Concerti

La Dea delle scene – Monteverdi Festival 2026, Cremona

Caterina Angela Botteghi: la Callas del Seicento? In effetti a giudicare dal suo repertorio parrebbe che la sua cifra distintiva sia stata il felice connubio di agilità tecnica e densità espressiva, mentre dalle cronache del tempo emerge una straordinaria capacità di conferire spessore drammatico alla parola cantata, tanto con la voce quanto con il corpo. Cantante musicista dunque e donna di teatro: la “dea delle scene” come ebbe appunto a definirla Alessandro Stradella, delle cui opere la Botteghi non fu soltanto interprete, ma addirittura ispiratrice. La “Centoventi” – questo il soprannome dato all’artista per aver ricevuto a Roma un incredibile compenso di centoventi scudi d’oro- offrì all’estroso compositore genovese la possibilità di mettere in musica una nuova drammaturgia, esplorando con originalità gli affetti della meraviglia e creando pagine che sono tra le più intense della sua produzione.
Ed è nel contesto di Cantami o Diva, titolo del Monteverdi Festival 2026, che Silvia Frigato e l’Ensemble Mare nostrum diretto da Andrea De Carlo evocano dai preziosi scrigni della memoria dell’arte l’immagine di questa Divina del XVII secolo: un ritratto che emerge grazie ad un affascinate percorso che ripropone per sezioni il suo repertorio, focalizzandosi soprattutto sulla collaborazione artistica con Stradella.

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Silvia Frigato

Brani da Il Trespolo Tutore aprono il concerto, alternandosi a estratti de La forza dell’amore paterno, dove Silvia Frigato esibisce un’emissione limpida e voluminosa, declinata in un canto di virtuosistica agilità e al contempo traboccante di pathos. Ha nitidi acuti e uno stile palpitante “Chi non ha d’aquila gli occhi”, più ritmico, in forma danzante, il “Quanto tardate, oh quanto”. Delinea invece l’incanto di una dolcezza elegiaca “Fuggi, fuggi dal mio cuor”, mentre è resa con agilità trasparenti e un’intenzione affettuosa l’aria “Fra speranza e fra timore”, che viene non a caso riproposta come bis del concerto. Un’intera parte è dedicata al compositore Bernardo Pasquini, che apre una finestra sul periodo romano della nostra Dea delle scene, che nell’Urbe consolidò il suo ruolo di primadonna prima ancora di incontrare Stradella. “Di costanza armati, oh core” dal ruolo di Alcaste, probabile trampolino di lancio della nostra “Centoventi”, viene sbalzato con volume e passionalità, seguita da una suite di danze dove Mare Nostrum forgia sonorità definite e ritmi marcati, tracciando le melodie con grazia ed ampiezza. La guida del maestro De Carlo è brillante e inventiva, puntuale nella definizione del ritmo e nella creazione di sospensioni ed effetti di vuoto e di pieno. Di notevole fascino anche i pezzi strumentali di Stradella eseguiti nella prima sezione, tutti plasmati con precisione e delicatezza e tra cui spicca la sequenza del violoncello solista, suggestivo e avvolgente intermezzo da La forza dell’amor paterno. Nella splendida cornice dell’auditorium cremonese ad immagine del violino, non poteva mancare un omaggio a Claudio Monteverdi, con “Ohimé ch’io cado” da Quarto scherzo delle ariose vaghezze, interpretato da Silvia Frigato con grande varietà di fraseggio e in uno stile vivace e incisivo.

Davvero entusiasti gli applausi alla fine e grande attenzione durante l’intero concerto, con un pubblico che si è dimostrato alquanto sensibile a una proposta così rara e preziosa, nonché di grande eleganza e raffinatezza.

LA DEA DELLE SCENE

SILVIA FRIGATO – soprano
ANDREA DE CARLO – direttore

ENSEMBLE MARE NOSTRUM

Alessandro Stradella (1643-1682)
Sinfonia avanti l’Opera
“Quando mai fra tanti e tanti”
“Cieli dunque che farò”
“Ma già le luci mie”
Sinfonia avanti il Secondo Atto
dalla commedia in musica Il Trespolo Tutore, Genova, Teatro Falcone, 1679

“Sulla nave della vita”
“Chi non ha d’aquila gli occhi”
dal dramma per musica La forza dell’amor paterno, Genova, Teatro Falcone, 1678

Sinfonia avanti il III atto
dalla commedia in musica Il Trespolo Tutore, Genova, Teatro Falcone, 1679

“Quanto tardate, oh quanto?”
“Correte momenti”
“Fuggi, fuggi dal mio cuor”
“Aria Fra speranza e fra timore”
dal dramma per musica La forza dell’amor paterno, Genova, Teatro Falcone, 1678

Sinfonia avanti il Prologo
Balletto
dalla commedia in prosa e in musica La Laurinda Overo Il Biante, Roma, 1671 (?)

Bernardo Pasquini (1637-1710)
“Di costanza armati, oh cor”
Suite di danze
Ballo di schiavi – Giga – Grave – Sarabanda
dal dramma per musica Amor per vendetta, ovvero l’Alcasta, Roma, Teatro Tordinona 1673 /Amor stravagante, Genova, Teatro Falcone 1677

Alessandro Stradella
“Dolce gioia del mio core”
dal dramma in musica Le gare dell’amor eroico, Genova, Teatro Falcone 1679

Claudio Monteverdi (1567-1643)
“Ohimé ch’io cado”
da Quarto scherzo delle ariose vaghezze, SV 316, Venezia, Alessandro Vicenti, 1624

Foto: Monteverdi Festival