Turandot

A chi frequenta il teatro d’opera capita spesso di sentir dire “piuttosto che così, meglio in forma di concerto” e simili lamentele sulla fedeltà ai libretti degli allestimenti contemporanei, e ciò accade non solo in Italia. Personalmente ho storto anche io alcune volte il naso quando al titolo dell’opera non ha fatto seguito il nome del compositore ma quello di chi aveva curato la regia, ed è inutile negare che capita di trovarsi di fronte ad operazioni di dubbia pregnanza oltre che di dubbio gusto. Ebbene non è questo il caso dell’allestimento di Turandot curato in regia, scene, costumi, coreografie e luci da Stefano Poda che è stato inaugurato proprio al Teatro Regio di Torino nel 2018 e che il teatro subalpino propone come terzo titolo del proprio cartellone. Chi avrà come chi scrive la fortuna di goderne si troverà di fronte un potente e suggestivo viaggio all’interno della psiche umana. Lontani gli orpelli, lontanissima la Cina, lontani i caratteri della fiaba ed i suoi personaggi. Qui si scava nell’intimo di ognuno di noi e nelle nostre paure. Negli incubi che ci immobilizzano per paura che si avverino e che ci impediscono di vivere appieno, e nelle speranze, nei sogni, nella bellezza che ci aiutano ad affrontare il tortuoso cammino della vita. Nelle voci dentro le nostre teste e nei palpiti dei nostri cuori. E questa è solo una delle letture possibili di questa esperienza immaginifica e onirica, conturbante e catartica, assolutamente imperdibile. Piuttosto soddisfacente è anche il lato musicale;

Jordi Bernàcer, alla guida dell’orchestra del Teatro Regio come sempre in formissima, infonde una fresca verve e forza alla sua lettura rifuggendo da facili manierismi. La sua è una Turandot davvero interessante, Non è purtroppo sempre ottimale il dialogo con il palcoscenico, in particolare con il coro, che pur canta con maestria. Risulta infatti fuori sincrono il finale I, ma durante la serata la situazione migliora sensibilmente. Non convince appieno Ingela Brimberg nel ruolo del titolo. Il timbro è aspro, e l’emissione poco omogenea. A fronte di un valido registro grave quello medio è poco sonoro e in quello acuto l’emissione piuttosto sgraziata. Affascinante invece il colore brunito di Mikheil Sheshaberidze, nei panni di Calaf. Se sarebbe desiderabile un tocco in più di brillantezza la mancanza è ampiamente sopperita da correttezza e precisione. Toccante l’intepretazione di Giuliana Gianfaldoni come Liù arricchita da preziose mezzevoci e filati eterei. La perizia musicale è innegabile ed il colore ambrato, caldo e avvolgente elevano il personaggio, complice sicuramente anche la lettura registica, a co-protagonista della vicenda. Interessante infatti vedere Turandot e Liù come pulsioni opposte, di vita e di morte, creatrici e distruttive, propulsive e frenanti. E nessuna delle due si estingue completamente anche se una risulta predominante. Di gran lusso il Timur di Michele Pertusi, davvero impeccabile! Dolente e intenso l’Altoum di Nicola Pamio.

Accattivanti e inquietanti il giusto il trio delle maschere. Le voci di Simone del Savio (Ping), Manuel Pierattelli (Pang) e Alessandro Lanzi (Pong) si legano armonicamente e sono tra i più memorabili elementi dell’allestimento. Bene anche il Mandarino di Adolfo Corrado ed il Principe di Persia di Sabino Gaita. Meritano un grande plauso anche le splendide, suggestive coreografie sempre ideate da Stefano Poda e magistralmente eseguite dalla compagnia di danza contemporanea Déjà Donné. Una Turandot dunque che non racconta esattamente la fiaba ma che offre un’esperienza di forte impatto e di sicura presa emotiva salutata con calore dal pubblico. Presente inoltre in sala il sovrintendente appena designato Mathieu Jouvin che prenderà servizio a luglio.


TURANDOT
Dramma lirico in tre atti e quattro quadri

Musica di Giacomo Puccini
Libretto di Giuseppe Adami and Renato Simoni
tratto dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi

Versione originale incompiuta

Turandot Ingela Brimberg
Il Principe ignoto (Calaf) Mikheil Sheshaberidze
Liù Giuliana Gianfaldoni
Timur Michele Pertusi
Altoum Nicola Pamio
Ping Simone del Savio
Pang Manuel Pierattelli
Pong Alessandro Lanzi
Un Mandarino Adolfo Corrado
Il Principe di Persia Sabino Gaita
Prima ancella Pierina Trivero
Seconda ancella Manuela Giacomini
Pu-Tin-Pao Nicoletta Cabassi

Jordi Bernàcer direttore
Stefano Poda regia, scene, costumi, coreografia e luci
Paolo Giani Cei regista collaboratore
Claudio Fenoglio maestro del coro di voci bianche
Andrea Secchi maestro del coro
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Coro di voci bianche Teatro Regio Torino
Déjà Donné
Allestimento Teatro Regio Torino

Foto: Andrea Macchia cortesia del Teatro Regio