L’amico Fritz

Ultima opera della stagione lirica 2021/2022 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, va in scena “L’amico Fritz” di Pietro Mascagni diretto dal maestro Riccardo Frizza con la regia di Rosetta Cucchi.

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L’amico Fritz, Firenze, 2022

Il titolo, nonostante goda di una certa popolarità, mancava da Firenze dal 1941.Nella scia del filone comico iniziato con “Die Fledermaus” e proseguito con “Lo sposo di tre e marito di nessuna”, questa commedia lirica, come la definisce appunto il libretto, viene proposta in una rappresentazione policroma e luminosa, immersa in un flusso di note fresco e vibrante.

Proprio questo libretto, stroncato da Verdi, era stato fortemente voluto da Mascagni, in quanto semplice e popolare, testo essenziale su cui costruire una partitura che superasse i versi nell’indagine del sentire e nella rappresentazione degli affetti.

Martedì scorso, prima che si alzasse il sipario, il sovrintendente Alexander Pereira, insieme ad altri rappresentanti della Fondazione, ha dato lettura di un comunicato per esprimere solidarietà nei confronti dell’Ucraina. Momento di raccolta commozione, in cui è risultato particolarmente appropriato il richiamo, in un contesto di arte e spettacolo, al ruolo imprescindibile che svolge l’esercizio della libertà nell’autodeterminarsi di un popolo e nella costruzione della pace europea.

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L’amico Fritz, Firenze, 2022

Rosetta Cucchi traspone la vicenda cent’anni più tardi, come già prima dell’inizio dichiara il telone del sipario “Fritz 1891-1983 fine wines”, gigantesca etichetta da bottiglia che ci preannuncia che il filo conduttore delle ambientazioni sarà proprio il vino. L’azione del primo atto si svolge infatti non nella casa di Fritz, come vorrebbe il libretto, ma nel suo bar, simile ad una mescita, al centro di un quartiere americano, nello stile forse New York, forse Chicago, e nella finzione una cittadina circondata da vigne e praterie. Tutta la vita del quartiere si riversa nel locale di Fritz nel giorno del suo compleanno; scena assai colorata e dinamica, che però fa passare un po’ in secondo piano la musica, compreso il preludietto.

Nel secondo atto ritroviamo Suzel quale conduttrice dell’azienda vinicola di Fritz: direttiva ed efficiente vive le proprie fantasie attraverso le cuffie di uno walkman anni ottanta. Tra un atto e l’altro, i cambi di scena avvengono in trasparenza, ovvero sono visibili attraverso il telone parzialmente retroilluminato. Al primo smontaggi e cambi d’abito cosicché la macchinosità distrae dall’incipit della musica; al secondo atto, le apparizioni evanescenti di Suzel alla scrivania nella cantina e di Fritz al bancone del locale, nella coscienza della loro separazione, meglio si accordano all’Intermezzo, marchio di fabbrica di Mascagni. Nel terzo atto si ritorna nel locale di Fritz in un’atmosfera soffusa, da finale di musical o di film americano: da qui l’espansione lirica dei due amanti contagia l’intero quartiere e un canto corale celebra la bellezza della vita.

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L’amico Fritz, Firenze, 2022

Charles Castronuovo nel ruolo di Fritz fa subito sfoggio della sua voce potente, capace di espandersi con forza e sicurezza nelle note più alte; misurato e disinvolto nel fraseggio, manca tuttavia di un po’ di grazia e di leggerezza, anche nella conversazione lirica con Suzel; è forse poi fin troppo ironico, quasi sprezzante, con accenti marcati, nel dialogo con il rabbino David. Nel duetto delle ciliegie, tanto nel recitativo quanto nelle parti più cantabili e ariose, riesce però ad esprimere una dolcezza mirabile, sottolineando le pause, mitigando la potenza vocale, nell’accordo con Suzel e con gli strumenti dell’orchestra. E’ comunque dalla fine del secondo atto, quando apprende in modo equivoco la notizia dell’imminente matrimonio di Suzel, che il Fritz di Castronuovo ci offre il meglio di sé adoperando con maggiore controllo e scioltezza la propria vocalità, aiutato da un timbro un poco scuro che molto si addice a questa sezione più drammatica. Nel finale, ormai conquistato dalla passione, trova una linea espressiva più ferma e solare e intona la romanza “O amore, o bella luce del core”, dove il suo canto si fa sempre più aperto, slanciato e generoso.

