Spettacoli

Faust

Una mirabolante, seducente ed incisiva regia, che porta la firma di Joan Anton Rechi, alternativa e molto cinematografica è stata la nota dominante di questo allestimento veneziano del capolavoro del raffinato compositore francese Charles Gounod, Faust, in scena nel teatro più bello del mondo a mio avviso, La Fenice.
Scena bianca, firmata da Sebastian Ellrich, con elementi scorrevoli e con pennellate di rosso e grigio ( la bocca nella scena della seduzione di Marguerite o il manifesto felliniano di Giulietta degli spiriti), che permetteva ai cantanti di far risaltare le loro doti attoriali, oltre a quelle vocali. Il tema dominante, lo si evince dalle note di regia e nello svolgimento dello spettacolo è la giovinezza o meglio la nostalgia ed il dolore di quell’età perduta. Oltre al dissidio interiore provocato dalla consapevolezza d’infrangere la morale per seguire i propri oscuri impulsi. Ed in questo, superbo e magnifico catalizzatore demoniaco è Mephistopheles, regista e conoscitore profondo dell’animo umano, capace di manipolare con grandissima arte tutte le persone che incappano sul suo cammino.

E lo straordinario interprete, Alex Esposito coglie in pieno questa giusta lettura del personaggio, da gran mattatore, affascinando il pubblico con una voce potente, musicalissima e dando giusto accento ed espressione ad ogni inciso e parola. Molto presente ed elegante scenicamente, perfino sensuale in guepiére, calze a rete e boa nella notte di Valpurgis, tanto da fare invidia alle dive del Bourlesque, è stato giustamente il trionfatore della serata. Ha saputo piegare il suo ottimo mezzo vocale anche ad un ghigno malefico, a neri brontolii, a risate sardoniche. Davvero spettacolare. Come è stata ottima la prova del tenore Ivan Ayon Rivas, dotato di una voce morbida, luminosa e ben proiettata in avanti. Il suo Faust è totalmente nelle mani catalizzatrici del demonio, quasi terrorizzato da lui e succube. Splendidi gli acuti lanciati come frecce fulminanti nella sala del teatro veneziano, ma anche le sue mezzevoci ed il suo legato sapiente.

La Marguerite di Carmela Remigio, oltre ad una voce di velluto a cui la grande artista italiana ci ha abituato ed ad un sapiente uso della stessa, mi ha colpito per la magnifica mimica facciale, che essendo in barcaccia a pochi metri dagli artisti ho potuto cogliere in pieno, da grande attrice di prosa, ben sapendo cogliere ogni minimo sentimento che si agita nel cuore della sfortunata fanciulla, dallo gioioso stupre del primo innamoramento alla disperazione estrema per la morte del fratello, alla sconvolgente e riuscita scena in cui uccide il suo bambino durante il preludio dell’ultimo atto. Agghiacciante il suo tenero sorriso materno che si tramuta in una smorfia diabolica quando preme il cuscino rosso dentro la carrozzina. Grande colpo di teatro e grande interprete. Fluida e perlacea negli acuti ben dosati e che riempiono il teatro, morbida e sinuosa nel duetto d’amore, una grande interprete del ruolo. Il fratello Valentin era interpretato dal baritono Armando Noguera, voce ben emessa anche se molto chiara, ottimo interprete di grande fascino in scena, ha colpito nella scena della morte, commuovendo per ricchezza di accenti e forza scenica.

Dotata di ottima verve scenica, bella voce e sopraffina musicalità Paola Gardina, eccellente Siebel. Buoni, incisivi e musicalissimi il Wagner di William Corrò e la Marthe di Julie Mellor. Mi ripeto nell’elogio al Coro del Teatro La Fenice, sempre con bellissimo suono unico, disinvolto in scena nonostante la mascherina molto ben diretto dal Maestro Alfonso Caiani. Il maestro Frèdèric Chaslin, direttore d’orchestra ha svolto una buona, fluida e sapiente lettura della splendida partitura, infondendo la forza assieme allo charme tutto francese all’esecuzione , sempre assecondato con meravigliosa maestria dalla stupenda Orchestra del Teatro La Fenice. Molto ricchi, suggestivi i costumi a cura di Gabriela Salaverri, e le luci di Alberto Rodriguez Vega, che donavano suggestione ed ulteriore bellezza ad uno spettacolo applauditissimo da un pubblico folto e festante.

FAUST

Dramma lirico in cinque atti

Libretto di Jules Barbier e Michel Carré

musica di Charles Gounod

Personaggi ed interpreti

Dottor Faust Ivan Ayon Rivas
Méphistophélès Alex Esposito
Valentin Armando Noguera
Marguerite Carmela Remigio
Wagner William Corrò
Siébel Paola Gardina
Marthe Schwertlein Julie Mellor

Direttore d’Orchestra Frédéric Chaslin

Regia Joan Anton Rechi

Scene Sebastian Ellrich
Costumi Gabriela Salaverri
light designer Alberto Rodriguez Vega

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

 Maestro del Coro Alfonso Caiani

Foto : Michele Crosera