Foresta rossa – Teatro Massimo Bellini, Catania
Al Teatro Massimo Bellini di Catania, nell’ambito della Stagione di Concerti 2025/2026, va in scena in prima mondiale Foresta rossa, poema multimediale di Alessandra Pescetta con le musiche originali di Lorenzo Esposito Fornasari, che è anche voce solista maschile. Ad arricchire il cast di assoluto rilievo internazionale c’è Lisa Gerrard, voce solista femminile, artista leggendaria nota per i suoi inizi come componente del gruppo Dead Can Dance, certamente tra le più affermate compositrici di colonne sonore, come quella per il film Il Gladiatore in collaborazione con Hans Zimmer, premiata col Golden Globe; tra gli altri nomi illustri ha collaborato anche con Ennio Morricone. L’attore Giovanni Calcagno, voce narrante e responsabile del coordinamento artistico, conduce il pubblico raccontando i quarant’anni successivi al giorno del disastro di Chernobyl. Altra voce solista è quella della cantante jazz Aleksandra Syrkasheva, l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo Bellini sono diretti dal maestro Gianluca Marcianò.
Spettacolo di pregevole merito artistico e di indiscutibile impatto comunicativo, assume il valore di monito per l’uomo che continua con scelte dissennate a violare la natura, a soffocare il respiro della Terra e degli esseri viventi che la abitano. Attraverso un sapiente connubio tra la parola poetica, densa ed evocativa, le suggestive video-composizioni, l’originale sperimentazione musicale e vocale e l’incisività dell’espressione teatrale, Foresta rossa s’impone alla coscienza dello spettatore come un coraggioso atto di impegno civile, di resistenza contro la barbarie e di ostinato esercizio di memoria. L’input tematico per la creazione drammaturgica è la commemorazione del quarantesimo anniversario da quel 26 aprile 1986, giorno in cui la disastrosa esplosione del reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl provocò una delle più devastanti tragedie della storia contemporanea, segnando un turning point nella consapevolezza mondiale del rischio nucleare. La quantità di radiazioni fu così elevata da far mutare il colore delle foglie agli alberi. In pochi giorni i pini dell’area intorno alla centrale nucleare morirono, assumendo una colorazione rosseggiante, da cui la denominazione di Foresta rossa. Rossa come il sangue versato nei conflitti di ieri e di oggi, giacché dal 2022 la guerra distrugge nuovamente quell’area, trasformandola in una terra desolata dove soltanto alberi secchi, macerie e un silenzio assordante disegnano uno scenario dal carattere apocalittico.

Di tale immensa devastazione raccontano le potenti, bellissime video-composizioni di Alessandra Pescetta, pluripremiata videoartista, docente alla Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, che del progetto cura anche ideazione, drammaturgia e regia. Dopo anni di studi, ricerche artistiche e scientifiche, raccolta di materiali fotografici, filmati e documenti, Pescetta realizza un’opera di straordinaria densità e complessità polisemica grazie ad una sapiente commistione di linguaggi che giungono al cuore prima che alla mente dello spettatore. Le immagini scorrono nei diciassette quadri del poema integrando riprese live action, materiali relativi alla fauna e alla vegetazione e creazioni generate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Il pubblico si trova come immerso dentro al flusso ininterrotto di suggestioni visive di efficacia dirompente e dal valore simbolico, apparizioni poetiche in cui coesistono distruzione e rinascita, rovina e ricostruzione, morte e ritorno della vita, germinazione di semi, espansione di radici, mani nodose di corpi scarnificati, animali e boschi che riconquistano i loro spazi d’esistenza nel silenzio, cadaveri di soldati e il corpo di una fanciulla, novella Ofelia, che scivola trascinata dalla corrente ricordandoci la follia autodistruttiva degli esseri umani in una Terra che non dimentica nulla mentre l’uomo dimentica e ferisce, lacera, cancella.
L’ammonimento, il grido della natura dilaniata, straziata è nel racconto in prima persona di Giovanni Calcagno, attore dall’imponente presenza scenica che sa interpretare con straordinaria padronanza vocale l’intensa profondità poetica dei versi di Alessandra Pescetta: “ Semi siamo stati attorcigliati nella ruggine del vento”, “Semi siamo stati e abbiamo dormito”. Con una recitazione intimista, raccolta e vibrante, capace di restituire la materia autentica, introspettiva del testo poetico, Calcagno trasforma ogni parola in emozione viva, in esperienza sensoriale, portandoci dentro al buio umido della terra che accoglie ancora quei semi e li nutre nel tempo della germinazione affinché nuovi alberi ricrescano.
Incarnazione della foresta dolente, del suo grido palpitante e viscerale è la voce magnetica, ipnotica e penetrante di Lisa Gerrard, una presenza vocale profondamente evocativa e immersiva, capace di andare oltre la dimensione puramente musicale per insinuarsi nella sfera più intima dello spettatore. Ad ogni ingresso in scena nei quadri che la vedono protagonista la sua interpretazione appare sublime e trascendentale, con un fraseggio che sembra modellare l’aria ed evocare suggestioni di memoria, perdita e resistenza, intrecciandosi con la componente sinfonico-corale dell’opera e con l’impianto visivo multimediale.

L’elemento musicale dello spettacolo è essenziale nella creazione di un dialogo tra la tradizione vocale e un’espressività contemporanea in quanto la partitura originale di Lorenzo Esposito Fornasari combina scrittura sinfonico-corale e sperimentazione elettronica, riuscendo a creare un panorama sonoro unico, suggestivo, coinvolgente, cui il compositore dà un rilevante contributo anche come potente interprete vocale. Più che mero accompagnamento, la musica svolge un’effettiva funzione drammaturgica, contribuendo in modo significativo alla costruzione del senso e all’esperienza estetica e spirituale dello spettatore. Particolarmente efficace e funzionale alla creazione di un tessuto sonoro compatto ed articolato è la scelta di disporre gli elementi maschili del Coro nei primi tre palchi di primo ordine, mentre le voci femminili sono disposte al lato dell’Orchestra, che offre un’ottima prova sotto la direzione del maestro Gianluca Marcianò. Alla splendida complessità dell’opera contribuiscono anche i frammenti di canti popolari in lingua ucraina di Aleksandra Syrkasheva, che canta con raffinata e coinvolgente intensità espressiva, oltre che i suoni reali come le sirene della centrale o il crepitio dei rilevatori di radioattività. Ogni suono diventa corpo pulsante della memoria e al tempo stesso materia musicale. Al termine dello spettacolo il pubblico sente di aver vissuto un’esperienza artistica di raro valore estetico e civile, nella consapevolezza che l’ascolto e la riflessione collettivi hanno certamente un’eco più ampia e duratura.

Foto di Giacomo Orlando
