Semiramide – Teatro Massimo, Palermo
Semiramide è l’ultima opera che Gioacchino Rossini compone per i teatri italiani prima del definitivo trasferimento in Francia. Secondo molti studiosi, rappresenta l’ultimo grande monumento dell’opera seria classica, dove il virtuosismo belcantistico si integra con una costruzione drammatica di straordinaria complessità. L’opera ritorna a Palermo dopo oltre 150 anni di assenza con un allestimento dell’Opéra de Rouen Normandie e la regia di Pierre-Emmanuel Rousseau, che firma anche scene e costumi.
La vicenda è trasposta dall’antica Babilonia a una New York contemporanea, cupa e spietata, dominata da una scenografia dai toni prevalentemente neri, luci al neon e forti contrasti chiaroscurali che creano un ambiente visivamente opprimente. L’immaginario registico si muove tra i due riferimenti cinematografici dichiarati: da un lato l’estetica inquietante di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, dove il potere si manifesta attraverso le cerimonie segrete di una élite chiusa e decadente; dall’altro la sensualità aristocratica e vampiresca di Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger) di Tony Scott, dove eros e sangue diventano simboli di dominio e corruzione.
La corte babilonese diventa così una sorta di setta del potere, un ambiente dominato da una sensualità oscura che avvolge i personaggi fra eleganti abiti neri, fumo e droga. In questo contesto il sangue diventa il filo conduttore della messinscena. Durante lo spettacolo una donna viene sgozzata, mentre il fantasma del re Nino appare ricoperto di sangue e oro. Queste immagini fortemente simboliche suggeriscono un potere costruito sul crimine originario dell’assassinio del sovrano, in cui le colpe del passato continuano a gravare sui personaggi.
Rousseau costruisce inoltre una regia molto dinamica, con frequenti cambi di scena e grande attenzione ai passaggi musicali, mantenendo vivo l’interesse del pubblico in un’opera di quasi quattro ore. Durante l’ouverture viene mostrato un antefatto scenico che raffigura l’assassinio di Nino, chiarendo fin dall’inizio le motivazioni su cui si fonda l’intera vicenda. I rapporti tra i personaggi risultano in generale ben evidenziati, come dimostra la tensione erotico-drammatica tra Semiramide e Assur. Risalta soprattutto la complessità psicologica di Semiramide: sovrana potente e manipolatrice, ma allo stesso tempo figura tragica e disperata, prigioniera delle proprie colpe. Tuttavia, il finale, decisamente più violento rispetto alla partitura rossiniana, in cui tradizionalmente muore solo Semiramide, assume qui toni quasi pulp con ulteriori morti e una Azema sorprendentemente sanguinaria. Questo epilogo rappresenta l’unico elemento meno convincente dell’impianto registico.

Sul podio Christopher Franklin guida l’orchestra e il coro del Teatro Massimo con una direzione solida e stilisticamente molto consapevole. I tempi sono calibrati con attenzione, il colore orchestrale resta luminoso e mai pesante, permettendo alle voci di emergere con naturalezza. Particolarmente riuscita è la gestione delle dinamiche e dei tipici crescendo rossiniani, sostenuti da una buona precisione ritmica. Notevole anche l’equilibrio costante tra buca e palcoscenico: orchestra, coro e cantanti dialogano con chiarezza, e i grandi concertati risultano ben costruiti e leggibili.
Nel ruolo di Semiramide Vasilisa Berzhanskaya offre una prova di grande livello. La cantante sfoggia un’estensione vocale impressionante e una notevole omogeneità tra i registri, sostenuta da agilità sicure e ben articolate. A questo si aggiunge una presenza scenica di forte impatto: la sua Semiramide è ben delineata e complessa, capace di unire potenza regale e tensione drammatica. Di grande effetto risulta l’aria “Bel raggio lusinghier”, affrontata con sicurezza tecnica e grande controllo della linea vocale.
Per quanto riguarda Chiara Amarù nel ruolo en travesti di Arsace, si percepisce inizialmente una certa tensione. La cantante possiede indubbiamente uno strumento agile, con colorature precise e tecnicamente pulite, ma il ruolo non sembra adattarsi completamente alla sua vocalità. Il registro grave appare poco sviluppato, elemento che indebolisce la dimensione drammatica del personaggio, soprattutto nel confronto con il colore più scuro della voce di Berzhanskaya. Anche scenicamente l’interprete sembra talvolta meno a suo agio, pur riuscendo a restituire l’impeto del giovane guerriero. Nei duetti tra Semiramide e Arsace, tuttavia, emerge un equilibrio complessivamente convincente: la linea vocale più chiara e agile di Amarù si intreccia con il timbro più brunito e autorevole di Berzhanskaya, creando un contrasto interessante pur discostandosi dall’equilibrio tradizionalmente ricercato tra i due ruoli.

