Idomeneo – Comunale Nouveau, Bologna
Ultima inaugurazione operistica negli spazi del Comunale Nouveau per il sommo teatro bolognese. Una stagione dal titolo “Verso Itaca” che, come tale, segnerà, a distanza di quattro anni, il progressivo ritorno dei complessi artistici e del pubblico nella storica sala del Bibiena. Quale scelta migliore, allora, del mozartiano Idomeneo, un eroe che torna alla sua amata patria dopo un viaggio tanto travagliato e dopo aver sfidato le ire degli dei?

Un allestimento nuovo di zecca, affidato a Mariano Bauduin, artista poliedrico e al suo primo incontro con l’istituzione teatrale bolognese. Il regista concepisce uno spettacolo astratto ed evocativo, ricco di rimandi ad una mitologia essenziale ed abbozzata. Ad un contempo, però, Bauduin vuole inserire un omaggio a Giorgio De Chirico e al fratello Alberto Savinio che, come dichiarato nel programma di sala “hanno più volte intrapreso il racconto visivo del mito classico”. L’intento del regista è ben testimoniato, tra l’altro, dal prezioso apporto della costumista Marianna Carbone, autrice di abiti dalle tinte pastello e invero ammirabili, specie quello di Ilia o di Elettra. L’impianto scenico, specificatamente ideato da Dario Gessati per le peculiari dimensioni del boccascena del Comunale Noveau, si traduce in pochi oggetti: un grande cubo in frantumi, una vasca ripiena d’acqua con iscrizioni in greco antico sulla superficie e, ancora, una enorme roccia che, all’occasione, si separa in due facendo emergere alcuni elementi simbolici come un labirinto circolare. Sul fondo del palco insistono, per la quasi intera durata dello spettacolo, le proiezioni a tema marittimo a cura di Daniele Naldi, che si occupa anche, con buoni risultati, del disegno luci. Al mito rimandano le coreografie di Miki Matsuse van Hoeke, impiegate soprattutto nel finale per celebrare l’unione di Ilia con Idamante. E proprio in questo punto spiace constatare come, ad onta della indiscussa bravura dei ballerini, l’azione coreutica, ispirata alle vicende del Minotauro, Teseo ed Arianna, appaia poco ispirata e piuttosto caotica. Complessivamente, quello di Bauduin è uno spettacolo che, pur partendo da buone intenzioni e spunti interessanti, diventa poi vittima, da una parte, di un troppo sottolineato immobilismo nelle interazioni dei protagonisti e, dall’altra, di troppe sovrastrutture dovute all’inserimento di scene e controscene, cui danno vita, per gran parte dello spettacolo, mimi e figurati.

Pregevole, senza riserva alcuna, il versante musicale.
Un grande plauso va rivolto, in tal senso a Roberto Abbado la cui concertazione, dai ritmi vivaci e brillanti, non teme cali di tensione ma, al contrario, imprime al fraseggio musicale un perenne senso di urgenza emotiva ed espressiva. Di livello il lavoro condotto sulle dinamiche e sulle sonorità, in un intreccio di raffinata pulizia e di abbagliante trasparenza. Va da sé come le numerose oasi liriche siano connotate da un fremito palpitante, le scene di massa pervase da inquieto turbamento. In gran spolvero la compagine orchestrale bolognese e un plauso speciale al “continuo”, ovvero Nicoletta Mezzini, al cembalo, ed Enrico Corli, violoncello.
Venendo al cast vocale, Antonio Poli, nel ruolo del titolo, si impone per la luminosità e la rotondità di una emissione bronzea e squillante. La morbidezza del canto è la chiave di una espressività diretta e coinvolgente, dove ogni parola assume il giusto rilievo, ogni verso la giusta intenzione. Ecco, allora, come all’irruenza di “Fuor del mare”, contrasti la levità dell’attacco di “Accogli o re del mare”. Una prova ben riuscita che testimonia, tra l’altro, l’evidente familiarità del tenore con il personaggio.
Debutta come Idamante, e più in generale come en-travesti, Francesca di Sauro, dal timbro suadente e pastoso. La linea si espande con pregevole musicalità e duttilità, segnando un fraseggio sfumato e ben cesellato. Di particolare suggestione, in particolare, il contrasto tra la struggente disperazione del finale e l’eroica autorevolezza di “Non ho colpa”, aria di apertura dell’opera.
Con un timbro di ammaliante dolcezza, Mariangela Sicilia è una Ilia di superba freschezza, appassionata e tormentata nell’animo, delicata, ma non per questo remissiva, nel canto. Nell’interpretazione del soprano, infatti, la figura della giovane principessa viene dipinta con forza e vigore, giocando su continui contrasti espressivi. A completare l’ottima prova è, poi, l’innegabile nobiltà dell’accento, cui si abbina l’elegante portamento della figura.
Suo ideale contrasto èSalome Jicia che, facendo leva sul peculiare colore di una vocalità ampia e tecnicamente ben salda, sottolinea l’aspetto più febbrile e volitivo di Elettra. L’intensità del canto sembra sposarsi idealmente al carattere furibondo, specie della prima e dell’ultima aria, quest’ultima contrappuntata con colorature nervose e graffianti. Da segnalare, poi, in decisa antitesi con le precedenti, il lirismo di “Idol mio” in secondo atto.
Ottima impressione desta Leonardo Cortellazzi che affronta le due arie di Arbace con generosità vocale, gusto espressivo e consapevolezza stilistica.

Xin Zhang e Luca Park nei ruoli, rispettivamente, del Gran Sacerdote e della voce dell’oracolo, assolvono al loro compito con solidità e professionalità.
Completano la locandina Chiara Salentino e Matilde Lazzaroni, due cretesi, Tommaso Norelli e Massimiliano Brusco, due troiani.
Di ottima fattura gli interventi delCoro del Teatro Comunale, magistralmente diretto daGea Garatti Ansini, che regala, specie nella chiusa del secondo atto “Corriamo, fuggiamo quel mostro spietato” una prova di indubbio valore.
Successo caloroso al termine con più vivi apprezzamenti per il quartetto protagonista e direttore.
IDOMENEO
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Giambattista Varesco
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Idomeneo Antonio Poli
Idamante Francesca Di Sauro
Ilia Mariangela Sicilia
Elettra Salome Jicia
Arbace Leonardo Cortellazzi
Gran Sacerdote di Nettuno Xin Zhang
La voce dell’oracolo Luca Park
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Roberto Abbado
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Regia Mariano Bauduin
Scene Dario Gessati
Costumi Marianna Carbone
Luci Daniele Naldi
Coreografie Miki Matsuse van Hoecke
Foto: Andrea Ranzi
