La costanza trionfante – Teatro Goldoni, Livorno
Per dirla con le parole di Plinio il Vecchio, davvero arduo “vetustis novitatem dare, obsoletis nitorem, obscuris lucem”. Eppure novità, nitore e luce sono proprio quello che Federico Maria Sardelli restituisce a La costanza trionfante di Antonio Vivaldi, da lui ricostruita con acribia ed eroismo e presentata in apertura del nuovo festival Hortus Harmonicus, a Livorno dal 4 al 18 dicembre, con il sostegno del Comune, della Diocesi e dalla Fondazione Teatro Goldoni. La rassegna, sotto la direzione artistica di Roberto Sbolci e dello stesso Sardelli, intende creare uno spazio per la riscoperta e la valorizzazione del repertorio barocco, appunto un hortus immaginario in cui coltivare frutti splendidi e rari. Un luogo quindi per un otium harmonicum, in cui il taglio spiccatamente contemplativo della musica antica si pone come rimedio e bilanciamento della distratta frenesia del nostro tempo.

L’opera, in tre atti e in prima assoluta in tempi moderni, è del 1716, lo stesso anno in cui il Prete rosso scrisse la Judhita triumphans, e dei 35 numeri chiusi che la compongono ce ne vengono presentati 18, recuperati con il rigore del filologo, la sensibilità dell’esteta e l’intraprendenza del detective. Grazie a questo lavoro possiamo dunque pertanto ripercorrere la successione dei pezzi e scoprirne tutta l’inventiva melodica e timbrica, nonché la varietà dei ritmi e dei tempi che ci descrivono i differenti affetti, da quelli più estatici a quelli furiosi. L’esecuzione si distingue per leggerezza ed eleganza, nel suono voluminoso, compatto e brillante dei musicisti di Modo Antiquo. Sardelli, oltre a dirigere in modo analitico ma naturale e con grande cura della dinamica, ci racconta a voce la trama in ogni passaggio, con raffinata ironia e squisito senso dell’affabulazione, colmando in tal modo la mancanza dei recitativi e delle scene. Una vicenda intricatissima ambientata in un’Armenia fantastica e classica, tra arcadia ed esotismo, con una doppia coppia di amanti e il perfido usurpatore, tutti impegnati in travestimenti e peripezie a non finire, secondo il gusto dell’imprevisto e della meraviglia, fino al conseguimento dell’immancabile lieto fine. I sette personaggi vengono interpretati da tre soli cantanti, che si alternano nella successione delle 17 arie più un duetto, completata da un Coro appositamente composto da Sardelli.

Carlotta Colombo rende le arie di Doriclea, protagonista femminile del dramma, in una forma tersa e luminosa, dispiegando le melodie con una linea ampia e sinuosa e alternando momenti vigorosi a parti di sofferto respiro. Di grande delicatezza “Un bacio, un Vezzo, un Riso” del terzo atto, resa in modi sognanti e contemplativi, a cui segue un’aria agitata, quasi di furore, ma plasmata comunque con garbo e misura.
Affidate a Cecilia Molinari le arie dei ruoli en travesti di Tigrane e Farnace nonché quelle di Eumena, tutte tracciate con eleganti vocalizzi e in una salda tenuta delle note. Unisce dolcezza e virtuosismo in “Ti sento, sì ti sento”, oggi sconosciuta ma assai celebre nel Settecento, come rilevato da Sardelli; è poi di notevole grazia melodica “La timida Cervetta”, ha uno stile alquanto drammatico e appassionato nell’aria di gelosia di Farnace e delinea in una forma plastica e smagliante quella di Tigrane, dimostrando così una duttile e vivace espressività.
Le arie dei cattivi sono invece tutte di Valentino Buzza, che le rende con grande energia e con vocalizzi robusti e di grande saldezza e precisione. “La vendetta è un dolce inganno” si staglia con particolare rilevo, con frasi definite e marcate ed un efficace gioco dinamico.
Davvero grande l’entusiasmo di un pubblico attentissimo e curioso, nella gratitudine per un’altra tessera ritrovata del mosaico perduto del Vivaldi operista, E dunque la costanza che trionfa è soprattutto quella di Sardelli, erudito appassionato.
Antonio Vivaldi
La costanza trionfante, RV 706-A
Carlotta Colombo, soprano
Cecilia Molinari, contralto
Valentino Buzza, tenore
Modo Antiquo
Federico Maria Sardelli, direttore
Foto: Michele Faliani
