{"id":2538,"date":"2015-01-01T11:59:00","date_gmt":"2015-01-01T11:59:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.operalibera.net\/wp\/?p=2538"},"modified":"2020-12-06T09:36:31","modified_gmt":"2020-12-06T09:36:31","slug":"interviste-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operalibera.net\/wp\/2015\/01\/01\/interviste-2015\/","title":{"rendered":"Interviste 2015"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>INTERVISTA A DAVID ALEGRET [William Fratti] Ferrara, febbraio 2015.<br><\/strong>Attualmente considerato uno dei migliori specialisti del repertorio rossiniano,&nbsp;<strong>David Alegret<\/strong>&nbsp;inizia la sua solida carriera nel 2004 a Klagenfurt ne&nbsp;<strong>L\u2019Italiana in Algeri<\/strong>: \u201cper me \u00e8 sicuramente un onore essere ritenuto un esperto, ma anche una grande responsabilit\u00e0 ogni volta che canto&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>. Nella mia carriera ho sempre cercato di compiere le scelte migliori per la mia voce e di andare avanti poco a poco, ma senza compiere passi falsi. Questa buona reputazione che mi viene riconosciuta mi incoraggia ad andare avanti e a continuare con il mio percorso nei modi intrapresi fino a questo momento. E poi, ovviamente, per me \u00e8 una grande allegria cantare&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>, mi rende felice\u201d.<br>Gi\u00e0 a partire dai suoi esordi il tenore spagnolo ha preso parte a&nbsp;<strong>Il viaggio a Reims<\/strong>&nbsp;nei panni del Conte di Libenskof per il Festival Giovane al Rossini Opera Festival 2004, per poi tornare nel 2012 nel ruolo di Florville ne&nbsp;<strong>Il signor Bruschino<\/strong>: \u201ccertamente Pesaro \u00e8 stato per me uno degli impegni pi\u00f9 emozionanti e importanti della mia carriera. Lo sarebbe stato per qualsiasi cantante rossiniano. Sentivo una responsabilit\u00e0 maggiore perch\u00e9 il pubblico del ROF ha ovviamente molta esperienza ed \u00e8 un ferrato conoscitore e un grande intenditore del repertorio di questo compositore. Ma la sensazione che pi\u00f9 mi \u00e8 rimasta \u00e8 davvero di grande euforia. In ogni caso credo che lo studio del personaggio e della musica, lo sforzo che si deve dare in scena e il rispetto per il pubblico devono essere sempre gli stessi in tutti i teatri del mondo, dai pi\u00f9 piccoli ai pi\u00f9 importanti. Anche se \u00e8 vero&nbsp;che le emozioni che ho provato a Pesaro resteranno con me per tutta la mia vita e che mi ha dato una grande allegria cantare nella citt\u00e0 del compositore che tanto amo, non trovo che la differenza in palcoscenico per me sia abissale. Il mio impegno per dare il massimo a tutti gli spettatori \u00e8 sempre lo stesso, ovunque io sia\u201d.<br>La musica di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;\u00e8 universale ed ha una scrittura cos\u00ec attenta che lascia apparentemente poco spazio alle interpretazioni personali: \u201cspesso noi cantanti siamo i nostri migliori critici e riuscire a definire le nostre qualit\u00e0 pu\u00f2 sembrare pedante, ma personalmente, oltre ai requisiti tecnici, credo sopratutto che ci\u00f2 che desidero esprimere attraverso i miei ruoli sia semplicit\u00e0 e onest\u00e0. In generale credo che il canto rossiniano sia scritto talmente bene, che prima di tutto all\u2019interprete \u00e8 richiesto di lasciarsi andare, di lasciarsi trasportare dalla musica.&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;era un genio e la sua scrittura musicale lo permette perfettamente\u201d.<br>Dopo due anni di assenza,&nbsp;<strong>David Alegret<\/strong>&nbsp;torna in Italia: \u201cqui ho avuto delle bellissime esperienze in passato: oltre a Pesaro con&nbsp;<strong>Il viaggio a Reims<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Il signor Bruschino<\/strong>, ho cantato anche al Teatro Regio di Torino con Lindoro ne&nbsp;<strong>L\u2019Italiana in Algeri<\/strong>, all\u2019Opera di Roma e al Teatro Verdi di Trieste con Don Ramiro ne&nbsp;<strong>La Cenerentola<\/strong>&nbsp;e ora Narciso ne&nbsp;<strong>Il Turco in Italia<\/strong>&nbsp;al Teatro Comunale di Treviso e al Teatro Comunale di Ferrara. Per me, essere chiamato in Italia per cantare&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>, \u00e8 prima di tutto un grande onore. Inoltre adoro questo Paese, ogni volta che torno mi diverto moltissimo. Mi piace la gente, cos\u00ec simpatica; i paesaggi, che sono veramente spettacolari; per non parlare del cibo, o del vino! Insomma, ogni volta mi \u00e8 permesso non solo di crescere dal punto di vista professionale, ma anche di aggiungere una bella esperienza di vita!\u201d.<br>Oltre a&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>, il tenore spagnolo ha in repertorio anche molti ruoli di&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>,&nbsp;<strong>Bellini<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>, comprendendo tutta la corrente del belcanto, dal pi\u00f9 classicista fino a quello pi\u00f9 romantico e drammatico. \u201cCredo che, nonostante tutte le differenze che ci sono tra&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>,&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>,&nbsp;<strong>Bellini<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>, ci sono anche molte similitudini che in un certo senso si sostengono tra loro. Secondo me si deve e si pu\u00f2 imparare qualche cosa di diverso da ciascun compositore ed \u00e8 molto importante&nbsp;affrontare lo studio nel modo e nel momento giusto. Sono tipologie di canto molto diverse tra loro, eppure \u00e8 evidente che ci sono delle analogie e dei parallelismi di base che si retro-alimentano, ovvero imparare la tecnica rossiniana influenza il modo in cui si esegue il canto mozartiano e viceversa. Nel momento in cui mi metto a studiare un ruolo di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;o di&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>, che sono due dei compositori che pi\u00f9 interpreto, il mio obiettivo \u00e8 pensare alla naturalezza che deve risultare nel canto e ci\u00f2 vale per tutti gli autori. Musicalmente entrambi obbligano ad un determinato legato, ma quello che esige&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>&nbsp;risiede in una linea di canto che permette un\u2019emissione molto delicata, un suono morbido, una certa proiezione della parola, un\u2019interiorizzazione del canto e una chiara fantasia poetica: \u00e8 qualche cosa che tocca profondamente le emozioni.&nbsp;Invece il legato di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;deve essere affrontato in modo diverso, deve essere ovviamente delicato, ma soprattutto richiede all\u2019interprete una certa omogeneit\u00e0 e un controllo della tecnica molto sicuro per poter sostenere in modo saldo tutte le sfide insite nella partitura: il colore della voce deve essere ricco e uniforme, il controllo dell\u2019aria deve permettere facilmente di ridurre o rafforzare i suoni facendo attenzione a non forzare e ovviamente lavorare al meglio per ottenere una coloratura chiara e pulitissima, poich\u00e9 si devono ascoltare e sentire tutte le note. Alcune di queste tipiche caratteristiche rossiniane si potrebbero applicare anche a&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>: per questo dico che si retro-alimentano e che quello che si studia con un compositore si pu\u00f2 applicare anche in altri, anche se la natura, l\u2019essenza del canto, in s\u00e9 \u00e8 diversa. Tecnicamente \u2013 prosegue il tenore spagnolo \u2013 credo che in questo momento la mia voce si trovi perfettamente a suo agio nel repertorio rossiniano. Ma ci sono anche compositori come&nbsp;<strong>Bach<\/strong>, che canto abbastanza spesso, con cui credo di poter dare molto. Ma soprattutto il grande&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>, che per molti motivi, anche personali, \u00e8 in assoluto l\u2019autore che pi\u00f9 mi emoziona\u201d.<br><strong>David Alegret<\/strong>&nbsp;ha molti progetti per il futuro: \u201ctra pochi giorni canter\u00f2&nbsp;<strong>La Creazione<\/strong>&nbsp;di Haydn al Palau de la Musica Catalana, dove ho cantato il mio primo concerto solista a febbraio con un repertorio di Lied. A maggio sar\u00f2 Ferrando in&nbsp;<strong>Cosi fan tutte<\/strong>&nbsp;al Gran Teatre del Liceu della mia citt\u00e0, Barcellona, e in ottobre canter\u00f2 in&nbsp;<strong>Semiramide<\/strong>&nbsp;all\u2019Op\u00e9ra di Marsiglia. Inoltre nel 2016 interpreter\u00f2 la prima opera di&nbsp;<strong>Wagner<\/strong>,&nbsp;<strong>Das Liebesverbot<\/strong>, al Teatro Real di Madrid e sar\u00f2 Almaviva ne&nbsp;<strong>Il Barbiere di Siviglia<\/strong>&nbsp;per l&#8217;ABAO-OLBE di Bilbao\u201d.<br>Il sogno nel cassetto del tenore spagnolo \u00e8 un desiderio dichiarato: \u201cpoter vivere di questa professione il pi\u00f9 a lungo possibile! \u00c8 una vita che amo; adoro cantare e spero di poterlo fare tutta la vita. Inoltre pi\u00f9 che un sogno ho un obiettivo, ed \u00e8 superarmi e migliorarmi in ogni recita, ogni concerto, ogni giorno!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>INTERVISTA A GIAMPAOLO BISANTI<\/strong> <strong>[William Fratti] Milano, marzo 2015.<br><\/strong>Nelle ultime stagioni le performance di&nbsp;<strong>Giampaolo Bisanti<\/strong>&nbsp;hanno attirato l\u2019attenzione della critica e del pubblico. \u00c8 considerato uno dei migliori direttori d\u2019orchestra della sua generazione, capace di muoversi in un repertorio molto ampio, che abbraccia tutta la musica operistica e i grandi capolavori della sinfonica, con gesto fluido e chiarissimo, attenzione agli organici vocali e orchestrali, memoria sorprendente e tecnica che ricorda la pi\u00f9 alta e prestigiosa scuola italiana. \u201cCi sono dei direttori di enorme talento e di straordinarie doti naturali che hanno iniziato giovanissimi e che stanno sviluppando una grande carriera e si stanno costruendo l\u2019esperienza sul campo senza aver avuto la possibilit\u00e0 di fare una normale gavetta. Sicuramente a me \u00e8 servita moltissimo, perch\u00e9 forse ho una natura meno immediata che necessitava di essere plasmata nel corso di anni in cui ho frequentato tantissimi podi minori \u2013 nel senso di realt\u00e0 non particolarmente prestigiose \u2013 ma quegli anni e ci\u00f2 che mi hanno dato, non li sostituirei per nulla al mondo. Quindi usare un aggettivo come giovane, nella nostra professione e nel nostro mondo \u00e8 parziale e relativo. Io mi sento un direttore giovane ogni volta che salgo sul podio, perch\u00e9 cerco di rinnovare sempre il mio entusiasmo e la mia voglia di fare. Poi se a 40 anni si \u00e8 considerati ancora giovani anagraficamente, lo si dovrebbe chiedere ad altri\u201d (sorride, ndr).<br>La carriera del direttore milanese lo sta portando in numerosi teatri e auditorium sia italiani sia esteri, spingendolo di fronte alle numerose caratteristiche che accomunano e soprattutto differenziano le varie realt\u00e0, dall\u2019Italia all\u2019Europa e al resto del mondo, dalle pi\u00f9 piccole alle pi\u00f9 grandi. \u201cIo ho sempre lavorato molto bene nel nostro Paese. Trovo che le Orchestre e i Cori dei nostri Teatri d\u2019Opera siano di livello qualitativo molto alto. Siamo di fronte tra l\u2019altro a musicisti italiani, che quindi sentono nel cuore e nella mente il nostro repertorio e lo vivono insieme, suonandolo in una grande partecipazione emotiva e grande feeling. All\u2019estero invece si lavora bene nel senso pi\u00f9 organizzativo del termine. Le orchestre, i cori, i cantanti, sono tutti abituati a stare in un meccanismo teatrale che viaggia come una locomotiva. Per cui, se certamente il livello tecnico risulta altissimo, a volte ne paga un po\u2019 quell\u2019aspetto pi\u00f9 intimo ed emotivo che non trova grande spazio ed interesse. Naturalmente non si pu\u00f2 generalizzare, ma ci\u00f2 vale per quella che \u00e8 la mia esperienza\u201d.<br>Spesso occupato su pi\u00f9 fronti, con opere e concerti che si sovrappongono tra loro,&nbsp;<strong>Giampaolo Bisanti<\/strong>&nbsp;sale sul podio di ogni orchestra che dirige con la medesima cura. \u201cGli impegni si accavallano, ma non con nuovi titoli per fortuna! Scelgo sempre con moderazione i miei debutti, perch\u00e9 il tempo per studiare nuove opere \u00e8 sacro e deve essere assolutamente sufficiente. Di solito chiedo al mio agente di avere almeno un mese e mezzo vuoto prima di iniziare le prove, in modo da stare diverse ore ogni giorno a lavorare sul testo musicale che andr\u00f2 a dirigere per la prima volta. Invece passare da un teatro all\u2019altro fortunatamente non mi crea problemi. Io amo sempre lavorare con tutti. Sono una persona pacata, mite e cerco di essere sempre sereno e positivo. Credo che questo sia importantissimo nella mia professione. La cosa che pi\u00f9 mi piace quando me la dicono \u00e8 che io dirigo sempre con il sorriso. \u00c8 vero, io sorrido, perch\u00e9 amo follemente la musica, il mio lavoro, amo i cantanti che in quell\u2019istante sono sul palco ed amo i musicisti che suonano a un metro da me in buca e che in quel momento mi stanno donando un pezzetto del loro cuore e di loro stessi. \u00c8 una grande emozione e per questo sorrido alla musica e alla vita che mi ha regalato questa grande opportunit\u00e0\u201d.<br>Nel repertorio del&nbsp;<strong>M\u00b0 Bisanti<\/strong>&nbsp;i capolavori di&nbsp;<strong>Giuseppe Verdi<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Giacomo Puccini<\/strong>&nbsp;occupano una posizione predominante. \u201cSono universi che collimano e al tempo stesso diversissimi. Amo profondamente entrambe le loro produzioni. Del primo adoro la capacit\u00e0 di cogliere l\u2019aspetto di ogni singolo personaggio, di ogni singola situazione, di ogni singolo stato d\u2019animo; basti pensare alle lacrime del duetto di&nbsp;<strong>Aida<\/strong>&nbsp;e Amonasro, al Nilo che scorre nelle battute iniziali del terzo atto; ma anche al duetto di Gilda e&nbsp;<strong>Rigoletto<\/strong>&nbsp;del primo atto; oppure al tremendo incipit del Miserere ne&nbsp;<strong>Il trovatore<\/strong>; o ancora al feroce incedere della tempesta in Otello; o alle volute demoniache delle streghe in&nbsp;<strong>Macbeth<\/strong>: sono tutti esempi di una straordinaria capacit\u00e0 teatrale e descrittiva che rendono le pagine verdiane immediatamente riconducibili a degli stati emotivi dei suoi personaggi. Inoltre&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>&nbsp;fa un grandissimo uso del coro che diventa, nella sua produzione, un personaggio vivo, partecipe, attivo nella vicenda e per cui scrive musica meravigliosa.&nbsp;<strong>Puccini<\/strong>&nbsp;invece, a mio avviso, ha una caratteristica di pi\u00f9 ampia visione d\u2019assieme del dramma musicale: le sue partiture sono un susseguirsi di situazioni melodiche, di scelte armoniche e di stilemi teatrali che non puntano all\u2019emozione di una singola scena, ma al nocciolo del dramma pi\u00f9 in generale. \u00c8 una sensazione molto strana; ad esempio dopo tutta la prima parte di&nbsp;<strong>Manon Lescaut<\/strong>, dove si gode di musica splendida, la pelle ed il cuore iniziano a vibrare nel terzo atto con la scena dell\u2019appello e poi \u00e8 un vortice che trascina alla morte della protagonista; in&nbsp;<strong>Tosca<\/strong>&nbsp;la pelle vibra con la scena dell\u2019interrogatorio, scena costruita in modo mirabile con diversi piani di azione, che poi porta fino alle terrazze di Castel Sant\u2019Angelo dove si consumer\u00e0 la beffa del destino con il dramma dei due protagonisti; fino ad arrivare alla scena in cui le lacrime grondano quando Cio-Cio-San mostra il figlio nato durante l\u2019assenza di Pinkerton e da l\u00ec si vola alla consumazione del sacrificio di questa fragile creatura, che trova il pi\u00f9 grande atto di forza e di emancipazione sociale con la propria morte. Insomma universi diversissimi che si collegano tra loro per la grandezza delle menti che li hanno creati; in alcuni casi si avvicinano per costrutto musicale \u2013 appunto la scena a pi\u00f9 piani sonori del secondo atto di&nbsp;<strong>Tosca<\/strong>&nbsp;\u00e8 costruita in modo simile al Miserere de&nbsp;<strong>Il trovatore<\/strong>&nbsp;dove pure ci sono diversi luoghi che si intersecano in uno stesso momento musicale \u2013 ed in modo pi\u00f9 generale sono capaci con linguaggi molto diversi di raggiungere lo stesso medesimo risultato di emozionare l\u2019interprete e l\u2019ascoltatore\u201d.<br>La prossima estate&nbsp;<strong>Giampaolo Bisanti<\/strong>&nbsp;sar\u00e0 impegnato in dieci recite di&nbsp;<strong>Madama Butterfly<\/strong>&nbsp;all\u2019Opera di Firenze, mentre l\u2019autunno e l\u2019inverno saranno dedicati a&nbsp;<strong>La Boh\u00e8me<\/strong>, che diriger\u00e0 nei teatri del Circuito Lirico Lombardo e con cui debutter\u00e0 all\u2019Opernhaus di Zurigo, alla Semperoper di Dresda e al Petruzzelli di Bari. \u201cLa storia, la musica, l\u2019emozione che mi ha dato la prima volta che ho diretto quest\u2019opera, le tantissime volte con cui ho lavorato insieme ai cantanti, rendono questo titolo, a cui mi avvicino sempre con tanta felicit\u00e0, la scelta che farei se ne fossi obbligato; non per una preferenza tra i due compositori sopra citati, ma perch\u00e9 \u00e8 l\u2019opera che mi ha visto debuttare in tantissimi teatri, che mi ha dato tante soddisfazioni e a cui devo molto!\u201d.<br>Nelle prossime settimane il direttore sar\u00e0 a Mosca per&nbsp;<strong>L\u2019Elisir d\u2019amore<\/strong>, a Seoul per&nbsp;<strong>Aida<\/strong>, a Stoccolma per&nbsp;<strong>La traviata<\/strong>&nbsp;e a Torino per&nbsp;<strong>Il barbiere di Siviglia<\/strong>, felice di portare la sua arte e la sua professionalit\u00e0 in diversi palcoscenici, con realt\u00e0 e situazioni molto differenti tra loro. \u201cCome ho gi\u00e0 sottolineato pi\u00f9 volte, io mi trovo sempre bene, perch\u00e9 mi piace molto essere sereno con tutti e molto collaborativo. Negli ultimi anni ho avuto modo di lavorare benissimo con il Carlo Felice di Genova, il Verdi di Trieste, il Regio di Torino, il Maggio Fiorentino, il Lirico di Cagliari, la Fenice di Venezia. Mi si permetta solo una riflessione: ho avuto l\u2019onore di esercitare con tutti i meravigliosi musicisti di queste realt\u00e0 che, chi pi\u00f9 chi meno, si stanno muovendo in un periodo di grandissime difficolt\u00e0 dovute alla terribile crisi che ha attraversato e che tuttora \u00e8 presente nel nostro settore. Sono una sorta di eroi, perch\u00e9 \u2013 lo assicuro \u2013 non \u00e8 cosa semplice fare musica e quindi produrre emozioni se non si \u00e8 tranquilli e se si rischia il proprio posto di lavoro. In questo mi sento molto vicino a loro e spero davvero che la situazione possa cambiare e possa presto vedersi una luce in fondo al tunnel!\u201d.<br>Tra gli altri impegni di&nbsp;<strong>Bisanti<\/strong>, il prossimo anno ci saranno i debutti a Berlino con&nbsp;<strong>Rigoletto<\/strong>, a Nizza con&nbsp;<strong>Il barbiere di Siviglia<\/strong>, a Barcellona con&nbsp;<strong>Macbeth<\/strong>&nbsp;e a Tokyo con&nbsp;<strong>Lucia di Lammermoor<\/strong>, titoli del grande repertorio, le cui partiture sono spesso oggetto di tagli che vanno a ledere la filologia e la volont\u00e0 originale del compositore. \u201cIo cerco sempre di approcciare una partitura non prefiggendomi se ne dar\u00f2 una lettura filologica o meno, se la far\u00f2 integrale o meno. Cerco sempre di capire: che cantanti avr\u00f2, come sar\u00e0 lo spettacolo, quanti intervalli ci saranno e che tipo di caratteristiche artistiche mi trover\u00f2 di fronte, tra cui il numero dei coristi e degli orchestrali. Da qui scelgo i miei tagli, se ne faccio, e cerco sempre di valutare questa scelta in base alla scorrevolezza teatrale, quindi vedendo come fine ultimo la godibilit\u00e0 che il pubblico pu\u00f2 ricavare da una rappresentazione, non il critico musicale presente in sala. Credo sia questo il segreto con cui venivano scritte le opere e i melodrammi nel secolo a noi tanto caro dell\u2019Ottocento, fino alla met\u00e0 del Novecento. Il senso del Teatro di&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>, di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>, di&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>, di&nbsp;<strong>Puccini<\/strong>, ma anche di&nbsp;<strong>Mascagni<\/strong>&nbsp;o di&nbsp;<strong>Giordano<\/strong>&nbsp;era il perno intorno al quale loro componevano la musica meravigliosa che oggi possiamo ascoltare. Io personalmente cerco sempre di lasciare la libert\u00e0 agli interpreti di potersi esprimere. Lavoro sempre con loro delineando un perimetro oltre il quale non si deve andare, ma al cui interno ci si deve sentire liberi di poter agire nel pi\u00f9 personale dei modi. Sicuramente nel belcanto di&nbsp;<strong>Bellini<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>&nbsp;lascio molte libert\u00e0 ai cantanti, sempre discutendo con loro e sempre creando un dialogo con la buca d\u2019orchestra, che in quel repertorio \u00e8 pi\u00f9 da considerarsi una cornice, un tappeto al cui centro si devono aiutare e far stare sereni i cantanti che hanno il compito pi\u00f9 difficile. In&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>, in&nbsp;<strong>Puccini<\/strong>&nbsp;e nel Verismo le problematiche sono differenti: \u00e8 necessario studiare con gli interpreti una vera e propria lettura in sincrono dell\u2019opera; un taglio pi\u00f9 drammatico, pi\u00f9 evocativo, pi\u00f9 sontuoso, o pi\u00f9 vicino alla tradizione; insomma un lavoro pi\u00f9 di squadra che non del singolo interprete\u201d.<br>I mestieri dello spettacolo si svolgono sempre sul filo del rasoio, in bilico tra il sentimento artistico e il vero e proprio lavoro. \u201cUno dei miei sogni professionali \u00e8 quello che cerco di inseguire ogni volta che salgo sul podio: vorrei essere sempre forte e cercare di avere la capacit\u00e0 e la voglia di emozionare e di emozionarmi, non facendo mai diventare questo lavoro una routine, un mero esercizio di stile o di vanit\u00e0 personale. Credo molto nel valore dell\u2019arte e della musica e credo davvero, con tutto me stesso, di fare il mestiere pi\u00f9 bello del mondo; vorrei ricordamelo in ogni momento ed esserne sempre grato alla vita. Invece un mio sogno personale \u00e8 quello di conservare sempre la capacit\u00e0 che oggi possiedo di fermarmi a godere delle piccole cose. Di emozionarmi per una carezza, di poter essere vicino a coloro che amo, di poter rimanere un punto di riferimento per coloro che credono in me e di non deluderli mai e di non deludere me stesso. Nella mia vita sono molto vicino a persone che non stanno bene, sono vicino a coloro che la societ\u00e0 definisce e magari etichetta come gli ultimi; non vorrei mai perdere il contatto con loro, perch\u00e9 mi riempiono il cuore di gioia. Donare il sangue; fare volontariato attivo; essere presente alle cure in ospedale di bambini che soffrono, seguendoli e assistendoli; poter aiutare persone poco abbienti a studiare; queste sono le cose che contano nella vita; queste sono le cose che danno un senso alla nostra esistenza. Altrimenti la bella musica e le emozioni che ci regala non avrebbero una grande importanza. Rimarrebbero l\u00ec e non servirebbero a nessuno\u201d.<br>Nel tempo libero, \u201cquando ne ho e non sono costretto a studiare, la mia grande passione \u00e8 la moto: sono un Ducatista sfegatato e la mia Lady Dark \u00e8 sempre l\u00ec ad aspettarmi per fare bellissime passeggiate in cima alle montagne o in riva ai laghi. Invece riguardo la sfera privata, \u00e8 molto complicato trovare il giusto equilibrio per instaurare rapporti affettivi importanti con questo lavoro; \u00e8 difficile trovare una compagna di vita che comprenda le lunghe assenze da casa o che sia disponibile a seguirmi ovunque io vada. \u00c8 un momento della mia vita in cui sono sicuramente molto concentrato sulla mia carriera e meno sulle relazioni personali, per cui al momento un\u2019anima gemella, nel senso pi\u00f9 romantico del termine, non l\u2019ho ancora trovata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>INTERVISTA A PAOLO FANALE<\/strong> <strong>[William Fratti] 29 marzo 2015.<br><\/strong>Gi\u00e0 dal suo debutto nel 2007 frequenta i teatri pi\u00f9 prestigiosi del mondo, ma l\u2019attenzione del grande pubblico si concentra su&nbsp;<strong>Paolo Fanale<\/strong>&nbsp;a partire dall\u2019interpretazione di&nbsp;<strong>Rom\u00e9o et Juliette<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Gounod<\/strong>&nbsp;pochi anni dopo. Altri ruoli francesi appartengono al suo repertorio, tra cui Nicias in&nbsp;<strong>Tha\u00efs<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Massenet<\/strong>, Wilhelm in&nbsp;<strong>Mignon<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Thomas<\/strong>, Hylas ne&nbsp;<strong>Les Troyens<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Berlioz<\/strong>&nbsp;e la recente esecuzione di Nadir ne&nbsp;<strong>Les p\u00eacheurs de perles<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Bizet<\/strong>&nbsp;all\u2019Auditorium Rai di Torino, trasmesso in diretta su Radio3 e in differita su Rai5 il prossimo gioved\u00ec 23 aprile alle ore 21.15. \u201cSento che sono molto a mio agio in questi ruoli e con questo tipo di scrittura, poich\u00e9 contengono tutto ci\u00f2 che applico quotidianamente nei miei esercizi di tecnica. Ho studiato molto la linea di canto francese, soprattutto la proiezione del suono per evitare la nasalizzazione, ma il fulcro di questo repertorio risiede nel fraseggio: l\u2019eleganza spiccata e la musicalit\u00e0 sublime insite nella partitura devono essere trasmesse attraverso la voce e per eseguire i suoni richiesti bisogna sapere trattenersi, occorre cesellare ogni singola nota ed evitare di abusare delle mezze voci, dei falsettoni, ma anche delle spinte\u201d.<br>Il prossimo anno il tenore palermitano sar\u00e0 impegnato in Francia e Svizzera in altri debutti, tra cui&nbsp;<strong>Faust<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Gounod<\/strong>, Fernand ne&nbsp;<strong>La favorite<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>&nbsp;e Raoul ne&nbsp;<strong>Les Huguenots<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Meyerbeer<\/strong>, ma quello pi\u00f9 imminente e atteso \u00e8 il ruolo di Pell\u00e9as in&nbsp;<strong>Pell\u00e9as et M\u00e9lisande<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Debussy<\/strong>&nbsp;all\u2019Opera di Firenze, nel mese di giugno, a conclusione del 78\u00b0 Festival del Maggio Musicale Fiorentino. \u201cIniziando a studiare questa opera, musicalmente lontana da tutti i canoni, distante dal repertorio che le sta accanto, ogni giorno mi rendo sempre pi\u00f9 conto che il compositore estremizza i passaggi armonici che sembrano cozzare con la partitura, poi invece mi accorgo che collimano perfettamente. \u00c8 un capolavoro, difficile, quasi impossibile e bisogna assolutamente concentrarsi e prepararsi nota per nota, poich\u00e9 l\u2019intero rapporto musicale \u00e8 basato sulla parola, come se si trattasse di una discussione e non di canto, per cui occorre una grande preparazione tecnica, oltre al fatto che la tessitura \u00e8 medio bassa, quasi da baritenore\u201d.<br>Prima di vestire i panni di Pell\u00e9as,&nbsp;<strong>Paolo Fanale<\/strong>&nbsp;salir\u00e0 sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna nelle vesta di Tamino, personaggio che riprender\u00e0 la prossima stagione a Padova e Palermo. \u201cAdoro questo ruolo, prima eroico e poi romantico, dove posso sfoggiare tutta la tecnica del canto francese attraverso il tedesco. In \u201cDies Bildnis ist bezaubernd sch\u00f6n\u201d si pu\u00f2 dimostrare tutto, \u00e8 un asso nella manica ricco di colori e sfumature. L\u2019ho debuttato a Oslo un po\u2019 di anni fa, ma la mia voce era diversa, io stesso ero diverso, mentre oggi lo vorrei affrontare con maggior impeto e pi\u00f9 calore. Talvolta \u00e8 difficile contrastare le emozioni che si provano nell\u2019interpretare certe meraviglie, ma \u00e8 importante, per tenere rilassato l\u2019organo vocale ed essere in grado di eseguire tutti i cromatismi possibili per commuovere il pubblico.&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>&nbsp;\u00e8 il compositore che mi ha insegnato a cantare, poich\u00e9 nei suoi spartiti sfocia tutta la tecnica di canto e attraverso le sue arie posso sempre rimettermi in carreggiata. Talvolta l\u2019impeto di alcuni ruoli pu\u00f2 portarmi a spingere o a costringere certi suoni, poich\u00e9 la veemenza dell\u2019interpretazione lo richiede, l\u2019organo risponde e lo si vizia inconsciamente, ma riprendendo&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>&nbsp;posso tornare alla naturalezza, alla morbidezza, che non deve essere mai preclusa. Con \u201cDalla sua pace\u201d da&nbsp;<strong>Don Giovanni<\/strong>&nbsp;riesco a rilassare la muscolatura, a risanare il punto di congiuntura tra il registro di petto e quello di testa, a riportare l\u2019organo a essere sano e a funzionare perfettamente con la giusta tecnica\u201d.