Giulia Bolcato e il baritono Mauro Borgioni diretti dal Maestro Andrian Prabava.

Ode per Santa Cecilia k592, nell’arrangiamento in lingua tedesca che fa Mozart dell’omonima composizione di Händel con testo inglese.
Le note dal clima festoso e gioioso, come si deve a queste celebrazioni per il decennale, aprono il concerto, con un’orchestra da camera di Mantova estesa che occupa l’intero palco. “Durch Himmel Harmonie” è la voce del tenore Cortellazzi ad aprire l’ode con timbro pieno e ieratico, una voce ricca di armonici che nello spazio concesso dall’orchestra, in una parte quasi a cappella, trova perfetta risonanza nelle pietre dell’architettura di piazza Santa Barbara tra la basilica e palazzo ducale. Il verso viene ripreso dal coro Ricercare ensemble, l’assenza di amplificazione e l’esecuzione in acustico crea un impasto vocale soffuso che non investono l’ascoltatore ma invitano ad un ascolto attivo e coinvolto. La giocosità degli archi accompagna le lunghe note del Coro, nel quale le voci acute dei soprani e dei bassi primeggiano sulle altre. Il solo del soprano viene anticipato da un assolo di violoncello quasi romantico dal suono caldo.
Delicatamente accompagnato dai pizzicati degli archi e dall’insieme dei legni. La voce di Giulia Bolcato dal volume molto intenso risuona purtroppo meno, sebbene nei piani e pianissimi mostri un’ottimo controllo della voce e riesca a dare il meglio di sé a differenza delle parti in forte. Nei sottovoce forse si ritrova più nel suo colore, elegante e raffinata. “Zum Streit! Trompete!” Agilità, salti di note e volume, qualità che non mancano a Cortellazzi in questa parte del tenore. Segue l’intervento dei flauti, La voce del soprano stavolta si mostra più riscaldata e ricca di armonici in un Händel che sembra molto più bachiano ricco di fioriture e abbellimenti con il solo di flauto a fare da eco alla voce solista. Il baritono Mauro Borgioni articola in maniera perfettamente intellegibile la parola in tedesco, tuttavia dei tre solisti resta la voce un po’ meno presente come forza acustica. Nel finale tutte le voci soliste si cuciono con il coro in un momento di grande enfasi celebrativa e sacrale, quasi di ascesa.

“Was tot ist lebt, was lebet stirbt,
und Musik tönt die Welt zu Grab”

Una dichiarazione di forza della Musica. Insomma non manca nessuno, archi, fiati, orchestra al completo, coro, solisti, si ritorna dopo due anni di distanza, di allontanamento, tutti insieme sul palco a fare musica, tutti insieme come le varie righe di una partitura, partecipata e completa, nessuno escluso.
Con l’invocazione a Santa Cecilia e alla forza della musica contro il covid, che è l’antimusica, che per due anni ci ha obbligato a stare lontani, a non poter respirare insieme, concordi e in armonia. Inizia così con questo spirito Trame Sonore 10, e speriamo che Santa Cecilia ce la mandi buona.
“und Musik tönt die Welt”