Il gallo d’oro

Il Gallo d'Oro 5
Una scena d’insieme

Dopo la fortunata produzione dell’Evgenij Onegin andata in scena al Petruzzelli nel novembre 2019, l’Opera russa ritorna al Massimo barese nel mese di novembre con l’ultima opera di Nikolaj Rimskij-Korsakov, Il gallo d’oro, opera fantastica su libretto di Vladimir Belskij tratta dall’omonima fiaba di Aleksander Puškin. Il gallo d’oro fu rappresentato per la prima volta il 7 ottobre del 1909 al teatro Solodovnikov di Mosca e costituisce il “testamento operistico” di Rimskij-Korsakov, che morì senza poter assistere alla prima rappresentazione. Il suo ultimo lavoro ebbe non pochi problemi con la censura, a causa dello scottante e delicato argomento, una satira politica anti zarista per cui la censura aveva richiesto parecchie modifiche, a cui il compositore si oppose. L’opera avrebbe già dovuto andare in scena al Petruzzelli nel novembre dello scorso anno, ma, a causa della forzata e ingiustificata chiusura dei teatri da parte del governo allora in carica, è stata inevitabilmente rinviata. L’orchestra è diretta dal maestro Evgeny Bražnik e il coro è, come sempre, capitanato dal maestro Fabrizio Cassi. L’allestimento scenico è, come già per l’Onegin, della Helikon Opera di Mosca, per la regia di Dmitrij Bertman e le scene e i costumi di Ene-Liis Semper. L’azione si svolge in un tempo non precisato, forse per questo il regista Dmitrij Bertman ha voluto trasporla ai nostri giorni, con nudi, accappatoi e vasche da bagno nell’atto primo, mentre nell’atto secondo si sono visti sfavillanti costumi dorati, come per la seducente zarina di Semacha, la quale nell’atto terzo indossava un bellissimo e lungo abito bianco con paillettes dorate, degno di nota.. senza dubbio ci si potrebbe chiedere il perché in questa regia lo Zar Dodon pianga alla vista dei suoi due figli morti in battaglia, i cui corpi sono tuttavia adagiati su dei comodi divani.

Il Gallo d'Oro 1
Lidia Svetozarova

Per quel che concerne la resa musicale, si apprezza la direzione del maestro Bražnik e della magnifica orchestra del teatro Petruzzelli, che dipinge una variegata scrittura. Si passa da momenti prettamente lirici come la ninnananna durante il sonno dello Zar nell’atto primo, agli energici strappi degli archi che accompagnano i leitmotive del Gallo, il quale preannuncia l’imminente guerra. . In organico vi sono flauti, il corno inglese, due arpe, i clarinetti, i fagotti, lo xilofono, la celesta, il triangolo. Le melodie dell’ultimo capolavoro del compositore russo, permeate di fascino esotico, portano lo spettatore in una dimensione senza tempo, fatata, prova ne è anche il leitmotiv che accompagna e descrive la Zarina di Semacha, a cui è affidata una linea melodica assolutamente lirica, tinteggiata dai pizzicati degli archi e dai glissando dell’arpa, con scale cromatiche e figure musicali che riconducono la memoria alle fiabe del lontano, antico oriente. Nel cast spicca su tutti lo Zar Dodon del basso Mikhail Gužov, con bellissima voce, rotonda, presente e omogenea, sorretta da una morbida emissione. Ricca e doviziosa, la voce dell’artista, di ottimo squillo, si espande magnificamente in teatro. Al suo fianco la straordinaria Lidia Svetozarova, zarina di Semacha seducente fisicamente e vocalmente. La voce del soprano lirico è pura e possiede notevole facilità nel solidissimo registro acuto, lanciato con precisione e sicurezza nel suo arioso di entrata, in questa produzione cantato in francese, tedesco e italiano, dove la bravissima cantante ha modo di descrivere l’isola incantata del suo personaggio con agilità ricamate e voluttuosi merletti sonori. Il suo mezzo vocale, di argenteo velluto, ben si presta ad una scrittura di squisita raffinatezza. Impossibile non urlarle brava al termine della sua prova.

Il Gallo d'Oro 3
Lidia Svetozarova

Ottima anche la prova del contralto Ksenija Viaznikova nella parte della governante Amelfa, voce calda e avvolgente, molto sonora in tutta la gamma vocale, ma in particolar modo nel registro grave. L’Amelfa della Viaznikova si fa beffe dello zar Dodon, di cui sembra ben conoscere le debolezze caratteriali e l’ingenuità. Nella compagine vocale si fa onore l’astrologo di Ivan Volkov, un tenore che possiede un mezzo piuttosto scuro e voluminoso, sebbene questo ruolo fosse stato pensato da Rimskij-Korsakov per un tenore contraltino. Di ottimo livello le prove di Dmitrij Khromov e di Dmitrij Yankovskij, rispettivamente lo Zarevic Guidon e lo Zarevic Afron. Da menzionare anche l’ottimo basso Dmitrij Skorikov, come Voevoda Polkan. Non meno importante il Gallo d’oro di Maiia Barkovskaja, soprano che, seppur con brevissimi interventi, esibisce una voce corposa, con un registro acuto ben proiettato e un considerevole volume. Il coro del teatro Petruzzelli, col suo impeccabile suono e dalla conclamata omogeneità e compattezza, si conferma straordinario.
Il pubblico ha applaudito l’opera con convinzione. Sarà possibile vedere lo spettacolo fino al 17 novembre.

IL GALLO D’ORO – NIKOLAJ RIMSKIJ-KORSAKOV

Opera fantastica in un prologo, due atti ed un epilogo, basato su “Il racconto del gallo d’oro” di Aleksandr Puškin del 1834

direttore Yevgeny Brazhnik
regia Dmitrij Bertman
scene e costumi Ene-Liis Semper
disegno luci Thomas Hase
coreografie Edwald Smirnov
maestro del coro Fabrizio Cassi

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli

Allestimento scenico | Helikon Opera di Mosca

INTERPRETATO DA

Lo Zar Dodon Mikhail Gužov

Lo Zarevic Guidòn Dmitrij Khromov

Lo Zarevic Afròn Dmitrij Yankovskij

Il Voevoda Polkan Dmitrij Skorikov

Amelfa Ksenija Viaznikova

Un Astrologo Ivan Volkov

La Zarina di Šemacha Lidia Svetozarova

Il gallo d’oro Maiia Barkovskaja

Foto di Clarissa Lapolla cortesia della Fondazione Petruzzelli