<br>Il compositore salisburghese rester\u00e0 una presenza assidua nel futuro del tenore siciliano, con&nbsp;<strong>Don Giovanni<\/strong>&nbsp;a Salisburgo e alla Staatsoper di Berlino,&nbsp;<strong>Cos\u00ec fan tutte<\/strong>&nbsp;alla Deutsche Oper, sempre a Berlino, nonch\u00e9 il debutto di&nbsp;<strong>Lucio Silla<\/strong>&nbsp;a Parigi e Vienna: \u201cquest\u2019opera \u00e8 una meraviglia. \u00c8 un&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>&nbsp;un po\u2019 insolito, per certi versi simile a quello che poi si ritrover\u00e0 ne&nbsp;<strong>La clemenza di Tito<\/strong>. La tessitura del ruolo del protagonista \u00e8 medio bassa, molto interessante e molto diversa da&nbsp;<strong>Don Giovanni<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Cos\u00ec fan tutte<\/strong>. Sarebbe bello arrivare ad eseguire tutti i capolavori mozartiani e certamente io li accetter\u00f2 sempre, poich\u00e9 per me \u00e8 come lavorare e studiare al tempo stesso\u201d.<br>Interprete di \u201cUna furtiva lagrima\u201d e \u201cChe gelida manina\u201d durante la consegna della Laurea magistrale honoris causa in Musica e Spettacolo a&nbsp;<strong>Sir Antonio Pappano<\/strong>,&nbsp;<strong>Paolo Fanale<\/strong>&nbsp;\u00e8 ancora accanto al celebre direttore nel&nbsp;<strong>Magnificat<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Johann Sebastian Bach<\/strong>&nbsp;all\u2019Accademia Nazionale di Santa Cecilia e in&nbsp;<strong>Gianni Schicchi<\/strong>&nbsp;alla Royal Opera House Covent Garden di Londra. Tra le altre performance future&nbsp;<strong>L\u2019Elisir d\u2019amore<\/strong>&nbsp;a Berlino,&nbsp;<strong>La traviata<\/strong>&nbsp;a Londra,&nbsp;<strong>Falstaff<\/strong>&nbsp;a Vienna e&nbsp;<strong>Faust<\/strong>&nbsp;a Losanna, frequentando cos\u00ec il pi\u00f9 vasto repertorio del belcanto ad eccezione di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>: \u201cforse non c\u2019\u00e8 mai stata una vera occasione di debuttare un\u2019opera rossiniana, pur avendo eseguito altre parti di agilit\u00e0, ma mi rendo conto che il focus della voce \u00e8 differente nel canto del pesarese e ho un po\u2019 paura di spostarlo. In effetti noi cantanti non ci possiamo permettere il lusso di fare tutto e dobbiamo scegliere ci\u00f2 per cui la nostra voce si presta al meglio. Un tempo tutti cantavano tutto, ma oggi \u00e8 diverso; non significa che ci si debba specializzare, ma \u00e8 giusto rispettare certi canoni. Ci sono dei tenori rossiniani fenomenali ed \u00e8 dunque inutile che io mi metta ad eseguire un&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;mediocre. Non ha senso aggiungere titoli al repertorio solo per aumentarne il numero, non \u00e8 una gara. Ma non nascondo che in futuro mi piacerebbe debuttare qualche ruolo del&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;serio da baritenore\u201d.<br>La carriera di&nbsp;<strong>Paolo Fanale<\/strong>&nbsp;conta meno di un decennio, ma vanta i palcoscenici e i direttori d\u2019orchestra pi\u00f9 importanti del mondo. \u201cNon sogno di debuttare un titolo in particolare in un determinato teatro, ma il mio desiderio pi\u00f9 profondo \u00e8 quello di rimanere sempre con una tecnica salda, pulita, omogenea, senza difetti, senza usura, con una voce sempre fresca, senza mai forzare. Spesso mi dicono che vogliono pi\u00f9 suono e piacerebbe anche a me, per dare maggior enfasi all\u2019interpretazione, ma non voglio farlo perch\u00e9 la mia muscolatura non \u00e8 ancora pronta. Credo sia giusto seguire la naturale maturazione dell\u2019organo e dare tempo al tempo. Ogni volta che finisco di cantare, ricomincerei ancora da capo, ci\u00f2 significa che sto bene, che sono fresco e il repertorio che sto eseguendo \u00e8 giusto. Purtroppo gli ascoltatori sono stati viziati da alcuni grandi artisti del passato, che cantavano sul fisico, dando l\u2019anima, ma stancandosi profondamente e determinando una certa usura, cos\u00ec oggi si tende ad affidare ruoli a voci sbagliate, come Lucia o Traviata che dovrebbero essere soprani drammatici di agilit\u00e0, od Otello che non dovrebbe essere cos\u00ec pesante come invece si crede, concentrandosi maggiormente sugli accenti piuttosto che sull\u2019intensit\u00e0 di suono\u201d.<br>Tra un impegno e l\u2019altro&nbsp;<strong>Paolo Fanale<\/strong>&nbsp;non perde l\u2019occasione di ritornare nella sua Sicilia: \u201cadoro stare in mezzo alla natura a casa mia, con mia moglie, mio figlio e un altro in arrivo. Il canto mi d\u00e0 tantissime soddisfazioni, ma il vero appagamento lo trovo nella famiglia, negli amici e nella quotidianit\u00e0. Pu\u00f2 sembrare retorico, ma credo profondamente nel rispetto per le persone e vedo sincero benessere nella genuinit\u00e0, nella semplicit\u00e0, nel sorriso dei bambini. Ed \u00e8 anche per questo che non voglio abbandonare la mia terra, nonostante possa essere pi\u00f9 semplice andarsene, altrimenti mi sentirei un codardo. Sono italiano, sono siciliano e qui resto, l\u2019Italia ha bisogno anche di noi artisti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>INTERVISTA AD ANDREA CASTELLO [Lukas Franceschini] Vicenza, 10 maggio 2015<\/strong>.<br>Abbiamo incontrato nella splendida citt\u00e0 palladiana&nbsp;<strong>Andrea Castello<\/strong>, fondatore dell&#8217;<strong>Associazione Concetto Armonico<\/strong>, il quale \u00e8 l&#8217;artefice del&nbsp;<strong>Festival VicenzainLirica<\/strong>&nbsp;giunto quest&#8217;anno alla III edizione.<br><strong>Sig. Andrea ci vuole parlare dell&#8217;Associazione?<br><\/strong>L&#8217;Associazione Concetto Armonico \u00e8 nata nel 2011 a Cavarzere, paese natale del grande direttore Tullio Serafin, ed \u00e8 curata da un&nbsp;direttivo composto da cinque persone, le quali hanno voluto mettere assieme le loro forze, per creare un progetto in sinergia sui temi musicali e lirici. Precedentemente lavoravamo autonomamente, io ad esempio organizzo concerti da molti anni, il nostro obiettivo principale \u00e8 quello di rivolgere una particolare attenzione ai giovani attraverso masterclass, progetti di operastudio. La presenza di cantanti di fama, ai nostri progetti, sono in funzione dei giovani, essi si rendono disponibili per aiutare le nuove voci, con consigli e corsi specializzati. Il socio onorario dell&#8217;Associazione \u00e8 il soprano Daniela Dess\u00ec, la quale fin da subito ha creduto nel nostro proposito ed ha inaugurato la prima manifestazione.<br><strong>Gli eventi per i giovani come sono finalizzati?<br><\/strong>L&#8217;edizione 2015 di VicenzainLirica si svolger\u00e0 dal 19 giungo a 12 luglio, durante la quale daremo la possibilit\u00e0 di frequentare due masterclass, uno tenuto da Sara Mingardo l&#8217;altro da Katia Ricciarelli. Il nostro obiettivo, in seguito, sar\u00e0 quello di far esibire i cantanti delle masterclass in altri concerti che organizziamo in collaborazione con altri enti. Ad esempio, il prossimo Concerto di Natale a Vienna, in collaborazione con l&#8217;Istituto di Cultura e l&#8217;Ambasciata Italiana, al Festival di Torre del Lago il 26 luglio terremo un altro concerto in uno scambio nel quale i cantanti dell&#8217;Accademia locale saranno presenti ad alcune nostre performance. Infine Spoleto, i vincitori del Concorso del Festival Sperimentale parteciperanno al Teatro Olimpico ad un Gal\u00e0 lirico assieme ad un soprano francese, nella serata, madrina Katia Ricciarelli, sar\u00e0 consegnato il premio alla carriera al baritono Juan Pons. Realizzeremo al Teatro Olimpico l&#8217;opera &#8220;Orfeo ed Euridice&#8221; di Christoph Willibald Gluck, il cui cast sar\u00e0 appositamente scelto e seguito in tutte le prove da Sara Mingardo, quale consulente musicale nel perfezionamento e anche un&#8217;esecuzione della Petite Messe Solennelle di Rossini oltre ai concerti vocali e ad alcune conferenze.<br><strong>Per realizzare tutto questo avrete sicuramente un cospicuo budget&#8230;.<br><\/strong>&#8230;Non proprio! Anzi! Attualmente il mio principale obiettivo \u00e8 recuperare sponsor, non certo per arricchirmi, ma per fare in modo che l&#8217;Associazione possa investire nel Festival e a favore dei giovani. Attraverso tale sostentamento economico spero in futuro di poter abbassare la retta delle masterclass e dare un&#8217;ospitalit\u00e0 a prezzi ragionevoli per le tasche di un giovane che sta ancora formandosi. E&#8217; sovente controverso il concetto nel quale si proclama di aiutare i giovani e salvaguardare la cultura musicale, quando poi si viene a conoscenza che alcuni docenti chiedono prezzi esorbitanti per un&#8217;ora di lezione, o corsi di perfezionamento a cifre improponibili. Io&nbsp;posso dirti che non ho grossi sponsor, eppure posso fare in tre settimane quando esposto prima e ritengo non \u00e8 cosa da poco, tuttavia \u00e8 fondamentale presentare allo sponsor un prodotto di qualit\u00e0, solo allora ci sar\u00e0 la certezza da entrambi le parti della sinergia necessaria per realizzare il progetto.<br><strong>Gli sponsor dunque non sono coinvolti solo per un festival o un evento?<br><\/strong>\u00c8 appunto quello che voglio far capire, non serve una donazione per un evento, necessitiamo di molti soggetti i quali contribuiscono anche con piccole cifre ma in modo continuativo per mantenere il proseguimento di tutte le nostre produzioni, che vanno oltre il Festival, ed avere la trasparenza di portare a conoscenza come sono utilizzati i fondi.<br><strong>Encomiabile, ma il progetto come \u00e8 strutturato?<br><\/strong>Vorrei anche far notare che sovente portiamo nomi illustri dell&#8217;arte lirica a collaborare con noi a fianco dei giovani, per dare loro modo di apprendere ed avere occasioni per farsi conoscere. E&#8217; palese che se non abbiamo il ricambio generazionale il futuro sar\u00e0 molto triste e desolato per l&#8217;opera lirica.<br><strong>Per frequentare le masterclass ci sono limiti di et\u00e0?