Spettacoli

Così fan tutte – Teatro alla Scala, Milano

Alla Scala di Milano Così fan tutte.

“il reality è il post-moderno di massa, l’assoluta indistinzione tra tv e realtà, tra realtà bruta e realtà formatizzata.” Per Aldo Grasso il reality é una sorta di buco nero post moderno che inghiotte la realtà. Proprio in questo senso ha agito Robert Carsen, noto regista teatrale che ha scelto, con una mossa originale ed abbastanza ardita, di unire ciò che mai nessuno aveva pensato di unire: reality show e il mozartiano Così fan tutte. La scena, curata da Luis F. Carvalho e dallo stesso Carsen, si apre in uno studio televisivo dove varie coppie partecipano ad uno show simile al format olandese Blind Vertrouwen, sbarcato in quasi tutto il mondo. La grande pedana rotante della Scala ci porta in diversi scenari “televisivi”, oltre allo studio con tanto di pubblico abbiamo “confessionali” ed “esterne”. L’intera opera, grazie anche a qualche provvidenziale taglio nei recitativi, si prende, con una certa comodità, questa nuova forma e dobbiamo ammettere che l’idea, decisamente originale, funziona egregiamente. Non possiamo che apprezzare la grande capacità del regista canadese di creare uno spettacolo fluido e sempre interessante con intuizioni e scene felicissime come quella dell’addio ai due protagonisti fintamente in partenza come marinai. Qui si esprimono al meglio, ad esempio, i video sul grande led wall pensati da Renaud Rubiano e le ironiche coreografie di Rebecca Howell che creano, quasi all’improvviso, una sorta di musical holliwoodiano. Bella anche l’idea di usare una telecamera a circuito interno che riprende i protagonisti e li rimanda su grandi schermi. Perfette le luci di Robert Carsen e Peter Van Praet accecanti come devono essere in un programma televisivo, contemporanei e colorati i costumi di Luis F. Carvalho. Pur in un prodotto così ben confezionato, ci é però mancata un po’ di quella sottile e malinconica poesia che le opere di Mozart dovrebbero creare, o i momenti intismistici e altamente poetici che i “confessionali” non sapevano ricreare. Ci ha lasciato anche non totalmente convinti quell’effetto di “straniamento”, sicuramente cercato e voluto dal regista, che contrappone in modo così netto lo stile ed il modo televisivo con il libretto dapontiano. Una insanabile sinestesia fra vista e udito che non sempre, a dire il vero, ci é risultata gradevole.

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Elsa Dreisig, Nina van Essen e Sandrine Piau

Passando al versante musicale, sorprende la concertazione di Alexander Soddy che, oltre a dirigere l’ensemble scaligero, si impegna in prima persona anche al fortepiano. Una lettura approfondita e meditata, nella quale ironia, malinconia e seduzione si intrecciano dando luogo ad un affresco di plastica perfezione. Una narrazione costruita attraverso tinte pastello finemente abbozzate e, ad un contempo, soluzioni ritmiche più decise e marcate. Nulla è lasciato al caso, Soddy rifugge da una certa tradizione di maniera e persegue un fraseggio di rarefatta modernità. Un gesto deciso e scolpito, che dialoga, con sinuosa armonia, con la compagine orchestrale, in evidenza per smalto timbrico e duttilità esecutiva. Ottimo, inoltre, il supporto al palcoscenico, molto più di un semplice, per quanto preciso, accompagnamento. La bacchetta si unisce al canto dei solisti in una comunione di intenti, lavorando sulla parola e sull’accento con una tavolozza di infinti colori.

Nella compagnia di canto troviamo, inoltre, attori straordinari, perfettamente calati nei rispettivi personaggi e aderenti al disegno registico di Carsen.
Elsa Dreisig presta a Fiordiligi il nitore di una vocalità dal colore suadente e dal bell’impasto timbrico. Una esecuzione corretta, avvalorata da un buon controllo sul fiato e che trova il proprio punto di forza nella intensità del registro centrale. Una prova complessivamente riuscita anche se, forse, ci si sarebbe aspettati un maggior slancio nella regione superiore e una più decisa fluidità nei passaggi più virtuosistici. Sotto l’aspetto interpretativo, infine, l’artista può contare sull’eleganza di una presenza scenica di misurata compostezza.

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Luca Micheletti e Giovanni Sala

Al suo fianco si impone l’ottima Dorabella di Nina van Essen che, con una linea corposa e dal piacevole colore bronzeo, scolpisce un personaggio passionale che a stento trattiene le proprie pulsioni amorose. La scrittura mozartiana viene affrontata con disinibita disinvoltura, facendo leva su di una organizzazione vocale sicura ed omogenea ad ogni altezza. Coinvolta e coinvolgente l’interprete, bravissima nel sottolineare il percorso emotivo di questa giovane donna ferrarese.

Anello debole del terzetto femminile è la Despina di Sandrine Piau, dalla vocalità corretta ma niente più, flebile e, specie nel finale, troppo spesso coperta dal tappeto orchestrale. L’eleganza della figura sulla scena non trova, purtroppo, adeguata corrispondenza nel fraseggio musicale, dal quale ci si aspetterebbe un più malizioso abbandono ed una più ammiccante civetteria.

Più soddisfacente ed equilibrato il terzetto dei signori uomini.
Giovanni Sala è un Ferrando amoroso ed innamorato secondo copione. Il canto viene condotto con leggerezza, attraverso un’emissione morbida e naturalmente proiettata. Nell’aria di primo atto “Un’aura amorosa”, il tenore trova il giusto abbandono attraverso mezzevoci di estatica dolcezza, mentre nella successiva “Tradito, schernito” emerge un canto più disperato e tormentato. Di squisita incisività l’interprete, straordinariamente affiatato con il Guglielmo di Luca Micheletti.

Quest’utimo sigla, anche in questa occasione, una prova maiuscola grazie a quella urgenza espressiva, totale e totalitaria, che accompagna da sempre ogni sua interpretazione. Un artista di grande levatura, capace di combinare l’omogeneità di un canto morbido e tecnicamente irreprensibile ad un fraseggio incisivo e stilisticamente pertinente. Una prova carismatica che sottolinea, con indiscussa incisività, l’evoluzione sentimentale e comportamentale del personaggio nel corso della vicenda.

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Elsa Dreisig e Nina van Essen

Gerard Finley presta a Don Alfonso tutta la musicalità di una linea pregevolmente timbrata e dispiegata con proprietà e consapevolezza stilistica. Ottimo fraseggiatore, l’artista disegna un carattere sofisticato ed ironico, mantenendo la sua prova sul filo di un cinismo di sottile ironia.

Di pregiata precisione, infine, l’apporto del coro scaligero, guidato con infallibile perizia dal gesto di Giorgio Martano.
In conclusione di serata, un pubblico numerosissimo saluta tutta la compagnia e il direttore con applausi intensi e scroscianti.

COSÌ FAN TUTTE
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Fiordiligi Elsa Dreisig
Dorabella Nina van Essen
Despina Sandrine Piau
Guglielmo Luca Micheletti
Ferrando Giovanni Sala
Don Alfonso Gerald Finley

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Alexander Soddy
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Robert Carsen
Scene Robert Carsen e Luis F. Carvalho
Costumi Luis F. Carvalho
Luci Robert Carsen e Peter Van Praet
Video Renaud Rubiano
Coreografie Rebecca Howell

Foto: Vito Lorusso