L’incoronazione di Poppea – Monteverdi Festival, Cremona
L’incoronazione di Poppea è il titolo inaugurale del Monteverdi Festival 2026.
“Affettava contegno, ma era libertina; di rado usciva in pubblico e col volto sempre in parte velato, per suscitare curiosita o perché così le donava. Il buon nome non costituiva per lei una remora, e non faceva distinzione tra mariti e amanti. Non si lasciava prendere dai sentimenti né suoi né altrui: dove si prospettava la convenienza, lì trasferiva la sua passione”.

Tacito, nei suoi Annales (XIII – 45), è fra i primi autori a tramandarci un impietoso ritratto di Poppea, un personaggio chiave della storia romana che ha ispirato, nel 1643, l’opera ultima di Claudio Monteverdi. Lasciamo ai musicologi l’annosa questione sulla totale o parziale autografia dello spartito per parlare di questa produzione inaugurale del Festival cremonese dedicato al “Divin Claudio”.
Il regista, Roberto Catalano, parte dalla consapevolezza che la figura di Nerone è stata sepolta dalla storia, una damnatio memoriae che ha colpito la sua persona ma anche fisicamente i suoi luoghi come la magnifica Domus Aurea. La scena di Mariana Moreita ci porta in stanze sepolte, templi di marmo in cui la terra straborda dai muri, ambienti claustrofobici e bui (ottimo il comparto luci di Oscar Frosio) in cui i personaggi si muovono come disperati fantasmi. Sul palco i bravi danzatori: Veronica Borra, Beatrice Botticini Bianchi, Matilde Cortivo, Teodora Fornari, Emanuele Frutti, Vincenzo Giordano e Andrea Carlotta Pelaia mimano una sorta di genesi primordiale grazie alle coreografie di Marco Caudera. Uno spettacolo interessante, che rende bene il complesso rapporto fra i due amanti e le difficili scelte morali della vicenda, evocate da un sipario dove è riprodotto l’Ercole al bivio di Annibale Carracci. Una messa in scena che forse funziona più nella sua prima parte, perdendosi un po’ nel finale. Alcune idee sono forse esageratamente criptiche e simboliche e, a volte, si ha la sensazione di già visto: la terra di Michieletto o le teche di Poda, ad esempio. Peculiare ed efficace la scelta dei costumi di Ilaria Ariemme che mescolano epoche e stili creando una riuscita sinfonia.

Il versante musicale è affidato alla concertazione di Paul Agnew, al suo primo incontro con la partitura monteverdiana. A capo dell’ensemble Les Arts Florissants, il direttore offre una lettura che, se da una parte segue il solco della prassi storicamente informata, dall’altra cerca di tendere l’arco narrativo sviluppando una atmosfera plumbea ed oscura. Muovendosi in un substrato di fondo unitario e coeso, Agnew sembra voler spogliare la musica monteverdiana di ogni leziosità ed insistere, piuttosto, sulla ricerca di dinamiche lineari e sonorità essenziali. Un approccio ben rifinito, che procede di pari passo con la lettura visiva dello spettacolo.
La compagnia di canto è capitanata dall’ottima Poppea di Benedetta Torre. Il soprano genovese, dalla figura snella e sinuosa, si muove sulla scena con grande disinvoltura; seducente e determinata, la “sua” Poppea è una donna inquieta e passionale che tradisce tutta la fragile incostanza dell’animo umano. Una prova di valore anche sotto l’aspetto meramente vocale, ove si rimane colpiti dalla perizia nel cesello dei recitativi e dal contrasto tra la dolcezza dei momenti di maggiore abbandono e la ferina baldanza di quelli appassionati.

