Spettacoli

La bohème – Teatro dell’Opera, Roma

La bohème di Puccini in scena all’Opera di Roma ci racconta, con pennellate di suono e colore, la vita secondo l’immaginazione, avventura di uno slancio creativo che, fuoriuscendo dalla mente dell’artista, è capace di riplasmare la realtà. Il mondo prende forma sul cavalletto del pittore e le strade di Parigi divengono gli specchi amplificati delle tele di Marcello, in una città che si va configurando ad immagine e somiglianza dell’arte impressionista e al contempo si intesse di riferimenti al successivo Novecento. L’allestimento interamente firmato da Davide Livermore, risalente al 2014 e coprodotto da Roma con il Reina Sofia di Valencia, realizza dunque, con l’impiego di un ricco collage di video D-Wok, un ambiente vitale ed esuberante, ma che fin dal principio si annuncia ferito, con il taglio di Fontana che lacera l’iniziale marina, ritratta simultaneamente dentro il quadro e sopra il grande lucernario. A definire gli episodi non mancano gli elementi tradizionali e imprescindibili dell’opera, come la soffitta e la stufa, la panchina e la neve, incardinati in una rappresentazione coesa ed eloquente, ritmata, nonostante i troppo lunghi cambi di scena, dal fluire delle immagini pittoriche e puntualmente allineata alla drammaturgia musicale, tra entusiasmo e ripiegamenti depressivi, leggerezza e tragica gravità. Se la pedana scorrevole riesce un poco posticcia e l’illuminazione pare troppo chiara per il primo incontro tra Rodolfo e Mimì, la coralità di Momus è resa con movimenti vivaci e sincronizzati, in un’esplosione cromatica realizzata dalle proiezioni sullo sfondo e dai costumi; una solarità che viene tuttavia incrinata dalle luci e dalla presenza di un circo che anticipa malinconicamente il quadro successivo. In un sospeso nitore, la Barriera d’Enfer si staglia infatti come paesaggio dell’anima, dove il gelo invernale sfuma delicatamente verso una timida fioritura. Il quadro conclusivo ricrea uno scoppiettante teatrino degli amici, ma nella morte dei Mimì sancisce non solo la fine della giovinezza e delle illusioni, ma anche l’impossibilità di conciliare l’arte e la vita: un fallimento che ci pone, nonostante la scintillante vitalità, nel clima decadente fin de siecle e che, ancora una volta, viene narrato, oltre che dalla musica, anche della tela di un pittore, stavolta però in una più fragile e pensosa continuità tra l’arido vero e la fervida immaginazione.

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Carolina López Moreno e Saimir Pirgu

Tempi brillanti e battute marcate conferiscono vivacità al racconto steso da Jader Bignamini, anche se il piglio vigoroso e cantabile non assicura la narrazione dalla discontinuità e dalla perdita di tensione, con pause di stacco e parti debolmente raccordate. Il suono è cesellato con cura, più nell’aspetto timbrico che in quello dinamico, ma tende talora a coprire le voci, che invece in altri frangenti vengono lasciate emergere con moderato sostegno.

Da parte sua un cast affiatato e ben diversificato esprime con brio la dimensione corale dell’opera.
Carolina López Moreno, che ha più volte interpretato il ruolo di Mimì, rende con passione e naturalezza tanto le parti liriche quanto quelle drammatiche, con un canto omogeneo e legato, modulato accuratamente negli accenti e nella dinamica. Fresca e disinvolta al primo quadro, conferisce tratti leggieri e quasi giocosi all’incontro con Rodolfo, che culmina in slanci e luminose aperture, e unisce efficacemente forza e delicatezza in tutto il duetto alla Barriera d’Enfer, con uno struggente “Addio senza rancor” ed una chiusura intensa e coinvolgente. Uno stile scavato, con un’emissione che resta comunque morbida e rotonda, descrive un epilogo tragico e vibrante.
Rodolfo è Saimir Pirgu, che con una vocalità estesa e voluminosa plasma un Rodolfo drammatico e rigoglioso. Con acuti luminosi e potenti, delinea i primi due quadri con grande vigore ma con minor grazia e varietà, mentre è di maggiore equilibrio nel terzo, dove riesce infatti energico e penetrante in una modalità più levigata e sognante.
E’ di schietta esuberanza la Musetta di Desirée Rancatore, che articola il suo valzer in una forma incisiva e brillante, di moderato volume ma di ricca espressività. E’ intensamente drammatica nella preghiera del finale e con gustosa civetteria dà vita ad una vivacissima coppia con il pittore Marcello.
Quest’ultimo è interpretato con grande originalità da Nicola Alaimo, che crea un artista che è irruento ma sensibile, comico eppure drammatico. La dizione è puntuale e scandita, in un fraseggio che viene costantemente organizzato in una notevole varietà di accenti e intenzioni.

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Saimir Pirgu, Carolina López Moreno, Desirée Rancatore, Nicola Alaimo, Alessio Arduini, William Thomas

Ha un canto saldo e omogeneo William Thomas, che rende “Vecchia zimarra” con forza e commozione, mostrandoci un Colline di solido spessore.
Nitido e rotondo lo Schaunard di Alessio Arduini, con un’ampia linea melodica e un efficace stile narrativo.
Matteo Peirone è un Benoît gongolante e strutturato e delinea con originalità un Alcindoro ironico e signorile.
Energico e brillante Giordano Massaro come Parpignol, scandito ed incisivo il Venditore ambulante di Luis Armando Fuentes Bustos ed ha un’emissione piena e definita il Sergente dei Doganieri di Alessandro Fabbri; profondo e compatto il Doganiere di Andrea Jin Chen.
Il Coro, puntualmente diretto da Ciro Visco, realizza da Momus una folla coesa ed articolata, differenziando con precisione i gruppi e le melodie, definendo gli interventi nella loro specificità e componendoli in un armonico insieme. Frizzanti e ben integrate in questa splendida molteplicità le voci bianche della Scuola di Canto Corale guidate da Alberto De Sanctis.

Grandi applausi per tutti gli interpreti, con particolari tributi ad Alaimo, Pirgu e la López Moreno.

LA BOHÈME

Musica di Giacomo Puccini
Scene liriche in quattro quadri
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
da Scènes de la vie de bohème di Henri Murger e Théodore Barrière

Direttore Jader Bignamini

Regia, ccene, costumi, luci Davide Livermore

Maestro del Coro Ciro Visco

Video D-Wok

PERSONAGGI e INTERPRETI
Rodolfo  Saimir Pirgu  
Schaunard  Alessio Arduini
Mimì  Carolina López Moreno 
Marcello  Nicola Alaimo 
Colline  William Thomas 
Musetta  Desirée Rancatore
Benoît/Alcindoro  Matteo Peirone
Parpignol Giordano Massaro 
Sergente dei doganieri Alessandro Fabbri 
Doganiere Andrea Jin Chen 
Venditore ambulante Luis Armando Fuentes Bustos

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione della Scuola Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma (maestro Alberto de Sanctis)

Foto: Fabrizio Sansoni – Opera di Roma