Messa da Requiem

Il Teatro Municipale di Piacenza riapre con “Messa da Requiem” di Giuseppe Verdi in omaggio alle vittime cittadine del covid.

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Plácido Domingo

Dicono che si muoia due volte. Una volta quando si smette di respirare e una seconda volta, un po’ più tardi, quando qualcuno dice il tuo nome per l’ultima volta.” Questo sosteneva il noto artista e writer Bansky e proprio il  ricordare chi non c’è più, il tentativo di farlo vivere ancora con noi è stata la tematica al centro della riapertura del Teatro Comunale di Piacenza, una sala particolarmente affollata (pur nei limiti di distanze e norme) che ha visto Plácido Domingo dirigere la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi. Una serata dedicata appunto a chi non c’è più, ai morti della pandemia, iniziata con un breve filmato che racconta la realtà degli ospedali del capoluogo emiliano dai momenti più bui del 2020 alle attuali prospettive di cauto ottimismo. Un momento intenso e toccante che è stato poi seguito da un altrettanto commovente inno d’Italia, un abbraccio ideale fra il pubblico della sala e chi ci ha lasciato. 

Altrettanto evocativa ed emozionante è stata ovviamente la “Messa Da Requiem“, capolavoro verdiano, supportata da un ottimo livello di esecuzione musicale.

Plácido Domingo è un artista che non ha certo bisogno di presentazioni, uno dei tenori più conosciuti della scena lirica internazionale, una vera e propria star che calca ancora oggi, dopo oltre sessant’anni dal debutto, e un repertorio sterminato di ruoli (negli ultimi dieci anni ha intrapreso una “nuova carriera” affrontando personaggi dalla scrittura baritonale) i più grandi palcoscenici del mondo. Durante tutta la sua carriera Domingo non ha mai abbandonato la sua passione giovanile per la direzione orchestrale disimpegnandosi, nel corso degli anni, tra concerti, Galà ed opere. L’approccio di un cantante di comprovata esperienza alla lettura di una partitura è senza dubbio prezioso nell’individuare il giusto equilibrio tra buca e palcoscenico con risultati, come in questo caso, di alto livello. Il Maestro Domingo legge la grande partitura come un racconto unitario, maestoso e dolente, pervaso di un’atmosfera mistica e misericordiosa; le tinte drammatiche del “Dies Irae”, connotate da tremenda violenza espressiva, trovano un’esaltazione quasi ultraterrena nei successivi “Quid sum miser” e “Lacrymosa” dove vengono sbalzate sonorità impalpabili e delicatissime. Degno di nota sono poi il “Lux Aeterna”, ricco di contrappunti sonori di grande raffinatezza ed eleganza e il “Libera Me”, dove la trama orchestrale si trasforma in una supplica ricca di speranza verso la misericordia celeste nel giorno del Giudizio. La Filarmonica Arturo Toscanini appare in ottima forma, gli archi suonano dolcissimi e malinconici, gli ottoni squillano puntuali e ieratici, i fiati precisi e morbidi, i timpani tellurici come previsto dalla partitura. Si avverte un respiro corale, una simbiosi totale tra gli strumentisti che sembrano partecipare con grande emotività al dramma spirituale raccontato dalla partitura.

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Maria José Siri, Annalisa Stroppa, Plácido Domingo, Antonio Poli e Michele Pertusi

Di alto livello anche la prestazione del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, diretto con grande maestria e precisione dal Maestro Corrado Casati. La compagine corale, il cui contributo è fondamentale in questa composizione, geme dolorosa nel “Requiem” iniziale, freme di terrore e spavento nel successivo “Dies Irae”, svetta squillante nel “Sanctus” e si unisce alla supplica del soprano con accorata partecipazione nel “Libera me” finale.

Ben affiatato il quartetto delle voci soliste.

Il soprano Marìa José Siri, al suo debutto al Teatro Municipale, sfoggia uno strumento corposo, ricco di armonici, soprattutto in zona centrale, che sale facilmente nel registro acuto, morbido e ben timbrato. Il bel timbro, caldo e luminoso, caratteristico di soprano schiettamente lirico, consente di accarezzare le note con compostezza e naturale espressività; pregevole l’uso dei filati, come nel “Recordare” e nel “Lacrymosa”. L’interprete convince per grande partecipazione emotiva, un percorso struggente che porta poi alla supplica finale del “Libera me” finale.

Ottima la prestazione del mezzo-soprano Annalisa Stroppa, elegantissima sulla scena ed altrettanto raffinata su tutta la linea vocale. Il bel colore chiaro e fresco della voce le dona naturale comunicatività espressiva, il saldo controllo tecnico del mezzo consente al suono di espandersi con squillo e senza forzature nell’ampia sala del Municipale. La cantante mostra anche un’ottima padronanza del fraseggio e riesce a spiccare nei numerosi interventi a lei riservati dalla scrittura verdiana.

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Maria José Siri, Annalisa Stroppa e Plácido Domingo

Michele Pertusi affascina per il timbro vellutato e scuro, il pieno controllo tecnico e l’ampiezza della cavata. L’interprete è regale e raffinato e dialoga in perfetta simbiosi con l’orchestra. Nella mente dell’ascoltatore rimangono impresse le ripetizioni della parola “mors” al termine del brano “Tuba mirum” cui vengono conferiti diversi colori ed intensità sonore con mirabili risultati espressivi; altro momento particolarmente significativo è l’attacco del “Confutatis”, affrontato con ieraticità tonante.

Il quartetto dei protagonisti si completa con il tenore Antonio Poli, la cui voce è contraddistinta da un bel colore caldo e solare. Convince nel celebre “Ingemisco”, dove sfoggia piani ben appoggiati ed espressivi, come nel successivo “Agnus dei”. Una buona prova la sua, grazie anche alla capacità di amalgamarsi ai colori e ai timbri degli altri interpreti.

Dopo gli ultimi accordi del “Libera me” sembra che tutto si sia fermato, qualche istante dove tutti, interpreti e spettatori sembrano trattenere il fiato, e poi si scatenano gli applausi scroscianti e commossi da parte di un pubblico, tutto in piedi, emozionato per aver preso parte ad una serata destinata a rimanere per tanti motivi nella memoria di ognuno di noi.

MESSA DA REQUIEM
Per soli, coro e orchestra
Musica di Giuseppe Verdi

Maria José Siri soprano
Annalisa Stroppa mezzosoprano
Antonio Poli tenore
Michele Pertusi basso

Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Plácido Domingo
Maestro del coro Corrado Casati

Piacenza, 16 maggio 2021

Foto Gianni Cravedi