Concerti

DOWLAND 400 – Monteverdi Festival, Cremona

Che vita avventurosa, quella di John Dowland! Un alone di mistero circonda gli anni della gioventù di questo compositore inglese che, durante un soggiorno parigino, decise di abbracciare la fede cattolica, quasi in spregio a quella “Her Majesty” Elisabetta I d’Inghilterra che gli aveva rifiutato un posto a corte. Dopo aver servito il re Cristiano IV di Danimarca, Dowland tornerà al suolo inglese, ove vi resterà sino al 1626, anno della sua morte.

DOWLAND_400_Cremona_2
DOWLAND 400


A quattro secoli di distanza, il Monteverdi Festival di Cremona decide di ricordare l’arte di questo compositore dedicandogli un concerto monografico. Una serata evento che vuole raccontare la testimonianza di un barocco oltre confine, in un dialogo ideale tra il “Divin Claudio” nazionale e il mondo musicale europeo. Protagonista d’eccezione di questo appuntamento, il tenore Ian Bostridge, accompagnato da Kristiina Watt, al liuto, e dall’ensemble di viole da gamba Fretwork.

Il programma della serata ruota attorno ai due fondamenti della produzione di Dowland: i Books of Songs or Ayres e le Lachrimae, or Seaven Teares, esempi sommi dell’estro creativo del compositore.

La vocalità di Bostridge, dal seducente colore ambrato, appare ideale per incarnare la melanconia e gli affetti dei testi di questi brani, autentici gioielli della musica da camera anglosassone. Nell’esecuzione del tenore, la morbidezza e la duttilità dell’emissione divengono elementi imprescindibili di una espressività diretta ed immediata, un arco narrativo fluido ed incessante. L’arguzia e la raffinatezza del fraseggio contribuiscono a creare una atmosfera di intimo raccoglimento, ideale per questa tipologia di scrittura musicale. Infatti, già a partire dal primo brano della serata, “Flown my tears”, si rimane colpiti dalla persuasione di un accento lineare, scandito con infallibile precisione e pulizia. Il programma del concerto alterna agevolmente brani dal carattere più riflessivo, come “I saw my Lady weep” ad altri dove a prevalere è l’esaltazione amorosa, come in “Come again, sweet love doth now invite” e “My thoughts are winged with hope”. Encomiabile appare, in tal senso, la maestria di Bostridge nell’individuare la tinta che possa meglio identificare, di volta in volta, l’essenza di ogni pagina.

La compostezza e la nobiltà del canto dell’artista trovano il loro contraltare ideale nell’accompagnamento strumentale. Come già ricordato poco sopra, a Kristiina Watt viene affidato il liuto, strumento particolarmente caro a Dowland. L’artista offre una prova di grande valore, non solo per lucidità e precisione, ma anche, e soprattutto, per raffinatezza e trasporto. L’unione con il canto di Bostridge produce effetti di grande emozione, nell’alveo di un dialogo continuo e simbiotico tra voce e strumento. Altrettanto fondamentale, per l’ottima riuscita della serata, è la vibrante ed intensa prova dell’ensemble Fretwork, composta esclusivamente da viole da gamba qui affidate alla perizia e all’estro di Emilia Benjamin, Richard Boothby, Joanna Levine, Jonathan Rees e Sam Stadlen. I diversi brani per soli strumenti, tratti da Lachrimae, si intersecano nel programma come architetture preziose, pagine pervase da un pathos rarefatto ed impalpabile che trascende la mera precisione esecutiva.

Il pubblico presente nella magnifica sala dell’Auditorium Arvedi, dopo aver seguito con grande attenzione, premia la serata con fragorosi applausi ottenendo la concessione di un unico bis, la canzone “Down by the Sally Gardens” di Benjamin Britten.

Monteverdi Festival 2026
DOWLAND 400
Musiche di John Dowland

Ian Bostridge, tenore
Kristiina Watt, liuto

Fretwork:
Emilia Benjamin, Jonathan Rees, Joanna Levine,
Sam Stadlen, Richard Boothby,
viole

Foto: Monteverdi Festival