Spettacoli

Die Walküre (Ring 2026), Teatro alla Scala – Milano

Nel centocinquantesimo anniversario dalla prima rappresentazione, avvenuta a Bayreuth nel 1876, il Teatro alla Scala di Milano propone due cicli completi del Ring des Nibelungen, tra le opere più complesse e fondative del catalogo wagneriano e, più in generale, dell’intera storia del teatro musicale. Una occasione per il pubblico di vedere, nell’arco di una settimana, tutti i pannelli della Teatralogia, già singolarmente proposti al Piermarini tra l’ottobre 2024 e il febbraio 2026.

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David Butt Philip e Günther Groissböck

In questa circostanza riferiamo della recita di Die Walküre, cui abbiamo assistito in data 11 marzo 2026.
Sul podio, Simone Young affronta la partitura con un gesto ampio e deciso, sviluppando un fraseggio incalzante e serrato. Una lettura pervasa da una certa urgenza narrativa, capace di sottolineare quella ineluttabilità del fato, cui sono destinati a soccombere, loro malgrado, tutti i personaggi del dramma. La scelta delle agogiche lascia comunque il giusto spazio ad ampi squarci lirici in cui prevalgono colori ora tersi e romantici (l’inno alla primavera in primo atto) ora solenni ed imperiosi (l’annuncio di morte). L’encomiabile lavoro condotto sulla Orchestra scaligera, che qui regala una prestazione tra le più autorevoli a nostra memoria, si riflette nella varietà delle dinamiche, attraverso le quali risulta ben intelligibile quello splendido reticolato di Leitmotive che percorre l’intera partitura. Diversi i momenti di grande preziosità sinfonica ma, nel corso della serata, l’apice esecutivo è raggiunto, senza ombra di dubbio, con il finale, tratteggiato con amorevole abbandono e straziante intensità.

Nel ruolo del titolo, Camilla Nylund predilige l’aspetto più lirico della scrittura, facendo leva su di uno strumento pastoso, dai centri rotondi e ben sfogato in acuto. L’emissione, piuttosto salda e sorvegliata, si sposa ad un fraseggio adeguatamente sfumato, assicurando la credibilità e l’efficacia del versante interpretativo. In particolare risalto, in tal senso, l’evoluzione del personaggio che, dopo la ieratica fierezza delle prime scene, si spoglia della propria aurea divina per abbracciare una dimensione più umana, guidata da sentimenti amorosi e compassionevoli.

Quasi completamente rinnovato, rispetto alle recite d’esordio di questa produzione, il resto del cast.
In sostituzione del previsto Michael Volle, ad interpretare Wotan è Derek Welton, dalla vocalità fresca e compatta. Il basso-baritono australiano conduce il canto con la giusta solennità, ottemperando alle numerose insidie della scrittura e brillando, in particolare, per la potenza del registro superiore. Di ottima fattura anche l’interprete, sempre presente a se stesso, grazie alla incisività e alla pertinenza del fraseggio, costruito a regola d’arte con una vasta gamma di sfumature. Ne sortisce così il ritratto di un dio divorato dall’inquietudine e dal dubbio, vittima delle sue stessi leggi e incapace di frenare una tenera commozione nel dare l’addio alla figlia prediletta.

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David Butt Philip e Vida Miknevičiūtė

Di incommensurabile bravura è Vida Miknevičiūtė, una Sieglinde di grande carisma scenico e di indiscussa caratura vocale. Sotto l’aspetto esecutivo, il soprano sfoggia una linea ampia, smaltata, morbidamente tornita nei centri, sonora nei gravi e svettante in acuto. Ad impressionare, nella sua prova, è anche, e soprattutto, l’intensità del fraseggio, l’avvolgente trepidazione dell’accento e la totale partecipazione sulla scena.

Molto bene anche David Butt Philip, il cui timbro brunito, unito ad un naturale slancio nell’emissione, ben rappresenta l’eroismo di Siegmund. Il personaggio viene costruito attraverso un sapiente uso dei colori e delle intenzioni espressive restituendo, con pregevole credibilità, il tomento interiore dell’eroe e il suo appassionato ed ardente involo amoroso.

Perfettamente a fuoco la prova di Okka von der Damerau, una Fricka intensa ed autorevole nell’emissione, sdegnosa ed imperiosa nell’accento durante il confronto con Wotan.

Günther Groissböck, attraverso il velluto di una emissione cavernosa, restituisce pienamente l’impetuosa barbarità e la violenza di Hunding.

Efficaci e ben amalgamate tra loro, timbricamente e scenicamente, le Walkirie, ovvero Caroline Wenborne (Gerhilde), Olga Bezsmertna (Ortlinde), Catherine Carby (Waltraute), Freya Apffelstaedt (Schwertleite), Kathleen O’Mara (Helmvige), Virginie Verrez (Siegrune), Nadine Weissmann (Grimgerde), Eva Vogel (Rossweisse).

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Vida Miknevičiūtė e Camilla Nylund

Per quanto concerne l’aspetto visivo dello spettacolo rimandiamo alla nostra recensione del febbraio 2025 (qui il link), a distanza di poco più di un anno confermiamo la sostanziale neutralità di un allestimento che vuole essere piuttosto didascalico, senza ricercare, né trovare, particolari guizzi interpretativi di sorta.

Serata da tutto esaurito, contando anche le numerose presenze straniere in sala. Successo incandescente al termine con ripetute ovazioni all’indirizzo di Vida Miknevičiūtė, Derek Welton, Camilla Nylund e Simone Young.

DIE WALKÜRE
Prima giornata in tre atti
Versi e musica di Richard Wagner

Siegmund David Butt Philip
Hunding Günther Groissböck
Wotan Derek Welton
Sieglinde Vida Miknevičiūtė
Brünnhilde Camilla Nylund
Fricka Okka von der Damerau
Gerhilde Caroline Wenborne
Ortlinde Olga Bezsmertna
Waltraute Catherine Carby
Schwertleite Freya Apffelstaedt
Helmvige Kathleen O’Mara
Siegrune Virginie Verrez
Grimgerde Nadine Weissmann
Rossweisse Eva Vogel

Orchestra del Teatro alla Scala
Direttrice Simone Young
Regia David McVicar
Scene David McVicar e Hannah Postlethwaite
Costumi Emma Kingsbury
Luci David Finn
Video e proiezioni Katy Tucker
Coreografia Gareth Mole
Maestro arti marziali/prestazioni circensi David Greeves

Foto: Brescia Amisano Teatro alla Scala