<br><\/strong>Il limite \u00e8 fissato solo numericamente ad massimo 10 partecipanti per ogni corso, che si svolgeranno dalle ore 10 alle 18. Non ci sono limiti d&#8217;et\u00e0 e non ci saranno audizioni preventive. Ritengo importante appellarmi alla consapevolezza e coscienza del cantante, capire se potr\u00e0 frequentare una masterclass o partecipare come ascoltare, secondo il suo stato di preparazione.<br><strong>Dunque le lezioni sono libere, vi possono partecipare anche auditori?<br><\/strong>Certo! Il pubblico pu\u00f2 assistere tutti i giorni alle masterclass, acquistando il biglietto d&#8217;ingresso a Palazzo Leoni Montanari, che \u00e8 un&nbsp;museo, mentre chi vuole un attestato come auditore deve iscriversi avendo poi l&#8217;obbligo di frequenza di almeno l&#8217;ottanta per cento delle lezioni. Sarebbe anche un sogno quello di poter portare dei giovani in un grande teatro e far loro assistere a tutte le prove di una produzione. Ritengo sarebbe molto utile.<br><strong>Per la realizzazione della prossima opera oltre alle voci selezionate dalla Signora Mingardo, quali complessi saranno utilizzati?<br><\/strong>Abbiamo l&#8217;onore della collaborazione della Schola San Rocco del maestro Francesco Erle, un vicentino espertissimo del mondo barocco, un modo anche per coinvolgere altre istituzioni musicali vicentine.<br>Per tutte le informazioni relative alle iscrizioni ai Masterclass, sia come partecipanti sia come uditori, e per visionare il programma del Festival 2015, ricordando che molti eventi-conferenze sono gratuiti, consultare il sito&nbsp;<strong>www.vicenzainlirica.it.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>INTERVISTA A GIUSEPPE SABBATINI [Natalia Di Bartolo] Roma, giugno 2015.<\/strong><br>Ho incontrato il&nbsp;<strong>Maestro Giuseppe Sabbatini&nbsp;<\/strong><em>(nella foto con Rosa Kraus Ley, figlia di Alfredo Kraus)<\/em>&nbsp;a&nbsp;<strong>Roma<\/strong>, al ritorno dall\u2019ultima sua fatica di&nbsp;<strong>direttore d\u2019orchestra<\/strong>al&nbsp;<strong>teatro P\u00e9rez Gald\u00f2s<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Las Palmas<\/strong>,&nbsp;<strong>Gran Canaria<\/strong>, dal&nbsp;<strong>21<\/strong>&nbsp;al&nbsp;<strong>25 aprile 2015<\/strong>. In scena&nbsp;<strong>Faust<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>Gounod<\/strong>, capolavoro dell\u2019arte operistica francese.<br><strong>N.D.B. \u2013 Maestro Sabbatini, dirigere il Faust nella patria di Alfredo Kraus, grande protagonista di quest\u2019opera sulle scene mondiali del passato, ha avuto un ruolo nel concepimento e nella realizzazione di questo ambizioso progetto a Las Palmas?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Dirigere il Faust nella patria di Kraus mi ha dato soltanto un pizzico di responsabilit\u00e0 in pi\u00f9.&nbsp;Si \u00e8 trattato&nbsp;di un discorso di emozione.<br>Nei primissimi giorni di aprile, quando sono arrivato a Las Palmas, sono andato a vedere la casa dove \u00e8 nato\u2026 Alla vigilia della prima mi sono recato al cimitero dove \u00e8 sepolto con la moglie. Per m\u00e8 \u00e8 stato un artista straordinario, nonch\u00e9 una persona adorabile, che nei miei confronti si \u00e8 sempre comportato in modo meraviglioso.<br>Quindi, appena mi sono trovato davanti all\u2019orchestra, ho pensato di dedicare a lui l\u2019opera l\u00ec a Las Palmas.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Ama dirigere l\u2019Op\u00e9ra Francais? Ha delle preferenze o ama tutto ci\u00f2 che dirige allo stesso modo?<br>G.S. \u2013<\/strong>&nbsp;Si, molto anche perch\u00e9 l\u2019ho studiata tanto e met\u00e0 del mio repertorio di cantante era di musica francese. Quanto alle mie preferenze, vanno ai grandi, a Gounod, Bizet, Massenet\u2026Pi\u00f9 di tutti forse a Gounod e soprattutto a Massenet.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Qual \u00e8 il ruolo del direttore d\u2019orchestra in un\u2019opera di questa rilevanza? E dunque cosa ha provato nel trovarsi sul podio a rivestire tale ruolo?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Ritengo che rivestire il ruolo di direttore in quest\u2019opera sia lo stesso che per tutte le altre opere. La rilevanza di un direttore sta nel fare sempre il proprio dovere al massimo delle proprie possibilit\u00e0.<br>Ci\u00f2 che ho provato \u00e8 stata un\u2019emozione esaltante: ho sempre desiderato dirigere e quindi adesso ogni volta che salgo sul podio penso sempre che sia il coronamento di un percorso che \u00e8 durato tanti anni ed il coronamento, soprattutto, di un sogno. Perci\u00f2 non posso che essere felicissimo di quello che mi sta accadendo nella vita.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>\u00c8 la prima volta che ha diretto il Faust? L\u2019ha cantato pi\u00f9 volte da protagonista in grandi teatri. \u00c8 un personaggio a lei congeniale vocalmente e scenicamente? Se s\u00ec o no, perch\u00e9?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;S\u00ec, \u00e8 la prima volta.<br>L\u2019ho cantato in molti teatri prestigiosi: a Parigi all\u2019Op\u00e9ra Bastille, al Teatro alla Scala, al Regio di Torino, al San Carlo di Napoli, all\u2019Opera di Roma, che ha visto il mio debutto.<br>Era un personaggio assolutamente congeniale a me, anche se la mia faccia \u00e8 molto pi\u00f9 mefistofelica che non da Faust\u2026<br>Anni fa s\u2019era ideato un importante progetto con Samuel Ramey, che ritengo essere il pi\u00f9 grande Mephisto con cui ho lavorato, che mi avrebbe dato la possibilit\u00e0 di interpretare almeno una volta Mefistofele, nel Dottor Faustus di Busoni. Avevo poi l\u2019idea di fare il trittico: quindi Faust, la Damnation de Faust e Mefistofele\u2026 Ma purtroppo il progetto non si \u00e8 realizzato.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Come trova la partitura di Gounod dal punto di vista del direttore?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Molto impegnativa e difficile. Per dirigere il Faust il direttore deve conoscere lo stile, il modo in cui sia stato composto. Questo capolavoro non \u00e8 stato composto in breve tempo: \u00e8 stato rivisto, rimaneggiato\u2026 Molta musica francese ha avuto questo tipo di percorso: basti guardare I racconti di Hoffmann di Offenbach per rendersi conto di quanto travaglio abbiano avuto i compositori e di quanto si siano messi sempre in discussione: il che \u00e8 una cosa straordinaria.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Cosa pensa dei direttori che l\u2019hanno preceduta e di quelli che l\u2019hanno diretta come interprete? Si \u00e8 ispirato a qualcuno di loro o \u00e8 andato in piena autonomia interpretativa?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Io nutro un\u2019immensa stima per tutti i direttori. Personalmente ho lavorato, per quanto riguarda l\u2019Op\u00e9ra francais, con quello che per me \u00e8 il pi\u00f9 grande, il Maestro Michel Plasson; ho eseguito la Damnation de Faust con Osawa; non ho avuto purtroppo il piacere di lavorare con il Maestro Pretre. Ho suonato con lui quando ero in orchestra al contrabbasso, due volte, ma purtroppo non sono mai riuscito a trovare l\u2019occasione per cantare diretto da lui\u2026 Riguardo alle scelte interpretative sono molto indipendente, perch\u00e9 cerco di essere quanto pi\u00f9 fedele possibile al testo e questo ho fatto anche per il Faust.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Adesso dirigere quest\u2019opera \u00e8 per lei \u00e8 come averla avuta in pugno o ha lasciato libert\u00e0 agli interpreti? A lei personalmente \u00e8 stata lasciata \u201clibert\u00e0\u201d dai maestri che l\u2019hanno diretta?<br>G.S. \u2013<\/strong>&nbsp;Per quanto riguarda \u201cavere in pugno\u201d l\u2019opera, avendola anche cantata, l\u2019ho studiata molto approfonditamente e quindi ho cercato di \u201cscavarla\u201d quanto pi\u00f9 possibile. Per quanto riguarda, invece, la libert\u00e0 agli interpreti, la mia libert\u00e0, quando cantavo, era all\u2019interno della partitura e dunque oggi chiedo questo ai cantanti. In questo Faust specifico, \u00e8 chiaro che il tenore protagonista, Aquiles Machado, avesse una voce diversa dalla mia e quindi non ho potuto chiedere a lui delle cose (che comunque riesce a fare), delle nuance, delle dolcezze che nel suo strumento devono essere eseguite con una vocalit\u00e0 sicuramente pi\u00f9 potente e pi\u00f9 pastosa e rotonda della mia\u2026e quindi sarebbe stato sciocco da parte mia andare a ricercare le caratteristiche della mia vocalit\u00e0 nella voce di un mio collega di oggi. Non lo faccio mai, quindi non \u00e8 accaduto neanche questa volta.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Qual \u00e8 stato il rapporto della sua direzione con la regia?<br>G.S. \u2013<\/strong>&nbsp;In una produzione, tutti devono collaborare a che l\u2019arco interpretativo sia portato e teso verso la stessa direzione: a Las Palmas questo si \u00e8 pienamente verificato. Ho provato ad esaltare gli accenti che la regia di Alfonso Romero mi ha suggerito e qui il regista ha ideato e messo in atto un progetto molto interessante: rispettando assolutamente la partitura, questo Faust \u00e8 stato ambientato in un\u2019atmosfera senza tempo. Il Faust \u00e8 un\u2019opera di stereotipi: tutti i temi e i personaggi sono veramente molto stereotipati. In particolare, per quel che riguarda l\u2019innocenza di Margherita, portata alla distruzione totale, c\u2019\u00e8 stato in palcoscenico uno sviluppo incredibile e devastante di tale personaggio: un grande lavoro per spingersi all\u2019interno del cuore e della psiche, esasperando ancora il carattere dei personaggi, al di l\u00e0 degli stereotipi. Quindi, con i suoni, anch\u2019io ho cercato di renderli meno stereotipati, se non pi\u00f9 \u201cumani; quanto meno ho tenuto a fare da colonna sonora a ci\u00f2 che accadeva in palcoscenico, a colorare con i suoni lo spettacolo visivo in modo particolare. Sono veramente lieto di aver lavorato con Romero.