Matthäus-Passion – Teatro del Maggio, Firenze
Un oratorio che si fa opera e la Passione di Cristo che diviene Passione della Comunità, via dolorosa nella concretezza della Firenze contemporanea. Nella Matthäus-Passion secondo Romeo Castellucci, con la drammaturgia di Piersandra Di Matteo, diciannove quadri si succedono come stazioni di una laica Via Crucis in dialogo con le diverse sezioni della partitura di Johann Sebastian Bach, prendendo tutti forma nella medesima cornice dell’ampio palcoscenico della Sala Grande, candido e vuoto e che integra in sé la buca orchestrale, con il Coro e l’Orchestra interamente vesti di bianco.

Un bianco ottico che nella cultura orientale è il colore della morte ma che nella tradizione cristiana occidentale simboleggia la pienezza divina, il colore che ha in sé tutti gli altri, e quindi tinta corale, immagine della pluralità sociale. Un bianco che contrasta però con le atmosfere umbratili ed abissali della composizione e non riproduce quella notte assoluta che è nella musica del Kantor; e tuttavia la rappresentazione, benché fuori dalla chiesa e non direttamente focalizzata sul mistero di Gesù, comunica un forte senso di sacralità, raccontandoci momenti di una vita comune e ordinaria, descritti in maniera meticolosa e rituale. Nelle note consegnate allo spettatore e che accompagnano ogni scena, la precisione pare addirittura ossessiva, tanto da ricordare quanto scrive Borges a proposito di Joyce: “Il tuo ostinato rigore ci riscatta”. Ogni oggetto ha infatti misure e peso, ogni sostanza la sua formula chimica, ogni attore il suo nome e la sua età. Niente è generico o semplicemente inventato a fini teatrali: ogni elemento è mostrato nella sua singolarità e scelto per la sua unicità, divenendo proprio per questo emblema concreto dell’universale, fino quasi a trasfigurarsi e a indicare la trascendenza.
Una sfida non da poco mettere in scena la complessa architettura di Bach, concepita peraltro per una partecipazione devozionale e con esiti mistici; sfida che comunque realizza un discorso organico ed originale, senza appoggiarsi direttamente sugli aspetti immaginali e teatrali del vangelo di Matteo o dei testi di Picander. Alcune trovate venate d’ironia non trovano corrispondenza nelle simultanee atmosfere dell’oratorio, mentre altre come l’autobus, il laboratorio e il “Tempio” risultano poco immediate e macchinose. La lotta greco-romana nell’Orto degli Ulivi evoca il combattimento interiore, ma qui, come altrove, prevale un senso – sicuramente cercato e tuttavia non troppo efficace- di straniamento e distanza dal racconto evangelico e musicale. In generale sono molti i momenti in cui si avverte una sfasatura di intensità drammatica tra palco ed orchestra, ma comunque la rappresentazione, in parallelo alla partitura, va aumentando la propria forza emotiva, realizzando quadri di grande impatto e suggestione, alcuni dei quali, come quelli conclusivi, in vibrante sintonia con i corrispondenti momenti della Passione.

Kent Nagano, al debutto sul podio del Maggio, ci offre una lettura di grande equilibrio ed eleganza, meditativa e toccante, con tempi che stendono un racconto puntuale e ritmato, che rinuncia ad una pomposa monumentalità ma anche, in taluni passaggi, ad un più deciso affondo drammatico. Il suono è morbido e avvolgente, analitico e cesellato dal virtuosismo degli strumenti solisti e dalla varietà della dinamica. Pur con qualche lieve sfasatura, ben armonizzato nel complesso il rapporto con il Coro, impegnato in una straordinaria varietà di interventi. Suddiviso in due gruppi in dialogo tra loro e coordinato con fermezza da Lorenzo Fratini, mostra una dizione scandita e una frase ampia e definita, in un’accurata differenziazione dei piani sonori. Spiccano per coinvolgente drammaticità il coro iniziale e quello finale, mentre i declamati dei corali si impongono per il rigore della forma e l’intensità dell’emozione. Trasparenti e integrate con cura le Voci bianche dirette da Sara Matteucci, particolarmente in evidenza nel grande affresco d’ apertura.
Ian Bostridge è un Evangelista che con un fraseggio incisivo ed alquanto diversificato plasma una narrazione oscura e penetrante, eppure intessuta di passaggi luminosi e consolanti, come il racconto dell’Ultima Cena. Ogni parola viene scolpita e valorizzata, in una minuziosa teatralizzazione del testo, con parti marcate, quasi violente, come l’Orto degli Ulivi e il terremoto dopo la Morte. Pur con alcune forzature e segni di affaticamento, l’interpretazione di Bostridge esprime un’umanità autorevole e dolente, sostenendo con forza e saldezza l’intero oratorio.
Il ruolo di Gesù è affidato a Edwin Crossley-Mercer, che con un’espressività articolata e diretta delinea una figura solenne, eppure piena di umana fragilità.
Con una voce omogenea e dal timbro brillante, Anna El-Khashem è il Soprano I, che rende con lacerante partecipazione l’aria sul tradimento di Giuda. Il suo stile estatico e contemplativo risalta poi in “Ich will dir mein Herze schenken” e in tutta la Seconda Parte, in una salda tenuta delle note e con eleganti vocalizzi.
Ha un’intenzione alquanto drammatica il contralto Iurii Iushkevich, che con una vocalità piena e brunita plasma un canto legato e dolente. Di grande intensità tutte le sue arie, particolarmente accorata “Erbarme dich, meine Gott” e davvero penetrante la sequenza del Golgota.
Stentoreo il tenore Krystian Adam, che traccia con ampiezza ogni melodia e rende con vigore i recitativi, pur con qualche forzatura. Particolarmente espressiva la sua “Geduld” lungo il Calvario.
Sbalzati e robusti anche i recitativi del basso Thomas Tatzl, il cui canto compatto e appassionato si staglia con rilievo in “Komm, süsses Kreuz” e in “Mache dich, mein Herze, rein” nel momento della sepoltura.
Agile e chiara Suji Kwon come Soprano II e ben definito Gonzalo Godoy Sepúlveda come Basso II.

Una Passione civile iniziata sulla scena con il maestro Nagano che riceve il mandato, sorta di liturgico officium, è ancora sulla scena che si chiude e in maniera altrettanto enigmatica, con Bostridge che depone la sua stola blu e la maschera con il calco del suo volto, consegnando a noi – a ciascuno di noi – la persona tragica del testimone. Insieme a tante domande, le vere domande.
Lo spettacolo nel suo complesso ha molto coinvolto un pubblico assai numeroso, che mostra un unanime consenso alla parte musicale e che invece si divide sulla regia, con contestazioni fin dalla Prima Parte davvero immeritate, considerata la suggestione e l’inventiva di questo allestimento.
MATTHÄUS-PASSION
musica di John Sebastian Bach
Maestro concertatore e direttore Kent Nagano
Ideazione, regia, costumi e luci Romeo Castellucci
Drammaturgia Piersandra Di Matteo
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci
Evangelista Ian Bostridge
Soprano I Anna El-Khashem
Soprano II Suji Kwon
Alto Iurii Iushkevich
Tenore Krystian Adam
Gesù Edwin Crossley-Mercer
BassoI Thomas Tatzl
Basso II Gonzalo Godoy Sepúlveda
Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino
