Cavalleria rusticana – Teatro Carlo Felice, Genova
Cavalleria Rusticana al Carlo Felice di Genova.
“Compare Turiddu, avete morso a buono. C’intenderemo bene a quel che pare!” Così dice Alfio, dopo aver ricevuto un morso da Turiddu: un segno di sfida, un rituale animalesco e viscerale. Se vogliamo Cavalleria rusticana é proprio questo, un affresco di una Sicilia cruda e potente che Mascagni ha reso immortale partendo dalla straordinaria novella di Giovanni Verga del 1880.

Al Carlo Felice vediamo un allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dove era già andato in scena ma arricchito del tradizionale accoppiamento con Pagliacci. La regia di Teatrialchemici – Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi punta a for tornare prepotentemente sul palco la Sicilia più antica, con i suoi simboli e le sue credenze precristiane. Ci troviamo in una città le cui case sono fatte di carta e legno, in uno spazio pubblico ricavato da un antico teatro greco in rovina (scene Federica Parolini). Qui bambini giocano a spaventare tutti vestiti da diavoli; si innalza un grande albero di legno, quasi un idolo pagano e i festoni per la Pasqua vengono lavati con la cenere secondo l’uso antico. Un allestimento relativamente semplice ma molto suggestivo che spezza il binomio fra Cavalleria rusticana e Pasqua cristiana in favore di tanti simboli pagani, sapientemente enfatizzati sulla scena dalle luci di Luigi Biondi. Riusciti i costumi di Agnese Rabatti che rimandano alla tradizione della Sicilia rurale del Novecento.

L’esecuzione musicale poggia, in primo luogo, sulla talentuosa bacchetta di Davide Massiglia. Il giovane direttore sviluppa una narrazione dai tempi piuttosto dilatati, ma non per questo meno efficace nel sottolineare la crescente tensione del dramma nel corso della vicenda. Una lettura attenta e capace di sbalzare, con perizia calligrafica, tutte le nuances cromatiche della scrittura. La sapiente ricerca delle dinamiche suggerisce, inoltre, attraverso la preziosa combinazione di contrasti e di volumi, tutta l’urgenza espressiva del fraseggio musicale. Con la complicità della brava Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, Massiglia lavora sulle armonie e sugli impasti timbrici regalando, tra l’altro, una emozionante esecuzione del magnifico Intermezzo.
Molto bene anche il Coro del teatro genovese, in evidenza per intensità e varietà espressiva. Una piccola nota di colore: l’ottimo Claudio Marino Moretti, maestro del coro, veste i panni, per l’occasione, di un sacerdote che accoglie i fedeli sul sagrato della chiesa dirigendone, ad un contempo, i canti devozionali (lo splendido “Inneggiamo, il Signor non è morto”).
La compagnia di canto è capitanata dalla Santuzza di Valentina Boi, dalla vocalità generosa e ben sviluppata attraverso un adeguato controllo tecnico. Una prova che si pone in evidenza per la ricchezza dei centri e per la buona proiezione della regione acuta, senza dimenticare l’uso di pregevoli mezze voci. Efficace è anche la caratterizzazione del personaggio, definito attraverso la compostezza di una gestualità misurata e la cura dell’accento, adeguatamente drammatico e scevro da inutili forzature di tradizione.
Leonardo Caimi incarna un Turiddu secondo copione, spavaldo ed irruento. Il tenore possiede un bel timbro solare, messo al servizio di una organizzazione vocale complessivamente corretta. Particolarmente piacevole il settore acuto, dove l’artista riesce a trovare il giusto squillo. Adeguatamente rifinito il fraseggio, specie nel commovente “addio alla madre” nel finale.
Massimo Cavalletti veste i panni di Compar Alfio e, attraverso la solennità e il nitore del fraseggio, ben rappresenta l’autorevolezza del personaggio. La voce non difetta certo di volume e si apprezza per il bell’impasto. Nel passaggio dal registro centrale a quello superiore, tuttavia, l’emissione sembra perdere di rotondità ed acquisire una certa fissità.

Manuela Custer è una intensa Mamma Lucia. Un personaggio di grande carisma scenico e morale, costruito a regola d’arte attraverso una gestualità semplice e non caricata, unitamente ad una espressività di raffinato contegno. Significativa è la naturalezza con cui l’artista riesce, con pochi movimenti, a sottolineare al meglio lo straziante dramma interiore di questa madre, specie nel finale, dove il realismo delle movenze arriva dritto al cuore dello spettatore.
Un plauso alla Lola di Nino Chikovani, in possesso di un timbro cremoso e di una seducente presenza scenica.
Al termine, il numeroso pubblico esprime il proprio gradimento rivolgendo calorosi applausi a tutta la compagnia e al direttore.
CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
dalle scene popolari omonime di Giovanni Verga
Musica di Pietro Mascagni
Santuzza Valentina Boi
Lola Nino Chikovani
Turiddu Leonardo Caimi
Alfio Massimo Cavalletti
Mamma Lucia Manuela Custer
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione
Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Davide Massiglia
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia Teatrialchemici – Luigi Di Gangi
e Ugo Giacomazzi
Scene Federica Parolini
Costumi Agnese Rabatti
Luci Luigi Biondi
Foto: Marcello Orselli