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L’amico Fritz, Firenze, 2022

Salome Jicia nel ruolo di Suzel è voce solida e compatta, rigorosa e flessibile nel delineare le tante diverse melodie previste da Mascagni. Quando entra in scena, composta, quasi dimessa, crea immediatamente una particolare atmosfera. Appartiene ad un altro mondo, campestre e bucolico, differente dagli altri nel canto e nell’abbigliamento, in jeans salopette e lunga treccia bionda. Raffinata nel fraseggio, nella romanza “Son pochi fior”, agile e delicatissima, esprime una grazia intensa e sognante. Partendo poi dal declamato “Ah le belle ciliegie”, sale con grazia e vigore, verso il canto più dispiegato di una ballata pastorale e giunge, senza incertezze, al duetto con Fritz, dove i due protagonisti toccano le sonorità più calde ed intense dando forma ad un momento di grande unità: voci, strumenti, testo e paesaggio in una sintesi di preziosa bellezza, fragile e piena.
Nella scena della brocca, interpretata dalla regista come comica e grottesca, la Jicia, pur bravissima nell’esecuzione vocale, risulta tuttavia poco credibile in quella ingenuità e commozione di cui ci parla la musica. In “Non mi resta che il pianto e il dolore” si dimostra capace di esprimere con patos e tensione anche una certa vena più drammatica.

Massimo Cavalletti è il rabbino David. Voce calda e ferma, dal fraseggio composto e misurato, ricama musicalmente una figura dell’ordine e delle regole. Intona la quasi cabaletta “Per voi, ghiottoni inutili” con vigore e precisione, esprimendone tutto il carattere retorico e grottesco. E’ quasi stentoreo nel dialogo con Suzel, con accenti patetici e solenni.

Di un particolare fascino zigano e bohemien, il Beppe en travesti di Teresa Iervolino. In “Laceri, miseri, tanti bambini” con estrema perizia sa esaltare il ritmo e la melodia della romanza e con grande padronanza asseconda tutti i passaggi di altezza e di intensità. Con la canzone “O pallida che un giorno”, propone in forme agili e struggenti il tema di amore e morte, in un gusto tardo romantico se non proprio decadente.

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L’amico Fritz, Firenze, 2022

Federico e Hanezò rappresentano una sorta di duplice alter ego di Fritz: il primo interpretato da Dave Monaco tenore fresco e brillante, preciso ed attento nel fraseggio; il secondo, Francesco Samuele Venuti, basso dalla voce potente e rotonda, incisivo nel canto e nella presenza sulla scena.

Caterina Meldolesi è Caterina, cameriera di Fritz, vivace e squillante, appropriata in ogni intervento e validissima attrice.

Vivacissime ed aggraziate le voci bianche nella marcia degli orfanelli, in scena con la mascherina; e quindi, nell’atmosfera festante e giocosa, un altro richiamo alla nostra attualità ferita.

Suggestivi e toccanti tutti i momenti del coro diretto da Lorenzo Fratini.

Eccellente la direzione del Maestro Riccardo Frizza: preciso ed elegante, conferisce soavità alle parti più cameristiche ed energia appassionata alle sinfoniche; attento alle pause di sospensione e all’espressione timbrica e melodica in una grande varietà di forme e di tempi. Fin dall’attacco del preludietto ammicca ad un’allegra ironia con i fiati ed i legni, per poi dare ampio respiro agli archi, in tempo di valzer, e farci raggiungere da onde luminose di freschezza e di ottimismo. In maniera simile, nell’Intermezzo, dopo le severe battute con gli ottoni, lascia espandere con controllata dolcezza la melodia degli archi in un cantabile dolorante ed appassionato.

Le tante differenti emozioni accumulate, si sciolgono in fragorosi applausi per tutti. Soltanto alcune contestazioni alla regista, che restano invero sul fondo, quasi in sordina. E tutti, come preannunciato da Pereira, si ripresentano al proscenio con una coccarda gialla e blu, colori della bandiera Ucraina. E vedendo queste coccarde appuntate sul cuore, vale la pena ricordare quanto Mascagni scriveva al suo editore Sonzogno mentre lavorava a quest’opera “di buona lena”: “La mia musica è per i cuori buoni. Il mio Fritz mi dà speranza per l’avvenire.”

L’AMICO FRITZ
Commedia lirica in tre atti di P. Suardon
con interventi di Pietro Mascagni, Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Musica di Pietro Mascagni

Fritz Kobus Charles Castronovo
Suzel Salome Jicia
Beppe Teresa Iervolino
David Massimo Cavalletti
Federico Dave Monaco
Hanezò Francesco Samuele Venuti
Caterina Caterina Meldolesi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Rosetta Cucchi
Scene e costumi Gary McCann
Luci Daniele Naldi

FOTO: MICHELE MONASTA – MAGGIO MUSICALE