Orfeo ed Euridice – Teatro Regio, Parma
Orfeo ed Euridice, di Christoph Willibald Gluck, inaugura la stagione operistica del Teatro Regio di Parma.
La catabasi di Orfeo è, per Shirin Neshat, il quotidiano viaggio nei tormenti terreni: questa é l’essenza di quanto visto al Regio. La nota fotografa e videoartista iraniana torna a Parma per creare una potente installazione visiva che fonde i suoi confini con l’intera partitura di Orfeo ed Euridice di cui firma la regia. Il pubblico del Festival Verdi, probabilmente, ricorderà Shirin Neshat per una sua video installazione vista in Ramificazioni nel 2024, ma ora, forte del successo della sua Aida all’Opéra di Parigi (2025), l’artista torna a proporre nel capoluogo emiliano un lavoro potente ed evocativo. La storia, come accennato, non é quella che ci hanno tramandato le Georgiche di Virgilio (Libro IV) o le Metamorfosi di Ovidio (Libri X e XI), ma diventa il racconto tragico di una donna che perde un figlio e sceglie il suicidio e che, parallelamente, vive un grave conflitto con il compagno. Lo spettacolo si apre con un filmato in bianco e nero, dall’estetica minimalista, firma stilistica di Neshat che ci introduce al racconto (drammaturgia di Yvonne Gebauer). Ad apertura di palco, ci ritroviamo esattamente nelle stanze appena viste nel video, con un effetto decisamente spiazzante e riuscitissimo (scene di Heike Vollmer).

Il viaggio di Orfeo diventa un percorso mentale, una allucinazione cosciente e collettiva che invade con le sue ombre e fumi tutta la sala del teatro. Questa monumentale installazione artistica riesce, come sa fare solo una vera opera d’arte, a trasmettere a tutto il pubblico il suo messaggio e lo fa con una forza che solitamente una semplice regia non ha. Un grande merito in questa suggestione lo ha innanzitutto il direttore della fotografia Rodin Hamidi, ma anche Valerio Tiberi con le sue splendide luci radenti, inquietanti e che sanno giocare costantemente con le ombre dei protagonisti. Minimali ma perfettamente funzionali allo spettacolo i costumi di foggia contemporanea di Katharina Schlipf, spiazzanti ed evocative le coreografie di Claudia Greco che fanno muovere grandi masse di anime pallide e dannate. Uno spettacolo che ci ha convinto, emozionato e scosso, ma ha forse lasciato solo un’ombra di dubbio sul finale. La regista ha scelto, infatti, di raccontare un esito drammatico per la vicenda che mal si sposa con la semantica musicale del trionfo d’amore della partitura eseguita: sarebbe stato più consonante pertanto scegliere la versione dal finale tragico.
Passando al versante musicale, la concertazione di Fabio Biondi pare andare di pari passo con l’impostazione registica di Shirin Neshat. Quella del direttore palermitano è, infatti, una lettura all’insegna della sobrietà e del rigore formale; un approccio che predilige sonorità asciutte e strettamente interconnesse tra loro, in un disegno complessivo di geometrica perfezione. Il fraseggio musicale, con il suo incedere incalzante, sviluppa una continua tensione e, lavorando sui contrasti dinamici, mantiene una narrazione emotivamente pregnante. In questa occasione viene proposta la versione di Vienna, rappresentata per la prima volta nel 1762, pur con alcuni aggiustamenti necessari per il lineare svolgimento dello spettacolo. Altra “liceità” esecutiva è rappresentata dalla presenza in buca della pur brava Filarmonica Arturo Toscanini, in luogo di un ensemble storicamente informato. Non v’è dubbio di come una orchestra “moderna” assicuri, forse, un miglior equilibrio timbrico e sonoro rispetto alle dimensioni della sala e del palcoscenico, ma è altrettanto vero come il colore e la tinta di una compagine informata avrebbero giovato ad una maggior appropriatezza stilistica. Al netto di ciò, è d’uopo sottolineare, in ogni caso, la perizia esecutiva dei professori della Toscanini, capaci di restituire un suono duttile e trasparente.

Altrettanto significativa è, poi, la prova del Coro del Teatro Regio, magnificamente guidato, come sempre, da Martino Faggiani. La compagine agisce, ora in buca ora sul palco, con la medesima disinvoltura e dispiega, in ogni momento, un canto di raffinata compiutezza.
La locandina, di soli tre personaggi, vede primeggiare l’Orfeo di Carlo Vistoli. Il celebre contraltista dipinge un personaggio di grande modernità, un uomo inquieto e tormentato, alla disperata ricerca di un riscatto per la sua amata perduta. Vistoli esplora la scrittura di Gluck con vocalità generosa, facilmente proiettata ed impreziosita dal velluto serotino del caratteristico impasto timbrico. Il fraseggio, condotto con musicalità e sicurezza, combina l’eccellente controllo vocale all’urgenza di una espressività immediata ma, ad un contempo, raffinata. L’esecuzione della celeberrima “Che farò senza Euridice”, dipinta con una variopinta palette di nuances espressive, si ascrive ad uno dei momenti più alti della serata.
Lo affianca l’affascinante Euridice di Francesca Pia Vitale, liliale e delicata nel canto come sulla scena. Il soprano mostra, oltre ad una linea di canto ben impostata ed ottimamente timbrata, una pregevole incisività espressiva. Colpisce, in particolare, la capacità dell’artista di sottolineare la rapida evoluzione psicologica del personaggio, in perfetta aderenza al progetto registico.

Del pari efficace è Theodora Raftis nei panni di Amore. Una prova di buon livello in forza di una piacevole linea di canto, cui giovano la brillantezza timbrica e la morbidezza dell’emissione. Convincente anche la resa interpretativa, in coerenza con la lettura della Neshat.
La serata vede la partecipazione di un folto pubblico che, dopo gli ultimi accordi della partitura, si scioglie in calorosi applausi e riserva una vera e propria ovazione all’indirizzo di Vistoli al suo apparire alla ribalta.
Ricordiamo che lo spettacolo è coprodotto con I Teatri di Reggio Emilia dove arriverà venerdì 10 e domenica 12 aprile 2026.
ORFEO ED EURIDICE
Azione teatrale in tre atti di Ranieri de’ Calzabigi
Musica di Christoph Willibald Gluck
Orfeo Carlo Vistoli
Euridice Francesca Pia Vitale
Amore Theodora Raftis
Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Fabio Biondi
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Shirin Neshat
Scene Heike Vollmer
Costumi Katharina Schlipf
Luci Valerio Tiberi
Coreografie Claudia Greco
Drammaturgia Yvonne Gebauer
Direttore della fotografia Rodin Hamidi
Foto: Roberto Ricci
