Concerti

Ein Deutsches Requiem – Auditorium Fondazione Cariplo, Milano

Il tempo della Pasqua, all’Auditorium di Milano, non ha assunto i toni della teatralità sacra, ma quelli più raccolti di una meditazione sull’umano. Con Ein deutsches Requiem op. 45 di Johannes Brahms, l’Orchestra Sinfonica e il Coro Sinfonico di Milano, guidati da Emmanuel Tjeknavorian, hanno proposto una pagina che non guarda tanto al rito dei morti quanto alla consolazione dei vivi: un requiem laico, intimo, profondamente spirituale senza essere liturgico.

La scelta di eseguire il Requiem in auditorium, e non in chiesa — luogo a cui pure l’opera è legata fin dalla sua prima esecuzione completa, nel Duomo di Brema — ha permesso un lavoro di fino sulle molteplici sfumature del suono, soprattutto nei passaggi in sottovoce. Ne è nata una partitura quasi sussurrata, in cui piani e pianissimi cercavano una dimensione meditativa e riflessiva, lontana da ogni monumentalità drammatica: tutt’altra prospettiva rispetto alla forza teatrale e visionaria del Dies irae verdiano.

Ein-Deutsches-Requiem-Milano-2026-2
Ein Deutsches Requiem, Orchestra Sinfonica di Milano, Coro Sinfonico di Milano

La lettura di Tjeknavorian ha privilegiato una linea chiara, controllata, mai enfatica. Più che cercare l’effetto monumentale, il direttore ha lavorato sulla densità interna della partitura, lasciando emergere il respiro corale e quella luce malinconica che attraversa l’opera di Brahms. In questo senso, la sua gestualità ha trovato piena coerenza con coro e orchestra, orientando l’esecuzione verso una tensione interiore più che verso l’impatto sonoro.

Il Coro Sinfonico di Milano si è imposto come vero protagonista della serata, centro espressivo e spirituale di un Requiem che vive anzitutto nella parola collettiva. Compatto e partecipe, ha saputo passare dalla gravità delle grandi arcate sonore a momenti di più intima sospensione, restituendo con efficacia la natura più profonda della pagina brahmsiana.

Accanto all’orchestra, sempre attenta a non coprire la parola e a sostenere il tessuto espressivo, si sono inseriti i due solisti. Convincente Alexander Grassauer, soprattutto nel registro acuto, dove ha mostrato una voce chiara ma presente, mantenendo una linea coerente con una lettura fondata sulla ricerca del suono più che sull’intensità acustica. Meno persuasiva Chelsea Marilyn Zurflüh, rimasta troppo defilata anche nel breve intervento solistico, senza imprimere particolare enfasi o intenzione vocale al proprio passaggio.

Ne è nata una serata di forte raccoglimento, lontana da ogni retorica pasquale e proprio per questo efficace. Brahms non consola attraverso il trionfo, ma attraverso l’accettazione, la memoria, la tenerezza del suono. E la Sinfonica di Milano ha saputo restituire questa complessità con una prova di grande equilibrio, chiudendo idealmente il cammino verso la Pasqua non con un gesto spettacolare, ma con un ascolto interiore