L’italiana in Algeri – Teatro Coccia, Novara
L’italiana diGioachino Rossini “sbarca” al Teatro Coccia di Novara.
“Signor Colonnello, vorrei domandarle un gran favore. Ecco una cartolina postale: se muoio, la mandi ai miei genitori. […] C’era l’indirizzo di buoni cittadini di Campania, e queste sole parole: “Cari genitori, non piangete: sono morto da eroe”. Queste parole del poeta e cronista Jean Carrère esprimono, in un certo senso, l’idea del regista Marco Gandini per questa Italiana in Algeri: un nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara. Il mondo evocato dal capolavoro buffo di Gioachino Rossini, del 1813, ci riporta alla mente vecchie cartoline, esplorazioni, mappe e disegni delle strutture fantastiche che i viaggiatori europei facevano in terre allora esotiche. Tutti questi elementi scendono letteralmente sul palco, in grandi riproduzioni monocrome e disegnano spazi e ambienti (scene di Italo Grassi). Un modo interessante di rappresentare Rossini, aderente al libretto, pur senza risultare scontato e banale, al netto di una vaga assonanza con il lavoro di Jean-Pierre Ponelle. A calarci in questo mondo di viaggi e scoperte ci aiutano i costumi coloniali e tradizionali algerini diAnna Biagiotti, sempre ben confezionati ed in alcuni casi decisamente spettacolari. Ottime, come sempre, le luci d iIvan Pastrovicchio che danno un tocco di atmosfera mediterranea alla scena.

Il buon esito della serata viene assicurato dalla presenza sul palco di un’ottima compagnia di canto, nella quale si annoverano giovani, quanto già affermati, talenti rossiniani.
Mara Gaudenzi, al suo primo incontro con il ruolo, si conferma una Isabella di assoluto rilievo. L’artista è dotata di una linea di canto screziata e setosa, rotonda nei centri e salda in acuto. All’esibita facilità esecutiva, si aggiunge la padronanza stilistica, di cui otteniamo ampia testimonianza nelle gustose, quanto precisissime colorature. Sempre efficace anche l’interprete, dal fraseggio arguto e raffinato. Una prova molto applaudita, nella quale vale la pena ricordare, su tutto, l’eleganza e la morbidezza profuse nell’esecuzione di “Per lui che adoro” in secondo atto.
Dopo il recente successo delle recite nel circuito emiliano, Giorgio Caoduro torna al personaggio di Mustafà con il suo ben noto ed apprezzato carisma scenico. Notevole è l’attenzione al fraseggio, cesellato con ironia sottile e misurata, autentico strumento per dare vita ad un carattere moderno e per nulla grottesco. Sotto l’aspetto esecutivo, Caoduro riesce a ben padroneggiare il canto di coloratura e a finalizzare le peculiari caratteristiche del proprio strumento, specie il colore chiaro e squillante del timbro, verso un canto autorevole e luminoso.

A vestire i panni di Lindoro è Chuan Wang, già noto al pubblico novarese per le sue acclamate partecipazioni, nel corso delle precedenti stagioni, nel Barbiere di Siviglia e nella Cenerentola. Il tenore cinese si destreggia tra le mille difficoltà della parte, dalla tessitura acutissima, con la giusta disinvoltura ottemperando brillantemente alle frequenti impennate verso il registro superiore e sciorinando il canto di agilità con appropriatezza stilistica.
Verve scenica e carisma interpretativo sono gli ingredienti fondamentali della prova di Emmanuel Franco, un Taddeo istrionico e volutamente sopra le righe. Altrettanto incisivo anche l’esecutore, saldo e controllato nel canto spiegato come in quello di agilità.
All’insegna di una buona correttezza è la prestazione di Lorenzo Liberali, un Haly vocalmente puntuale e scenicamente efficace.
Elvira e Zulma sono poi impersonate, rispettivamente, da Paola Leoci e Danbi Lee. La prima ha i meriti di un timbro chiaro e piuttosto sonoro, mentre la seconda presenta un mezzo indubbiamente voluminoso.
Sul podio, a capo della brava Orchestra Filarmonica Italiana, Alessandro Cadario coglie l’essenza della scrittura rossiniana e, attraverso l’adozione di tempi brillanti e briosi, restituisce tutta la spensieratezza e la follia del componimento. Un plauso particolare va riservato, senza dubbio, alla ricerca dei colori, una tavolozza di tinte accese e pulsanti, che prendono vita grazie allo smalto e alla lucentezza degli impasti sonori.

Non oltre la sufficienza, al contrario, la prestazione offerta dalla Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate diretta da Elvis Zini.
Numerosa la partecipazione del pubblico che, lasciatosi conquistare dall’irresistibile comicità e allegria della musica rossiniana, scioglie i propri consensi al termine mostrandosi prodigo di generosi applausi per tutti gli artisti, compreso direttore e regista.
L’ITALIANA IN ALGERI
Dramma giocoso in due atti di Angelo Anelli
Musica di Gioachino Rossini
Isabella Mara Gaudenzi
Mustafà Giorgio Caoduro
Taddeo Emmanuel Franco
Lindoro Chuan Wang
Elvira Paola Leoci
Zulma Danbi Lee
Haly Lorenzo Liberali
Orchestra Filarmonica Italiana
Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate
Direttore Alessandro Cadario
Maestro del coro Elvis Zini
Maestro al fortepiano Mirco Godio
Regia Marco Gandini
Scene Italo Grassi
Costumi Anna Biagiotti
Luci Ivan Pastrovicchio
Foto: Mario Finotti