Da par suo, Maayan Licht presta tutto il suo proverbiale ed incontenibile carisma della definizione di un Nerone capriccioso e volubile, dissoluto e tracotante. Un divo ante-litteram, uso ad ottenere tutto ciò che vuole e ad avere tutti ai suoi piedi, ma che, dinanzi alla passione travolgente per la sua Poppea, si smarrisce e vede cadere ogni sua difesa. Indiscutibile, poi, la preziosità e la levatura di un mezzo tecnicamente solidissimo. In particolare evidenza, inoltre, il suggestivo intrecciarsi del caratteristico impasto timbrico del controtenore con quello della Torre, specie nel meraviglioso duetto conclusivo dell’opera “Pur ti miro”.
Un grande plauso va rivolto a Mara Gaudenzi che, con il lussureggiante velluto del proprio strumento, disegna le ansie e le inquietudini di Ottavia. L’addio a Roma, dopo aver appreso la sentenza del ripudio, viene rifinito con tale incisività ed intensità emotiva da fare di questo momento uno dei vertici esecutivi della serata.
Agustín Pennino, facendo leva sulla chiarezza timbrica e sulla nitidezza della articolazione, mette in evidenza i diversi affetti che affliggono il personaggio di Ottone, dalla gelosia, alla disperazione, dall’involo amoroso allo sgomento. L’artista è giovane, ma la fantasia nell’accento è altrettanto indiscutibile.
A Federico Sacchi spetta il compito di portare sulla scena il personaggio di Seneca, cui l’artista dona tutta la solennità e la gravità di un mezzo sonoro e dall’ampia cavata. L’autorevolezza del filosofo viene assicurata dalla granitica solidità di un accento scolpito ed imperioso. Una prova guidata da una segnata teatralità, in particolare evidenza nella toccante scena della morte.
Bravo, bravissimo Luca Cervoni, protagonista di una prova di eccezionale carisma. Nella sua interpretazione alterna la comicità e la spavalderia di Arnalta alla misurata compostezza di Famigliare I (mentre assiste impotente alla morte di Seneca). Al vulcanico istrionismo sulla scena, corrisponde un altrettanto significativa varietà nel fraseggio, dimostrando come proprio dalla parola e dalla ricerca del significato di ogni singolo verso, possano nascere le maschere teatrali.
Lucía Martín-Cartón presta a Drusilla la freschezza e la grazia di una vocalità ben dispiegata. Una prova particolarmente riuscita anche sotto il profilo interpretativo, grazie alla vivida e sagace caratterizzazione del personaggio.
Per la Nutrice si ricorre, in questa produzione, ad un contralto e, nella fattispecie ad Alessandra Visentin che, con emissione controllata e ben impostata, definisce un carattere ironico ma, ad un contempo, melanconico e adeguatamente coinvolto.
A Jorge Navarro Colorado spetta il compito di vestire i panni di più di un personaggio, Lucano, Soldato I e Famigliare II e, in ognuno di questi, riesce a trovare la chiave di una espressività diretta ed immediata. Avvalendosi di una vocalità dal bronzeo squillo, risulta particolarmente efficace nel duetto tra Lucano e Nerone che segue immediatamente la morte di Seneca.
Di buona fattura, nel canto come sulla scena, la prova di Matteo Laconi, impegnato nel duplice ruolo di Liberto e Soldato II.

La locandina prosegue poi Giacomo Nanni che, nei panni di Mercurio, Littore e Famigliare III, sigla una prova di rilievo per ampiezza sonora ed efficacia espressiva.
Guizzante e ben sfogata la prestazione di Sarah Fleiss, parimenti ben a fuoco come Fortuna e come Damigella.
Briosa ed ammiccante è Sarah Hayashi impegnata in apertura di serata come Amore e, quindi, come disinibito Valletto.
Completa la locandina la Pallade di Silvia Porcellini, dalla linea solida e sicura.
Alla serata, protrattasi per quasi quattro ore di spettacolo, arride un ottimo successo di pubblico che mostra un più intenso apprezzamento nei confronti di Cervoni, Gaudenzi, Lycht, Torre ed Agnew. Qualche voce di dissenso all’apparire del team registico.
L’INCORONAZIONE DI POPPEA
Dramma per musica in un prologo e tre atti
Libretto di Giovanni Francesco Busenello
Musica di Claudio Monteverdi
Poppea Benedetta Torre
Nerone Maayan Licht
Ottavia, Virtù Mara Gaudenzi
Ottone Agustín Pennino
Seneca Federico Domenico Eraldo Sacchi
Drusilla Lucía Martín-Cartón
Nutrice Alessandra Visentin
Arnalta, Famigliare Luca Cervoni
Lucano, Soldato I, Famigliare II Jorge Navarro Colorado
Liberto, Soldato II Matteo Laconi
Mercurio, Littore, Famigliare III Giacomo Nanni
Fortuna, Damigella Sarah Fleiss
Amore, Valletto Sarah Hayashi
Pallade Silvia Porcellini
Danzatori Veronica Borra, Beatrice Botticini Bianchi, Matilde Cortivo, Teodora Fornari, Emanuele Frutti, Vincenzo Giordano, Andrea Carlotta Pelaia
Les Arts Florissants
Direttore Paul Agnew
Regia Roberto Catalano
Scene Mariana Moreira
Costumi Ilaria Ariemme
Light designer Oscar Frosio
Coreografo Marco Caudera
Foto:Antonio Dimondo