Molto valido il tenore Maxim Mironov nel ruolo di Idreno, che affronta con sicurezza una delle parti più virtuosistiche dell’opera, caratterizzata da tessiture acute e passaggi di coloratura particolarmente impegnativi.
Mirco Palazzi nel ruolo di Assur offre una prova vocalmente solida: il fraseggio è elegante e la coloratura ben controllata, nonostante alcune difficoltà nel registro acuto. Ciò che convince meno è soprattutto la caratterizzazione scenica del personaggio. Assur dovrebbe incarnare una figura cinica e minacciosa, dominata da ambizione e violenza; l’interpretazione proposta appare invece piuttosto tiepida, priva di quella tensione drammatica che rende il personaggio uno dei motori tragici dell’opera. Resta comunque efficace la resa della scena finale della follia.

Ottima la prova di Adriano Gramigni, che interpreta Oroe e l’Ombra di Nino con una presenza scenica solida e credibile. Il suo Oroe risulta convincente nella dimensione sacerdotale del personaggio, grazie a una vocalità sicura e a un fraseggio misurato che rafforza l’autorità morale della figura.
Francesca Cucuzza si distingue nel ruolo di Azema, offrendo un’interpretazione sorprendentemente spietata del personaggio. La voce è potente e ben proiettata, qualità che le permettono di emergere con decisione nei momenti d’insieme. Bene anche Samuele Di Leo nel ruolo di Mitrane.
Nel complesso, questa Semiramide si impone come uno dei momenti più significativi della stagione 2025/26 del Teatro Massimo. La direzione stilisticamente sicura di Christopher Franklin e la prova straordinaria di Vasilisa Berzhanskaya nel ruolo di Semiramide costituiscono i punti di forza della produzione, mentre la regia visivamente audace di Pierre-Emmanuel Rousseau, pur con qualche eccesso, propone una lettura moderna e convincente dell’ultimo capolavoro italiano di Rossini.
17 marzo 2026. il secondo cast si attesta su un livello complessivamente molto buono, confermando la solidità della messa in scena e della direzione. Antonino Siragusa si distingue nel ruolo di Idreno per l’eleganza del fraseggio e la qualità degli acuti, affrontando con sicurezza una parte particolarmente impervia. Nahuel Di Pierro offre un Assur credibile sia vocalmente sia scenicamente, ben delineato sul piano drammatico. Maria Grazia Schiavo interpreta una Semiramide più tragica e disperata che regale e manipolatrice, privilegiando una lettura più introspettiva del personaggio. Ginger Costa-Jackson propone un Arsace scenicamente convincente, con una vocalità di contralto dal timbro più scuro, pur ricorrendo talvolta a un uso marcato del registro di petto. Nel complesso, anche il secondo cast contribuisce in modo significativo alla riuscita dello spettacolo, offrendo una interpretazione alternativa ma coerente con l’impianto della produzione.
SEMIRAMIDE
Melodramma tragico in due atti di Gioachino Rossini
Libretto di Gaetano Rossi, dalla Sémiramis di Voltaire
Direttore Christopher Franklin
Regia, scene e costumi Pierre-Emmanuel Rousseau
Luci Gilles Gentner
Orchestra e Coro del Teatro Massimo di Palermo
Maestro del Coro Salvatore Punturo
Allestimento dell’Opéra de Rouen Normandie
Semiramide Vasilisa Berzhanskaya / Maria Grazia Schiavo
Arsace Chiara Amarù / Ginger Costa-Jackson
Assur Mirco Palazzi / Nahuel Di Pierro
Idreno Maxim Mironov / Antonino Siragusa
Azema Francesca Cucuzza
Oroe / Ombra di Nino Adriano Gramigni
Mitrane Samuele Di Leo
Foto: Rosellina Garbo
