Spettacoli

La traviata – Arena di Verona Opera Festival 2026, Verona

L’Arena di Verona Opera Festival numero centotre apre la stagione con La traviata di Giuseppe Verdi

“Sono arrivato a Parigi un anno fa. Era il 1899, l’estate dell’amore. Io non sapevo niente del Moulin Rouge, né di Harold Zidler o di Satine; il mondo era stato travolto dalla rivoluzione bohemien, e io ero arrivato da Londra per prendervi parte. Su una collina di Parigi c’era il quartiere di Montmartre; non era come diceva mio padre “il quartiere del peccato!”, ma il cuore del mondo bohemien: musicisti, pittori, scrittori, i cosiddetti figli della rivoluzione. Sì, ero venuto a fare una vita da spiantato, ero venuto a scrivere di verità, bellezza, libertà e la cosa a cui credevo di più in assoluto: l’amore”. 

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Martina Russomanno

Con queste parole, Christian, protagonista del film del 2001 “Moulin Rouge!”, ci fa entrare in un mondo iconico, immortalato nella recente memoria collettiva da questo kolossal cinematografico vincitore di due premi Oscar. In una sorta di gioco di specchi la pellicola, che era ispirata a Traviata e Bohème, torna ad essere opera e lo fa con questa mastodontica produzione del noto regista d’opera Paul Curran, in passato anche collaboratore del regista del già citato film Baz Luhrmann. Eccoci così catapultati nella atmosfera della Parigi di inizio secolo, a partire dai grandi manifesti pubblicitari, fra cui il noto Chat noir di Alexandre Theophile che fungono da sipario ad inizio spettacolo, un particolare di zeffirelliana memoria. Si prosegue, poi, soprattutto nel primo atto, con una ricchissima serie di rimandi al noto locale notturno: il mulino rosso e il grande elefante che nei primi del Novecento effettivamente trovava posto nel giardino del night. Non mancano poi ballerine dentro a calici di champagne, spettacoli di danza, can can, e tutto l’immaginario legato agli spettacoli parigini, perfettamente riprodotti, un complesso insieme (coreografie di Kyle Lang) che viene mosso con grande sapienza scenica dal regista scozzese. Lo sfarzo spettacolare sa però anche lasciare spazio a momenti più malinconici ed intimistici, una alternanza permessa dalle ispiratissime ed adattabili scene di Juan Guillermo Nova che ci portano velocemente dalle sale da ballo ad umili interni borghesi. Un applauso va anche alle sapienti luci di Fabio Barettin, da avanspettacolo nel primo atto, ma che sanno essere anche intime e delicate quando necessario. Fantasiosi e dalla splendida linea sartoriale i costumi dei protagonisti pensati da Stefano Ciammitti che diventano più sexy e gender free nelle grandi scene corali, soprattutto per i ballerini. Uno spettacolo decisamente areniano, grandioso e stupefacente, adatto al grande palco di Verona e alla voglia di divertimento del pubblico. 

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Amartuvshin Enkhbat e Martina Russomanno

Per quanto concerne il versante musicale non possiamo che partire dalla protagonista, quella Violetta Valéry, croce e delizia di molti soprani. Si è scelto di puntare su una giovanissima, un nome che si sta facendo largo nei grandi teatri, già noto ai melomani, ma meno al grande pubblico, quello di Martina Russomanno. La cantante, fresca del successo all’Opera di Roma in Tancredi, offre una prestazione vocale notevole, pur con qualche distinguo. Sicuramente punti forti della sua esibizione sono l’espressività, il piacevolissimo e rotondo colore e una buona proiezione. Una prova, la sua, che è andata in crescendo soprattutto dopo lo scoglio del finale primo, e che raggiunge i migliori risultati nel terzo atto. Probabilmente l’emozione ha intaccato, pur in minima parte, una serata altrimenti degna di nota. Splendida anche la presenza scenica, elegante, sempre credibile, adeguatamente misurata ma di grande fascino.

