Spettacoli

Don Giovanni – Teatro Filarmonico, Verona

Don Giovanni inaugura la Stagione d’Opera e Balletto 2026 del Teatro Filarmonico di Verona. 

“La maggior parte degli uomini sono come marionette tirate con fili per ogni movimento che piaccia fargli fare.” Così sosteneva il grande filosofo Arthur Schopenhauer ed Enrico Stinchelli, nome assai noto ai melomani, ha pensato proprio ad un Don Giovanni “puparo” che lega a sé le sue vittime anche dopo la morte. Il critico musicale firma regia e scene di questo spettacolo, già visto nel 2019, che, come leggiamo nel libretto, vuole coniugare le possibilità della video tecnologia moderna alla tradizione. Quest’ultima é egregiamente rappresentata dai costumi di Maurizio Millenotti, pensati per l’allestimento areniano di Zeffirelli e sempre splendidi, ieri come oggi, ricchi di colore e rifiniture. Una solida tradizione sartoriale italiana che risulta però visivamente un po’ dissonante dalle proiezioni di Ezio Antonelli su cui, sostanzialmente, si regge tutta la parte visiva. Sicuramente ci troviamo di fronte a tanta inventiva e fantasia: viaggiamo per antichi templi, padiglioni neoclassici, squarci notturni, prati e fiori, e si riesce, almeno in parte, ad assaporare quel caleidoscopio di situazioni e luoghi previsto dal libretto. Se quindi l’apparato scenico é nel complesso soddisfacente é mancata una solida mano registica che potesse curare maggiormente la psicologia dei singoli personaggi e, al tempo stesso, creare un disegno compiuto e complessivo alla vicenda. 

Note ben più liete giungono dal versante musicale che vede coinvolto, tra l’altro, una compagnia di canto di ottimo livello.

Bravo è, anzitutto, Christian Federici, impegnato nel ruolo del titolo. Avevamo già avuto modo di apprezzare il baritono triestino, qualche mese fa, in occasione delle recite novaresi e, oggi, giunto a questo appuntamento veronese, lo ritroviamo cresciuto e maturato ulteriormente. La linea di canto, calda e avvolgente, è ben controllata e convince in tutti i registri per omogeneità e compattezza. Nella lettura di Federici, Don Giovanni è un seduttore raffinato, un fine ammaliatore che conquista ogni donna con l’arguzia del fraseggio e la dolcezza di un canto a fior di labbro (vedasi, in particolare, “Deh vieni alla finestra” ricamato come un delizioso arabesco).

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Marta Torbidoni

Bravo, anzi bravissimo, Paolo Bordogna, cui il personaggio di Leporello sembra calzare come una seconda pelle. Oltre alla linearità e alla duttilità di uno strumento dal timbro privilegiato, ciò che colpisce nella prova del baritono è la sua naturale e totale aderenza stilistica. Il fraseggio non perde di musicalità neppure per un istante così come l’accento, capace di piegarsi in svariate sfumature senza mai ricadere in sovrastrutture caricaturali di tradizione. Un personaggio costruito sul filo di una espressività immediata e capace di conquistare il pubblico sin dal suo ingresso in scena.

Di indiscussa bravura la Donna Anna di Gilda Fiume, rientrata in produzione dopo aver cancellato le prime recite per indisposizione. Il soprano sfoggia una linea di canto melodiosa e dal suggestivo impasto timbrico. L’emissione appare ottimamente sorvegliata e si sviluppa attraverso la pienezza dei centri, la rotondità e la proiezione del registro superiore. L’esecuzione dell’aria “Non mi dir”, in cui si sprecano attacchi in pianissimo e messe di voce perfettamente sorrette, resta uno dei momenti più toccanti dell’intera serata.

Marta Torbidoni interpreta Donna Elvira con piglio appassionato e volitivo, sottolineando tutta la femminilità e la debolezza di una donna che, nonostante la propria ostinazione, non riesce a rinunciare al suo seduttore. Una visione del personaggio che passa attraverso un canto intenso e di pronunciata sfrontatezza che deriva, con ogni probabilità, dalla recente frequentazione, da parte del soprano marchigiano, di un repertorio tipicamente drammatico d’agilità.

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Gilda Fiume e Leonardo Sanchez

Il Don Ottavio di Leonardo Sanchez convince per il calore e lo smalto di un canto levigato e ben impostato. Altrettanto efficace anche l’intenzione espressiva, piuttosto rifinita specie nell’aria di secondo atto “Il mio tesoro intanto”.

Ad impersonare la coppia degli sposini sono, in questa occasione Emma Fekete ed Alessandro Abis. La prima riesce, con un canto aggraziato e complessivamente ben organizzato, a rappresentare quella ammiccante malizia che è propria del personaggio di Zerlina. Il secondo, da par suo, presta al carattere di Masetto l’ampiezza di una emissione di setosa morbidezza. Da sottolineare, inoltre, il percepibile affiatamento dei due artisti sulla scena.

Completa la locandina Ramaz Chikviladze, un Commendatore di granitica autorevolezza, pur penalizzato, nella scena del cimitero come nel finale, a dover eseguire i propri interventi fuori scena e attraverso una amplificazione dall’effetto migliorabile.

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Christian Federici, Emma Fekete e Alessandro Abis

Dal podio, Francesco Lanzillotta assicura un buon dialogo con il palco ed opta per una lettura nel solco della consolidata tradizione. Un gesto disteso e rassicurante, capace di perseguire coesione ed unitarietà tra le diverse sezioni, quelle della brava orchestra areniana, e, ad un contempo, di sottolineare soprattutto l’aspetto più appassionato della scrittura mozartiana.

Di valevole ed autorevole professionalità l’intervento del Coro areniano, ben istruito da Roberto Gabbiani,

Sala gremita, come prevedibile data la popolarità del titolo, e generosa di applausi copiosi e particolarmente intensi per Fiume, Torbidoni, Bordogna e Federici.

Teatro Filarmonico – Stagione 2026
DON GIOVANNI
Dramma giocoso in due atti KV 527
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Don Giovanni Christian Federici
Leporello Paolo Bordogna
Commendatore Ramaz Chikviladze
Donna Anna Gilda Fiume
Don Ottavio Leonardo Sanchez
Donna Elvira Marta Torbidoni
Zerlina Emma Fekete
Masetto Alessandro Abis

Orchestra, Coro e Tecnici di Fondazione Arena di Verona
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del coro Roberto Gabbiani

Foto: Ennevi