Il trovatore – Teatro Carlo Felice, Genova
Sold out al Carlo Felice di Genova per Il trovatore di Giuseppe Verdi.
“Tacea la notte placida” con questi celeberrimi versi di Salvatore Cammarano, Leonora, protagonista di Trovatore, esordisce sulla scena. La nobildonna evoca le tenebre che sono, in quest’opera, una sorta di manto perenne che avvolge tutti i personaggi, i loro amori contrastati e i loro dolori. Basta infatti fare una veloce ricerca per accorgersi che nel libretto del melodramma la parola “notte” appare esattamente quattordici volte, e termini semantici affini alle tenebre portano ad un totale di circa venti occorrenze.

Fabio Sartori
É giusto quindi che Marina Bianchi, regista di questa produzione, già vista nel 2019, scelga di portarci in una lunga notte, fatta di castelli e piazze di paese, lugubri torri e prigioni. Le scene di Sofia Tasmagambetova ePavel Dragunov disegnano un medioevo forse un po’ semplicistico e con qualche ingenuità di troppo (su tutte il vistoso scheletro in gabbia) ma nel complesso il colpo d’occhio é sempre gradevole ed equilibrato ed il pubblico in sala ne é stato appagato. I costumi, a cura dello stesso duo artistico, riuscitissimi, guardano più al Seicento che ai secoli bui e risultano sempre visivamente soddisfacenti. Belle le scene d’armi ben coreografate dal maestro d’armi Corrado Tomaselli. Serotine, come già detto, le riuscite luci di Luciano Novelli.
Il versante musicale dello spettacolo offre più di un punto di interesse.
Il primo è rappresentato dalla concertazione, intensa e viscerale, di Giampaolo Bisanti. Una lettura costruita sul fraseggio, sulle intenzioni romantiche e sui colori, ora notturni ora abbaglianti, degli accenti verdiani. Un dialogo costante tra i momenti di maggiore abbandono, nella fattispecie le arie dei protagonisti, e quelli più concitati di stampo militaresco. Un gesto preciso e partecipato, che riesce a coinvolgere, con ottimi risultati, la compagine orchestrale genovese, in evidenza per efficacia e nitidezza sonora. E ancor più colpisce la sensibilità di Bisanti nel sostenere i solisti e, più in generale, nel dialogare con il palco.
E proprio nella compagnia di canto, o quantomeno nella maggior parte di essa, troviamo un altro grande punto di interesse della serata.
Abbiamo già avuto modo di ascoltare ed apprezzare Fabio Sartori, in ruoli verdiani come in ruoli più spinti e drammatici. Alle prese con una scrittura a dir poco insidiosa, come quella di Manrico, il tenore trevigiano sigla una prova maiuscola. Si conferma, senza dubbio, la potenza di una vocalità dirompente e facilmente proiettata ma, in questa sede, si rimane affascinati dalla morbidezza del canto a fior di labbro come, ad esempio, nell’aria “Ah sì ben mio” o, ancora, nel finale, dove l’artista sfoggia una emissione modulata e di spiccata intensità emotiva. Una prestazione dagli esiti meritevoli, grazie alla naturale musicalità della linea e al pregevole controllo tecnico in tutti i registri.
Negli ultimi mesi seguiamo con interesse Ariunbaatar Ganbaatar, un artista che più che una promessa, oggi, può considerarsi una gradita conferma. Il baritono, nativo della Mongolia, si impone per la generosità e la ricchezza di uno strumento dal timbro duttile e pastoso. La bella dizione, da una parte, e la ricchezza degli armonici, dall’altra, si combinano in un fraseggio elegante e raffinato, perfettamente intonato alla nobiltà del personaggio. Una prova stilisticamente sempre a fuoco, che culmina nella pregevole esecuzione della celeberrima “Il balen del suo sorriso”, cesellata con intenzione e partecipazione emotiva.
Clémentine Margaine veste i panni di Azucena, personaggio tra i più oscuri e complessi del catalogo verdiano. Il mezzosoprano francese possiede una vocalità importante, ben sfogata in tutti i registri, rotonda nei centri, ampia nei gravi e voluminosa in acuto. L’artista mostra un buon controllo tecnico che le consente di affrontare, con la medesima incisività, i brani più drammatici come quelli più lirici. Una prova che si accresce ulteriormente grazie al carisma dell’interprete, capace di cogliere, e rappresentare, l’ampio e complesso ventaglio emotivo di questa eroina, tra le più conturbanti del Cigno di Busseto.

Erika Grimaldi affronta il ruolo di Leonora, per il quale Verdi concepisce alcuni tra i momenti più affascinanti dell’intera partitura. Il soprano astigiano conferma, anche in questa occasione, la pienezza di una vocalità dai centri rigogliosi e alla quale non difetta certo il controllo del canto sul fiato. Alle prese con una scrittura da drammatico d’agilità, l’artista, in possesso di uno strumento da lirico pieno, trova il proprio terreno d’elezione nei passi più elegiaci e romantici, mentre, pur magnificamente sorretta dal podio, accusa talune tensioni nel canto di agilità e nelle discese al registro più grave (come ad esempio nel “Miserere”).
Il quintetto dei protagonisti si completa con il Ferrando, granitico ed imperioso, di Simon Lim, particolarmente efficace nella scena di apertura dell’opera, dove apprezziamo, in particolare, il canto puntato e chiaroscurato dell’artista.

In segnata evidenza il Ruiz, squillante e melodioso, di Manuel Pierattelli, così come delicata ed aggraziata risulta la Ines di Irene Celle.
Completano la locandina Antonio Mannarino e Roberto Conti, rispettivamente un messo e un vecchio zingaro.
Resta da riferire, infine, dell’ottima prova del Coro del Teatro Carlo Felice, che, sotto la guida autorevole di Claudio Marino Moretti, offre una prova intensa e coinvolgente, nei canti degli zingari, come nelle scene degli armigeri, senza dimenticare il travolgente finale secondo.
Una serata, come già ricordato, da tutto esaurito e coronata dall’entusiasmo del pubblico, particolarmente intenso all’indirizzo di Sartori, Ganbaatar, Margaine e Bisanti.
IL TROVATORE
Dramma in quattro parti
Libretto di Salvatore Cammarano
Musica di Giuseppe Verdi
Conte di Luna Ariunbaatar Ganbaatar
Leonora Erika Grimaldi
Azucena Clémentine Margaine
Manrico Fabio Sartori
Ferrando Simon Lim
Ines Irene Celle
Ruiz Manuel Pierattelli
Un vecchio zingaro Filippo Balestra
Un messo Antonio Mannarino
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Giampaolo Bisanti
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia Marina Bianchi
Scene e costumi Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov
Luci Luciano Novelli
Maestro d’armi Corrado Tomaselli
Foto: Marcello Orselli