Alfredo è Yusif Eyvazov, che il pubblico areniano ha imparato a conoscere bene negli anni. Notevole resta sempre lo squillo e la sicurezza vocale del cantante che riesce a riempire adeguatamente la grande arena. Particolarmente riuscita l’aria di secondo atto, un Alfredo interpretato nel solco della tradizione, un giovane pieno di energie e speranze nel futuro. 

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Yusif Eyvazov

Giorgio Germont ha la stessa grande caratura di Amartuvshin Enkhbat, nome assai noto e sempre garanzia di una prova impeccabile. Il baritono anche questa volta sfoggia una invidiabile sicurezza: pennellate splendide di suono, una dizione perfetta che fanno di ogni sua apparizione sul palco un piccolo trattato di arte canora. La presenza scenica può forse risultare ancora leggermente impacciata ma è poca cosa in confronto alla emozione prodotta dalla sua voce. 

Nel folto stuolo dei comprimari, si impongono la magistrale bravura e la straordinaria verve di Carlo Bosi, un Gastone, Visconte di Letorières, di lusso.

Di assoluto rilievo anche la Annina della brava Francesca Maionchi, dalla vocalità solida e squillante.
Nel ruolo di Flora, Anna Werle combina il fascino conturbante della presenza scenica allo smalto screziato della linea vocale.

Insinuante il Barone Duphol di Nicolò Ceriani, sempre incisivo nel canto come sulla scena.
Gëzim Myshketa, nei panni del Marchese d’Obigny, sa essere smaliziato e coinvolgente secondo copione.
Serioso e misurato il Dottore Grenvil di Mariano Buccino; completano la locandina Francesco Pittari, Giuseppe, e Carlo Bombieri, impegnato nel duplice ruolo di un domestico di Flora e un commissionario.

In buca, a capo dei complessi areniani, Michele Spotti offre una lettura particolarmente rifinita del capolavoro verdiano. Una concertazione focalizzata sul percorso emotivo della protagonista, dai turbamenti sentimentali del primo atto, allo struggimento del sacrifico d’amore, sino ad arrivare al drammatico finale. Un approccio giocato sui contrasti dinamici e cromatici, in evidenza per la dicotomia tra ritmi brillanti ed atmosfere rarefatte. Una prova di sicuro valore, ben assecondata dalla compagine strumentale, capace di assicurare la giusta rotondità e fluidità al fraseggio musicale.

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La traviata, Arena di Verona, 2026

Il coro areniano, diretto da Roberto Gabbiani, offre il proprio autorevole contributo sottolineando, con la giusta palette di colori, la frenesia delle due grandi feste di primo e secondo atto.

Una serata che, lo ricordiamo, è stata salvata, letteralmente, dalle strepitose maestranze areniane che hanno riparato e ricostruito, nell’arco di poche ore, le scene distrutte da una tromba d’aria. Un plauso quindi a questi valorosi che ci hanno permesso di vivere una felicissima serata veronese, sold out e culminata tra gli applausi calorosi, particolarmente intensi per i protagonisti e il direttore.

La traviata
Opera in tre atti
libretto di Francesco Maria Piave
musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Martina Russomanno
Flora Bervoix Anna Werle
Annina Francesca Maionchi
Alfredo Germont Yusif Eyvazov
Giorgio Germont Amartuvshin Enkhbat
Gastone, visconte di Letorières Carlo Bosi
Il barone Douphol Nicolò Ceriani
Il marchese d’Obigny Gëzim Myshketa
Il dottor Grenvil Mariano Buccino
Giuseppe Francesco Pittari
Un domestico di Flora / Un commissionario Carlo Bombieri

direttore Michele Spotti
regia Paul Curran
scene Juan Guillermo Nova
costumi Stefano Ciammitti
luci Fabio Barettin
Coreografia Kyle Lang
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici di Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani

Foto: Ennevi