Spettacoli

Carmen – Teatro Comunale, Modena

Carmen, il capolavoro di Georges Bizet, chiude la stagione operistica del Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena. 

“Attraverso tutti gli scalini dell’umanità tu vai con me dalla sensualità più sfrenata alla più spirituale spiritualità, e solo in te io vidi vera superbia e vera femminile umiltà”. Questa frase di Friedrich Schlegel potrebbe descrivere perfettamente Carmen, personaggio nato dalla fantasia di Prosper Mérimée e messo in musica da Georges Bizet nel 1875. Una donna a cui si associa spesso la seduzione ma che è, in realtà, innamorata principalmente della libertà, di cui diventa quasi una martire laica.

Lo spettacolo nasce da una coproduzione del Pavarotti-Freni con i Teatri emiliani di Piacenza e Ravenna e con il circuito di OperaLombardia. Proprio a Brescia, e successivamente a Cremona, avevamo già avuto modo di vedere e recensire lo spettacolo di Stefano Vizioli. Riportiamo qui quanto scritto nel settembre 2025: “Il nuovo allestimento proposto vede alla regia Stefano Vizioli e alle scene Emanuele Sinisi che ci portano in un mondo privo di particolari riferimenti temporali, una scena che è schiacciata da un cemento “brutalista”, uno spazio che diventa di volta in volta piazza, caserma e accampamento dei gitani. Questo colpo d’occhio austero è ravvivato, in alcuni momenti, da interessanti idee registiche, su tutte l’incontro fra Carmen e Don José su un grande tappeto di fiori rossi, insomma, per dirla con le parole di Gabriel García Márquez, “Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali”. Nello spettacolo trovano spazio anche i video, in scala di grigio, di Art Imaginarium Studio che si soffermano su visi e dettagli delle mani. I costumi di Annamaria Heinreich rimandano idealmente all’epoca della Spagna franchista. Le luci di Vincenzo Raponi, spesso radenti, hanno supportato al meglio lo spettacolo. Unica nota negativa è data dalle coreografie di Pierluigi Vanelli, che in più punti si sono dimostrate eccessivamente ingenue e poco aderenti all’immagine complessiva”. Confermiamo, a distanza di qualche mese come, al netto delle coreografie, che scadono spesso in una eccessiva ed immotivata ironia, lo spettacolo sia sostanzialmente riuscito. 

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Annalisa Stroppa, Donatella De Luca e Elena Antonini

Pregevole il versante musicale dello spettacolo nel quale si impone, nel ruolo del titolo, la prova di Annalisa Stroppa. Forte di una consolidata esperienza nel repertorio belcantista, l’artista, prossima al traguardo delle cinquanta recite del capolavoro di Bizet, offre una prestazione vocalmente solidissima, grazie ad una emissione vellutata e sempre controllata, corposa nei centri e facilmente proiettata in acuto. Particolare cura è riposta anche nella definizione del personaggio, sviluppato attraverso un fraseggio elegante e raffinato. Una lettura efficace che, nell’allontanare certe derivazioni veriste di tradizione, pone in luce la fragilità e la solitudine di una donna troppo moderna per essere compresa dalla società che la circonda. Di grande teatralità è, in tal senso, l’aria delle carte in terzo atto, nella cui esecuzione la Stroppa riesce ad individuare accenti di sinistra fatalità. 

Al suo fianco, nel ruolo di Don José, ritroviamo Joseph Dahdah, già interprete di questo personaggio in occasione delle recite nel Circuito di OperaLombardia. Confermiamo, dunque, le ottime impressioni di uno strumento bronzeo, pastoso ed omogeneo. Rispetto ad allora, troviamo che il tenore libanese abbia raggiunto una maggiore consapevolezza del ruolo, tanto sotto l’aspetto stilistico quanto sotto quello interpretativo. Il “suo” dragone arde d’amore per Micaëla, si lascia travolgere dalla passione per la conturbante Carmen e diviene schiavo dell’ossessione e della gelosia. Ben riuscita, inoltre, l’intesa vocale e scenica con la Camen della Stroppa.

