Don Giovanni – Teatro Municipale, Piacenza
Se il significato moderno di “essere un dongiovanni” indica semplicemente l’essere un donnaiolo, in realtà l’archetipo rappresenterebbe anche l’emblema della conquista amorosa fine a se stessa, l’audacia che sfida le leggi morali, sociali e divine. Si tratta di qualcosa che possediamo tutti, in maniera più o meno diversa, più o meno palese: ognuno di noi cerca l’amore e l’approvazione degli altri, passando attraverso una serie di emozioni contrastanti, che ne siamo consapevoli o meno. Questo è ciò che potrebbe suggerire lo spettacolo creato da Andrea Bernard: i nostri sentimenti, i nostri turbamenti, sono tutti incasellati in un archivio fatto di cassetti, sportelli, botole, che apriamo all’occorrenza, o chiudiamo quando si rivelano nei momenti meno opportuni, quando non ci piacciono, quando non ci accettiamo per come siamo o quando non vogliamo vedere cosa ci tocca il vedere il comportamento altrui.

Andrea Bernard non ci mostra soltanto l’essere ingannevole del libertino seduttore, ma anche i sentimenti contrastanti di Donna Anna, Donna Elvira e Zerlina, il servilismo di Leporello – che vuole essere amato e riconosciuto dal suo padrone, l’accondiscendenza di Don Ottavio – che pure brama amore e riconoscenza da Donna Anna. Le scene di Alberto Beltrame paiono perfette: un mondo fatto di contenitori in cui nascondiamo le parti di noi stessi.
Egregiamente contestualizzata è la guida musicale di Enrico Pagano, che ci mostra nuove idee maggiormente caratterizzanti i tratti emotivi contrastanti dei personaggi.

Markus Werba è un Don Giovanni sempre vigile e pronto alla reazione: sa perfettamente quello che fa, vocalmente e scenicamente. La sua lunga frequentazione del ruolo lo rende sicuro e altamente disinvolto e ciò rende il suo personaggio ancora più cinico e intraprendente. Lo affianca con grande effetto il Leporello di Tommaso Barea, che al di là di una capacità di stare in scena che apparterebbe a un artista navigato, mostra una vocalità particolarmente timbrata e smaltata.
Carmela Remigio possiede sempre grande appropriatezza di stile e conoscendo molto bene la sua Donna Elvira, qui si denota nuova linfa apportata dalla lettura di Pagano, alla quale si fonde in un amalgama vincente. La sua vocalità svettante abbandona giustamente l’impeto delle eroine romantiche per prodigarsi in slanci più misurati, elegantemente mozartiani.

Le fa da contraltare – non antagonista, bensì complementare – la Donna Anna di Claudia Pavone che, al di là della caratterizzazione altalenante del personaggio, colpisce per la voce brillante e luminosa, l’uso delle agilità e le variazioni eseguite egregiamente. La affianca il raffinato Don Ottavio di Marco Ciaponi, che mostra un eccellente uso del fiato nella realizzazione di pianissimi impalpabili e sinceramente toccanti.
Pure bravissimi la preziosa e lucente Zerlina di Désirée Giove e il saldo e sostenuto Masetto di Alberto Petricca.
WOLFGANG AMADEUS MOZART
Don Giovanni
Dramma giocoso in due atti KV527
libretto di Lorenzo Da Ponte
Don Giovanni Markus Werba
Il Commendatore Renzo Ran
Donna Anna Claudia Pavone
Don Ottavio Marco Ciaponi
Donna Elvira Carmela Remigio
Leporello Tommaso Barea
Masetto Alberto Petricca
Zerlina Désirée Giove
direttore Enrico Pagano
regia Andrea Bernard
scene Alberto Beltrame
costumi Elena Beccaro
luci Marco Alba
ORCHESTRA FILARMONICA ITALIANA
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA
maestro del coro Corrado Casati
NUOVO ALLESTIMENTO, coproduzione Teatro Municipale di Piacenza e Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena
foto di Gianni Cravedi
