Fidelio

Un’esplosione di musica, un’energia fulminea ha pervaso il numeroso pubblico che ha assistito nella splendida sala del Gran Teatro La Fenice di Venezia alla recita pomeridiana di Fidelio, unico lavoro operistico del grande Ludwig van Beethoven. Sentimenti trasmessi dal direttore d’orchestra Myung-Whun Chung che ha pervaso ogni singola nota ed ogni singolo respiro e pausa musicale della partitura della sua passione focosa e della sua forza dinamica poderosa. Ha portato esecutori e spettatori all’entusiasmo già nel suo apparire sul podio, nel brandire la bacchetta ed iniziare l’opera con i monumentali accordi iniziali della Sinfonia. Il musicista coreano, riconosciuto come uno dei massimi interpreti del genio tedesco, nelle sue interessanti note sul libretto di sala specifica che il Fidelio è “ ….un’opera pervasa di amore, libertà e fraternità”. In ogni suo lavoro Beethoven dichiara e fa percepire attraverso il linguaggio sublime della musica, che per lui l’uomo più felice è colui che durante la sua vita ha un amore. Il compositore scriveva in modo immediato, quasi divino e sempre in tensione per la ricerca di migliorarsi. La conclusione è qualcosa di miracoloso, che davvero ci infonde speranza. E tutto questo giunge al cuore di chi assiste a questa notevole esecuzione dell’opera proprio grazie alla lettura attenta e tenace del maestro Chung il quale assiste anche alle prove di regia e del coro, cesellando il lavoro dei colleghi e dando la sua vigorosa ed altissima impronta. Ben seguito e totalmente assecondato da un’Orchestra del teatro La Fenice in stato di grazia, con suono avvolgente, poderoso, unico, con ampia gamma di colori e studio che s’indovina dietro alle luminose staffilate dei legni ed ottoni, al suono compatto delle percussioni ed alle levità angeliche nei punti richiesti, come nelle robuste arcate della sezione degli archi.

Il soprano statunitense Tamara Wilson è Leonora. Affascina il suo timbro unico, morbido e cupreo, come colpiscono i siderali acuti che pervadono tutta la dal del teatro veneziano. Trionfatrice con il direttore di questa edizione, commuove nell’aria “Abscheulicher! Wo eilst du hin?” Del primo atto, dapprima modulando la voce nel fortissimo da “furore” poi sciogliendosi in perlacei pianissimi. Ottima anche in scena, delinea una grande figura di donna innamorata e pronta anche al sacrificio più grande per salvare il marito. Elemento debole di un ottimo cast proprio il consorte di Leonore, Florestan interpretato da Ilan Koziara. Pur possedendo un bel colore di voce da tenore drammatico, non riesce a dominare gli acuti, smagliandone le sommità e producendo dei suoni non gradevoli per chi ascolta.  Splendida e alla pari con la protagonista invece l’elegante e fresca Marzelline di Ekaterina Bakanova, con voce fluida, dolce ed omogenea, dotata di ottima linea musicale e bella figura. Ottimo nell’impersonare il cattivo Pizzarro Oliver Zwarg che dona una grandissima energia nella sua Aria, con una vocalità bronzea, scolpendo ogni nota e rendendo in pieno il bieco carattere del personaggio. Musicale, con una voce ben definita e commovente nel definire la figura del carceriere buono ed onesto lavoratore Tilmann Ronnebeck, che da vita a Rocco. Unico italiano del cast, assieme ai due artisti del coro che impersonano il primo e secondo prigioniero, il tenore Leonardo Cortellazzi, Jaquino, dalla sicura, maschia e notevole voce di tenore, veramente degno di essere ascoltato in parti maggiori. Buona la prova anche del Ministro, Bongani Justice Kubheka, molto autorevole sia vocalmente che scenicamente. Musicali e con voce di tutto rispetto i due prigionieri Enrico Masiero e Nicola Nalesso. Gigante la prova del Coro del Teatro La Fenice, guidato dal Maestro Claudio Marino Moretti, a suo agio nel dominare lingua e stile tedesco, con suono unico, fascinoso e compatto soprattutto nella sezione maschile. La regia pulita, funzionale ed al servizio completo della musica del sommo genio tedesco porta la firma di Joan Anton Rechi. Coadiuvato dalle suggestive ed essenziali scene di Gabriel Insignares, dai costumi che ben delineano il carattere dei personaggi in scena di Sebastiano Ellrich e le splendide luci dal taglio impietoso e magico di Fabio Barettin. Una nuova, fantastica e memorabile produzione della Fondazione Teatro La Fenice, coronata da un trionfo con grida entusiastiche da parte di un pubblico di varia provenienza, accomunato dalla sensazione di aver assistito ad un evento unico. 

CAST

Don Fernando Bongani Justice Kubheka
Don Pizzarro Oliver Zwarg
Florestan Ian Koziara
Leonore Tamara Wilson
Rocco Tilmann Rönnebeck
Marzelline Ekaterina Bakanova
Jaquino Leonardo Cortellazzi

Primo prigioniero
Dionigi D’Ostuni (20, 25, 30/11)
Enrico Masiero (23, 27/11)

Secondo prigioniero
Antonio Casagrande (20, 25, 30/11)
Nicola Nalesso (23, 27/11)

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Myung-Whun Chung
Mestro del Coro Claudio Marino Moretti
Regia Joan Anton Rechi
Scene Gabriel Insignares
Costumi Sebastian Ellrich
Light designer Fabio Barettin