Jaquelina Livieri porta a Micaëla la dolcezza e la delicatezza proprie del personaggio. Il soprano sfrutta la morbidezza dello strumento, generoso in acuto e capace, ad un contempo, di piegarsi in soavi mezzevoci. Ben rifinita l’interprete, abile nel sottolineare, tra l’altro, lo slancio impavido della giovane ragazza.

Di statuaria eleganza l’Escamillo di Gianluca Failla, in possesso di un mezzo piacevolmente timbrato, dall’emissione piuttosto curata e ben a fuoco. Un toreador dal fascino più sofisticato, meno sfrontato rispetto a certa tradizione, ma non per questo meno incisivo e convincente. 

Buona mostra di sé fanno le “compagne di Carmen”, ovvero la squillante Frasquita di Donatella De Luca e la ammaliante Mercédès di Elena Antonini. La prima in evidenza, in particolare, per il lirismo della linea, la seconda per la ampiezza del timbro serotino.

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Annalisa Stroppa e Gianluca Failla

Loro degni compari di scorribande sono, poi, il carismatico Remendado di Matteo Urbani, dalla vocalità brillante, e l’altrettanto efficace Dancario di William Allione, a proprio agio nel canto come sulla scena.

A completare la locandina ci pensano, infine, lo spavaldo, quanto imperioso, Zuniga di Tiziano Rosati e il disinvolto e ben centrato Morales di Matteo Torcaso.

Sul podio troviamo Audrey Saint-Gil cui va il merito di saper articolare il fraseggio musicale con una pregevole ricchezza di nuances e pennellate sonore di gusto tipicamente romantico. Una lettura che denota non solo una pregevole professionalità ma anche, e soprattutto, una notevole consapevolezza stilistica che si traduce, poi, nella ricerca di un suono morbido e rotondo. Tra i momenti più ispirati della serata, non possiamo non citare l’Entr’acte che introduce il terzo atto, cesellato con una narrazione di ipnotica mollezza. La bacchetta trova un buon dialogo con la buca, dove agisce la sempre brava Orchestra dell’Emilia-Romagna Artuto Toscanini, e con il palco, verso il quale è rivolta la giusta attenzione.

Di indiscusso valore il supporto offerto dal Coro Lirico di Modena che, sotto la direzione di Giovanni Farina, riesce a trovare le tinte più appropriate per far rivivere le immortali melodie di Bizet.

Completa il quadro l’ottima prova dei piccoli cantori delle Voci bianche del Teatro Comunale, guidati con la giusta perizia da Paolo Gattolin.

Successo caloroso al termine, tributato da una platea esauritissima e prodiga di generosi consensi.

CARMEN
Opéra-comique in quattro atti di Georges Bizet
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
dalla novella di Prosper Mérimée

Carmen Annalisa Stroppa
Micaela Jaquelina Livieri
Frasquita Donatella De Luca*
Mercédès Elena Antonini*
Don José Joseph Dahdah
Escamillo Gianluca Failla
Il Dancairo William Allione
Il Remendado Matteo Urbani*
Zuniga Tiziano Rosati
Moralès Matteo Torcaso

ORCHESTRA DELL’EMILIA-ROMAGNA ARTURO TOSCANINI
Direttore Audrey Saint-Gil

CORO LIRICO DI MODENA
maestro del coro Giovanni Farina

VOCI BIANCHE DEL TEATRO COMUNALE DI MODENA
maestro voci bianche Paolo Gattolin

Regia Stefano Vizioli
Scene Emanuele Sinisi
Costumi Anna Maria Heinreich
Luci Vincenzo Raponi
Coreografie e assistente regia Pierluigi Vanelli
Videomapping e visual Art Imaginarium Studio

Foto:Rolando Paolo Guerzoni