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Cosa pensa dell\u2019orchestra che ha diretto e quali eventuali difficolt\u00e0 ha incontrato nel mettere a punto la corretta valenza stilistica?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Purtroppo in questo periodo l\u2019orchestra del teatro di Las Palmas ha avuto dei problemi a livello politico e quindi c\u2019\u00e8 stato molto nervosismo, al di l\u00e0 di quello che possa avere inculcato io, data la mia richiesta continua e costante di precisione per quanto riguarda il suono, lo stile, la qualit\u00e0, i ritmi giusti. Ovviamente questa orchestra conosce bene il repertorio che suona da anni con il proprio direttore musicale. E\u2019 un ensemble formato da musicisti provenienti da molti paesi europei (bulgari, rumeni, irlandesi, tedeschi e di altre nazionalit\u00e0), dunque ha una cultura \u201cvariegata\u201d e non gli \u00e8 richiesta la specializzazione in uno stile specifico: curare questo punto dipende dal direttore d\u2019orchestra di turno e dalle sue richieste. Quindi \u00e8 palese che a Las Palmas non ci sia mai stato, a monte, un grandissimo percorso di musica francese e, ovviamente, ci\u00f2 ha comportato pi\u00f9 fatica per me, che ho dovuto lavorare molto intensamente sull\u2019impostazione stilistica. Per esempio, nella musica francese ci sono tantissimi \u201csottotempi\u201d o \u201ctempi secondari\u201d che non sono scritti e quindi la cosa pi\u00f9 interessante \u00e8 andarli a cercare e nel momento in cui li si trova dare loro il vero senso, anche se il testo fa sempre da principale punto di riferimento. Il fatto che i sottotempi di cui sopra non siano scritti nella partitura per gli orchestrali di Las Palmas \u00e8 stato un problema, che io ho dovuto cercare di risolvere. Lo dico sempre ai miei allievi di canto: noi interpreti d\u2019opera siamo molto pi\u00f9 fortunati degli strumentisti che devono eseguire musica pura; noi abbiamo la \u201cparola\u201d\u2026il testo\u2026che pur limitando la fantasia ci aiuta assai nella definizione del significato, delle emozioni, dei sentimenti di ci\u00f2 che stiamo cantando!<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Sempre a proposito di stile, trova che ci sia tra le dinamiche una differenza legata alla \u201cnazionalit\u00e0\u201d delle opere?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Per me non c\u2019\u00e8 una differenza di dinamiche legata alla nazionalit\u00e0 delle opere. La dinamica \u00e8 formata, purtroppo, da una scala estremamente limitata: dalle cinque \u201cp\u201d (piano) (Verdi arriva a sei, sette), alle quattro, cinque \u201cf\u201d (forte). Certe volte io mi sono spazientito con gli orchestrali di Las Palmas, perch\u00e9 venivano prodotti dei suoni molto sgraziati nei forte. Mi \u00e8 stato risposto vivacemente che fosse scritto \u201cforte\u201d. Ed io ho replicato che si trattava, in quel caso specifico, per esempio, di un \u201cforte d\u2019amore\u201d e che possono esistere, poi, il \u201cforte violento\u201d, il \u201cforte aggressivo\u201d, il \u201cforte geloso\u201d, il \u201cforte vincitore\u201d\u2026 Cos\u00ec come anche un forte nel momento in cui, per esempio, Margherita si sveglia dal torpore nella prigione, non pu\u00f2 essere un forte come quello dell\u2019aria del quarto atto. Dunque ritengo indispensabile che il golfo mistico sappia cosa succede in palcoscenico: ho spiegato molto all\u2019orchestra ci\u00f2 che accadeva sul palco. E\u2019 inutile continuare a pensare che le orchestre debbano solo produrre dei suoni! Invece devono capire lo svolgimento dell\u2019azione e le differenze di cui sopra. Finch\u00e9 le orchestre non capiranno questo, finch\u00e9 culturalmente ed intellettualmente non saranno capaci di discernere ci\u00f2 che suonano, il lavoro dei direttori sar\u00e0 penalizzato. A Las Palmas gli strumentisti hanno iniziato a capire, ma le orchestre dovrebbero sapere prepararsi da sole: noi direttori, con le pochissime prove a nostra disposizione non possiamo spiegare passo passo le sfumature di opere che, come il Faust, durano tre ore, tre ore e mezza.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>E il coro di questa produzione? Cosa ne pensa?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Tornando al discorso, preso come esempio, della differenza tra \u201cforte\u201d e \u201cforte\u201d, come cerco di spiegarlo alle orchestre, cerco di spiegarlo anche ai cori, avendolo oltretutto messo in atto durante la mia carriera di cantante. Nel Faust il coro ha un\u2019importanza fon-da-men-ta-le ed ha forse la parte pi\u00f9 difficile ed \u00e8 \u201cil personaggio\u201d pi\u00f9 complicato di tutta l\u2019opera. Ci sono infiniti personaggi nel coro: i soldati, gli studenti borghesotti e i viveurs, le \u201cjeune femmes\u201d e le matrone\u2026Poi i diavoli, gli angeli, i contadini e le contadine; poi c\u2019\u00e8 il coro dell\u2019\u201dorgia\u201d delle \u201cmeraviglie diaboliche\u201d e quello dei dannati; e poi alla fine il Paradiso\u2026 A Las Palmas il coro \u00e8 formato da soli 44 elementi, che hanno fatto miracoli, perch\u00e9 si tratta di un coro amatoriale, non professionale, come invece \u00e8 l\u2019orchestra: i coristi svolgono la propria giornata lavorativa personale fino alle otto di sera e alle otto e trenta iniziano le prove. A volte i tenori sono stati costretti a raddoppiare i baritoni perch\u00e9 sono troppo pochi. Nella scena della chiesa, i baritoni hanno dovuto cantare sia la parte dei demoni che quella del coro dei religiosi\u2026Immaginiamo, quindi, che lavoro titanico, pazzesco abbiano fatto con me questi coristi! E\u2019 stato tutto molto difficile per loro, ma lo hanno affrontato con una simpatia, un amore ed una dedizione assolutamente straordinarie. Ne sono comunque contentissimo. Se anche l\u2019orchestra, purtroppo limitata dalle condizioni di cui ho parlato, avesse avuto lo stesso trasporto, sarebbe stata una produzione stratosferica.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>E il Cast?<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;L\u2019ho trovato all\u2019altezza del progetto: Faust, Aquiles Machado, si \u00e8 dimostrato intenso e molto solido vocalmente e Mephisto Rub\u00e9n Amoretti ha mostrato capacit\u00e0 di ottimo attore, dotato di una voce molto bella e usata con grande maestria; Marguerite, Norah Amsellem, al suo debutto nel ruolo, mi \u00e8 apparsa perfetta nello sviluppo psicologico del personaggio e ricca di colori, quindi dotata di variegata tavolozza cromatica e di dinamica interessantissima. Valentin, Manuel Lanza, ha sfoggiato una vocalit\u00e0 corposa e al totale servizio del personaggio molto intenso voluto dal regista. Ma delle sue grandi capacit\u00e0 artistiche ero a conoscenza da molto tempo, avendo cantato con lui tante volte durante la mia carriera di tenore e giusto il Faust alla Scala nel \u201997, insieme a Samuel Ramey\u2026quindi, oltretutto, mi ha fatto molto piacere averlo incontrato di nuovo e, questa volta, anche diretto.<br><strong>Cosa pensa del pubblico spagnolo? Ha una grande esperienza anche come tenore nei confronti del pubblico. Come pensa che questo Faust sia stato accolto?<br>G.S. \u2013<\/strong>&nbsp;Io non ho lavorato molto in Spagna come tenore. Ho avuto pi\u00f9 contatti con il pubblico di Barcellona che con quello di Madrid, per esempio. Ricordo che a Madrid fui contestato perch\u00e9 ero stato chiamato al posto di un cantante che non era gradito al regista\u2026Io non ne sapevo nulla, perch\u00e9 altrimenti non sarei andato, anche perch\u00e9 non amavo sostituire, soprattutto colleghi che stimavo\u2026dunque ci fu tutta una querelle e purtroppo, quel Rigoletto, per mille motivi non and\u00f2 bene\u2026 Quindi per questo Faust in territorio spagnolo spero che sia stato apprezzato il lavoro fatto, ma non solo il mio, quello di tutti. Abbiamo lavorato con estrema armonia, con estremo amore e sono veramente entusiasta del lavoro che \u00e8 stato svolto con la partecipazione di tutti.&nbsp;Il pubblico ha risposto con molto calore.<br><strong>N.D.B. \u2013&nbsp;<\/strong><strong>Prossimi impegni e progetti e un sogno attualmente nel cassetto a proposito di direzione d\u2019orchestra.<br>G.S.<\/strong>&nbsp;<strong>\u2013<\/strong>&nbsp;Requiem di Verdi a San Pietroburgo, probabilmente La Boh\u00e8me in Giappone, un concerto con la Filarmonica di Sibiu in Romania. Poi ci sono progetti di opere con un\u2019Organizzazione alla quale tengo in modo particolare. Sogno nel cassetto: quello di dirigere quattro produzioni l&#8217;anno, che sono pi\u00f9 che sufficienti per poterle &#8220;fare come voglio io&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019INTENZIONE ROSSINIANA \u2013 INTERVISTA A SABRINA AVANTARIO<\/strong> <strong>[William Fratti] Pesaro, agosto 2015.