Spettacoli

Pelléas et Mélisande – Teatro alla Scala, Milano

Pelléas et Mélisande torna al Teatro alla Scala a distanza di più di venti anni.

“La Nature est un temple où de vivants piliers Laissent parfois sortir de confuses paroles; L’homme y passe à travers des forêts de symbole”

Con questi noti versi si apre “Corrispondenze”, uno dei più importanti sonetti di Charles Baudelaire (I fiori del male, 1857), grande manifesto del Simbolismo francese. Allo stesso modo, in una foresta, fisica e sonora, ci troviamo all’apertura di sipario di Pelléas et Mélisande, il capolavoro di Claude Debussy del 1902.

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Bernard Richter, Sara Blanch e Marie-Nicole Lemieux

Opera di non semplice lettura, musicalmente preziosa, rarefatta, anti wagneriana, un gioiello che alla Scala di Milano è stato chiamato a mettere in scena Romeo Castellucci, al suo debutto al Piermarini. Il regista, che qui cura anche scene, costumi e luci, si avvale della collaborazione artistica di Giulia Giammona e della drammaturgia di Christian Longchamp. Uno spettacolo denso di simboli, difficile da comprendere se non si seguono accuratamente le note di regia. Qui Castellucci ci racconta di una particolare affinità artistica con l’opera che gli ha permesso di sovrapporre il suo peculiare stile al mondo di Debussy. Ci sono sicuramente piaciuti i grandi campi di colore, verde, rosso, azzurro che hanno caratterizzato alcune scene, lo scontro fra luce e tenebre, le sculture monumentali che raccontano, fossilizzandola, la vicenda. Bella poi l’idea che la storia sia in continua rotazione, in un tempo già accaduto e che si concluda in un: “museo della vita umana (dove) ci sono statue nelle quali i personaggi contemplano i propri movimenti, passati e futuri”.

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Bernard Richter e Sara Blanch

L’allestimento è sicuramente imponente ed evocativo pur nel suo minimalismo, ma sovraccarico di simboli non totalmente comprensibili che a volte sfociano nel ridicolo. Non funziona, ad esempio, la scena in cui i due amanti si travestono da Pierrot e Pierette, una scelta totalmente slegata dal libretto: un amore in piena luce quando invece i protagonisti parlano di tenebre. La meravigliosa e sempre attentissima fotografia funziona, i colpi d’occhio sono riusciti, ma alla fine si ha la sensazione di un mancato equilibrio fra impostazione registica e rispetto del dettato musicale e librettistico. Peccato anche per il pesante sipario a retina, sempre abbassato, che conferisce una voluta dimensione onirica ma ostacola anche le voci. Un plauso va alla professionalità e bravura dei nove mimi: Mauro Barbiero, Simone Carbone, Carlo Ciuffo, Stefano Massari, Luca Nava, Enrico Pittaluga, Lorenzo Mauro Rossi, Riccardo Saggese e Federico Vazzola, impegnati sulla scena in molti momenti dello spettacolo. Nel complesso comunque un interessante debutto scaligero per Romeo Castellucci che siamo sicuri sarà solo il primo di una lunga serie. 

La guida musicale dello spettacolo è affidata, in questa occasione, a Maxime Pascal, particolarmente acclamato per le sue interpretazioni del repertorio novecentesco. Il direttore francese riesce a scandagliare la partitura di Debussy cogliendone le numerose ed articolate complessità, lavora sui cromatismi e sulle dinamiche costruendo una narrazione diretta e lineare. Nella lettura di Pascal emerge la netta demarcazione tra l’elemento naturale, connotato da un suono evanescente e quasi abbozzato, e le relazioni tra i personaggi, sbalzati con evidente tensione emotiva. Ottimo, in tal senso, il lavoro condotto sull’orchestra scaligera, dalla quale il podio ottiene quella duttilità necessaria ad un fraseggio permeato di crescente inquietudine. Singolare rilievo vengono quindi ad assumere le numerose pagine di carattere spiccatamente sinfonico, così come in evidenza sono le scene d’amore tra i protagonisti che, specie, nel quarto atto, sprigionano una improvvisa, quanto spiazzante, sensualità.

Ottimo, nel complesso, il cast schierato sul palcoscenico, ben affiatato vocalmente e in gara di bravura per adesione al disegno registico di Castellucci.

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Simon Keenlyside e Sara Blanch

Bernard Richter, con un mezzo naturalmente proiettato dal caratteristico colore chiaro, appare a proprio agio nella scrittura di Debussy, affrontata con pregevole compattezza ed omogeneità. Un Pelléas scenicamente sempre efficace ed ulteriormente valorizzato attraverso un fraseggio incisivo e pertinente. 

Al suo fianco, la Mélisande di Sara Blanch, dalla vocalità immacolata, ben tornita nei centri e facilissima nella salita verso il registro superiore. Ancor più brava l’interprete, totalmente immedesimata nel personaggio, tratteggiato con carismatico realismo nell’evoluzione del suo percorso emotivo durante la vicenda. Tra i momenti da ricordare della serata il drammatico duetto con Richter in quarto atto e il susseguente straniante finale.

Simon Keenlyside è un fraseggiatore eccezionale e riesce a cesellare ogni singolo verso per restituire al proprio personaggio quella teatralità che è propria dei grandi artisti. Il suo Gouland è divorato dal dubbio e dalla gelosia ma, anche nei momenti di più acceso furore, riesce sempre a mantenere una misurata compostezza. Quella stessa eleganza che ritroviamo nel canto, guidato da una emissione salda e compatta.

John Relyea, forte di uno strumento vellutato e poderoso, assicura ad Arkel la giusta autorevolezza, coadiuvato anche dalla solennità della presenza scenica.

La Geneviève di Marie-Nicole Lemieux riceve un particolare rilievo grazie alla ampiezza e alla pastosità di una emissione screziata e ben sfogata.

Di eccezionale bravura, e non ce ne vogliano gli altri artisti in locandina, Allegra Maifredi, dalle fila del Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala. La sua interpretazione de Le petit Yniold risulta oltremodo trascinante e toccante, raggiungendo vertici interpretativi da grande artista (meriti ancor più accresciuti dalla complessità dello spettacolo).

Completano la locandina, con solida professionalità, Zhibin Zhang, Un médecin, e Geunhwa Lee, Le berger.

Ben a fuoco, anche se molto limitati, gli interventi del coro scaligero, qui diretto da Giorgio Martano.

Lo spettacolo ha visto una numerosissima partecipazione da parte del pubblico che riconosce il valore di questa proposta musicale elargendo, al termine, ampi consensi per tutta la compagnia e direttore.

PELLÉAS ET MÉLISANDE
Dramma lirico in cinque atti e dodici quadri
Libretto di Maurice Maeterlinck
Musica di Claude Debussy

Pelléas Bernard Richter
Golaud Simon Keenlyside
Arkel John Relyea
Le petite Yniold Allegra Maifredi
Un médecin Zhibin Zhang
Mélisande Sara Blanch
Geneviève Marie-Nicole Lemieux
Le Berger Geunhwa Lee

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Maxime Pascal
Maestro del coro Giorgio Martano
Regia, scene, costumi e luci Romeo Castellucci
Dramaturg Christian Longchamp
Collaboratrice artistica del regista Giulia Giammona

Foto: Monika Rittershaus – Teatro alla Scala