Spettacoli

Stiffelio – Teatro Comunale, Modena

Con Stiffelio va in scena il Verdi più raro, grazie alla lodevole produzione del Teatro Comunale di Modena realizzata in meritoria sinergia con Piacenza e Reggio Emilia. Il titolo, rimaneggiato prima come Guglielmo di Wellingrode e poi come Aroldo, viene proposto nella sua primigenia versione, consentendoci di valutarne il soggetto per quei tempi davvero incandescente, la concisione narrativa e quello stile in corso di sperimentazione che dopo Macbeth stava evolvendo verso le soluzioni della Trilogia popolare.
Una storia di tradimento e divorzio, scandalosamente contemporanea all’epoca del debutto, che per giunta riguarda un fervente predicatore luterano e che si sviluppa nel mondo dell’alta società tedesca. Una cornice ricreata da Pier Luigi Pizzi nel continuo dialogo del bianco e del nero, con le nitide proiezioni, edite da Matteo Letizi, di fastose ed elegantissime architetture neoclassiche, i costumi scuri e sontuosi del pieno Ottocento e l’accuratissimo contrasto luminoso realizzato da Massimo Gasparon. Un discorso di straordinaria unità e coerenza, raffinato e coinvolgente, secondo il rigore di uno stile che conosciamo, ma che qui ci si presenta fresco e rinnovato e soprattutto capace di cogliere visivamente gli aspetti costitutivi della vicenda e del suo contesto storico-sociale. Da una parte lo splendore del classico ci dice infatti di una comunità che si specchia in un radioso ordine geometrico, che è naturale e che è divino, perfezione a cui tendere secondo ideali di etica purezza; dall’altra gli ambienti oscuri evocano la severità morale del cristianesimo riformato, con il suo forte senso del peccato, nonché l’arcaico codice dell’onore passato da un mondo cavalleresco a una cultura capitalistica gotica e protestante.

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Vladimir Stoyanov, Lidia Fridman, Gregory Kunde

La rappresentazione amplifica dunque il conflitto interiore di Stiffelio come dramma di un’intera società, formata da individui abbigliati in un identico modo e organizzati in una sontuosa coralità, ma con pochi movimenti essenziali e con una misurata gestualità che ha i caratteri del rito. Così il salotto iniziale pare al contempo un po’ sagrestia e un po’ camera da letto e tutti gli ambienti, dal cimitero alla biblioteca fino alla chiesa, vengono definiti minuziosamente dalla medesima e affasciante dialettica di luce e di ombra, con le chiusure di ogni atto che cristallizzano suggestivi tableau, fino alla trasfigurante astrazione del finale. Un nitore marmoreo che è tuttavia emotivamente toccante e che, con atmosfere che sembrano anticipare Ibsen e Bergman, sostiene la narrazione anche laddove la drammaturgia risulta più debole e meno compatta.

Del resto, è in primis Leonardo Sini, alla guida dell’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, a stendere un racconto coeso, sintetico e penetrante, con tempi che lo mantengono in costante tensione e creando tuttavia, con pause e rallentamenti, effetti di sospensione che gli conferiscono ritmo narrativo e intensità drammatica. Il flusso sonoro, di buona precisione anche nelle parti degli ottoni, viene attentamente differenziato nella dinamica ed è in saldo collegamento con il palco, anche se in qualche occasione risulta troppo forte e copre un poco le voci. Il secondo atto spicca per compattezza ed energia, i concertati si stagliano con rilievo e trasparenza e il finale, in verità piuttosto retorico e meno convincente di altri passi dell’opera, viene reso in una forma rarefatta e solenne, realizzando un momento di notevole unità tra musica e scena.

Al centro della storia giganteggia la figura di Stiffelio, sbalzato a tutto tondo da un energico Gregory Kunde che crea un personaggio davvero ottocentesco tra ragione e sentimento, saggezza illuminata e cieca passionalità, nel dissidio tra pubblico e privato, e costretto per giunta a misurarsi con il senso del bene e quello dell’onore. Il canto, con una linea duttile e sinuosa e una dizione limpida e scandita, rende con chiarezza ogni minima sfumatura espressiva, in una straordinaria aderenza tra musica e testo. Nella prima cabaletta è puntuale e coinvolgente, di salda irruenza nella scena del cimitero e assai commovente in tutto il terzo atto, con un registro acuto sempre potente e luminoso ma con qualche perdita di consistenza nella legatura dei centri.

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Lidia Fridman e Gregory Kunde

Lidia Fridman plasma una Lina intensamente dolente e lacerata, anch’essa come Stiffelio nel vortice di un complesso tormento e nella doppia verità del suo amore per il marito e per il più giovane Raffaele. Un conflitto espresso da un’emissione piena e voluminosa e da uno stile puntuale e drammatico, dove una sicura tenuta dei fiati cesella cantabili trasparenti e intrisi di commozione. Si impongono quindi la preghiera al primo atto e l’aria in apertura del secondo, con cabalette però che non riescono altrettanto incisive, mentre a svettare per emozione e lucentezza è lo struggente dialogo dell’atto conclusivo.
Chi più degli altri è figura dell’onore, a cui tutto antepone, è lo Stankar di Vladimir Stoyanov, nobile e solido ma accecato dalla follia del suo rigore. Con una dizione robusta e scolpita e un articolato fraseggio definisce accuratamente ogni passaggio, avvalendosi perdipiù di una minuziosa modulazione dinamica, anche se talora di contenuto volume. Particolarmente espressiva l’aria in apertura del terzo atto, tracciata con efficaci mezze voci e grande varietà d’accento.
Ha un canto garbato e rotondo Carlo Raffaelli che interpreta con naturalezza un romantico Raffaele di Leuthold, sofferente e passionale, ma fermo nella sincerità dei suoi sentimenti.
A incarnare la solidità di una fede, che non è comunque immune né da eccessi né da sofferta drammaticità, è lo Jorg di Adriano Gramigni, che con una vocalità omogenea e robusta sbalza frasi tornite e vibranti.
Nobile ed alquanto melodico il Federico di Paolo Nevi ed ha battute squillanti e di carattere la Dorotea di Carlotta Vichi.
Di buon volume e coesione il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, il quale, diretto da Corrado Casati, rende con vivacità anche le parti più convenzionali. Oltre al concertato del primo atto, riesce assai ben modulato l’intervento fuori scena al cimitero.

Uno spettacolo accolto con grande entusiasmo da parte di un pubblico che ha molto applaudito, anche a scena aperta, Kunde, la Fridman e Stoyanov e che ha tributato fragorosi consensi a Sini e all’Orchestra e un vero trionfo ad un Pizzi sfavillante.

STIFFELIO

Libretto Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Stiffelio Gregory Kunde
Lina Lidia Fridman
Stankar Vladimir Stoyanov
Raffaele Carlo Raffaelli
Jorg Adriano Gramigni
Federico di Frengel Paolo Nevi
Dorotea Carlotta Vichi
Fritz Giacomo Decol

Direttore Leonardo Sini

Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Regista collaboratore e luci Massimo Gasparon
Editing video Matteo Letizi

Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Maestro del Coro Corrado Casati

Foto: Rolando Paolo Guerzoni