La traviata

Grande successo per il capolavoro verdiano al Teatro Comunale di Modena.

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Maria Mudryak

Nel contesto delle manifestazioni Modena per Luciano, prosegue, nel teatro a lui dedicato, la presentazione delle opere del suo repertorio, in ordine di debutto.

Stefano Monti, che firma regia , scene e costumi, pensa all’opera adattandola ai nuovi spazi scenici che si sono venuti a creare con le misure di contenimento in atto. Nelle sue note, riportate sul programma di sala, si legge: “Non è più il tempo degli allestimenti sfarzosi che ostentano ricchezza e edonismo estetico, è giunto il momento dell’essenzialità……Per rendere possibile il distanziamento fisico, condizione unica e necessaria per poter esercitare la pratica del teatro in tempo di covid19, ho dovuto pormi con uno sguardo diverso rispetto all’edificio teatrale e alla sua architettura, ri-teatralizzando lo spazio scenico e dilatando lo spazio deputato alle masse artistiche. Si è fatta emergere l’orchestra disponendola fra palcoscenico e platea, e si è inglobata nello spazio scenico la platea stessa come estensione del palcoscenico, come luogo in cui possano agire il coro e gli interpreti.”

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Matteo Lippi

Ed ecco che la platea diventa il luogo dove si svolge l’azione, l’orchestra di spalle al pubblico, cosa che permette al direttore di poter seguire l’azione e guidare cantanti e coro, pochi se non minimi oggetti di scena, le sedie per il coro che viene spesso posto lungo il perimetro della sala, un grande tavolo al primo atto, un tavolo rotondo per il secondo atto, nel terzo un letto, un canapè e i costumi di scena di Violetta adagiati su tre poltrone (di uno di questi si approprierà Flora, durante il coro del carnevale). Molto belli i movimenti di regia, sempre appropriati al testo scritto, di grande effetto i soldi gettati dal loggione all’apertura della scena della festa del secondo atto, con il coro che apre gli ombrelli e li raccoglie, il tutto fuso in una luce blu che ricordava da vicino le atmosfere del film Moulin Rouge di Baz Luhrmann, film a cui l’opera è dedicata. Sapiente l’uso del coro, che qui diventa non solo il contorno dell’azione, utilizzato il più delle volte immobile, ma parte essenziale di essa, come il coro maschile che, alla festa di Flora, si sfila la giacca e la trasforma in un mantello da torero (e la memoria non può non riandare all’idea registica di Luchino Visconti per la celebre messa in scena alla Scala di Milano del 1955 con Maria Callas). A tal proposito, grande plauso alle coreografie e preparazione di Tony Contartese in collaborazione con STED. Bellissimi i costumi (quello del secondo atto di Violetta, su tinte marroni, era di fine eleganza, che la figura della protagonista ben evidenziava), e di grande effetto, come sopra descritto, l’uso delle luci di Marcello Marchi.

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Ernesto Petti, Maria Mudryak

Anche musicalmente e vocalmente le cose sono andate per il giusto verso.

Molto attenta e precisa la direzione di Alessandro D’Agostini, che di quest’opera ha le idee chiare; non si pone innovazioni ma dirige con attenzione, cura dei dettagli, ottiene suoni morbiti e pastosi dall’orchestra ed è a suo agio sia nei momenti di abbandono (molto bello l’accompagnamento del celeberrimo “Amami, Alfredo”), che di concitazione (la scena della festa è addirittura elettrizzante, con tempi rapidi e asciutti). L’Orchestra Filarmonica Italiana risponde a queste sollecitazioni con grande precisione e musicalità.

Maria Mudryak, soprano che dal 2014, anno del suo debutto al Teatro Carlo Felice di Genova nel ruolo di Susanna ne Le nozze di Figaro, ha fatto una notevole carriera, ha un bel colore di lirico leggero, con acuti saldi e corposi almeno fino al do acuto (il mi bemolle fuori ordinanza al termine del primo atto risultava alquanto fibroso), i centri sono sufficientemente sviluppati e nei gravi, saggiamente, non forza, evitando così i classici suoni artefatti e intubati. La sua è una Violetta ben cantata, sufficientemente espressiva e disinvolta scenicamente, ma del personaggio, visti i limiti imposti dal suo registro, ne coglie solo una parte, il fraseggio è a corrente alterna e carente di accenti. Non mancano i bei momenti, quelli dove la voce si può abbandonare al canto disteso, infatti l’ “Ah, forse è lui”, il “Dite alla giovane” e “Addio del passato” sono stati momenti di rara suggestione. Nel complesso una buona prova.

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La traviata, Modena 2020

Bel colore, linea vocale solida, bei centri, acuti facili e squillanti, suono ben appoggiato e proiettato; sono queste le qualità di Matteo Lippi, allievo di Mirella Freni, che si apprezzano nel suo Alfredo Germont, oltre a un fraseggio sempre vario e sfumato, bei colori e buona presenza scenica.

Voce interessante anche quella di Ernesto Petti, che ha raffigurato un Germont non come il solito anziano genitore, come spesso si usa fare, ma un uomo maturo, con il suo bagaglio di grettitudine ma sempre gran signore. La linea vocale necessiterebbe, invero, di un migliore appoggio, soprattutto quando deve salire all’acuto, che può risultare faticoso; per il resto le intenzioni ci sono, quando richiesto il suono si fa pastoso e morbido, risultando ben impostato. Per tutti gli esempi valga l’aria “Di Provenza il mar, il suol” ben cantata e interpretata.

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La traviata, Modena 2020

Ottime le parti di fianco, con una scatenata Ana Victória Pitts nei panni di Flora; scenicamente disinvolti e ineccepibili vocalmente Antonio Mandrillo (Gastone), Alex Martini (Il marchese d’Obigny) Francesco Leone (Dottor Grenvil) e Daniel Kim (Barone Duphol). Bene Lucia Paffi (Annina), Alessandro Vannucci (Giuseppe) e Paolo Marchini (un Domestico/un commissionario).

Splendido il Coro Lirico di Modena, scatenatissimo in scena e  ottimamente preparato da Stefano Colò.

Grandissimo successo a fine spettacolo, unanimi consesi per cast e direttore e autentiche ovazioni alla protagonista.

Teatro Comunale di Modena
Stagione 2020/2021

LA TRAVIATA
Opera in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Maria Mudryak
Alfredo Germont Matteo Lippi
Giorgio Germont Ernesto Petti
Flora Bervoix Ana Victória Pitts
Annina Lucia Paffi
Gastone Antonio Mandrillo
Barone Douphol Daniel Kim
Marchese d’Obigny Alex Martini
Dottore di Grenvil Francesco Leone
Giuseppe Alessandro Vannucci
Un domestico, un commissionario Paolo Marchini

Orchestra Filarmonica Italiana
Coro Lirico di Modena
Maestro del coro Stefano Colò
Direttore Alessandro D’Agostini

Regia, scene, costumi Stefano Monti
Coreografie Tony Contarese in collaborazione con STED
Luci Marcello Marchi

NUOVO IMPIANTO SCENICO

Modena, Teatro Comunale, 18 ottobre 2020

Foto su gentile concessione dell’Ufficio Stampa del teatro Comunale di Modena