Spettacoli

Così fan tutte – Grimaldi Forum, Monte-Carlo

Così fan tutte, di Wolfgang Amadeus Mozart, fa sorridere Monte-Carlo. 

“Tough and bright, plump and pretty, earthy and funny”, così scriveva nel 1996 il Los Angeles Times a proposito di Cecilia Bartoli. La cantante romana, oggi amatissima e famosissima, esattamente trenta anni fa debuttava al Met, con la sua Despina e riscuoteva un enorme successo. E quella “grazia mozartiana” che la critica le ha riconosciuto fin da subito è ancora oggi assolutamente intatta e splendente. Quasi come un piccolo omaggio alla sua carriera, la stagione dell’Opéra di Monte-Carlo si arricchisce di una sola serata evento, che completa la trilogia dapontiana proposta negli scorsi anni. Una produzione impreziosita non solo dalla presenza della Santa (come scherzosamente è ormai spesso appellata Cecilia Bartoli) ma anche da un maestro, quale Alessandro Corbelli, nel ruolo di Don Alfonso e, soprattutto, dalla eccezionale prova offerta dai musicisti della Wiener Staatsoper diretti da Patrick Lange. Per l’allestimento si é optato per una forma semi scenica assai agile, pensata da Lisa Padouvas: sullo sfondo, un grande led, ci mostra, alternandoli, due ambienti, il bar “Giardino della fesseria” e la casa affacciata sul mare delle due sorelle (video di Emma Zimmel). Le proiezioni, che sottolineano il passare del tempo attraverso i diversi colori del giorno, sono affiancate da alcuni semplici oggetti di scena, un bancone da bar, sulla sinistra del palco, e alcune sedie sulla destra, mentre l’orchestra occupa armonicamente il fondo della scena. Ovviamente la serata ha stupito non tanto sul piano visivo quanto su quello interpretativo e musicale. 

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Adriana Gonzalez, Samantha Hankey e Cecilia Bartoli

Partiamo, allora, dalla compagine orchestrale che, come ricordato, è quella della Wiener Staatsoper, tra le più rinomate al mondo. Una eccellenza sotto ogni aspetto, capace di offrire al pubblico monegasco un compendio di precisione esecutiva e rigore stilistico. La preziosa ed insostituibile specificità di ogni sezione si interseca armoniosamente con ogni altra componente orchestrale, dando vita ad un substrato unitario di leggiadra compattezza. Ne sortisce un suono rotondo e trasparente, un flusso morbidissimo che fluttua in sala come una nuvola soffice ed appena abbozzata. In questo fiume in piena dalle tinte pastello, riconosciamo l’autentica rappresentazione delle intenzioni mozartiane e non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla cristallina purezza del fraseggio musicale.

Sul podio, Patrick Lange, trova la giusta intesa con i musicisti e costruisce un dialogo efficace e ben funzionale alla teatralità del racconto. Ottima, inoltre, l’intesa con i solisti.

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Peter Kellner, Filipe Manu e Alessandro Corbelli

Adriana Gonzalez, giovane soprano che viene dal Guatemala, presta a Fiordiligi la musicalità e la grazia di una vocalità piacevolmente timbrata. La linea, saldamente controllata, si dispiega attraverso un’emissione morbida e sfumata, svettando poi, con la giusta rotondità, nel settore più acuto. La cura nel fraseggio concorre alla credibilità dell’interprete, che ben sottolinea l’evoluzione sentimentale del personaggio nel corso dell’opera.

A dare voce all’altra sorella ferrarese è Samantha Hankey, dall’emissione ampia e generosa. Il mezzosoprano può contare su di uno strumento dal caratteristico colore chiaro e di facile proiezione. Alla definizione del personaggio contribuisce, oltre alla marcata espressività dell’accento, anche la raffinata eleganza della presenza scenica.

Passando ai signori “fidanzati”, è davvero bravo Filipe Manu, un Ferrando disinvolto nelle movenze e naturalmente espressivo nel fraseggio. Il tenore neozelandese possiede non solo un timbro privilegiato per colore e rotondità, ma mostra anche una buona consapevolezza tecnica e un pregevole controllo del canto sul fiato.

Peter Kellner è Gugliemo, ma la sua prestazione è minata da una improvvisa (annunciata) indisposizione. Nonostante i segni inevitabili di una non perfetta forma, onore al merito per aver saputo controllare al meglio, soprattutto nei centri, uno strumento di buon volume e dal caratteristico colore ambrato. Nulla da dire, al contrario, sotto l’aspetto interpretativo e sulla capacità dell’artista di creare il personaggio con scanzonata ironia. 

C’è poi un’altra coppia di personaggi, quella formata da Despina e Don Alfonso, caratteri fondamentali per lo sviluppo dell’intreccio narrativo.

E a portarli sulla scena, in questa serata, sono due  tra gli artisti più conosciuti ed apprezzati di sempre: Cecilia Bartoli ed Alessandro Corbelli.

La prima non si limita ad interpretare un personaggio, ma lo crea, lo plasma, lo sviluppa e lo vive in tutte le sue possibili sfaccettature. Despina non è la semplice “servetta” di casa ma, grazie alla lettura della Bartoli, diventa una donna consapevole delle proprie astuzie, dei propri vizi e delle proprie abilità. Il carisma scenico del mezzosoprano romano è senza eguali, e di pari passo va il fraseggio, scolpito con tale cura da non lasciare nulla al caso, grazie ad una articolazione nitidissima e sempre intelligibile. Marchio distintivo delle performance di questa immensa artista è la sua abilità nello sviluppare il canto a partire dal personaggio, sicché questo ne diventi strumento di verità espressiva. Non si contano le infinitesimali sfumature, i colori, le tinte di cui si carica l’emissione, ammantata da straordinaria morbidezza e da invidiabile rotondità. 

Ad una Despina di tale caratura risponde il magnifico Don Alfonso di Alessandro Corbelli, presenza scenica straordinaria e verve interpretativa da fuoriclasse. Il baritono tratteggia il personaggio con un canto sorvegliatissimo ed offre una lezione stilistica da manuale. Corbelli rappresenta un esempio di come fare teatro, cogliendone l’essenza e il significato più autentici. Un personaggio sbalzato attraverso una lettura di signorile raffinatezza, un approccio ideale per rappresentare l’anima del filosofo, più che il cinismo, di questo Don Alfonso.

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Cecilia Bartoli e Alessandro Corbelli

Di gran pregio, senza dubbio alcuno, la prova del Coro dell’Opéra di Monte-Carlo, ottimamente istruito da Stefano Visconti. Del pari efficaci risultano, dunque, il canto marziale che accompagna la finta partenza (e il ritorno) dei due fidanzati e, ancora, il languido abbandono che fa da sfondo ai corteggiamenti di secondo atto.

Serata da tutto esaurito e conclusasi tra ripetute e festose acclamazioni per tutti gli interpreti e direttore.

COSÌ FAN TUTTE
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Fiordiligi Adriana Gonzalez
Dorabella Samantha Hankey
Despina Cecilia Bartoli
Guglielmo Peter Kellner
Ferrando Filipe Manu
Don Alfonso Alessandro Corbelli

Orchestra della Wiener Staatsoper
Coro dell’Opéra di Monte-Carlo
Direttore del coro Stefano Visconti
Regia Lisa Padouvas
Video Emma Zimmel

Foto: Marco Borrelli