<\/strong><br>Collaboratore del Rossini Opera Festival di Pesaro dal 1995 e ivi maestro principale e responsabile musicale dal 2005,&nbsp;<strong>Sabrina Avantario<\/strong>&nbsp;lavora assiduamente in stretto contatto con&nbsp;<strong>Alberto Zedda<\/strong>&nbsp;da diversi anni e pu\u00f2 attualmente essere considerata una dei pi\u00f9 importanti e specializzati preparatori musicali e vocali nel repertorio rossiniano pi\u00f9 autentico, riscoperto, studiato e messo in scena nella citt\u00e0 marchigiana a partire dal 1980 nel massimo rispetto del compositore pesarese. \u201cCi\u00f2 che si respira a Pesaro \u00e8 la vera intenzione rossiniana, cio\u00e8 la ricostruzione del suo pensiero musicale, presentandolo con competenza e cognizione di causa\u201d ha affermato la pianista. \u201cQuesto festival \u00e8 stato ed \u00e8 una scuola, ha cambiato il volto dell\u2019opera di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;e ha creato professionalit\u00e0 specifiche; credo sia il meglio di quanto un festival possa offrire, poich\u00e9 non si \u00e8 mai prefisso di essere solamente un cartellone di intrattenimento musicale; anzi ha forgiato persino le maestranze: i tecnici del ROF sono rinomati ovunque per la loro bravura. \u00c8 un festival che ha una solidit\u00e0 sotto tutti i punti di vista, perch\u00e9 \u00e8 stato creato sulla base di un\u2019idea assolutamente artigianale, nel senso pi\u00f9 alto del termine, quindi della trasmissione del sapere da uno a un altro e poi a un altro ancora, ma anche della cura certosina del dettaglio: chi ha avuto la fortuna di lavorare a Pesaro non ha solo lavorato, ma soprattutto ha imparato, si \u00e8 formato, ha capito delle cose importanti ed \u00e8 stato messo in condizione a sua volta di poterle trasmettere ad altri; il Rossini Opera Festival \u00e8 basato sulla trasmissione di un sapere. In realt\u00e0 ci passiamo proprio le consegne: mi ricordo quando iniziai, venti anni fa, quando il maestro collaboratore responsabile, cio\u00e8 colui che ricopriva la mia posizione di oggi, ci trattava un po\u2019 come una mamma chioccia e noi imparavamo da lui, dai suoi racconti, dai suoi insegnamenti, dalla sua professionalit\u00e0 \u2013 era stato un collaboratore dei tempi della Caball\u00e9 e della Horne. Ha passato le consegne, le ha passate a me ed io le passer\u00f2 a mia volta, umilmente. Quindi la capacit\u00e0 di applicare l\u2019intenzione rossiniana risiede prima di tutto nel capire a quale punto di distanza ci si deve mettere rispetto al testo musicale, un po\u2019 come di fronte a un quadro si cerca la distanza ideale per poterlo vedere al meglio; questo \u00e8 il problema che ci si deve porre.&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;ha scritto una musica che \u00e8 una commistione di astratto e pregnante, quindi non ci si pu\u00f2 tuffare dentro, ovviamente, come nella musica di un secolo dopo, poich\u00e9 non si presta a questo. Si deve agire con cautela. L\u2019intenzione dunque cambia, a seconda che sia un\u2019opera buffa, comica \u2013 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una differenza tra il buffo e il comico \u2013 semiseria, o seria, e quindi va sempre calibrata, anche perch\u00e9&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;usa un linguaggio fatto di stilemi costanti e si pu\u00f2 \u2013 si deve \u2013 far capire che appartengono a un genere o a un altro dando quel carattere, appunto quell\u2019intenzione specifica, interpretandoli alla luce dello spirito dell\u2019opera, e ci\u00f2 deve governare la scelta dei tempi, dei pesi, anche fonici, la scelta del fraseggio, delle agilit\u00e0, la scelta delle agilit\u00e0 stesse. Posto che la medesima aria vada a finire in un\u2019opera comica o un\u2019opera seria, non si possono usare le stesse variazioni dall\u2019una all\u2019altra, perch\u00e9 in realt\u00e0 proprio in&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;\u00e8 pi\u00f9 che mai importante farsi carico del testo. Sembra paradossale se facciamo un confronto, ad esempio, con la parola scenica verdiana. In&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>&nbsp;il testo \u00e8 ben pi\u00f9 carico, ma \u00e8 anche pi\u00f9 evidente, mentre in&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;non c\u2019\u00e8 nessuna ovviet\u00e0, quindi per metterlo in luce occorre giocare sulla scelta delle cadenze, delle variazioni, del fraseggio, sull\u2019intenzione stessa: sbagliando l\u2019intenzione, improvvisamente un\u2019aria di un\u2019opera seria sembra buffa e tutto scade nel ridicolo, cio\u00e8 tutto si banalizza, da cui appunto il pregiudizio pre-ROF che&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;fosse un autore noioso e ripetitivo. Non applicando queste distinzioni, \u00e8 chiaro che allora tutto si fa uguale\u201d.<br>Considerata un\u2019esperta di&nbsp;<strong>Mozart<\/strong>,&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;e del repertorio italiano in genere,&nbsp;<strong>Sabrina Avantario<\/strong>&nbsp;non \u00e8 solo richiesta come maestro al pianoforte, al fortepiano e al cembalo, ma soprattutto come preparatore vocale e linguistico a livello internazionale. \u201cQuando si porta Rossini fuori da Pesaro dopo essersene imbevuti \u2013 una persona che lavora a Pesaro per tanti anni si imbeve, entra in un meccanismo che va da s\u00e9, sa benissimo come deve fraseggiare certi passi, sa come si devono realizzare certi passaggi \u2013 si resta anche un po\u2019 stupiti di quanto tutto questo sia poco conosciuto. Ed \u00e8 proprio qui che il passaggio delle consegne che si fa al ROF diventa fondamentale, poich\u00e9 si deve andare ovunque a portare questa conoscenza, a insegnare semplicemente un mestiere. Generalmente mi chiamano per preparare cast composti da artisti non italiani, per renderli il pi\u00f9 italiano (ed eventualmente rossiniano) possibile. Ognuno arriva con un suo retaggio: ad esempio un cantante tedesco, fosse anche mozartiano, o un russo, che arriva dal suo repertorio, \u00e8 tutt\u2019altro che immediato convertirli a&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>; devo riuscire a capire come da l\u00ec, da tutte queste direzioni, arrivarci il pi\u00f9 possibile vicino, in tempo breve, proprio con il senso di scuola, di artigianato, che si passa con tanta pazienza e dedizione. Il mio lavoro all\u2019estero \u00e8 proprio questo: cercare di curare, nelle varie produzioni, il repertorio italiano nella lingua, nello stile, nella vocalit\u00e0 all\u2019italiana, come portare la voce avanti con la parola, perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec ovvio: in Italia non ci si deve lavorare, mentre in altri Paesi si trovano altre tecniche, che sono magari pi\u00f9 adatte ad altri repertori, ma quando si affronta una partitura italiana si deve cercare di avvicinarsi un pochino, di dare omogeneit\u00e0 al cast. Sono tutte cose molto utopiche, che nel giro di un mese non si possono veramente cambiare, per\u00f2 lavorando molto sul testo, non arrendendosi mai, si ottengono delle volte dei risultati molto soddisfacenti. Una delle esperienze pi\u00f9 belle della mia vita \u00e8 stata una&nbsp;<strong>Boh\u00e8me<\/strong>&nbsp;ad Atene con&nbsp;<strong>Graham Vick<\/strong>, nel 2007 con ripresa nel 2008, dove ho svolto questo tipo di lavoro con un cast soprattutto di greci: un lungo processo, sei settimane di prove, lavorando come ama lavorare&nbsp;<strong>Vick<\/strong>&nbsp;e come amo lavorare anche io, sul dettaglio fino alla morte. Il testo di&nbsp;<strong>Boh\u00e8me<\/strong>&nbsp;si presta a fare di tutto: \u00e8 ricco di sfumature, di significati, di possibilit\u00e0 tutte da cogliere e con un doppio cast \u2013 e doppio lavoro \u2013 dopo queste sei settimane di prove arrivammo a un ottimo risultato, addirittura con un secondo cast ancora pi\u00f9 entusiasmante del primo. Fu qualcosa di spettacolare: quello che era la comprensione, il taglio di quel testo nel profondo, come i cantanti sono arrivati a porgerlo e a viverlo \u00e8 stato un lavoro meraviglioso. Dunque all\u2019estero vengo richiesta da registi con cui ho gi\u00e0 lavorato, che non essendo italiani mi usano ad esempio molto spesso per la costruzione dei recitativi, poich\u00e9 chi non ha la conoscenza e l\u2019esperienza dell\u2019italiano qualche volta ama avvalersi di qualcuno che \u00e8 in grado di portare e combinare un\u2019idea registica di base con uno scavo del testo, ma questo discorso non vale per&nbsp;<strong>Vick<\/strong>, che conosce l\u2019italiano tanto bene quanto me. Oppure vengo chiamata da direttori d\u2019orchestra, per preparare un cast, curarli tutti quanti e portarli in un direzione musicale e stilistica di un certo tipo\u201d.<br><strong>Sabrina Avantario<\/strong>&nbsp;attualmente vive ad Anversa, ricopre il ruolo di professore ospite al Conservatorio Reale e collabora con l\u2019Opera delle Fiandre, dove presto ci sar\u00e0 una nuova produzione di&nbsp;<strong>Armida<\/strong>&nbsp;con&nbsp;<strong>Alberto Zedda<\/strong>, \u201cil maestro da cui si impara a Pesaro. Se non ci fosse&nbsp;<strong>Zedda<\/strong>, non sarebbe lo stesso Festival. Ho imparato molto su&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;andando all\u2019Accademia rossiniana e sentendo le sue lezioni; cos\u00ec ho cominciato a capire chi fosse questo compositore e come fosse concepita la sua musica. Nessuno lo conosce meglio di lui e sono proprio le sue lezioni che creano l\u2019humus di Pesaro, \u00e8 lui in ultima istanza la terra in cui tutti noi abbiamo messo le nostre radici, il mare in cui tutti noi abbiamo pescato. Tutto questo \u00e8 molto importante, poich\u00e9 dai precedenti maestri collaboratori ho imparato la professionalit\u00e0, il rigore, il mestiere, ma il contenuto rossiniano l\u2019ho assimilato da&nbsp;<strong>Zedda<\/strong>. Fortunatamente oggi c\u2019\u00e8 un\u2019intera generazione di responsabili musicali che hanno imparato tutto questo, che sono in grado di trasmetterlo \u2013 penso a&nbsp;<strong>Barker<\/strong>,&nbsp;<strong>Fabbrini<\/strong>,&nbsp;<strong>Santoro<\/strong>,&nbsp;<strong>Zappa<\/strong>&nbsp;e anche a me \u2013 tutte persone che sanno come si gestisce&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;e su cui poggia una certa continuit\u00e0 stilistica del festival. Tutto parte da&nbsp;<strong>Zedda<\/strong>&nbsp;nel 1980, quando ha iniziato ad insegnarci che bisogna quanto pi\u00f9 possibile conoscere le fonti, conoscere la vita del compositore, capirne la psiche, comprendere le vicende e le circostanze, senza mai limitarsi solo alla lettura della partitura, e anche nella partitura imparare a leggere il segno scritto, che \u00e8 sempre limitato, mai esaustivo, specialmente nell\u2019epoca di cui parliamo. Le prove di sala di&nbsp;<strong>Zedda<\/strong>&nbsp;sono delle epifanie di senso che non si possono neppure immaginare e nelle prove d\u2019orchestra lo si vede insegnare come trattare certi passi, perch\u00e9 non vanno da s\u00e9, ma vanno spiegati, con entusiasmo sempre nuovo, come se fosse la prima volta che dice queste cose. Ogni volta che qui a Pesaro viene a una prova, anche solo per un giretto, abbiamo sempre una domanda per lui, una chiarificazione, un confronto e quando apre bocca tiene una lezione che cava il fiato, che illumina: \u00e8 questo che contraddistingue il ROF, \u00e8 basato sulla conoscenza e la diffusione della conoscenza.&nbsp;<strong>Alberto Zedda<\/strong>&nbsp;ha riscoperto un autore e lo ha capito a fondo. Ci vorrebbero altri festival in cui si scopre una partitura, si fa lo studio critico, si pubblica l\u2019edizione critica e la si porta in scena, facendo sentire come suona, lavorandoci seriamente per farne sentire le bellezze, ripulendola dalle incrostazioni storiche che sono figlie di altre epoche, perch\u00e9 noi rischiamo di essere filologici con i resti di altri periodi storici e non ce n\u2019\u00e8 nessun bisogno, soprattutto con compositori molto rappresentati, come ad esempio&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>. Comunque sia, ogni lettura deve potersi rifare all\u2019epoca in cui il testo venne scritto. Non possiamo seguire la tradizione esecutiva del passato, perch\u00e9 cos\u00ec andiamo a rispettare la cultura dei tempi di quell\u2019interpretazione, ma non necessariamente l\u2019intenzione dell\u2019autore. Bisogna essere liberi da tutto questo e per essere liberi bisogna il pi\u00f9 possibile rifarsi al testo, per reinterpretarlo, perch\u00e9 reinterpretare l\u2019interpretazione significa andare nella meta interpretazione: \u00e8 tutto un altro discorso, allora facciamo la storia delle interpretazioni e non pi\u00f9 di&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>&nbsp;o&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>&nbsp;o chicchessia, seppure visti attraverso la lente del nostro gusto e sentire attuale. La tradizione deve avere anche un limite. Un auspicio di&nbsp;<strong>Alberto Savinio<\/strong>, tanto tempo fa, era poter sentire un&nbsp;<strong>Rigoletto<\/strong>&nbsp;a tempo, che \u00e8 poi ci\u00f2 che ha fatto&nbsp;<strong>Muti<\/strong>: lo ha ripulito da troppe libert\u00e0, anche ritmiche, da troppe incrostazioni, lo ha snellito; insomma il suo Verdi \u00e8 un\u2019altra cosa\u201d.<br>L\u2019Opera di Anversa, dove spesso collabora&nbsp;<strong>Sabrina Avantario<\/strong>, diversamente da molti teatri italiani ed europei, propone spesso titoli rossiniani tra i meno conosciuti. \u201cSe un direttore artistico non frequenta Pesaro per sentire che cosa tira fuori il festival, chiaramente non pu\u00f2 conoscere i titoli pi\u00f9 inconsueti e non li pu\u00f2 proporre. Ad esempio il direttore artistico di Anversa assiste tutti gli anni a tutte le produzioni, compreso&nbsp;<strong>Il viaggio a Reims<\/strong>&nbsp;e non solo pesca nuovi talenti per il suo teatro, ma ha una conoscenza rossiniana e propone un Rossini non banale sul suo palcoscenico\u201d.<br>Per oltre un secolo il compositore pesarese \u00e8 stato considerato solo come autore di opere comiche e buffe, senza mai soffermarsi veramente sul suo linguaggio, che invece emerge da tutti i suoi lavori, soprattutto gli ultimi, fino all\u2019apice del&nbsp;<strong>Guillaume Tell<\/strong>, potendosi considerare musica d\u2019avanguardia. \u201cC\u2019\u00e8 del vero in questa affermazione. Considerando l\u2019alfa e l\u2019omega di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>, cio\u00e8 partendo proprio dall\u2019inizio e poi guardando alla fine (doppia fine, se si pensa prima alla fine dell\u2019attivit\u00e0 come operista e poi alla fine della sua attivit\u00e0 compositiva tout-court) non si pu\u00f2 che vedere una creativit\u00e0 rivoluzionaria. Gi\u00e0 a partire dalle sue prime farse aveva voltato pagina nella storia della musica. Era molto bella quell\u2019operazione che si faceva anni fa a Pesaro di mettere in scena le farse degli autori coevi. Cos\u00ec ci si rendeva conto immediatamente di che cosa aveva significato l\u2019arrivo di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>: \u00e8 stato un ciclone, ha spazzato via tutto. Tutti i compositori del tempo lo avevano capito, pensando che li avrebbe mandati in pensione, ed \u00e8 stato proprio cos\u00ec. Gi\u00e0 nei primi anni di carriera \u00e8 stato uno spartiacque. Poi ha aperto le porte ai musicisti successivi. Un altro merito enorme del ROF, che ha tolto&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;dalla banalit\u00e0 di quelle poche opere che erano rimaste in repertorio, \u00e8 stato quello di fare capire come si fosse arrivati appunto al giovane&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>, a&nbsp;<strong>Bellini<\/strong>, a&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>, a&nbsp;<strong>Mercadante<\/strong>, da dove fossero venuti fuori certi profili melodici, certe figurazioni drammatiche, orchestrali. Prima del ROF questi autori sembravano spuntati come Atena dalla testa di Zeus, mentre&nbsp;<strong>Bellini<\/strong>&nbsp;aveva passato del tempo a Napoli e si era sentito le opere serie di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>,&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>&nbsp;aveva avuto una lunga amicizia con&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>. Ascoltando una melodia belliniana, che riposa su un certo accompagnamento, ci si rende conto che, fermo restando il genio melodico belliniano, si \u00e8 abbeverato al&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;serio; come pure&nbsp;<strong>Mercadante<\/strong>, autore importante e spesso dimenticato, che fa da ponte fra&nbsp;<strong>Donizetti<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Verdi<\/strong>. Nulla nasce dal niente. Tutta la generazione romantica ha fatto i conti con&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>. Pi\u00f9 difficile \u00e8 per\u00f2 rintracciare le origini degli stilemi che&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;ha creato, del suo linguaggio cos\u00ec originale, di quello che&nbsp;<strong>Glenn Gould<\/strong>&nbsp;chiamava quoziente di estro e che sicuramente \u00e8 presente in misura enorme in lui. Eppure quel tasso di unicit\u00e0 cos\u00ec elevato non rompe mai con la tradizione, non le getta mai contro un guanto di sfida.&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;sembra semplicemente essere cresciuto organicamente dalle sue radici, sempre seguendo \u2013 io penso \u2013 una sua istanza musicale interiore, fino ad arrivare al&nbsp;<strong>Guglielmo Tell<\/strong>, dove si dice che lui stesso si sia ritratto, poich\u00e9 il suo linguaggio era andato oltre lui stesso. Insomma lui non si sent\u00ec di andare in quella direzione, che poi era il romanticismo. Per\u00f2 ha chiuso con l\u2019epoca precedente e ha aperto la successiva. A quel punto ha alzato le mani e smesso di fare opera.&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;era un conservatore che \u00e8 diventato un rivoluzionario per caso. Ma qui ritorno alla domanda iniziale, all\u2019idea di&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;come innovatore. L\u2019ultima produzione compositiva rossiniana, ed eccoci all\u2019omega, \u00e8 di nuovo rivoluzionaria: coi&nbsp;<strong>P\u00e9ch\u00e9s de vieillesse<\/strong>&nbsp;apre le porte a&nbsp;<strong>Satie<\/strong>, al Novecento e al non-sense musicale. Dunque di nuovo&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;apre una strada, ma non \u00e8 facile rintracciare da dove lui stesso abbia preso le mosse. Io penso che bisognerebbe andare a scavare nella musica di uno dei suoi primi maestri,&nbsp;<strong>Giuseppe Malerbi<\/strong>&nbsp;di Lugo. Un uomo che aveva proprio quello spirito, che scriveva dei pezzi esilaranti, ironicissimi, con cui intratteneva gli amici. Musica che oggigiorno nessuno conosce, ma che&nbsp;<strong>Rossini<\/strong>&nbsp;conosceva bene e cui si \u00e8 ricollegato alla fine della vita, sviluppandone le premesse e aprendo le porte addirittura al Novecento\u201d.<br><strong>Sabrina Avantario<\/strong>&nbsp;\u00e8 anche impegnata con il Dipartimento di Educazione dell\u2019Opera delle Fiandre per cui concepisce, esegue e prende parte a numerosi progetti al fine di far avvicinare i bambini pi\u00f9 piccoli al mondo dell\u2019opera lirica; progetti che fanno di questo dipartimento uno dei pi\u00f9 interessanti sull\u2019intera scena europea.<\/p>\n ","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INTERVISTA A DAVID ALEGRET [William Fratti] Ferrara, febbraio 2015.Attualmente considerato uno dei migliori specialisti del repertorio rossiniano,&nbsp;David Alegret&nbsp;inizia la sua<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":2858,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","_monsterinsights_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[232],"tags":[],"class_list":["post-2538","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-232"],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 5.0.3 - aioseo.com -->\n\t<meta name=\"description\" content=\"INTERVISTA A DAVID ALEGRET [William Fratti] Ferrara, febbraio 2015.Attualmente considerato uno dei migliori specialisti del repertorio rossiniano, David Alegret inizia la sua solida carriera nel 2004 a Klagenfurt ne L\u2019Italiana in Algeri: \u201cper me \u00e8 sicuramente un onore essere ritenuto un esperto, ma anche una grande responsabilit\u00e0 ogni volta che canto Rossini. 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